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BruciavaVita per Accender Pittura”

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Liceo Artistico Nicolò Barabino

Sonia

          

  

                                                          

BruciavaVita

per Accender Pittura”

Indice



 

 

 

 

-           Introduzione  (breve spiegazione del lavoro svolto)

-           La vita di Amedeo Modigliani

-           Le opere e lo stile

-           La cultura di Modigliani

-           Jeanne Hèbuterne

-           Movimenti artistici correnti

·        Dandismo

·        Fauvismo

·        Cubismo

·        Futurismo

-           Artisti importanti per Modì

·        Oscar Ghiglia

·        Giosuè Carducci

·        Gabriele D’Annunzio

·        Friedrich Nietzsche

-           Bibliografia-Sitografia

-Introduzione-

 

Modigliani, o Modì, è un pittore diverso dagli altri ed alcune persone lo criticano spesso perchè i suoi dipinti non corrispondono alla realtà e sono all’apparenza “tutti uguali”, ma lui “era lio delle stelle, per lui la realtà non esisteva”, come disse il suo amico Zborowsky.

Ho scelto di descrivere quest’uomo straordinario perchè, nonostante i suoi problemi con l’alcool, e la malattia che lo ha stroncato precocemente, è riuscito a trovare un’armonia interiore grazie all’arte, ed è una caratteristica che ci unisce profondamente insieme alla totale voglia di libertà e di fare, della nostra vita, un’esperienza personale, senza consigli su come viverla, intensa e fuori dalle regole. Amo davvero la sua interpretazione della ura umana, così semplice, quanto estremamente coinvolgente dal punto di vista emotivo.

Naturalmente non mi ritengo all’altezza del suo talento, nè di avere un’equivalente genio artistico, ma ho conosciuto una persona durante la mia permanenza al Liceo Artistico Barabino, che possedeva tutte le caratteristiche e qualità di un fantastico artista: Flavio Brolis, un uomo che lascerà per sempre, un segno nel mio cuore.

Su questa piastrella di ceramica ho riassunto, dal punto di vista grafico, tutto ciò che ho provato e provo per questo professore, insegnante di ura disegnata, che ci ha lasciato due anni e mezzo fa,  mi ha insegnato a “vivere ” in questo mondo e mi ha insegnato a non abbandonare tutto ciò che è stato, gli artisti di un tempo, con la vera passione per la pittura e tutto ciò che riguarda l’arte e il disegno, fra i quali anche Modigliani.

Questo disegno è stato realizzato con pastelli ad olio su foglio spolvero ed è una sua rappresentazione grafica, secondo la tecnica personale di Modigliani.

“Dipingerò i tuoi occhi, quando conoscerò la tua anima”  Modigliani

Gli occhi per lui erano lo specchio dell’anima.

La vita di Amedeo Modigliani

 

      (Amedeo Modigliani)

E’ colui che alla domanda: “Avete conosciuto tanta infelicità nella vostra vita?” avrebbe risposto: “ no, che cosa ve lo fa pensare? Sono sempre stato un uomo felice” e, nonostante le difficoltà vissute, avrebbe detto la verità poichè per l’artista, il concetto di “felicità” è diverso da quello dell’uomo comune:  Amedeo Modigliani,  artista autentico e infaticabile, che riuscì a mantenere un rapporto d’equilibrio tra la vita dei suoi sogni e quella reale, un luogo in cui vivere serenamente, quasi felice; egli, l’assurdo artista dei “colli lunghi” è diventato simbolo del disordine romantico, da guardare ed ammirare con compiacimento. Modigliani o Modì, come veniva soprannominato (modì-maudit=maledetto), è stato descritto dalle numerose biografie dei suoi amici, come una ura al di fuori di ogni convenzione, distaccata dalla realtà circostante, quasi come nel turbine di un sogno in cui maturava la sua poetica e soprattutto la sua personalità. ½ furono tante versioni sul suo stile di vita, e su quasi tutto ciò che lo riguarda infatti, se tutte le storie che raccontavano fossero state vere, Amedeo non avrebbe nemmeno potuto compiere tutte quelle opere! Quindi, gli elementi che abbiamo della sua vita, non sono del tutto certi. ½ è un profondo contrasto tra la saldezza dell’opera di Modigliani e l’instabilità della sua vita, anche se il disordine della sua esistenza d’uomo non incisero nella vita interiore d’artista.

