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L'arte sovietica

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L'arte sovietica


L'architettura e l'arte sovietica dovettero adeguarsi a precise esigenze di collettivizzazione.

Sino al 1932 il razionalismo architettonico occidentale fu ripreso in Unione Sovietica; poi, si tese sempre più al grande classicismo ben rappresentato dalla Casa dei Soviet eretta a Leningrado da Trotzkij nel 1944.

Nelle arti urative, dal 1922, l'Associazione degli artisti della rivoluzione impose di esprimere valori e vita del popolo sovietico: dal fronte unito dell'arte al realismo socialista il passo fu breve. La pittura divenne manifesto, sectiunellone, strumento di proanda, mentre nella scultura – limitata alla monumentalità ufficiale – si affermava l'accademismo formale di Andreev.

Contemporaneamente, in Europa operavano pittori come Chaïm Soutine e Serge Poliakoff, che seguivano l’esempio di Vasilij Kandinskij.

Kandinskij era un grande rappresentante dell’astrattismo, un movimento artistico che “da’ la tendenza a liberare la pittura dalla realtà esteriore degli oggetti”, ovvero ci si allontana dalle immagini reali.

Kandinskij realizza nel 1910 il suo primo quadro astratto, quasi per caso: aveva semplicemente messo una sua opera al contrario sul cavalletto.

Pensava che l’oggettività nei suoi quadri fosse dannosa, e proprio per questo nei suoi quadri un ruolo fondamentale è giocato dal colore, che Kandinskij riteneva “un mezzo per esercitare un influsso diretto sull’anima”.

La pittura astratta di Kasimir Malevic era molto geometrica.

Il suo dipinto “Quadrato nero su fondo bianco” è il più clamoroso rifiuto dell’arte urativa. Per Malevic i colori rappresentano se stessi.

 In URSS già negli anni Cinquanta, però alcuni artisti come Moiseenko, Zverev, Rabin e Celkov, generarono un'arte alternativa a quella ufficiale, tollerata dal sistema. Nel ventennio successivo l'astrattismo trovò ospitalità nelle cosiddette apt-art, mostre in appartamenti di privati.

Nel 1963 scoppiò il conflitto fra autorità e artisti; la censura si inasprì, e nel 1974 venticinque pittori politicamente schierati a sinistra (fra cui Rabin, Komar e Melamid) organizzarono pubblicamente la 'mostra del bulldozer', così ricordata perché dispersa con la forza dalle autorità.

Negli anni Settanta alcuni artisti sovietici riuscirono a esporre all'estero opere concettuali e di soc-art.

Fu solo negli anni Ottanta che gli artisti anticonformisti poterono operare in un clima meno intollerante e retrogrado. Con la dissoluzione dell'Unione Sovietica nacquero nuove istituzioni pubbliche a favore delle avanguardie che diedero grande impulso, con le gallerie pubbliche e private, all’arte.

 Fra i giovani rappresentanti delle tendenze più oltranziste vi sono oggi Orlo e Makarevi mentre continuano a operare artisti come Zverev, Celkov e Jakovlev.

                      

 





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