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L’Arte Romana - Le tecniche costruttive: L’ARCO, Dagli accampamenti alle città, La Scultura in Età Repubblicana e Imperiale, La Pittura

L’Arte Romana - Le tecniche costruttive: L’ARCO, Dagli accampamenti alle città, La Scultura in Età Repubblicana e Imperiale, La Pittura
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L’Arte Romana

1°anno liceo scientifico…

Libro di riferimento con illustrazioni:L’arte italiana di Piero Adorno vol.1

L’arte romana ebbe tardo sviluppo, poiché, come sappiamo i romani erano intenti nel conquistare, quindi si svilupparono e impegnarono i loro lavori nelle opere di costruzione più utili per la vita comune e meno belle e artistiche. Dal punto di vista estetico quindi vennero definiti piuttosto rizzi. Per tutto il periodo repubblicano, l’unica forma d’arte romana venne devoluta a costruzioni funzionali, come le strade, gli acquedotti, le fognature… i romani si potevano definire, più che artisti, provetti geometri e architetti.

La situazione, però, iniziò una metamorfosi durante il periodo imperiale. Ciò fu dovuto a due motivazioni principali:



  1. In anzitutto, fu dovuto alla colonizzazione della Grecia, da parte dei romani. Infatti l’impatto con la cultura Greca, più evoluta dal punto di vista artistico, fu molto forte, a tal punto che i filosofi e i politici romani attuarono una vera e propria campagna contro l’arte greca, testimoniata anche da alcuni scritti, giunti fino a noi.
  2. In secondo luogo i Romani si accorsero del grande potere persuasivo, che l’arte e il bel aspetto, avevano sulla popolazione e sulle colonie: in tutte le colonie dell’ impero romano possiamo trovare selle statue e sculture dell’imperatore, che lo rendevano presente anche nei posti più lontani.

In età imperiale quindi l’arte viene utilizzata come propaganda politica, per rappresentare la grandezza e la potenza dell’imperatore. Un altro utilizzo dell’arte da parte dei romani, ma in modo schematico e ripetuto in tutte le città, fu quello della  disposizione degli edifici e sculture in modo analogo in tutte le loro colonie. Sotto il periodo dell’imperatore Adriano, nell’impero romano, si diffonde “la moda” dell’arte greca, poiché l’imperatore era un fanatico dell’arte ellenistica.

Le tecniche costruttive: L’ARCO

La maggior originalità, i romani, la dimostrano nell’architettura, la più funzionale delle arti, la più pratica, la più adatta per la realizzazione di opere utili.

Uno degli elementi più tipici dell’arte romana è l’arco. Esso poggia sempre se delle colonne o dei pilastri e tra questi e l’arco si trova il piedritto, e su di quest’ultimo che viene scaricata tutta la forza e il peso dell’arco. Per la costruzione dell’arco si utilizza un impalcatura chiamata centina. Le pietre che costituiscono un arco sono chiamate conci, di forma a cono tronco, si incastrano nelle centine, partendo dai primi appoggiati sui piedritti. Quando viene messo l’ultimo concio che si incastra con tutti gli altri, si possono togliere le centine poiché l’arco sta in piedi da solo. Per la forza di gravità, tutte le pietre vengono attratte verso il basso, ma l’ultimo concio, che ha una forza di gravità maggiore, imprime a sua volta una forza sugli altri conci che ricevono un spinta laterale che si propaga a catena fino a scaricarsi sui piedritti e quindi sui pilastri.

Le costruzioni murali:

I romani svilupparono molto la tecnica edilizia, con molti stili differenti per la costruzione di muri.

OPUS CEMENTICIUM

L’antenato del cemento fu proprio l’opus cementicimu, inventato dai romani. L’opus cementicium era un impasto di malta, calce e sabbia elastica, la POZZOLANA. Questo materiale è rimasto insuperato fino al XVIII secolo. Essendo un materiale molto resistenze i romani lo utilizzarono per legare tre loro le pietre, ma venne utilizzato anche colandolo nelle centine, in modo da creare muri fatti solo di opus cementicium. Questo materiale oltre a essere resistente era anche impermeabile quindi venne utilizzato molto anche per la costruzione di fognature, acquedotti, dighe, che ci rendono bene l’idea della sua resistenza poiché sono pervenute fino a noi.