Nasce a Livorno nel 1884, già da piccolo manifesta doti spiccatissime per le materie letterarie; la sua infanzia non è stata facile, visto il fallimento della ditta del padre, ma sua madre, diede lui delle cure speciali e lo fece studiare. Studia alle elementari, gli è stata impartita una dottrina più italiana che ebrea, e a tredici anni preparò il suo BarMitzvah. Grazie alle testimonianze della madre, si capisce che già lei si è accorta del carattere particolare del lio, viziato, ma intelligente, ipotizzando il fatto che ci fosse un artista celato in lui; quando la pleurite (o febbre tifoide) lo colpì, fu putroppo costretto ad abbandonare gli studi, così, durante la convalescenza, cominciò a pensare a ciò che l’ha reso famoso, ovvero la pittura. Sua madre scrisse nel suo diario questa frase, facendo capire che la sua ipotesi, non era infondata: “ il Dedo ha abbandonato completamente gli studi e non fa che dipingere, ma lo fa tutto il giorno e tutti i giorni, con un fervore, una costanza che mi stupisce e mi incanta”.

Studiò presso il Micheli e, nonostante il suo onesto insegnamento, Modigliani fece fatica a chiudersi negli schemi post-macchiaioli, poichè erano ben altre le sue necessità, infatti nonostante il suo maestro dipingesse sempre paesaggi, egli, dopo il tirocinio, non ne di pinse affatto. Dovette abbandonare le lezioni del Micheli, nel 1900, quando si ammalò di tubercolosi.



L’artista ha sempre sacrificato tutto, compresi se stesso e la propria vita, alla pittura; egli, come disse una volta,  vorrebbe essere come un fiume colmo d’abbondanza e di gioia di vivere sulla terra.

La sua cultura, nonostante sia stata a lungo trascurata, è stata contributo d’importanza fondamentale per gli sviluppi dell’arte moderna.

Una caratteristica del pittore che mi colpisce profondamente è la sua capacità di filtrare ogni esperienza ed esprimerla in modo del tutto personale ed originale; non fu un fauvista o un cubista, anche se troveremo un’elaborazione completamente personale di queste correnti, nelle sue opere.

Ampliò i suoi orizzonti culturali, per una più concreta e meno letteraria concezione della pittura e aveva bisogno di Parigi e delle idee di quest’ultima. Nel 1907 divenne membro della Sociètè des artistes indèpendants ed espose al salone grazie al Dottor Alexandre, acuto estimatore e amico di Modigliani. Egli cercò anche di esprimersi nella scultura e ne superò i modelli accademici, e scoprì

le sculture negre. Con queste sculture, intuiva il valore di una costruzione architettonica osservando le linee allungate di una maschera sacrale della Costa d’Avorio.

  (sculture negre)

Modigliani divenne un personaggio, una leggenda e vi sono molte testimonianze sulla sua ubriachezza e sugli stupefacenti di cui faceva uso, tuttavia bisogna evitare di giudicare la sua produzione e la novità della sua visione, in base a quel tipo di comportamento. Egli era debole, imprudente e sordo agli amici che gli consigliavano moderazione. Si ricorda comunque la sua sensualità definita violenta, ma strana, quasi dolorosa.

Con il tempo, la maturità accresceva come la sua disperazione, che rendeva difficili i suoi rapporti con gli altri, sminuiva il suo controllo con se stesso, la sua sensualità e il suo senso di libertà. Conobbe nel 1917 Jeanne Hèbuterne, con la quale passerà i suoi ultimi giorni di vita e dalla quale avrà una bambina.. Morirà a Parigi nel 1920. La frase che mi ha colpito di più, di Modigliani, è quella che continuava a ripetere in vita “une vie brève, mais intense”, una vita breve, ma intensa, ciò che l’artista ha effettivamente avuto.

