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IMPRESSIONISMO

IMPRESSIONISMO
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Impressionismo

 

 

L’ARTE DEI SALON  ed il Salon des Refusés

Prima che si sviluppasse un sistema di gallerie private ed emergesse la ura del collezionista-critico- mercante come principale tramite tra gli artisti ed il loro pubblico, l’unica occasione importante che pittori e scultori avessero di presentarsi al pubblico era costituita dalle esposizioni accademiche, di patrocinio statale che periodicamente si tenevano nelle più importanti città europee.

 In Italia era di particolare rilievo la mostra che aveva luogo a Milano nel Palazzo di Brera, ma il più importante modello internazionale era costituito dal Salon de l’ Académie des Beaux-Arts di Parigi.



Dalla partecipazione al Salon potevano dipendere il successo ed il prestigio sociale o,

almeno, la possibilità di vendere qualche opera.

Un decisivo punto di svolta fu segnato dal Salon del 1863, per il rifiuto della giuria di ammettere una quantità di opere giudicate di qualità inaccettabile tra cui la Colazione sull’erba di E. Manet.

Le polemiche e le proteste suscitate dal numero delle esclusioni furono talmente forti da spingere l’Imperatore a prendere un provvedimento : le opere rifiutate sarebbero state esposte in un’altra parte del Palazzo dell’Industria ( lo stesso dove aveva luogo il Salon ).

Nacque il Salon des refusés dove Courbet, Manet e i loro amici potevano confrontarsi con l’arte ufficiale.

Manet espose tre quadri, tra cui quella Colazione sull’erba che l’Imperatore aveva definito “sconveniente” .

Tale dipinto appariva volgare al gusto corrente sia per il soggetto sia per il “linguaggio” usato.

Infatti, anche se si rifaceva a ure e pose riprese da modelli classici della tradizione rinascimentale italiana ( v. Concerto campestre di Tiziano ), l’indecente realismo che i contemporanei leggevano nel soggetto si intrecciava anche alla mancata idealizzazione del nudo femminile, privo di sfumato, su uno sfondo realizzato con macchie di colore che si giustappongono e si influenzano a vicenda con forti contrasti di tono.

Manet partecipò anche ai Salon del 1864 e del 1865, dove rinnovò lo scandalo della Colazione sull’erba con Olympia, un nudo femminile nuovamente d’impianto tizianesco, ma giocato su larghe campiture di colore prive di chiaroscuro e con netti contrasti di parti luminosissime e parti scure.

Ancora una volta venne accusato di produrre immagini appiattite e prive di modellato.

A suo favore si levò la voce di É. Zola che, in un suo saggio, ne aveva lodato la modernità, definendo la sua pittura “solida e forte” ( a questo proposito ricordare il Ritratto di É. Zola eseguito da Manet nel 1868 dove, sul tavolo, è visibile il saggio in questione ).

Il suo orientamento attirò numerosi giovani artisti tra cui Monet, Renoir, Pissarro, Sisley e Degas, che più tardi avrebbero costituito il nucleo originario del movimento impressionista ( il nome derivò da un’opera di Monet, “Impression. Soleil levant “ del 1872 ).

Benché il gruppo si fosse formato verso la metà degli anni sessanta dell’Ottocento, i suoi rappresentanti apparvero per la prima volta come uno schieramento compatto nel 1874, in occasione della prima Esposizione impressionista avvenuta nello studio del fotografo Nadar, dove espose anche Paul Cézanne.

L’Esposizione fu oggetto di scherno e di derisione, perché molti critici giudicarono i dipinti incompleti e privi di competenza tecnica. 

La pennellata libera e spontanea degli impressionisti nasceva dal loro desiderio di immortalare la natura così come la vedevano, senza passare attraverso infinite riflessioni o sottostare all’imposizione di convenzioni estetiche.

Già Courbet, come più sopra detto, aveva anticipato il dibattito intorno all’attività degli impressionisti che, non a caso, negli anni della loro prima affermazione, erano per lo più considerati dei naturalisti.

