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Toscana

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Toscana


Toscana Regione amministrativa dell'Italia centrale; si affaccia a ovest sul mar Tirreno e confina per breve tratto con la Liguria a nord-ovest, con l'Emilia-Romagna a nord, con le Marche e l'Umbria a est, con il Lazio a sud. È ripartita nelle province di Arezzo, Firenze, Grosseto, Livorno, Lucca, Massa Carrara, Pisa, Pistoia, Prato, Siena; capoluogo regionale è Firenze. Dipende amministrativamente dalla Toscana un vasto gruppo di isole, che costituiscono appunto l'Arcipelago toscano, per la maggior parte incluse nella provincia di Livorno, e per il rimanente in quella di Grosseto.



La regione deriva il suo nome, nonché la sua più profonda impronta culturale, dai primi abitatori in età storica, gli etruschi, che i romani chiamarono inizialmente etrurii, poi tusci. La Toscana si estende per 22.993 km2 e ha una popolazione di 3.522.126 abitanti (1995). È quindi tra le regioni più vaste ma non tra le più popolate: la sua densità è di 153 abitanti per km2, alquanto inferiore rispetto alla media nazionale (190). Solo il confine con l'Emilia-Romagna e le Marche poggia su precisi elementi morfologici, coincidendo quasi ovunque con la linea di spartiacque dell'Appennino tosco-emiliano (vedi Appennini); gli altri limiti amministrativi della regione hanno una delineazione politica e sono cambiati nel corso dei secoli.

Territorio

La Toscana ha la forma di un grande triangolo, che prospetta a ovest sul mar Tirreno, è nettamente marcato a nord dall'Appennino tosco-emiliano, ma risulta senza precisa demarcazione a est. Ben due terzi del territorio (66,5%) sono occupati da colline, il 25% da montagne, il rimanente 8,5% da pianure: la Toscana è dunque una tipica regione collinare, come in genere le altre regioni dell'Italia centrale. La sezione montana include tutto il versante tirrenico dell'Appenino tosco-emiliano e gran parte del cosiddetto Antiappennino. L'Appennino tosco-emiliano è un sistema montuoso piuttosto compatto, caratterizzato da una serie di contrafforti che si dipartono a pettine dalla catena principale, con direzione prevalente da nord-ovest a sud-est; si mantiene sui 1500-2000 m di quota (Corno alle Scale, 1945 m; monte Falterona, 1654 m, da cui trae origine il maggior fiume regionale, l'Arno). A una di queste dorsali si collega una delle più note catene montuose della Toscana, le cosiddette Alpi Apuane (monte Pisanino, 1946 m).

I pendii montani sono generalmente ricoperti di boschi e pascoli; tuttavia non mancano, in corrispondenza dei suoli argillosi e, quindi, soggetti facilmente a frane ed erosioni, versanti aridi e brulli, talora intagliati da profonde incisioni (calanchi). Spettacolari sono le 'balze', cioè ripidi pendii modellati dall'erosione, che circondano la città di Volterra.

Nell'Appennino si aprono numerosi valichi, taluni fondamentali per le comunicazioni tra l'Italia settentrionale e quella centrale; tra i principali si ricordano i passi della Cisa (1041 m, percorso dalla strada e dall'autostrada Parma-La Spezia), dell'Abetone (1388 m, il passo più elevato di tutti gli Appennini), della Porretta (932 m) e della Futa (903 m), che rispettivamente collegano Pistoia e Firenze con Bologna. Tra le dorsali montuose si aprono valli ampie dalle caratteristiche inconfondibili. Solitamente hanno denominazioni che non derivano da quelle dei fiumi che le attraversano e che hanno contribuito a formarle con i loro depositi alluvionali: così la valle del fiume Magra si chiama Lunigiana, l'alta valle del fiume Serchio ha nome Garfagnana e l'alta valle dell'Arno è denominata Casentino.