 

 

 

 

 

 

Le opere e lo stile

 

In molte sue opere sono attive le influenze secessionistiche, solamente nei primi anni di Parigi, ma vengono immediatamente intensificate e liberate da ogni riferimento letterario. Modigliani scolpisce e disegna e il suo accostamento alla scultura negra lo induce ad un più approfondito contatto con il cubismo, che è una delle componenti essenziali della sua formazione; questa esperienza della scultura conferisce alla sua pittura una maggiore solidità costruttiva e anche una maggiore padronanza e autonomia della rappresentazione spaziale. Egli forza le proporzioni naturali ( o accademiche) cominciando ad allungare i colli e i volti . Non bisogna pensare, però, che la sua indifferenza verso i modelli accademici, significasse che egli non sapesse disegnare secondo i canoni scolastici, al contrario, infatti poteva ignorare le regole, perchè ne era perfettamente padrone.

La linea gli occorre proprio per fondere superficie e profondità, per raggiungere l’allungamento delle proporzioni canoniche.

Alcuni dipinti come “il Nudo Rosso” mostrano, in tutta la sua originalità, la predilezione del pittore per quelle tonalità irreali e, l’astrazione lineare si fonde con quella cromatica. Egli scompone i suoi soggetti in piatte e lusinghiere forme morbide e accentuamente arrotondate che, conferiscono un grande impatto sensuale.

   (il nudo rosso)

L’esperienza del pittore è integrata da quella del disegnatore, un disegno come quello di Modigliani, è un’annotazione rapida che in principio, non richiedeva costruzioni meditate a lungo, era un esprimersi istintivo senza che intervenisse la preoccupazione di elaborare un’architettura compositiva che poi, nella pittura sarebbe giunta alla perfetta unità di linea, di spazio e di colore. Con questo non si vuol dire che il disegno non abbia una costruzione, ma non vi era diversità di visione tra la costruzione dell’immagine disegnata e quella dell’immagine dipinta. Ciò che contava per Modigliani non era la precisione del ritratto, bensì l’armonia interna del quadro.

L’ indefinibile sfondo scuro ha la funzione di creare un senso di profondità e di far risplendere ulteriormente il corpo in primo piano.

Nonostante questa sua estrema stilizzazione, sbalordisce la somiglianza al vero dei ritratti dei suoi amici di Montparnasse come Chaim Soutine.

(C. Soutine)

Insieme a quest’ultimo e a Chagall, apparteneva ad un gruppo di artisti parigini chiamati “pittori maledetti”, per il loro stile di vita sbandato, bohèmien.

Nel ritratto di Soutine, Modigliani insiste sull’ovale del volto e su un altro ovale, formato dalle braccia che aderiscono al busto e va a chiudersi nella macchia chiara della mani raccolte sul grembo.

Se invece guardiamo il ritratto di Kisling (un altro dei suoi amici), si nota che l’artista ha cominciato a cogliere e delineare le forme del viso squadrate, e metterne in risalto la muscolatura.

Nei suoi ritratti, vi è una ricerca assoluta d’intensità d’espressione, individuata nell’efficacia dell’astrazione lineare,  integrata da interventi cromatici.

Nei suoi disegni si possono distinguere due gruppi: gli studi di ritratti e le cariatidi.

I ritratti erano davvero straordinari, perchè l’elemento individualizzante a volte era davvero un semplice particolare come una palpebra socchiusa, un particolare dell’abito o un gesto della mano, ed è questo di Modigliani che ammiro di più.

Le cariatidi invece rappresentano tutto quanto rimane di un sogno ambizioso e irrealizzato, e ne rivelano l’eleganza spirituale e il culto per la bellezza.

Il critico francese Roy, disse una frase che mi ha profondamente colpito, perchè riassume in poche righe tutto ciò che penso esprima Modigliani: “ è tra i rari artisti che possiedono il dono straordinario di dire tutto con nulla; un semplice segno, una breve allusione, un gesto suggerito appena, sono sufficienti a comunicarci l’infinita incredibile ricchezza dell’esistenza umana”.

La pittura per lui è la salvezza, perchè è il modo di sentirsi vivi, di agire, di operare responsabilmente e anche di esternare visivamente e al livello pià alto, gli affetti e malinconie. Lo dimostrano gli straordinari ritratti di Jeanne Hèbuterne con gli amici, Zborowsky e Czechowska.