Dopo Courbet, Manet e gli Impressionisti, l’acquisizione di soggetti di vita contemporanea nel repertorio dei temi artistici è un fatto compiuto.

Nel lavoro di Manet e dei suoi amici il rapporto con la modernità si esplicava sia in un allargamento dei temi ( che escludeva qualsiasi tipo di gerarchia di soggetti ) sia nella ricerca di un linguaggio in grado di restituire la realtà in termini percettivi nuovi, essenzialmente determinati dall’esperienza del lavoro en plein air.

Da un punto di vista strettamente pittorico, le basi del linguaggio degli impressionisti si riconoscono in un modo diverso di restituire sulla tela gli effetti della luce e le ombre.

Essi, dal rapporto diretto con la natura, avevano imparato che le zone in ombra non erano più scure o senza colore ma come quelli delle zone in luce, solo con valori cromatici più bassi.

 

Al problema delle ombre colorate è da collegare l’interesse di Monet, Sisley e Pissarro, nei primi anni settanta, per i paesaggi innevati : nelle ombre sulla neve non poteva esserci del nero ma solo i colori riflessi dagli oggetti che proiettavano quelle stesse ombre.

Se tra gli impressionisti Monet fu quello che

più di tutti si attenne ad una rigorosa pittura en plein air, eseguendo tutte le sue tele all’aria aperta e trascurando qualsiasi tipo di ritocco ulteriore, Degas, meno ligio all’immersione totale nella natura, mostrò un’attenzione particolare verso tagli compositivi più originali.

Già alla fine degli anni cinquanta Degas

aveva incominciato a pensare a serie di opere nelle quali svolgere temi contemporanei : i caffè di notte, con tutti i differenti valori delle luci artificiali riflesse nei vetri, le ballerine e i musicisti dei teatri e dei music-hall con i loro strumenti, il fumo nelle sue infinite variazioni legate ai tempi moderni, da quello dei camini a quello delle locomotive, dei battelli a vapore, delle sigarette.

All’Esposizione del 1874 fecero seguito, tra polemiche, defezioni e aggiunte di nuovi artisti, altre sette mostre.

In occasione della quarta, nel 1879, Degas riuscì ad ottenere che si sostituisse il termine “impressionista” con “indipendente”, ma il gruppo continuò ad essere chiamato nella prima maniera , con una parola da allora entrata nel linguaggio comune.

La quinta esposizione, nel 1880, segnò l’inizio dello scioglimento del gruppo, all’interno del quale erano evidenti tendenze opposte.  Nell’ultima, del 1886, l’inclusione di Seurat segnava l’inizio di una nuova vicenda pittorica con il pointillisme.

Nonostante  per un breve periodo frequentasse gli ambienti impressionisti, avvicinandosi soprattutto a Pissarro, Paul Cézanne elaborò uno stile singolare per riprodurre la realtà circostante.

A differenza degli impressionisti, andò alla ricerca della struttura celata negli oggetti che osservava, sviluppando un metodo che può essere considerato una “solidificazione” dell’Impressionismo.

Infatti intese riprodurre la realtà secondo le forme geometriche del cubo, del cilindro e della sfera, applicando sulla tela piccoli tasselli di colore per ottenere l’immagine definitiva.

Il suo approccio alla pittura, più sistematico e coerente, fu alla base del cosiddetto pointillisme ( puntinismo ) e fondamentale per la rivoluzione cubista di Braque e di Picasso.

Il principale esponente del puntinismo fu G.Seurat che, come gli impressionisti, fu influenzato dagli studi scientifici contemporanei condotti sul colore ( Teoria dei colori complementari, 1838, di Chevreul ) e sull’ottica ed eseguì quadri con una marcata vibrazione cromatica quali Una domenica d’estate all’isola della grande-Jatte.

La sua tecnica consisteva nell’ accostamento di piccole macchie di colori puri che, osservate a distanza ricompongono le tonalità desiderate.