L'Antiappennino toscano non costituisce un sistema montuoso unitario, e nemmeno omogeneo quanto a natura e origine geologica; comprende invece massicci e brevi dorsali isolate, che interessano il settore centrale e meridionale della regione. Tra i principali rilievi vanno annoverate le Colline Metallifere (1060 m), i cui giacimenti erano già sfruttati dagli etruschi, e il monte Amiata (1738 m). Nel territorio circostante queste elevazioni, cui si possono anche aggiungere i monti del Chianti (massima cima il monte San Michele, 892 m), si stendono i famosi colli toscani, che digradano con dolci ondulazioni, intercalate dai caratteristici poggi, verso i corsi dei fiumi: tipici i paesaggi del Senese, della zona a sud-ovest di Firenze.

Oltre a essere molto limitate, le aree pianeggianti sono estremamente frammentate. Lungo la costa i due unici tratti di pianura di una certa estensione sono la Versilia, che si sviluppa per una cinquantina di chilometri, dalla foce del Magra alla foce dell'Arno, ed è immediatamente chiusa alle spalle dalle Alpi Apuane, e la Maremma o pianura dell'Ombrone Grossetano, estesa tra Piombino e il confine con il Lazio, dove in parte prosegue. Più vaste sono le pianure interne, che corrispondono in effetti alle conche delle maggiori valli fluviali. Le principali sono perciò quelle formate dall'Arno, in particolare il Valdarno Inferiore, che si allunga da Firenze al mare; relativamente estesa è anche la Valdichiana, o pianura di Arezzo, che occupa il fondo di un antichissimo lago, prosciugata e bonificata mediante la costruzione del canale maestro della Chiana. Tuttavia, pur nella loro ridotta superficie (complessivamente occupano circa 2000 km2), le pianure toscane – tra cui la Maremma, oggi bonificata – rappresentano un'area di forte attrazione e di grande sviluppo urbano.

La costa, che si allunga per 330 km tra la foce del Magra e il promontorio dell'Argentario, è in genere bassa, sabbiosa e poco accidentata; la sola insenatura di rilievo è il golfo di Follonica, situato tra il promontorio di Piombino (in provincia di Livorno) e Punta Ala (in provincia di Grosseto). Il porto più attivo della regione, quello di Livorno, è artificiale.

La Toscana ha una grande ricchezza di corsi d'acqua; peraltro la morfologia frammentata del territorio fa sì che si tratti in genere di fiumi brevi e dal bacino ridotto. L'Arno è il fiume toscano per eccellenza; non solo per la lunghezza (241 km) e l'ampiezza del bacino idrografico (8247 km2, un terzo della superficie regionale), ma soprattutto perché la sua vallata costituisce l'area su cui, storicamente ed economicamente, gravita da sempre la regione. Tuttavia anche l'Arno non si differenzia molto dagli altri corsi d'acqua toscani, che hanno un regime torrentizio, con una portata estiva scarsa e frequenti piene primaverili e autunnali, non di rado con straripamenti e inondazioni anche disastrosi, come l'alluvione di Firenze del novembre 1966. Il maggior fiume che sfocia a nord dell'Arno è il Serchio (111 km), che nasce dall'Appennino tosco-emiliano, percorre la Garfagnana e bagna la piana di Lucca; a sud è l'Ombrone, o più esattamente Ombrone Grossetano (161 km), che nasce sui monti del Chianti e sfocia nel Tirreno a sud-ovest di Grosseto.

Gli unici laghi di un certo rilievo sono quello, assai pittoresco, di Massaciuccoli (6,9 km2), in provincia di Lucca, legato ai ricordi di Giacomo Puccini (che visse qui per lungo tempo ed è sepolto nella vicina località di Torre del Lago Puccini) e il lago (o laguna) di Orbetello (26 km2), in provincia di Grosseto.

Clima e ambiente

Anche nelle condizioni climatiche la Toscana mette in evidenza quella che è la sua più tipica caratteristica geografica, cioè il fatto di rappresentare una regione intermedia tra l'Italia padana e l'Italia mediterranea. Il clima è quindi in linea di massima mite, ma non privo di connotazioni di continentalità; gli influssi marittimi del Tirreno si affiancano a quelli montani legati alle altitudini dell'Appennino. Così l'estate è fresca sui rilievi, ma molto calda e afosa nelle conche vallive (16 °C in media in luglio-agosto all'Abetone, che è a quota 1388 m; 25 °C a Firenze, con massime che raggiungono i 37 °C). L'inverno è mite nelle località situate lungo la pianura costiera, ma rigido nelle valli interne, con temperature prossime a quelle della Pianura Padana: si registrano i 9 °C in Versilia e i 4 °C a Siena o ad Arezzo. Tuttavia, per limitarsi agli ultimi anni, nel 1991 a Firenze si sono toccati i -l7 °C; il capoluogo regionale ha in genere quasi 40 giorni all'anno con temperature al di sotto degli 0 °C.