Il suo autoritratto può apparire una specie di testamento, dipinto infatti poco prima della sua morte, ad esso il pittore sembra aver voluto affidare le sue ultime aspirazioni; con esso, in quell’atteggiamento malinconico realizzato per mezzo dell’inclinazione innaturale della testa, ha voluto dire la sua superiorità sulle miserevoli condizioni della sua avventura umana. Egli voleva superare l’impressionismo e la crisi della società che aveva presentito, subito dopo con la guerra, la prima catastrofe che avrebbe portato un lungo periodo di agitazione, di turbamento e di precarietà dell’esistenza. Ha perciò posto il suo fare artistico come possibilità di superamento della realtà quotidiana, che sembra non poter contare su alcuna sicurezza. La crisi di Modigliani è stata la crisi di un’individualità che non ha potuto sempre risolversi positivamente nel rapporto con gli altri, perciò è stato costretto a raccogliersi su se stesso, scoprendo che doveva essere continuamente in lotta con qualcosa di ostile che tendeva addirittura, proprio come contingenza fisica, la sua attività. Questa sua problematica è stata, appunto, riportata in tutte le sue opere con umana intensità, ovvero tutte quelle donne colte in un momento di superamento della realtà, i fanciulli piegati già sotto il peso della vita, gli amici protesi alla ricerca di accadimenti impossibili fra la loro condizione individuale e quella sociale.

         

 

 

-La cultura di  Modigliani

 

 

Nell’inverno del 1901, Oscar Ghiglia ricevette una lettera da Modigliani che divenne poi, manifesto della sua giovinezza e il giuramento del suo futuro. Il tifo, malattia da cui è affetto, gli impedisce di continuare a studiare, così si dedica alla pittura.

Infatti, nella lettera, si vede già una cultura elevata, ad esempio una ferrea volontà Alfierana e nel suo attegiamento non sono assenti le impronte carducciane e, la sensualità e l’idealismo estetico di D’annunzio.

La sua percezione della realtà è del tutto irrazionale ed esaltata dall’alcool.

Visse la nascita del Futurismo e del Cubismo e fu influenzato in un primo momento dal Fauvismo. ( vedi . MOVIMENTI ARTISTICI CORRENTI )

Dai 'fauves' apprese la carica espressionista del colore e da Matisse, in particolare, il ritmo della linea sinuosa, da Cézanne e dal cubismo la forza costruttiva, ma senza aderire a nessuna corrente, senza risultare inscrivibile in alcun movimento: tutto il prezioso materiale culturale che in quegli anni fluiva tra Montmartre e Montparnasse, i quartieri parigini nei quali soggiornò, fecondò in lui con accenti irripetibilmente originali. In lui e in altri giovani più vivaci, era forte la rivendicazione e l’aggressività creativa che anche all’origine del Futurismo era molto diffusa. Modigliani non sarà mai un futurista a differenza della sua emotività culturale. ½ è uno stretto collegamento fra l’ “orgasmo sfibrante” di energia e lucidità (che descrisse sempre a Ghiglia nel 1905) e l’uscita di strada dell’automobile futurista nel manifesto del 1909. L’automobile in questo contesto si trasforma dalla classica forma della carrozzeria, in puro dinamismo, che ricordiamo essere la “dottrina” del futurismo (tempo e velocità). Un passaggio della lettera da non tralasciare è: “ l’uomo che dalla sua energia non sa continuamente sprigionare nuovi desideri e quasi nuovi individui destinati per affermarsi sempre e per abbattere tutto quello che è di vecchio e di putrido restato non è un uomo, è un borghese, uno speziale, quel che vuoi”. Questa è chiaramente una polemica antiborghese, una condanna del passato e del vecchio e la fermezza espressiva che non accetta mezzi e il ritorno al passato.

Più che un futurista, molti riconobbero in Modigliani, un Dandy. (vedi . MOVIMENTI ARTISTICI CORRENTI )

 

 

 

 

 

 




 

 

 

 

 

 

 

Jeanne Hèbuterne

Spesso, nella letteratura come nell’arte, donne talentuose si accomnano a uomini di genio e rimangono sempre in secondo piano, nonostante siano essenziali per essi. Non è il caso di Jeanne Hèbuterne.