La scientifica oggettività del puntinismo è in netto contrasto con le opere cariche di emotività di alcuni artisti che vengono fatti rientrare nell’etichetta del postimpressionismo, tra i quali Gauguin e Van Gogh.

Il primo, iniziò come impressionista ma in seguito trasformò il suo linguaggio in termini più semplici e primitivi, dapprima affascinato dalle atmosfere bretoni ( si era trasferito a Point- Aven ) e in seguito dalle isole dei mari del Sud ( Tahiti ).

La sua semplicità era frutto di una scelta ben precisa, un ritorno consapevole alle origini : di qui il suo interesse per la pittura medievale bretone, per l’arte giapponese e quella egizia.

La sua pittura venne definita sintetismo o cloisonnisme, con tinte piatte, colori puri e squillanti ( come negli smalti medievali ), assenza di prospettiva ).

Un atteggiamento più diretto verso la pittura ebbe Van Gogh, la cui produzione è caratterizzata   dall’uso di un colore dall’impasto denso, espressione di una vita tormentata e passionale.

La soggettività dell’opera di Van Gogh trova evidenti paralleli nell’opera dei simbolisti tra cui si ricordano Moreau e Redon ed è legata alla riflessione ed alle opere di poeti come Mallarmé.

N.B. Ricordare, a scelta, almeno un’opera che chiarisca l’atteggiamento degli impressionisti verso il “motivo” e quali sono i loro soggetti più ricorrenti. Es. : Degas e le “ serie” di cui più sopra, Renoir e gli aspetti gioiosi della vita, con particolare interesse per l’uomo ; Monet e le vibrazioni atmosferiche della natura ; Pissarro ed i paesaggi dei centri abitati ; Sisley ed il paesaggio extra-urbano,..

LA SITUAZIONE ITALIANA : ROMANTICISMO, VERISTI ,SCAPIGLIATI  e DIVISIONISTI

Non è possibile comprendere l’arte urativa italiana dell’epoca romantica senza tener conto, in parallelo, degli eventi letterari, per la strettissima connessione nel nostro Ottocento fra arte urativa e letteraria, al di fuori di ogni soggezione nei confronti dell’arte di altri paesi europei.

Naturalmente le diverse tradizioni regionali e la differenza dei regimi politici esistenti in Italia determinarono anche la varietà degli sviluppi dell’arte romantica nelle diverse zone del Paese ( N.B. Ricordare tra i pittori romantici il veneziano F. Hayez, con i suoi quadri di storia, quale i Vespri  siciliani, ed i ritratti, quali quelli di A. Manzoni e di G. Verdi ).

Anche in Italia le tendenze anticlassiciste, miranti ad una restituzione diretta e non idealizzata della realtà contemporanea presero il via dalla pittura di paesaggio ( ricordare l’emiliano A. Fontanesi, amico di Corot, a lungo attivo nella città di Torino dove morì nel 1882, e la Scuola di Posillipo, paesisti napoletani del secondo ventennio dell’Ottocento ), allargandosi alla rappresentazione della vita quotidiana.



Motivi semplici e senza storia, di carattere naturalistico e aneddotico, dal paesaggio alla scena di genere, si contrapposero via via alle più impegnate composizioni accademiche, storiche e scenografiche.

Significativa è la, sia pur breve, esperienza della Scuola di Resina, avviata a Napoli nel 1864 da un sodalizio di artisti tra cui, val la pena ricordare, il toscano A. Cecioni ( Bambino col gallo, La madre ) ed il pugliese G. De Nittis che, trasferitosi in seguito a Parigi, partecipò alla prima mostra degli impressionisti.  Nell’ambiente parigino divenne ben presto un pittore alla moda per i soggetti che dipingeva ( vedute urbane e temi della vita moderna, come la bella società alle corse dei cavalli ),caratterizzati dalla combinazione di un moderato impressionismo con il più facile gusto di una pittura d’atelier di consumo.

