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ANTONIO CANOVA (1757-1822)

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ANTONIO CANOVA (1757-l822)

Vita: Nato a Possagno nel 1757, nei pressi di Treviso, fece il suo apprendistato a Venezia per poi trasferirsi a Roma, che diventa la sua fonte di ispirazione e contribuirà a spingerlo verso l’arte Neoclassica. Non se ne allontanò che per brevi viaggi, tra i quali il viaggio compiuto dopo il Congresso di Vienna verso Parigi, in veste di ambasciatore, per ottenere la restituzione delle opere d’arte sottratte da Napoleone allo Stato Pontificio. Ricevette numerosi incarichi da Napoleone stesso, dagli Asburgo d’Austria, dai Borboni e dalla corte pontificia. Morì a Venezia nel 1822.

Amore e Psiche: Il soggetto rappresentato è tratto dalla favola di Apuleio L’Asino d’Oro, e rappresenta l’attimo prima del bacio che Amore dona a Psiche. Si tratta del primo bacio consapevole dopo che ella era caduta in un sonno profondo dovuto all’apertura del vaso di Pandora. Il fatto che la composizione rappresenti l’istante prima del bacio, e non il bacio stesso, è proprio dell’arte neoclassica, la quale infatti, nella convinzione che l’idea fosse più importante dell’azione stessa, rappresenta sempre il momento che precede l’azione, un attimo sospeso. Anche la perfezione con cui il panneggio è realizzato, non fa che accentuarne questo aspetto di richiamo all’arte classica, e la stesa scelta del soggetto ne è partecipe.

L’intera composizione è tridimensionale, osservabile da qualunque prospettiva, e si lascia scoprire un po’ alla volta, sebbene sia solo dalla parte frontale a mostrarci come le braccia dei due amanti diventino quasi un cerchio, il cui centro, intersezione delle due linee immaginarie dei corpi che si intersecano a croce, è proprio sui loro volti. I due personaggi si guardano intensamente, in un gioco di sguardi a cui noi non possiamo partecipare e che diviene parte del sottile erotismo dovuto, inoltre, alla tensione dei loro corpi.



Paolina Borghese: La statua, posta su di un basamento di legno, conservata a Villa Borghese (Roma) è uno dei lavori che furono commissionati da Napoleone e dai suoi parenti all’artista, in questo caso essa rappresenta la sorella dell’Imperatore, Paolina Borghese. Essa può essere assimilata alla rappresentazione di una dea, Venere, e ne porta tra le dita il pomo della vittoria, offertole da Paride che la giudicò la più bella. La donna è rappresentata sdraiata su di un divano dalla sponda rialzata. Il busto, sollevato e poggiato sui cuscini, è nudo fino all’inguine, coperto dal panneggio che ne segue sensualmente le curve e ne lascia intravedere i glutei, che scopriamo girando intorno all’opera, la quale si lascia scoprire pian piano, trasmettendoci una sottile carica erotica. Sebbene il volto sia chiaramente idealizzato e realizzato come volevano i canoni greci classici, la cera rosata che ricopre il marmo ci restituisce la sua umanità, così come i gioielli da lei indossati e l’elaborata capigliatura.

Monumento funebre a Maria Cristina d’Austria: commissionato dal duca Alberto di Sassonia per celebrare la morte della consorte, il monumento si presenta con la forma di una piramide (probabilmente ispirata alla piramide di Caio Cestio di Roma). Nella parte in basso a sinistra troviamo rappresentato il primo di tre gruppi scultorei presenti, una donna, la Pietà o la Beneficienza, che guida un vecchio cieco tenendolo per il braccio. Collegati a loro tramite una lunga ghirlanda, troviamo il secondo gruppo scultoreo, al centro della composizione, un corteo di persone che porta le ceneri della defunta verso l’interno della piramide, apprestandosi ad entrare nell’oscurità dell’ingresso creato con uno spesso architrave e due stipiti appena inclinati. Tale porta rappresenta la morte, il vuoto delle tenebre, e non mostrandoci ciò che c’è al suo interno simboleggia l’ignoto verso cui ci incamminiamo nel momento della nostra fine. Il corteo cammina su di un tappeto che fa da ponte tra il mondo dei vivi e l’oscurità del mondo dei morti. In basso a destra un angelo (o forse Amore), che rappresenta il suo amante, giace al fianco di un leone malinconico, che ci ricorda la virtù della defunta ma anche la malinconia della sua ssa ed il vuoto che la sua morte ha lasciato. Infine, nella parte centrale, più in alto, la Felicità Celeste porta un medaglione in cui viene mostrata l’immagine di Maria Cristina d’Austria, mostrandone la bontà di quando era in vita.









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