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ANTROPOLOGIA E PSICOANALISI COGNITIVA

ANTROPOLOGIA E PSICOANALISI COGNITIVA
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ANTROPOLOGIA E PSICOANALISI COGNITIVA

La psicologia cognitiva o psicologia genetica richiama fortemente l’antropologia. In effetti le riflessioni che propone sui diversi tipi di pensiero riprendono gli interrogativi fondamentali dell’antropologia intorno al rapporto fra cultura e pensiero, fra processi sociali e processi cognitivi.

I lavori di Piaget, psicologo ed epistemologo riguardano lo sviluppo mentale del bambino  e consistono nel descrivere i processi mediante i quali il bambino acquisisce le diverse strutture cognitive, le diverse operazioni del pensiero.

  • Il primo stadio è quello delle funzioni sensoriali – motorie che costituiscono il punto di partenza  dello sviluppo mentale del bambino
  • Il secondo stadio è rappresentato dall’acquisizione del pensiero soggettivo o egocentrico, pensiero centrato sull’IO, esclusivamente sul piano dell’affettività. Riguarda i rapporti tra il bambino ed il mondo
  • L’ultimo stadio è raggiunto con il pensiero operativo o decentrato, che è il pensiero fondato sui rapporti tra l’uomo ed il mondo che il bambino acquisisce, tra 11-l2 anni,e corrisponde al pensiero razionale

Piaget in persona ha utilizzato il modello di sviluppo mentale del bambino per applicarlo alla storia dell’umanità e alla caratterizzazione delle forme di pensiero rispettivamente nella società primitiva  e in quella moderna. Le società umane passano ugualmente attraverso  una successione di stadi mentali, in larga misura identici a quelli  cui passa il bambino e cioè:



·        Lo stadio dell’intelligenza pratica. Punto di partenza di ogni società, corrisponde alle operazione più elementari e alle tecniche + pragmatiche (utilizzo di utensili, attività della caccia…). Questo stadio primordiale caratterizzerebbe tutti i tipi di società.

·        Il secondo stadio è quello del pensiero simbolico o preoperativo, centrato sull’uomo e sulla sua società, sui suoi conflitti, paure, speranze. Il pensiero simbolico è costituito dall’insieme delle opinioni non fondate e non controllate , delle credenze obbligatorie e dei principi non dimostrati. La magia, il mito, la religione, l’ideologia sono tutte espressioni e forme non scientifiche e non razionali.

·        Il pensiero operativo o scientifico, è caratterizzato dalle società moderne che avrebbero progressivamente e massicciamente abbandonato il pensiero simbolico o mitico.

Il filosofo Popper ha stabilito una netta distinzione tra società chiuse e società aperte, la prima categoria comprenderebbe le società primitive, tradizionali dominate dal pensiero simbolico o mitico e perciò chiuse al cambiamento, mentre la seconda categoria sarebbe rappresentata dalla società moderna, caratterizzata dal pensiero razionale e scientifico, aperta al cambiamento ed all’innovazione.

Le critiche che si possono fare allo schema ipotetico di Piaget riguardano il dualismo  che consiste nell’opporre, termine a termine, contenuto a contenuto, pensiero simbolico a pensiero scientifico.

Ammettere una differenza fra i 2 modi di pensiero, non significa che sia necessario opporli, al contrario, poiché queste due logiche non perseguono gli stessi scopi, non solo non si oppongono, ma neppure si escludono.

Gli studi + recenti mostrano a loro volta che l’immaginario interviene nella riflessione scientifica tanto spesso  quanto la ragione. La discussione sui rapporti tra la diversità dei modi di pensiero e la diversità delle società è cruciale per l’antropologia, poiché rinvia a numerose questioni relative ad oggetti di riflessione fondamentali  per la disciplina e ci invita a trarne numerosi insegnamenti.

L’antropologia interviene per offrire alla riflessione scientifica dei punti di azione con altri modi di pensiero  conosciuti nel mondo.

Un esempio concreto ci illustra in maniera chiara il fallimento di ogni tentativo di spiegazione dei fenomeni sociali e della diversità delle società in termini di opposizione tra il pensiero simbolico e quello razionale , in particolare fra la società primitiva e quella moderna.

Si parla dei culti del cargo melanesiani.

La scelta dei culti del cargo deriva dal fatto che questi movimenti sono divenuti prototipo di ciò che è ritenuto come mentalità primitiva. Una lettura così riduttiva del culto del cargo è derivata da una serie di pregiudizi culturali ed ideologici. Questi pregiudizi hanno mascherato la vera dimensione dei culti del cargo e di tutti i movimenti  socio-religiosi apparsi nelle società dominate.




I culti del cargo sono apparsi in Melanesia, manifestandosi sin dai primi contatti con i Bianchi  verso la fine del 19° secolo. I missionari furono i primi ad osservarli, seguiti dagli amministratori coloniali e poi dagli antropologi. Questi movimenti sono durati fino agli anni 60..

I movimenti del cargo avevano tutte le caratteristiche di un culto, erano cioè fondate su un insieme di credenze e di miti e su un certo numero di rituali praticati in un gruppo e ritenuti atti a rafforzare ed attualizzare quelle credenze. Erano centrati sull’idea che i beni di cui disponevano gli Europei, erano stati fabbricati dai loro antenati e che i bianchi avessero rubato questi beni per trarne profitto. Al fine di ristabilire l’ordine delle cose, viene messo in atto un insieme di rituali.

I culti del cargo sono stati analizzati da subito, come il desiderio da parte dei Malinesiani di possedere i beni europei.

Attraverso la lettura strumentalista dei culti, coloro che li analizzano non fanno che trasferire sui Melanesiani, la visione del mondo utilitaristica della società.

Una volta ammesso questo desiderio incondizionato di questi beni materiali da parte di questo popolo, l’analisi procede con la manifestazione magica. Il loro tentativo era di tipo magico, perchè conoscevano solo quello, non conoscevano tecniche moderne.

Una tale lettura del culto del cargo, proviene da questo rapporto di opposizione-riduzione fra magia, mito, pensiero simbolico da una parte e razionalismo e scienza dall’altra.

I culti del cargo sono stati considerati come sistemi di credenze magico-religiose e in quanto tali, inadatte a spiegare la potenza tecnologica europea.

L’analisi classica dei culti del cargo, non riesce a spiegare la permanenza di questi movimenti per + di un secolo. Per scoprire e comprendere tali dimensioni, occorreva procedere ad un’altra lettura dei culti del cargo, rivolgere loro un altro tipo di sguardo.

Bisognava considerare la natura del mito e il suo rapporto con la razionalità e la scienza, infatti, il mito ha una specificità sua propria, bisognava riscoprire l’efficacia propria del mito, un’efficacia non strumentale ma simbolica. Dal momento in cui al mito si riconoscono questi caratteri, i culti del cargo non appaiono + come tentativi maldestri da parte dei primitivi di imitare i comportamenti europei e di riprodurre magicamente le loro ricchezze, ma come luoghi di organizzazione di situazioni sociali conflittuali e mezzi per agire su di esse.

Il mito alla base dei culti del cargo hanno giocato un ruolo fondamentale nell’adattamento dell’esperienza dei Melanesiani all’interno di una storia dominata dai bianchi, un ruolo di primo piano nella conquista della modernità.

Parallelamente all’utilizzazione della magia e del mito come mezzi d’azione, in Melanesia, si è fatto ricorso anche all’azione economica e politica di tipo secolare. Attualmente numerosi dirigenti politici ed economici della regione, sono al tempo stesso anziani leader  o membri dei movimenti del cargo e fondatori di movimenti sociali moderni


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