Il programma della Scuola di Resina coincideva con quello dei macchiaioli toscani : studio dal vero, abbandono alle impressioni suscitate dalla natura, contestazione del ruolo primario del disegno  e adozione di un linguaggio basato sui rapporti tonali dei colori.

A partire dal 1855 Firenze era diventata il centro in cui  era andato maturando il nuovo stile, con  l’apporto di artisti toscani ( T. Signorini, G. Fattori, R. Sernesi ) e no ( V. D’Ancona, S. Lega ), che si riunivano a discutere al caffè Michelangelo.

L’interesse degli artisti è volto alla resa dei rapporti cromatici e tonali, secondo una radicale semplificazione delle strutture essenziali, prescindendo dal disegno e dal chiaroscuro anche sulla base dell’osservazione che in natura i contorni non esistono.

Con analoghe premesse si sviluppò a Milano, coinvolgendo musicisti, poeti e scrittori accanto agli artisti (nel decennio 1860-l870), il movimento della Scapigliatura che, in un certo senso, rievocava la bohème   parigina, ma senza condividerne le originarie implicazioni eversive.

Ricordare  i pittori T. Cremona, D. Ranzoni e lo scultore Medardo Rosso.

La fine del secolo, in Italia, vede l’affermarsi di pittori che seguivano e cercavano di applicare le teorie del colore di Chevreul su cui, da tempo, si esercitavano più o meno rigorosamente impressionisti e neo-impressionisti.

Si tratta dei divisionisti, quali G. Segantini e G. Pellizza da Volpedo, le cui opere, partite da una sintesi geometrica assimilabile alla pittura di G. Seurat, si caricano di contenuti emotivi e sentimentali.

Tra esse occupa un posto di rilievo Il quarto stato ( la cui gestazione iniziò nel 1890 per concludersi nel 1901 ), dove la tecnica divisionista fa da supporto ad una combinazione di fedeltà al dato naturale, di riflessione sulla storia del proprio tempo e di idealismo e simbolismo.

Lo stesso Pellizza affermerà, nel 1903, che l’opera rappresentava il fatto più saliente della sua epoca, “ l’avanzarsi fatale dei lavoratori”.

ART NOUVEAU

Le opere di Gauguin e dei suoi amici, risalenti agli anni di Pont-Aven, furono alla base dell’esperienza di quegli artisti che si sarebbero definiti con ironia, ma anche con convinzione , Nabis ( in ebraico “profeti” ) e che sostenevano un’idea di pittura come pura trasposizione delle sensazioni in segni e campi di colore.

 

Il progetto di rinnovamento estetico condiviso dagli artisti del gruppo, che si conurava come una sorta di confraternita ( anticipando un carattere tipico di molte avanguardie del Novecento ), si collocava nel clima della nascente Art Nouveau, con tutte le sue idee di applicazioni della ricerca artistica pura.

M. Denis, considerato il teorico del gruppo, si era impegnato in varie forme di arte applicata, dalle illustrazioni di libri ai disegni per vetrate di chiese, dalla scenografia ai costumi teatrali e alle sectiune da parati, evidenziando un forte e raffinato senso decorativo.

Il termine Art Nouveau indica nel linguaggio comune  dell’arte una breve e vivace moda decorativa apparsa tanto in Europa quanto negli Stati Uniti nell’ultimo decennio dell’Ottocento, una moda che coinvolge pittura, grafica, design e architettura.

La denominazione deriva dal negozio-galleria-laboratorio aperto a Parigi nel 1895 da un mercante tedesco, specializzato nella vendita e produzione di oggetti, arredi, mobili.

Il medesimo movimento in Italia prese il nome di stile floreale o Liberty, il nome di una ditta inglese che proponeva stoffe ed arredi sia orientali sia del movimento delle Arts and Crafts ( fondato nel 1888 da W. Morris sulla scia del preraffaellismo del 1848 ).

Lo stile, fortemente ornamentale, è caratterizzato dalla presenza nelle opere di linee sinuose e continue, che sprigionano un movimento vigoroso e carico di energia.