Le stagioni intermedie sono le più piovose; comunque la Toscana è, tra tutte le regioni d'Italia affacciate sul mar Tirreno, quella con minori precipitazioni. Le minime, sui 700 mm annui, si registrano nelle valli più interne, chiuse agli influssi dei venti umidi provenienti dal mare; le massime, sui 1500 mm annui, corrispondono ai versanti più elevati dell'Appennino e delle Alpi Apuane, che al contrario hanno un'azione 'di cattura' dei venti umidi di origine atlantica.

Coinvolta in un forte sviluppo economico, che privilegia l'industria e il turismo balneare di massa sulla costa, la Toscana ha problemi non indifferenti di inquinamento delle acque e dell'aria, e soffre inoltre di un grave dissesto degli alvei fluviali (a cominciare da quello dell'Arno) e dei versanti montani, frequentemente soggetti a frane.

Tra le aree protette (parchi regionali, riserve naturali, oasi ecc.), si ricordano quelle della Maremma, dei monti dell'Uccellina, di Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli, dell'Arcipelago toscano, delle foreste casentinesi, delle Alpi Apuane, della foresta dell'Abetone, nonché il rifugio faunistico di Orbetello.

Flora e fauna

Quanto alla vegetazione, la Toscana assomma specie tipiche dell'area montana, persino alpine, e specie spiccatamente mediterranee: ne deriva un panorama naturale assai vario. Tutta la fascia immediatamente retrostante la costa, caratterizzata da colline che raggiungono un'altitudine di 300-400 m, è occupata da specie mediterranee: tipica formazione vegetale è la macchia sempreverde, sia con arbusti (mirto, rosmarino, lavanda, erica, corbezzolo, lentischio ecc.) sia con alberi (leccio, pino domestico e marittimo). È un'area che a più riprese, sin da epoca remota, ma soprattutto a partire dal secolo scorso, è stata oggetto di interventi di bonifica e di riforestazione.

L'area detta submontana, sino a circa 1000 m di quota, ha invece la sua flora più peculiare nei boschi di castagni e di querce, che rivestono i versanti dell'Antiappennino e dell'Appennino; al di sopra, sino ai 1700 m (di conseguenza solo sull'Appennino), si stendono le foreste di faggi e abeti. Complessivamente i boschi occupano quasi 9000 km2 e stanno progressivamente aumentando in modo spontaneo a causa dell'abbandono, da parte dei contadini, di vaste aree un tempo coltivate. La Toscana è la regione d'Italia con la più estesa superficie di territorio tenuta a bosco, pari a due quinti di quella regionale; tuttavia si tratta perlopiù di boschi che non consentono un'abbondante produzione di legname. Scarse sono inoltre le aree (tra cui la citata foresta dell'Abetone) coperte da foreste di conifere alpine. Infine i tappeti erbosi dei pascoli montani ricoprono le poche zone situate al di sopra dei 1700 m di quota; l'estremo nord dell'Appennino, grosso modo tra il passo della Cisa e il monte Corno alle Scale, rappresenta il limite meridionale sino a cui si spingono alcuni fiori alpini, come la genziana purpurea.

La fauna, un tempo ricca e varia, è stata decimata da secoli e secoli di attività venatoria: la Toscana è infatti la regione con più alto numero di cacciatori (intendendo per tali quanti annualmente richiedono il relativo permesso). La Maremma ospita ancora il cinghiale e pochi esemplari di caprioli e cervi; più numerosi sono, soprattutto nelle aree montane, i tassi, le lepri e le volpi. Tra gli uccelli, di passo o stanziali, si annoverano abbastanza numerose le starne, le beccacce e le tortore; ma soprattutto interessante è la fauna della laguna di Orbetello, che comprende varie specie di trampolieri e altri uccelli acquatici (folaghe, germani ecc.).