Ø      . 327: La CLOACA MAXIMA: una fognatura di Roma, ancora funzionante, che risale al tempo romano.

OPUS QUADRATUM

Questo tipo di muro, molto utilizzato dai romani per la costruzione di mura di difesa, veniva costruito con pietre squadrate, poste l’una sull’altre a fasce parallele ma sfalsate. Queste pietre venivano tenute insieme da grappe di metallo. Vedi sectiunea 322

OPUS INCERTUM

Questi muri vengono realizzati con pietre di forma irregolare, tenute insieme dall’opus cementicium.

OPUS RETICOLATUM

I muri costruiti in opus reticolatum si presentano con una forma molto regolare e danno una visione unitaria di un reticolato. Le pietre che costituiscono questi muri sono di forma quadrate nel lato anteriore ed esterno e terminano a forma di cuneo all’interno, dove vengono inserite in opus cementicium.

OPUS LATIRITIUM

Questo stile di costruzione murale utilizza dei mattoni di argilla, più piccoli e più leggeri delle pietre. Essendo più leggeri, questi mattoni vengono utilizzati per la costruzione di archi e di volte.

OPUS MIXTUM

Questo stile utilizza contemporaneamente gli opus reticolatum e lateritium.

Dagli accampamenti alle città:

Nella cultura romana si prestava una particolare attenzione nell’ordinamento razionale della città. Le strade, per lo più rettilinee, si dispongono a scacchiera, parallelamente ai due assi viari principali: il cardo maximus da nord a sud e il decumanus maximus  da ovest a est, l’uno e l’altro in corrispondenza con quattro porte di accesso alla città. Nel punto di incrocio del cardo e del decumano era situato solitamente il foro, la piazza principale della città, centro politico, religioso e amministrativo, ove sorgevano i più importanti edifici pubblici. Questa struttura era tipica di quasi tutte le città romane, eccetto Roma, che era nata dall’unione di vari insediamenti sui colli e nelle valli circostanti. Si trovava nelle città costruite dai romani poiché corrispondeva alla struttura che i romani davano ai loro accampamenti, molti dei quali davano vita successivamente a una città.

La Scultura in Età Repubblicana e Imperiale:

Le statue rappresentanti un imperatore o un alto funzionario dell’impero, si presentavano sempre allo stesso modo ed erano poste in ogni parte dell’impero per celebrare la presenza dell’imperatore.

Nell’arte romana non vengono specificati gli scultori poiché non veniva attribuita importanza all’atre. In ogni opera piuttosto viene fissato il nome dell’imperatore sotto il quale l’opera viene costruita: L’anfiteatro Flavio del periodo di Flavio, l’arco di Tito, la Villa Adriana.

Ó    .351: Augusto di Prima Porta o Augusto Coricato (con la corazza), rappresenta l’imperatore Augusto con la posizione dell’acclamazio, nell’atto di arrigare le truppe. La posizione della statua è quella del Doriforo di Policleto, ma il braccio destro si protende verso l’alto, quasi ad accompagnare la parola con il gesto. L’arte romana inizia a prendere spunto dall’arte greca anche per la rappresentazione del volto: questa rappresentazione è un ritratto, quindi fa riferimento al ritratto di Alessandro Magna, rappresenta una ura storica, ma idealizzato e inespressiva. Anche nella capigliatura questa rappresentazione richiama l’arte greca; infatti anche questa è idealizzata. Anche la corazza è molto decorata, quasi istoriata, difatti viene rappresentata: in alto la personificazione del Cielo e, subito sotto, in un armonico rapporto formale, la quadriga del Sole, i cui cavalli si impostano spazialmente, preceduta dalle ure di Aurora e di Rugiada; al centro l’episodio della restituzione nelle mani di Tiberio delle insegne tolte a Crasso sconfitto e ucciso dai Parti, consegnate dal loro re; ai lati due ,meste ure femminili sedute, rappresentano, allegoricamente, due province, la Germania e la Pannonia, vinte da Tiberio; in basso, contrapposta al Cielo, la Terra con il corno dell’abbondanza e due bambini poppanti, simbolo della fecondità del Lazio, e poco sopra, a sinistra e a destra, Apollo su un grifone e Diana su una cerva. E dunque una celebrazione di Augusto, divinizzato come Apollo, e del suo liastro e futuro successore Tiberio. Il piccolo Eros cavalca un delfino, posto in basso accanto alla gamba destra di Augusto per aumentare le resistenza; simboleggia le discendenza della famiglia, la gems Iulia, da Venere e quindi ne conferma l’origine divina.