La moda iniziò all’improvviso all’inizio degli anni novanta, quando Bruxelles, attraverso le opere di Victor Horta e Henri Van de Velde, s’impone come la capitale europea di questo stile ( N. B. Ricordare, di Horta, Casa Solvay, un’abitazione privata in cui ogni dettaglio è accuratamente disegnato nella stessa maniera elegante e movimentata ).

La fioritura dello stile, che tocca pressoché l’Europa intera, dà luogo a varianti nazionali con caratteristiche e particolari diversi.

In Francia è direttamente dipendente dall’evoluzione che lo stile ha in Belgio e, come in tutti i territori di lingua francese, mantiene la stessa denominazione ( Ricordare, per le arti applicate, gli oggetti in vetro ed in ceramica di É. Gallé e i gioielli di R. Lalique ). 

La Germania partecipa al fenomeno con lo Jugendstil ( = stile giovane ), segnata da un forte carattere costruttivo e geometrico ( Ricordare P. Behrens e M. Olbrich ).

Del tutto particolare è  l’interpretazione del Modernismo snolo con l’autonomia di A. Gaudì e la sua architettura fantasiosa, dalle forme di un’inimitabile esuberanza plastica.

Si tratta di un’architettura intesa come scultura totale, nell’integrazione di forme artistiche e naturali [ Ricordare Casa Milà ( nota come la Pedrera ), il Parco Guell  e la Sagrada Familia ( tempio incompiuto e ancora oggi in costruzione, originale commistione di influenze neogotiche, Art Nouveau e barocche ) a Barcellona].




In Italia lo stile e a cavallo fra i due secoli, quindi relativamente tardi rispetto agli altri paesi europei.

Tra i centri principali Torino, Milano, Firenze e Bologna.

Lo stile italiano è la combinazione delle tendenze stilistiche dell’Art Nouveau e di modelli derivati dalla storia dell’arte nazionale.

Così motivi neocinquecentisti o modi presenti nelle architetture delle singole città italiane spesso vengono affiancati ai modi del Liberty più internazionale.

I maggiori rappresentanti di questo stile architettonico furono R. D’Aronco ( Padiglioni dell’Esposizione Universale di Torino del 1902 ), E. Basile ( Hotel Villa Igea a Palermo ), G. Sommaruga ( Palazzo Castiglioni a Milano ).

Risultano più interessanti, perché espressione di una fantasia più libera alcuni villini privati sorti indifferentemente nelle diverse città italiane, come Casa Fenoglio a Torino dell’arch. Fenoglio o il Villino Ruggeri a Pesaro di G. Brega.

Negli anni successivi si verifica un riflusso decadentista e nazionalista che determina il ripudio del Liberty in nome di un ritorno alla tradizione antica con la tendenza a realizzare forme più razionaliste o classiciste.

Il processo segue comunque il generale declino cui l’Art Nouveau va incontro in Europa dal primo decennio del secolo.

GLI ANNI DELLE AVANGUARDIE

I contrasti sempre più profondi tra le principali potenze europee, impegnate nella corsa per il controllo dei mercati mondiali e nella colonizzazione dei continenti extraeuropei, portarono allo scoppio della prima guerra mondiale.

Il conflitto sconvolse l’Europa, decretò la ssa degli imperi centrali (Prussia, Austria-Ungheria) e l’ingresso sullo scenario mondiale degli Stati Uniti.

Sul piano culturale e scientifico si affermarono nei primi decenni del secolo nuovi orientamenti, che rivoluzionarono profondamente le tradizionali concezioni dell’uomo e della realtà.

Tra le innovazioni del sapere più rilevanti emerse la psicanalisi, una disciplina fondata da S. Freud che, per la prima volta, indagò con metodo scientifico le forze dell’inconscio che condizionano l’agire dell’uomo.

Ugualmente dirompenti furono le conseguenze scientifiche delle Teoria della relatività elaborate da A. Einstein.