Economia

La Toscana ha un notevole risalto anche sotto il profilo economico; di tutte le dodici regioni incluse nell'Italia centrale e meridionale solo il Lazio la precede quanto a reddito per abitante. La struttura produttiva della regione è basata in modo organico e omogeneo su agricoltura, industria e turismo; poggia sull'impresa media e medio-piccola e si basa su investimenti consentiti da capitali perlopiù di origine locale.

Numerosi fattori hanno contribuito a favorire lo sviluppo della regione. Tra quelli naturali si ricorda una relativa ricchezza mineraria, tra quelli storici la notevole prosperità raggiunta al tempo dei liberi comuni medievali e, successivamente, dalle signorie e dai ducati e granducati. Tra gli elementi geografici la vasta estensione dell'area collinare, che è facilmente lavorabile, e per contro la modesta superficie delle aspre zone di montagna. Un fattore economico negativo è rappresentato dalla frammentazione territoriale, dovuta anche alla complessità morfologica; non appare risolta la stessa unità regionale.

La Toscana settentrionale, in particolar modo il Valdarno, è l'area decisamente più ricca, industrializzata e popolata, con un apporto di reddito e una rete di collegamenti e di servizi (stradali, commerciali, finanziari ecc.) paragonabili a quelli dell'Italia settentrionale. La Toscana meridionale è invece caratterizzata da un'agricoltura ancora in via di modernizzazione e da un'industria piuttosto debole, che si articola perlopiù in zone monoproduttive, impegnate cioè in un'unica produzione, e con scarsi raccordi tra di loro.

Agricoltura

In Toscana, a suo tempo definita il 'granaio dell'Etruria', l'agricoltura ha sempre avuto una grande importanza. Le aree montuose videro nei secoli la formazione della piccola e piccolissima proprietà diretta dei contadini, il microfondo. Ma la gran parte della regione rimase, come conseguenza dei feudi e poi delle signorie, in mano ai nobili, alle istituzioni religiose, ma soprattutto ai ricchi ceti mercantili. Tuttavia, a differenza dei latifondi, tipici dell'Italia meridionale, affidati all'attività dei braccianti, in Toscana si affermò la mezzadria: alle famiglie contadine che coltivavano i poderi erano dati, in cambio del loro lavoro, metà del raccolto, gli attrezzi necessari per la conduzione del fondo e la disponibilità di una casa colonica. Questo tipo di contratto agrario, vecchio di secoli, è stato superato negli anni Sessanta e al suo posto si è man mano affermata la proprietà diretta; tuttavia l'organizzazione mezzadrile ha lasciato nelle camne una forte impronta.

Alla base dell'agricoltura toscana c'è il podere, cioè la terra coltivata dalla famiglia contadina, quindi le case coloniche sparse e un genere di coltivazione misto (la cosiddetta agricoltura promiscua), con cereali, viti e olivi, affiancato da un allevamento di modesta entità numerica comprendente i buoi da lavoro e animali diversi (suini, ovini, pollame). Il settore è comunque nel suo complesso soggetto a profonde trasformazioni (si uniscono e meccanizzano i fondi, è enormemente diminuito il numero dei contadini, si cambiano le coltivazioni), ma anche in relativo declino rispetto all'industria e alle attività terziarie. La cerealicoltura (frumento) ha ancora discreta importanza, ma una produttività molto più bassa di quella dell'Italia settentrionale; tipici della regione sono i vigneti (i vini rossi della zona del Chianti sono celebri in tutto il mondo) e gli oliveti, che danno olio di alta qualità.

Risorse minerarie e industrie

L'estrazione mineraria non ha più l'importanza che aveva in epoche passate; rimane tuttavia un'attività non trascurabile. Tra i vari giacimenti, alcuni dei quali esauriti o inattivi perché troppo costosi (ad esempio quelli di minerali di ferro dell'isola d'Elba e di mercurio del monte Amiata), se ne segnalano alcuni di minerali di rame e di piombo, nonché di piriti, da cui si ottiene ferro. Hanno grande rilievo i marmi delle Alpi Apuane, assai pregiati e ricercati, che devono la loro fama alle sculture di Michelangelo, in particolar modo il bianco di Carrara e l'alabastro di Volterra.