Ó    .352: L’Ara Pacis è il monumento celebrativo delle vittorie di Augusto e della Pace stabilita dal suo impero. L’altere si trova all’interno di un recinto marmoreo pressoché quadrato, con due aperture sui lati minori, poggiato su un podio al quale si accedeva mediante una scalinata. All’interno dell’altare venivano sacrificati degli animali in onore degli dei pagani, ed è per questo che gli viene attribuito anche un significato divinizzato. Le decorazioni dell’Ara Pacis si dividono in due parti: alta e bassa.                                                                                                                    Decorazione bassa: vengono rappresentati dei vegetali in modo stilizzato e idealizzato, fino a farli diventare motivi geometrici (caratteristica greca, che diventerà anche caratteristica tipica dell’arte romana). Il motivo sembra quasi ripetersi in modo simmetrico e del tutto innaturale.                                                                 Decorazione alta: rappresenta la nascita di Roma e tutta la sua storia, con i personaggi storici e leggendari inseriti nei vari contesti.                                                                                        Fanno parte dell’Ara Pacis anche molti bassorilievi.

Ó    .354: La Saturnia Tellus rappresenta la madre Terra che sostiene due bambini. Anche questa ura viene divinizzata e idealizzata soprattutto per quanto riguarda il volto. Questo è posto di profilo mentre il corpo risulta di ¾. In epoche successive si ritroverà la stessa rappresentazione che però avrà significato differente: oggi la donna che allatta i bambini simboleggia la carità, mentre allora simboleggiava la prosperità. Questa diversità di significato è dovuto al fatto che Cristo è nato sotto l’impero romano e quindi successivamente i cristiani avevano bisogno di rappresentare Gesù e la Madonna  mantenendo i personaggi che, i romani utilizzavano nelle rappresentazioni (venere=madonna, apollo=gesù).                                                                                                                       Sui lati della scultura vengono rappresentati l’aria e l’acqua. A sinistra l’aria, questo si denota dal fatto che la ura femminile sia seduta su un uccello e anche dalle piante e gli animali che la circondano; a destra l’acqua, posta su di un mostro marino che però probabilmente doveva rappresentare un delfino, ha al disotto il mare.  In secondo piano dietro le ure sono presenti elementi vegetali, questi anche se sono insignificanti, servono a dare spazialità all’immagine e ne definiscono ciò che è posto aventi e ciò che è dietro.

Ó    .356: La processione dedicatoria rappresenta una processione dedicata ad Augusto per una delle sue vittorie e di fatti vengono rappresentanti: Augusto in centro e più alto con intorno la famiglia. Oltre a questi si aggiungono vari personaggi storici vissuti al suo tempo:Agrippa e altri patrizi con il nipote di Augusto.                                                                                                                               I volti di questi personaggi sono idealizzati come tutti i ritratti dell’epoca, sono divinizzati anche se si riferiscono a personaggi storici, poiché si vuole dimostrare la potenza dei rappresentati. Questa rappresentazione pone tutti i personaggi sullo stesso livello, occupando tutta la lastra.

 

La Pittura Romana:

dall’antichità non ci è giunto nessun segno di pittura, e anche dei romani è andato quasi tutto perduto. Però per fortuna si è conservato un intero ciclo di pittura murale. Difatti nel 79 d.C. vi fu un ‘eruzione vulcanica del Vesuvio che ricoprì due intere città: Ercolano e Pompei, che però non furono scoperte fino al 1700, quando un’impresa archeologica ha riportato alla luce le due città, dove si era conservato tutto.