Questa pittrice sensibile e promettente, dotata di grandi potenzialità espressive e di grande maturità artistica, venne introdotta ai corsi dell’Accademia di disegno  a Montparnasse e qui conobbe il grande Amedeo, con il quale ebbe un profondo legame artistico e sentimentale.

Aveva diciannove anni quando conobbe Modì, nell’aprile 1917, il quale trasferitosi da Livorno, viveva in un ambiente stimolante dal punto di vista intellettuale (Parigi) e conduceva la classica vita da Bohémien, dedito al bere, agli stupefacenti e alle donne, ma cosa più importante, in gravi difficoltà economiche.

Jeanne, nata nel 1897, era una bella ragazza, occhi azzurri, lunghi capelli rosso-castani e gli amici la chiamavano “Noix de coco”; era riservata, dolce, un pò malinconica e affascinò subito l’artista, non solo per la bellezza, ma anche per il carattere “indifeso” e docile.

É stata spesso ritratta da lui, e con il tempo i due si innamorarono l’uno dell’altro, profondamente e perdutamente.

Ebbero una lia (Jeanne anch’essa) che nel 1920 aveva nove anni, quando Modigliani si ammalò gravemente di polmonite e Jeanne paralizzata dal terrore, gli restò accanto mentre agonizzava senza neppure tentare di chiamare un medico, ma il destino della donna era indissolubilmente legato a lui! Il giorno dopo la morte di Amedeo, lei (incinta di otto mesi), si suicidò lanciandosi dalla finestra, per la disperazione di aver perso il suo amato. Cinque anni più tardi, il suo corpo è stato sepolto accanto al suo Modì.

Uno degli ultimi e più toccanti dipinti di Modigliani è “Jeanne H. seduta davanti a un uscio” ed è ritratta incinta per la seconda volta, il volto è pallido, il corpo è adagiato in una vertiginosa tensione, l’espressione è quasi indefinibile e, il quadro ha una forte tensione, portata da molti elementi, ma cosa più tragica, il bimbo che aveva ritratto, non avrebbe mai visto la luce del sole.

Il motivo per cui Jeanne si buttò, è si per la perdita dolorosa di Amedeo, ma soprattutto perchè non ha voluto rinunciare al suo sogno d’amore, troncando precocemente un’esistenza, che a mio parere avrebbe potuto darle grandi soddisfazioni anche in campo artistico e le avrebbe migliorato notevolmente la vita, anche perchè il lio che portava in grembo era frutto del loro amore.

    (Jeanne)

 

 

 

 

 

 

 

 

Movimenti artistici correnti

Il dandismo

 

Il DANDISMO è un movimento inglese affermatosi verso la fine del 18° secolo. I temi principali erano l’eleganza della finezza e dell’originalità, ma riferiti più al linguaggio e all’abbigliamento.

Non era un’esteetica fissa, ma poteva variare notevolmente. IL dandy era il classico eccentrico che si divertiva a stupire il pubblico con tutto che possedeva, con certi attegiamenti, il suo modo di vivere e vestire. Non era colui che veniva stupito, ma che stupiva. Dandy indicava dunque il provinciale vestito a festa; più in generale, un individuo che si pavoneggia nella propria presunta eleganza, ma in realtà piuttosto grossolano nel vestire, di regola abbigliato in modo stravagante e ridicolo. Gli aspetti della vanità, della stravaganza, dell’eccesso di ricercatezza rimasero strettamente legati alla designazione non più negativa di dandy che venne in uso poco più tardi in Inghilterra, grazie alla ura di George Bryan Brummell. Con Brummell nacque il dandismo come stile di vita e movimento di costume. La parola dandy, non più usata in senso comico-caricaturale, si applicò a designare una specie di individui diffusissima nella società inglese della reggenza: coloro che facevano dell'eleganza, dello 'stile', e in genere di ogni manifestazione esteriore della vita, il fine e la preoccupazione costante della propria esistenza. Questa definizione è rimasta invariata per tutte le successive generazioni di dandies, anche se la moda, il costume, e varie influenze culturali assegnavano stili e comportamenti sempre diversi. Il punto più sfrenato del dandismo arriverà con Gabriel D’Orsay. I maggiori esponenti del dandismo furono Oscar Wilde, Charles Baudelaire, Aubrey Beardsley.