La Toscana ha inoltre un'interessante fonte di energia geotermica: i soffioni boraciferi di Larderello (in provincia di Pisa), dai quali si estrae appunto il borace, che emettono grandi quantità di vapore naturale, impiegato per alimentare centrali elettriche.

Proprio la presenza di numerosi minerali ha favorito nei passati decenni lo sviluppo, su iniziativa in larga misura pubblica o grazie a capitali provenienti da altre regioni, dell'industria pesante, concentrata lungo la fascia costiera, con complessi siderurgici, chimici, meccanici e, avvalendosi soprattutto del petrolio greggio importato dallo scalo portuale di Livorno, petrolchimici. La tipica industria toscana è invece quella manifatturiera, di derivazione artigianale, destinata alla produzione di beni di consumo. Diffusione piuttosto ampia ha il settore tessile: la città di Prato è uno dei massimi centri italiani nella produzione di tessuti di lana. Molto importante è anche la lavorazione delle pelli e del cuoio, con un'area particolarmente densa di piccole aziende a Santa Croce sull'Arno (in provincia di Pisa); altri prodotti sono il vetro, la ceramica e il mobile. Al servizio di un settore turistico particolarmente affermato continuano ad avere grande sviluppo varie attività artigianali, tra cui i cappelli e le borse di lia di Firenze, gli oggetti in alabastro di Volterra e i ferri battuti di Siena.

Attività terziarie

Il turismo è un'attività determinante nell'economia della Toscana; il reddito globale che produce pone la regione ai primi posti su scala nazionale. Ogni anno si registrano, negli alberghi, nei villaggi turistici, nei campeggi, sette milioni di presenze, per un terzo straniere. Due, e nettamente differenziati, sono i principali flussi turistici: quello rivolto all'arte, vivace sin dal secolo scorso, che si concentra intorno ai musei e ai monumenti di Firenze, Siena, Pisa e di tante altre città, grandi e piccole (come San Gimignano e Cortona); e quello rivolto alle località balneari, che riguarda particolarmente Viareggio e la Versilia, ma anche le isole dell'Arcipelago toscano, come l'isola d'Elba, e il Grossetano, come Porto Santo Stefano, ai piedi del monte Argentario. Un relativo sviluppo ha oggi anche l'agriturismo. La regione dispone altresì di celebri stazioni termali, a cominciare da Montecatini Terme, in provincia di Pistoia; in espansione il turismo montano nelle zone più elevate dell'Appennino, specie nel centro sciistico dell'Abetone.

Le vie di comunicazione, stradali, autostradali e ferroviarie, collegano facilmente la regione sia con l'Italia settentrionale sia con quella peninsulare. In particolare la Toscana è attraversata dall'Autostrada del Sole, la più importante arteria autostradale d'Italia (che, mediante la Firenze-Pisa, si raccorda con l'autostrada costiera Genova-Livorno), e dalle due principali linee ferroviarie tra il Nord e il Centro, cioè la Milano-Bologna-Firenze-Roma e la Torino-Genova-Pisa-Roma. Livorno è uno dei più attrezzati porti del mar Tirreno, mentre Firenze-Peretola e Pisa-San Giusto sono attivi scali aerei internazionali.

Popolazione e città

La regione registra una bassissima natalità e un forte invecchiamento della popolazione: un quinto degli abitanti, il cui complessivo numero è in lento regresso, ha più di 65 anni. Dalla metà degli anni Settanta il saldo naturale è negativo, cioè ogni anno il numero dei nati è inferiore a quello dei morti.

Colpisce nettamente la grande differenza di densità tra provincia e provincia. Infatti, anche senza considerare i 600 abitanti per km2 di Prato, dato che la città coincide sostanzialmente con la provincia, si passa dagli oltre 200 abitanti per km2 delle province di Firenze, Livorno, Lucca e Pistoia ai 50-60 delle province di Siena e di Grosseto, peraltro sfavorite dal punto di vista del territorio. Il Senese include zone di alta collina (che, come quelle di montagna, sono scarsamente abitate), mentre il Grossetano comprende una pianura di recente bonifica, la Maremma. Comunque, in generale, la massima densità di popolazione si concentra nelle aree più industrializzate.