Gli studiosi di pittura murale romana hanno diviso questa in quattro stili differenti:

il primo stile:

Il primo stile, detto anche ad incrostazione che si sviluppa tra il II e la metà del I secolo a.C., imita, oltre che con i colori e con lo stucco, un rivestimento parietale di lastre marmoree rettangolari isodome a filari alterni. È una decorazione semplice e molto più economica dei quella marmorea poiché segue la struttura e la forma della parete. (sectiunea360)

il secondo stile:

il secondo stile, detto anche dell’architettura in prospettiva che sviluppata tra la metà del I secolo a.C. e l’inizio del I secolo d.C. La parete si orna di elementi architettonici, mediante la cui impostazione prospettica si fingono archi… Lo spazio della stanza ne risulta impiccolito, se gli elementi dipinti si fingono aggettanti, o ingrandito se le prospettive lo fanno allusivamente dilatare. L’idea fondamentale risale alle scenografia ellenistica e romana. Né si nasconde la derivazione dal teatro.

Ó    .362: schema del fregio della Villa dei Misteri di Pompei. In questo fregio vengono rappresentati i misteri sionistici, in particolar modo i riti di iniziazione per entrare a far parte del culto di Dionisio. Un interpretazione abbastanza probabile del fregio può essere la seguente: 1. un fanciullo legge un papiro contenente il rituale di iniziazione ai misteri dionisiaci sotto la guida di una matrona seduta, mentre una donna ammantata, in piedi, forse la nuova adepta, ascolta attentamente; una giovane si muove dal primo gruppo portando un vassoio con offerte; 2. un altro gruppo di donne si accinge ad una cerimonia sacrificale; 3. un sileno canta e suona guardando verso la parete in fondo; 4. mentre si svolge una scena pastorale; 6. una donna è atterrita vedendo la flagellazione che ha luogo nella parete di fronte (8.); 5. sileno e satri bivaccano; 6. nozze di Dionisio e Arianna; 7. lo scoprimento della sacra cesta, mentre un ura alata alza il flagello dando inizio alla scena seguente; 8. una donna, seminuda e appoggiata sulle ginocchia di una compagna, subisce la flagellazione e, forse, il taglio dei capelli, due prove per essere ammessa al rito, mentre accanto, un’altra ura femminile, un Baccanta, danza; 9. Acconciatura di un donna; 10. la domina, padrona della villa, sacerdotessa del dio; 10. la domina, padrona della villa, sacerdotessa del dio.

Ó    .363: Fregio della villa dei Misteri, la flagellazione e la danzatrice. In questa rappresentazione, sullo sfondo si presentano alcune finte architetture, si notano delle false colonne che sostengono il fregio e al terminare il pavimento. I personaggi gettano delle ombre le quali riportate sul pavimento ampliano lo spazio. Anche il riflesso del vestito bianco e i piedi della ura danzante presentano un bel chiaro scuro e ci fanno percepire la profondità.




Ó    .364: Fregio della villa dei Misteri, la donna atterrita. In questo ritratto è espresso in modo molto caricato la sofferenza… quindi è molto realistico ed espressivo.

il terzo stile:

Il terzo stile, detto anche della parete reale, presente nella prima metà del I secolo d.C. perché rinunciando alle complesse prospettive e limitandosi a pochi elementi architettonici per la divisione delle superfichi, si dipingono quadretti o semplici ure su un fondo a colore unico compatto. Talvolta più che di parete reale dovremmo parlare di assenza di parete, come se questa diventasse uno spazio infinito. Comunque per la sua semplicità questo stile di pittura era svalutato, di poco conto,oggi invece viene apprezzato moltissimo, perché è più fresco e leggero, più vivace e meno celebrativo.

Ó    .366:Veduta di Porto. In questa rappresentazione i contorni delle ure non sono bene delineati quasi a perdersi nello spazio, stilizzate con sole pennellate.