Nel campo dell’arte, nei primi anni del ‘900 molti artisti e intellettuali manifestarono nelle loro opere il proprio disagio e la sfiducia in un progresso che, nonostante le scoperte scientifiche, si rivelava inadeguato per la conquista della felicità del genere umano.

Artisti come Van Gogh, Gauguin e, soprattutto,il norvegese E. Munch, avevano percepito la crisi dei valori della società preindustriale e con le loro opere intensamente espressive avevano anticipato l’Espressio-

nismo.

Le singole personalità artistiche nel corso del ‘900 si sono frequentemente riunite in gruppi che hanno individuato finalità e programmi comuni ; in altri casi si sono organizzate in movimenti, ossia in tendenze ben definite sul piano teorico, alle cui ricerche artistiche hanno contribuito un numero generalmente più elevato di partecipanti rispetto alle attività di un gruppo.

I vari movimenti artistici che si svilupparono nel primo trentennio del ‘900 presero il nome di “avanguardie storiche”.

Il termine esprime la volontà di questi gruppi di artisti di compiere una vera e propria rivoluzione nel campo dell’arte.

Ogni movimento era generalmente costituito da uno o due artisti-guida intorno a cui ruotavano artisti “affiliati” ( che ne seguivano le ricerche fornendone un’interpretazione personale), un critico, un teorico e un mercante, che aveva il compito di commercializzare le opere prodotte dagli artisti.

Generalmente le teorie del movimento venivano divulgate attraverso specifiche riviste e manifesti programmatici in cui erano elencati gli obiettivi e le finalità del gruppo.

Le avanguardie artistiche non agirono isolatamente dal contesto storico in cui si svilupparono, ma, al contrario, furono spesso impegnate nel dibattito politico-sociale e nella costruzione di nuovi modelli di società.

I numerosi movimenti d’avanguardia del primo ‘900 ( di cui solo alcuni sono di seguito citati ) possono essere ricondotti a due filoni fondamentali, uno fondato sull’analisi razionale della realtà ( in cui rientrano ad esempio il Cubismo e l’Astrattismo geometrico ), l’altro imperniato sulle ricerche inerenti l’espressione dell’interiorità dell’artista e a cui fanno capo i movimenti riconducibili all’ambito dell’Espressionismo, l’Astrattismo lirico di Kandinskij ecc.

L’Espressionismo è una tendenza artistica nel cui ambito rientrano numerosi movimenti tra cui quello dei Fauves (“le belve”), guidato da Matisse e quello tedesco Die Brucke ( “il ponte”) che riuniva personalità quali Kirchner e Nolde, entrambi fondati nel 1905.

Il movimento francese proponeva contenuti meno drammatici ed aveva come elemento espressivo il colore steso in campiture piatte, spesso contornate da linee scure.

Il gruppo tedesco interpretava la realtà in modo soggettivo, drammatico, diretto e brutale  ed esprimeva, attraverso la deformazione delle ure, un forte senso di angoscia e una protesta violenta nei confronti della società del tempo.

Il Cubismo, nato a Parigi intorno al 1907 per opera di artisti guidati da Georges Braque e Pablo Picasso, prese spunto dalle ricerche di Cézanne portandone alle estreme conseguenze la rappresentazione dello spazio.

È con il Cubismo che si interrompe la rappresentazione dello spazio mediante la prospettiva, in uso ininterrottamente dal Rinascimento.

Lo spazio vuoto tra gli oggetti diventa a sua volta soggetto del dipinto.

Secondo i cubisti ognuno di noi possiede più visioni mentali di un oggetto e compito dell’artista è di rappresentare l’oggetto contemporaneamente da più punti di vista, creando quella che venne chiamata la visione simultanea dell’oggetto.

Venne introdotta quella che venne definita la “quarta dimensione, cioè il tempo.

Il tempo necessario all’artista per studiare, scomporre e ricomporre l’oggetto ed il tempo inteso come idea dell’infinito, dell’immateriale e dello spirituale.