 

 

 

 

 

Il Fauvismo

 

Il Fauvismo o Fauvisme è un movimento pittorico francese, sviluppatosi tra il 1898 e il 1908 circa, caratterizzato dall’abbandono dell’impostazione mimetica e conoscitiva dell’impressionismo, teso alla fedele resa del dato visivo, a vantaggio di un’arte fondata sul puro valore espressivo ed evocativo del colore, utilizzato nei toni più decisi e violenti; tra i più importanti precursori e ispiratori della corrente, furono i postimpressionisti Georges Seurat, Paul Gauguin e Vincent van Gogh i principali esponenti della corrente artistica. Il termine fauves (“belve”) fu utilizzato per la prima volta nel 1905 dal critico francese Louis Vauxcelles, per sottolineare in senso spregiativo l’uso “selvaggio” del colore di alcuni pittori che esponevano in quell’anno le loro opere al Salon d’Automne, a Parigi. Henri Matisse ne fu uno dei maggiori esponenti.

La definizione coniata dalla critica non fu tuttavia mai accettata dagli artisti, che giudicavano il loro linguaggio lirico e solare, piuttosto che selvaggio. Di fatto, le loro opere si qualificavano per i vigorosi contorni, il disegno semplificato ma intensamente drammatico, un disinvolto uso dei colori, sfruttati per le potenzialità espressive. Questo impiego del colore fu inizialmente influenzato dalle ricerche di Georges Seurat e di altri pittori puntinisti, che accostavano piccoli tocchi di pigmento puro per ottenere effetti cromatici vivaci e molto luminosi.

Fu Matisse colui che in modo più consapevole operò la frattura definitiva con il tradizionale uso naturalistico del colore: in un ritratto, il naso poteva essere anche verde, se ciò contribuiva alla composizione e alla valenza espressiva del dipinto; a questo si riferiva il pittore quando affermava: “Non dipingo donne; dipingo quadri”. Attraverso tale innovativa posizione teorica e pratica il fauvismo si avvicinava all’espressionismo europeo, che più rigorosamente fece del colore (e della pittura in generale) un mezzo di espressione soggettiva, del tutto staccato da ogni finalità di riproduzione della realtà oggettiva.

Tutti i fauves, anche i meno avvertiti dal punto di vista teorico, si riconobbero in questa poetica, pur sviluppando ciascuno un proprio stile individuale. La mancanza di una vera identità di scuola si palesò tuttavia attorno al 1908, quando l’imporsi del cubismo e di varie altre tendenze artistiche segnò la frammentazione e moltiplicazione delle sperimentazioni dei pittori del gruppo; tra questi, solo Matisse proseguì coerentemente la ricerca estetica ed espressiva intrapresa.

 

 

 

 

 

Il Cubismo

 

Il cubismo è un movimento artistico nato in Francia nel 1906 e caratterizzato dalla tendenza a considerare un dipinto o una scultura come fatti plastici, indipendenti dall’imitazione diretta delle forme della natura.  Il Cubismo, storicamente, è stato il primo movimento pittorico in grado di creare una realtà spaziale parallela, retta da regole formali assolutamente autonome che anticiparono il sistema teorico che sarà alla base dell’Astrattismo. Il punto di partenza del Cubismo è generalmente considerato il quadro di Picasso intitolato Le Demoiselles d’Avignon (1907, New York, MoMA), in cui erano già chiare le direttive stilistiche distintive del movimento: la scomposizione dello spazio in piani geometrici definiti, la frammentazione della prospettiva 'tradizionale' in una molteplicità di punti di vista, l’influenza stilistica della scultura africana.

Il cubismo si divide in :

CUBISMO ANALITICO In questa fase i soggetti vengono geometrizzati al massimo; vengono dipinti con un colore monocromo che tende al terra-ocra così che le immagini precedentemente spezzettate vengono a ricreare una visione piatta che si confonde con lo sfondo.

