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PHILIP JOHNSON

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PHILIP JOHNSON

L’architetto americano Philip Johnson esordisce nel panorama internazionale come collaboratore di Ludwig Mies van de Rohe, il quale lo ebbe tra i suoi allievi prediletti nel suo periodo statunitense.

E nella logica concezione progettuale miesiana, trova le sue matrici, l’architettura di Johnson, anche quando, intorno alla fine degli anni cinquanta, egli intraprende personalmente, subito con non poco successo, l’attività professionale.

Philip Johnson progetta e costruisce, soprattutto nel settore delle case unifamiliari, vere e proprie scatole vitree, rigorosamente impostate secondo i principi della geometria dell’angolo retto.

Più tardi, l’architetto americano, divenuto ormai famosissimo in tutto il mondo, si propone come uno dei protagonisti di quella tendenza che viene presentata come una vera e propria contestazione di una supposta freddezza dell’impostazione progettuale funzionalista, la quale, da taluni viene soprattutto tracciata, sin dall’inizio, di avere sempre rifiutato ogni rapporto con la tradizione, e, più in generale con la storia.

Ci si riferisce, insomma, a quella mentalità progettuale, generatasi alla fine degli anni settanta, sia in

Europa che in America, alla quale, in una logica riferibile all’idea dell’avvento di una società post-industriale, è stato dato il nome di post-moderna.

Già alla fine del 1961, Philip Johnson mostra in maniera del tutto evidente di essersi ormai posto in una posizione di non più accettazione nei confronti dell’architettura funzionalista.

Egli scrive infatti che l’intero movimento moderno, può anche essere giunto alla fine dei suoi giorni; ed afferma ancora che c’è una sola cosa oggi, ed è il mutamento; non ci sono regole, assolutamente, non si danno certezze in nessuna delle arti; c’è solo la sensazione di una meravigliosa libertà, di possibilità illimitate da esplorare, di un passato illimitato di grandi architetture della storia da godere.

Per quanto riguarda, appunto questa mentalità di Johnson, egli è stato considerato uno degli iniziatori.

Fra le sue opere ricordiamo la sede dell’A.T.&T. a New York del 1979 e la sua grande opera che coinvolge un’intera vita di architetto dal 1953 al 1985, la casa a New Canaan o meglio Glass House che egli stesso definisce eccentrico diario di un architetto.





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