Il Cubismo si sviluppò in tre diverse fasi : il Cubismo originario ( volumi semplificati ) ; il Cubismo analitico(scomposizione e ricomposizione simultanea dei soggetti dipinti ) ; Il Cubismo sintetico ( con una maggiore bidimensionalità delle superfici e con una semplificazione delle composizioni ).

Il Futurismo fu l’unica avanguardia storica italiana di rilievo internazionale.

Nacque nel 1909 ( con la pubblicazione su Le aro parigino del Manifesto futurista ) e fondò la sua poetica sulla ribellione nei confronti della cultura accademica puntando su temi tipici della modernità, quali il progresso tecnologico, la macchina, la velocità.

Oltre al fondatore F.T. Marinetti  possiamo citare U. Boccioni ( che svolse pure attività di teorico ), G. Balla, C. Carrà e A. Sant’Elia.



I futuristi sostennero l’intervento italiano nella prima guerra mondiale, durante la quale diversi esponenti persero la vita.

In seguito vi fu un secondo Futurismo ( che si sviluppò nel primo dopoguerra ), che appoggiò pienamente l’ideologia fascista e venne, per questo, aspramente condannato.

I futuristi studiarono originali sistemi per rappresentare il movimento nell’immagine fissa dell’opera d’arte.

Il gruppo si occupò anche di letteratura, poesia, teatro, cinema e moda ed organizzò celebri “serate futuriste”, con spettacoli paradossali e provocatori  terminati spesso in accesi scontri polemici con il pubblico.

L’Astrattismo può essere distinto in due correnti fondamentali : l’Astrattismo lirico e l’Astrattismo geometrico, entrambi fondati sull’abbandono della rappresentazione mimetica della realtà.

La prima corrente mediante forme astratte, la seconda mediante forme geometriche pure.

I due movimenti più rappresentativi di queste correnti furono rispettivamente quello tedesco del Cavaliere azzurro ( Der blaue Reiter ), fondato da V. Kandinskij nel 1911 a Monaco di Baviera - e del quale fece parte anche Paul Klee -, e quello olandese del Neoplasticismo, che si formò intorno alla rivista “ De Stijl “ ( Lo stile ), fondata nel 1917 da  Piet Mondrian, che ne fu anche il massimo esponente.

Il primo gruppo scelse il nome in riferimento alla profonda spiritualità associata al colore azzurro ed alla ura romantica del cavaliere riprodotta sulla copertina dell’almanacco che raccoglieva gli scritti di questi artisti.

Obiettivo fondamentale era l’espressione spontanea del mondo interiore di ognuno sulla tela.

L’arte per comunicare contenuti spirituali doveva essere libera dal vincolo della rappresentazione realistica della realtà.

Il secondo gruppo, al contrario di quello lirico, tese ad eliminare gli aspetti espressivi legati all’individualità dell’artista e a rappresentare il dominio della mente sui sensi attraverso forme geometriche pure ed essenziali in una sintesi massima della realtà.

Il Dadaismo nacque a Zurigo nel 1915 ( ufficialmente nel 1916,  con la fondazione del “ Cabaret Voltaire “, attivo fino al 1919 ) per opera di un gruppo di artisti, poeti, intellettuali (tra questi il rumeno Tristan Tzara, intellettuale e teorico del movimento, lo scultore Hans Arp ed altri ), che si trovarono d’accordo nel rifiuto completo della guerra e della tradizionale cultura borghese e nella sua totale dissacrazione.

Vari gruppi di artisti sparsi in tutto il mondo aderirono al Dadaismo.

I gruppi dadaisti, in contatto diretto tra loro, furono infatti attivi oltre che a Zurigo, soprattutto a New York, con lo statunitense Man Ray e i francesi Marcel Duchamp e Francis Picabia, a Colonia, a Berlino, ad Hannover e a Parigi.

I dadaisti proposero il superamento del concetto tradizionale di “opera d’arte” : rifiutavano, con ironia o con aggressività, la tradizione passata, proponendo una non-arte o, meglio, un’anti-arte, che aveva per contenuto oggetti casuali tratti dalla realtà.