CUBISMO SINTETICO In base alla teoria del cubismo sintetico, il pittore non dipinge più ciò che vede ma ciò che conosce. Preso un soggetto, lo si rompe in tanti pezzi e si prendono alcuni frammenti da 3 posizioni differenti, ma il tutto deve avvenire simultaneamente così da creare una ura unitaria. In questo modo nasce la pittura tridimensionale e l’elemento tempo si fonde con l’elemento spazio.

 

 

 

 



Il Futurismo

 

Nel 1909 venne pubblicato da Filippo Tommaso Marinetti, il MANIFESTO DEL FUTURISMO ( Le ARO ).

Questo movimento rifiuta ogni tradizione, ogni valore borghese precedente, e il passato in generale. Esalta, invece, la potenza delle macchine, delle nuove tecnologie e soprattutto il movimento e la velocità. I futuristi sono gli unici a credere nel progresso ed elogiano l’aggressività; definiscono la guerra come UNICA IGIENE DEL MONDO, quindi lo schiaffo, il pugno, il militarismo, l’audacia, la ribellione e l’energia, quindi il vitalismo in tutte le sue forme.

Il PAROLIBERISMO dei futuristi rappresenta “ le parole in libertà” (dal punto di vista letterario), quindi nessuna attenzione per la sintassi con accostamenti analogici. In pittura e scultura, le forme spigolose e le linee incisive erano usate per trasmettere questo senso di animazione e di dinamismo. Una delle principali caratteristiche dei futuristi era la ricerca di movimento attraverso l'impiego di immagini ripetute dello stesso oggetto o ure disposte in sequenza a dare l'impressione di un rapido movimento. 

 

 

 

 

 

 

 

 

Artisti importanti per Modì

 

 

Oscar Ghiglia

 

Oscar Ghiglia nasce a Livorno il 23 agosto del 1876, da una famiglia di origine torinese di modeste condizioni economiche. Rimasto presto orfano del padre, è costretto ad adattarsi ai lavori più vari, fra cui quello di merciaio ambulante. Il suo approccio alla pittura può considerarsi da autodidatta, infatti frequenta solo saltuariamente lo studio di Guglielmo Micheli a Livorno, come è testimoniato da un dipinto di Lloyd del 1899 che lo ritrae accanto a Micheli e Romiti all'interno dello studio, e dall'amicizia con Amedeo Modigliani che frequenta le stesse lezioni. Ma l'incontro più importante per il pittore è con il fiorentino Gustavo Sforni che, intuendo il talento e il genio del giovane pittore, divenne il suo mecenate e contemporaneamente lo aiutò nel suo cammino e nella sua maturazione artistica. I suoi temi sono la pittura d'interni e di nature morte. La sua acutezza di analisi e sensibilità di critico, traspare anche nella monografia postuma di Giovanni Fattori pubblicata a Firenze nel 1913, che segnò l'inizio del riconoscimento e della conseguente rivalutazione dell'opera del grande maestro livornese da parte della critica e della stampa. Nel 1914 la Secessione romana espone un discreto numero di opere di Cezanne che influenzeranno le esperienze pittoriche di molti artisti del Novecento e, fra questi, quelle del nostro Oscar Ghiglia come testimoniano la due bellissime lettere scritte nell'estate dello stesso anno da Castiglioncello, dove il colore del mare e la luce abbagliante del sole gli ispireranno paesaggi che tradiscono inevitabilmente l'insegnamento del Fattori, ma anche la nuova lezione di Cezanne 'nelle sintetiche geometrie delle case e nel gusto con cui gli scuri tronchi degli alberi fendono le tele'. Accanto all'interesse per la ura umana che lo porta a ritrarre i vecchi popolani del luogo, i pescatori o venditori di zucche che rivelano comunque la matrice fattoriana nella forza costruttiva del segno e nella semplicità di sintesi, sono scelte a motivo pittorico, anche umili nature morte ispirate al quotidiano e alla vita dei paesi della Maremma: La conca, Le zucche, I pesci.  In seguito l'attenzione e la ricerca del pittore si focalizzeranno sempre più nell'ossessionante 'riproduzione degli oggetti fino a trascendere, in direzione iperrealistica, la realtà stessa'. Morirà a Firenze il 14 giugno.

Il Paul Alexandre dipinto da Modigliani nel 1909 svolge il tema del ritratto assiale fortemente girato sulla positura variata del braccio visto nell'Alabardiere del Pontorno e sperimentato anche da Ghiglia nel coevo Ritratto di Lloyd.