Anche la popolazione dei capoluoghi è distribuita in modo assai diseguale; svolge un ruolo determinante Firenze, che tende a formare un'unica metropoli o conurbazione con la vicina Prato. Oltre ai capoluoghi, tra le principali città si ricordano: in provincia di Firenze, Empoli, Scandicci e Sesto Fiorentino; in provincia di Livorno, la città industriale di Piombino; in provincia di Pistoia, il mercato ortoflorofrutticolo di Pescia; in provincia di Siena, i centri vinicoli di Montepulciano e di Montalcino.

Storia

Dagli etruschi ai romani

La prima identità territoriale della Toscana si fa risalire alla dominazione degli etruschi, il più evoluto e potente popolo italico del I millennio a.C. Dagli etruschi prese il nome la regione: il termine Etruria e quello successivo di Tuscia si estendevano però anche ad alcune zone del Lazio. Il territorio corrispondente all'odierna Toscana fu per gli etruschi l'ultima roccaforte entro la quale si difesero, ritirandosi dall'Italia e dal Mediterraneo sotto la pressione dei greci e dei cartaginesi, che provenivano dal mare, e dei galli e dei romani, che provenivano da terra.

Con la conquista romana, ultimata tra il IV e il III secolo a.C., la Toscana tornò a inserirsi in un sistema di relazioni che trascendeva l'ambito regionale e al quale i nuovi assi viari fornirono le nervature essenziali: riconurato dalle grandi strade (l'Aurelia, la Cassia, la Clodia, la Flaminia), l'assetto territoriale vide diversi centri etruschi perdere di prestigio e nel contempo l'affermarsi di nuovi poli, come Pisa, Pistoia, Lucca. Alla fine dell'età repubblicana la regione attraversò un periodo di crisi, che viene addebitata a molteplici fattori, come l'imperversare delle guerre civili, il dilagare della malaria, il diffondersi del latifondo e la contrazione del mercato del grano, causata dalla concorrenza dei cereali provenienti dall'Oriente. Con il riordino amministrativo operato da Augusto, la Toscana rafforzò la sua identità storico-geografica, divenendo la Regio VII dell'impero: tale rimase fino ai tempi di Diocleziano, che la aggregò all'Umbria e stabilì nella città di Florentia la sede del governo.



Durante la dominazione dei longobardi (568-774), che fecero della Toscana un ducato e la considerarono un nodo strategico per il transito dal regno di Pavia ai ducati di Spoleto e di Benevento, si sviluppò in particolar modo la zona attraversata dalla strada interna che dall'Appennino emiliano scendeva verso Lucca per il passo della Cisa (il monte Bardone, dall'evidente etimologia longobarda) e poi seguiva il corso dell'Arno e dell'Elsa per dirigersi a Siena. Con la discesa in Italia dei franchi la strada sarebbe divenuta un tratto della via Francigena, strumento essenziale per l'amministrazione dell'impero e asse di scorrimento dei pellegrini diretti a Roma.

Dal Medioevo allo stato mediceo

La ripresa economica dopo l'anno Mille fu incentrata sull'eccezionale sviluppo mercantile e manifatturiero, che ebbe i suoi centri propulsori in alcune città come Firenze, Lucca, Siena, Pisa, Arezzo, Pistoia, che sarebbero divenute nel Trecento le avanguardie del capitalismo mercantile e finanziario in Europa. L'economia cittadina divenne rilevante anche a livello europeo, e a essa si associò il successo dell'autonomia comunale, vissuta dalle élites urbane in contrapposizione con il mondo rurale, ancora dominato dal feudalesimo e dalle strutture politiche dell'impero.

L'espansione fu infranta dalla peste nera del 1348, i cui effetti devastanti non solo modificarono gli equilibri demografici e produttivi, ma influenzarono anche gli orientamenti politici. Iniziò allora un lungo ciclo di lotte tra piccoli potentati, mossi dalle ambizioni egemoniche di singole famiglie e di singole città. Alla fine si impose Firenze, che nell'arco di un secolo riuscì ad assoggettare Pistoia, Arezzo, Pisa, e nelle cui mura si consolidò il potere economico e politico dei Medici.