Tra il 1920 e il 1923 i gruppi dada si sciolsero e numerosi artisti entrarono nel gruppo surrealista di A. Breton, divenendo anche, negli anni seguenti, punto di riferimento per le nuove avanguardie del secondo dopoguerra ( Pop Art, Arte povera, arte concettuale.).

Il Surrealismo, l’ultima delle avanguardie storiche, nacque a Parigi nel 1924 con la pubblicazione del Primo manifesto surrealista, redatto dallo scrittore A. Breton.

In esso fu proclamato l’interesse del gruppo per le nuove coperte nell’ambito della psicanalisi e, quindi, per la totale libertà creativa dell’artista che può far emergere nelle sue opere l’inconscio e il proprio mondo onirico.

Tra i principali esponenti : M. Ernst, H. Arp, J. Mirò, P. Picasso, M. Ray, A. Masson, A. Giacometti, A. Calder, H. Moore, R. Magritte, S. Dalì. 

                                                                                         

In Italia ed in Europa dopo la prima guerra mondiale si verificò una grave situazione di crisi politica ed economica.

Il clima di incertezza e le tensioni sociali sempre più acute, aggravate dalla crisi economica del ’29, favorirono l’ascesa nel vecchio continente di regimi politici totalitari come il fascismo in Italia e il nazismo in Germania.

Regimi dittatoriali presero il potere anche in altre nazioni europee  e portarono talvolta a scontri sanguinosi, come accadde in Sna dove si verificò una guerra civile che coinvolse volontari e truppe di vari paesi europei.

Nel 1939  l’invasione della Polonia da parte della Germania decretò lo scoppio della seconda guerra mondiale.

 

Numerosi artisti impegnati politicamente elaborarono interessanti ricerche sul ruolo dell’arte come documento di denuncia e strumento di riflessione sulla storia.

Alcuni pittori, in particolare, cercarono di fornire attraverso le loro opere una testimonianza dei terribili drammi umani e sociali di quel periodo in maniera  talvolta violenta, come nei quadri di Otto Dix ( Trincea nelle Fiandre,1934-36 ), o caricaturale  dei difetti, delle brutture e delle colpe di quelle classi, militare e industriale, che avevano portato la nazione alla catastrofe, come nelle opere di Georg Grosz ( Il generale, 1919 ).

Opera indiscutibilmente significativa rimane Guernica di P. Picasso, eseguita dall’artista in un solo mese tanto rimase sconvolto dalle fotografie, apparse sui giornali, della città snola distrutta dai bombardamenti nel 1937.

 Tra  Metafisica e ritorno al realismo

La tendenza generale dell’arte europea nell’immediato dopoguerra era verso un riassetto formale che, controbilanciando la dissacrazione avanguardista, riproponesse valori di equilibrio e di armonia, di leggibilità del discorso espressivo.

In tutta l’Europa il periodo compreso tra le due guerre mondiali fu segnato dal cosiddetto “ritorno all’ordine”, ossia dal bisogno degli artisti di tornare, dopo la rivoluzione compiuta dalle avanguardie, ai valori plastici e formali della tradizione urativa del passato, in particolare del Rinascimento.

La Metafisica.  La tendenza artistica della Metafisica ( che può essere considerata come una delle ultime correnti di avanguardia ) ebbe origine a Ferrara nel 1917 per opera di G. De Chirico e C. Carrà ( precedentemente membro attivo del movimento futurista ), cui si aggiunse, a partire dal 1918, il pittore Giorgio Morandi.

Gli artisti  sostenevano l’autonomia assoluta dell’arte che non può e non deve inserirsi nel rapido e mutevole corso della storia, né può essere legata alle vicende contradditorie della società contemporanea.

Quindi l’arte non può spiegare o interpretare la storia : essa è “metafisica”, sta cioè “oltre” la realtà storica, è al di fuori del tempo.

In questa dimensione sospesa, però, essa è dominata da un angoscioso senso di vuoto e di solitudine.    

 






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