Naturalmente in Modigliani è presente un elemento stilistico che non troveremo mai in Ghiglia (ma apparirà spesso nella ritrattistica di Viani): la 'serpentinatura', di origine manieristica, che in lui si salderà con lo studio sui rapporti ellissoidali contrastanti che assumerà dalla scultura negra, cicladica e indiana, dalla grafica persiana, ritornando a Michelangelo attraverso Maillol, l'Antelami e Giovanni Pisano.

 

 

 

(

 

 

 

Friedrich Nietzsche

 

Friedrich Wilhelm Nietzsche, importante filosofo del futurismo, nasce a Röcken, in Sassonia, il 15 ottobre 1844.

Per nessuno come per Nietzsche dare una forma al proprio pensiero significa scoprire il significato della propria vita e del proprio destino. Ma ciò in un senso molto più profondo dell'analoga esigenza che viene posta dal romanticismo. In Nietzsche trionfa il problema della della personalità. Solo se riusciamo a scoprire il mistero della nostra persona ci sarà possibile penetrare in una regione in cui il fondamento esistenziale della vita si lasci avvicinare e rilevare dall'uomo, senza che per questo l'uomo abbia la possibilità e il diritto di determinare una chiara comprensione di quella regione in cui, per grazia della decisione di affrontare il mistero che cela in sè, è potuto penetrare.

Modigliani lo ammirava proprio perchè il loro pensiero e la loro concezione della vita era molto simile.

 

 

Giosuè Carducci

Giosuè Carducci nasce il 27 luglio 1835 a Valdicastello in provincia di Lucca.

Non è sempre facile seguire lo sviluppo della poesia del Carducci attraverso le raccolte da lui edite. Il poeta infatti organizzò più volte e in modo differente i suoi componimenti e ne diede una sistemazione definitiva solamente più tardi nell'edizione delle Opere.
I volumi della raccolta delle Opere non corrisponde però all'ordine cronologico con il quale il poeta aveva pubblicato le prime raccolte, ma fa riferimento più che altro su distinzioni di generi e pertanto troviamo poesie di uno stesso periodo in raccolte diverse.

Fu molto importante per Modigliani e per la sua formazione culturale, tutta italiana.

 

 

Gabriele D’Annunzio

 

Gabriele D’Annunzio nasce a Pescara nel 1863 da famiglia borghese, compie gli studi liceali nel collegio Cicognini di Prato e si distingue per la sua condotta indisciplinata e per il suo accanimento nello studio, con una forte volontà di superare tutti. Dopo gli studi universitari condurrà una vita sontuosa, ricca di amori e avventure, soprattutto queste ultime.

Il suo primo romanzo è “il Piacere”, nel quale il protagonista ( Andrea Sperelli ), rispecchia molto se stesso e parla di lui, alludendo naturalmente a se stesso, con le sue sfrenate passioni, la sua desiderata superiorità, quindi andando con donne sempre, o ricche, o bellissime, o nobili.

É importante per Modigliani (come per Carducci), per la sua formazione letteraria; inoltre anche lui era un espondente del Dandismo, per il modo di vestire e per la sua elevatissima cultura.

Bibliografia

- MODIGLIANI- i diamanti dell’arte 44 AUTORE: Nello Ponente

- Storia Della Pittura (dal rinascimento ad oggi) Gribaudo/Konemann

- Modigliani- Giorgio cortenova_art dossier_giunti

Sitografia

- http://www.artelab.it/cultura/enciclopedia/correnti/fauvismo/corpo.htm

- http://www.bramarte.it/cubismo/index.htm

- http://www.heliosmag.it/2005/settembre/dandy.htm

- http://www.artemotore.com/utenti.tripod.it/TRIBENET/modigliani_amedeo.htm

- http://www.800artstudio.com/it/ghigliao.php

- http://giosuecarducci.iitalia.com/biografia.htm

- http://dandyna.splinder.com/post/274248

- http://www.letteraturaalfemminile.it/jeanne%20hebuterne.htm

- http://www.noveporte.it/dandy/dimmaginari2.htm

 

 

 






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