La transizione dallo stato comunale cittadino alla Signoria su base regionale avvenne tra laceranti contrapposizioni interne, rimarcate dai regimi repubblicani che furono instaurati per due volte, dal 1494 al 1512, al tempo di Savonarola, e dal 1527 al 1539, e tra le interferenze esterne della Chiesa, dell'imperatore e della Francia. Con la stabilizzazione dei Medici, traguardo conseguito sotto Cosimo (1537-l574), il loro dominio assunse una dimensione compiuta includendo il territorio della Repubblica di Siena (1557), ma accettando l'autonomia di Lucca. I Medici, che ebbero il titolo di granduchi nel 1570, difesero, pur nel clima aspro della Controriforma, quell'impronta cosmopolita, culturalmente libera, di mecenatismo consapevole dei valori dell'arte come della scienza, con cui Lorenzo il Magnifico aveva governato Firenze nel XV secolo. Lo stato toscano legò le sue sorti a quelle della famiglia, ne visse le fasi di declino così come quelle di splendore, e ne seguì le connessioni internazionali sottolineate tanto dai legami con Roma, rimasti sempre molto stretti, quanto da quelli con l'impero, entro i cui labili confini la Toscana era inscritta.

Dai Lorena all'Italia

Al momento dell'estinzione dei Medici (1737) la Toscana percepì la sua fragilità istituzionale: velleitari furono in quella circostanza i propositi di restaurare la repubblica come risposta all'ingerenza delle potenze straniere, ormai artefici delle scelte. Per un gioco di contrappesi continentali, la Toscana fu attribuita alla dinastia dei Lorena così compensati della perdita del loro antico patrimonio: fu la premessa per l'inserimento della regione nell'orbita imperiale, sancito dal matrimonio tra il lorenese Francesco Stefano e l'imperatrice austriaca Maria Teresa. La Toscana riprese il proprio processo di crescita in virtù di un robusto riformismo, che toccò l'apice sotto Pietro Leopoldo, granduca dal 1765 al 1780, uno dei più intraprendenti e lucidi sovrani dell'Europa nell'età dei Lumi. Le riforme economiche, avviate all'insegna dei principi liberistici della fisiocrazia, tanto quanto le riforme istituzionali, tra cui l'importante promulgazione del Codice leopoldino del 1786, furono favorevolmente accolte da una società disposta ad accettare un misurato cambiamento che i progressi economici stavano valorizzando.

Per sei anni Napoleone, dal 1801 al 1807, accettò l'esistenza di quell'unità politica regionale, costituendola in Regno d'Etruria, prima di annetterla all'impero francese. Con la Restaurazione tornarono al potere i Lorena, il cui tratto di tollerante paternalismo consentì alla cultura liberale e patriottica di trovare un luogo dove esprimersi in forme di libertà altrove represse; la Toscana divenne culla della cultura neoguelfa, ma dopo le rivoluzioni del 1848 prevalsero le correnti laiche, di matrice sia radicalmente democratica, sia moderata e filomonarchica. Nel 1859, nel vivo della seconda guerra d'indipendenza, venne allontanato l'ultimo dei Lorena, premessa per il voto plebiscitario di annessione al Piemonte (1860). Del nuovo Regno d'Italia la Toscana fu parte significativa, soprattutto per l'apporto della cultura politica del moderatismo, che ebbe in Bettino Ricasoli il suo principale esponente.

Dal processo postunitario di industrializzazione la Toscana trasse spunto per rafforzare nuclei isolati di industrie più che per creare un tessuto diffuso di fabbriche, così che l'economia mantenne un carattere prevalentemente agricolo. Terra in cui era diffuso l'associazionismo contadino, influenzato dalla cultura cattolica e dalle idee socialiste, nell'inquieto clima del primo dopoguerra, la Toscana fu anche uno dei punti di forza della reazione del partito degli agrari, che appoggiarono il movimento fascista dandogli un tono movimentista e rivoluzionario.






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