Ó    .367: viridarium, giardino dipinto…

Ó    .364: Fanciulla che coglie i fiori. Mentre nella villa dei misteri sembra che le ure siano plastificate , in questa rappresentazione sembra bidimensionale. I piedi della ura sono fatti da sole pennellate ma rimangono più naturali, vivaci, e delicati, come anche le dita della mano che raccoglie i fiori, sembra che si perda tra l’erba.  

il quarto stile:

Il quarto stile, detto anche dell’illusionismo prospettico, deriva dal secondo stile, ma è più ricco, festoso, baroccheggiante. Corrisponde a un gusto nuovo della  committenza pompeiana, una committenza borghese neoricca che fa sfoggio dei propri mezza finanziari con l’esuberanza della decorazione, spesso priva di misura e di equilibrio.

Ó    .368: Decorazione pittorica. In questa rappresentazione si vede in primo piano un baldacchino, in secondo piano, con altre architetture sopra, altre architetture che sfumano. Questo è detto prospettiva aerea.

Tra il terzo e il quarto stile:

tra il terzo e il quarto stile si sviluppa una pittura molto veloce che è adatta a coprire grosse superfici. Questo mette insieme elementi vegetali, animali e stili geometrici. Queste decorazioni non si vedono fino al 1500, nel quale viene scoperto la Domes Aurea, completamente decorata con questo stile. Questa villa era stata interamente interrata. Gli artisti che la scoprirono per studiarla scesero sotto terra utilizzando della candele e sembrava di entrare in delle grotte, di qui venne definita pittura grottesca.

Il Colosseo:

Il Colosseo o anfiteatro Flavio è uno dei molti anfiteatri che i romani costruirono, ma poiché era il Colosseo ad accogliere l’imperatore e famiglia, esso era ed è molto importante. Il Colosseo venne costruito nel 72 d.C., sotto l’imperatore Vespasiano Falcio, dal quale prende anche il nome.

L’anfiteatro non ha una forma perfettamente circolare e rotonda ma ha forma ellittica.

Dall’esterno si presenta con tre ordini di arcate sovrapposte l’una sull’altra.

Partendo dal piano terra si notano delle colonne tuscaniche; al primo piano si presentano delle colonne ioniche e all’ultimo piano delle colonne corinzie.

Al quarto livello non ci sono colonne ne archi, ma solo piccole finestrelle sopra le quali si hanno delle mensole dove sono poggiati dei grandi pali che devono sostenere un telone che avrebbe dovuto riparare dal sole e dalla pioggia.

Tutti i cittadini romani, ma anche gli schiavi potevano partecipare agli spettacoli.

Gli schiavi stavano nell’ultimo livello, spesso in piedi poiché i posti non erano molti, scendendo le gradinate gli spettatori erano più vicini all’arena in base alla loro condizione sociale.

All’interno del Colosseo e sotto il livello della terra si trova una fitta rete di gallerie e cunicoli che dovevano portare i gli animali e i gladiatori. In oltre si trova un ingegneristica rete di canali idraulici che serviva a far defluire l’acqua dopo le battaglie navali che venivano fatte all’interno.

 

L’arco di Tito:

L’Arco di Tito, anch’esso dell’età Flavia non è il primo arco di trionfo me rappresenta uno dei più importanti e si studia questo a titolo esemplificativo.

L’Arco di trionfo aveva la funzione celebrativa di accogliere i soldati  romani dopo le conquiste.

Le truppe, tornate dalla guerra, però non attraversavano l’arco così come lo vediamo, infatti ne veniva costruito uno provvisorio in legno che poi veniva smontato e sostituito da quello monumentale.

All’interno dell’arco venivano rappresentate dei momenti significativi di quella guerra: ad esempio, nell’Arco di Tito vengono rappresentate sulle pareti laterali il trionfo dell’imperatore sulla Palestina. Sulla parete di destra viene rappresentato Tito, accompagnato da una vittoria che lo sta incoronando, nell’altra parete è rappresentato il corte dei soldati che portano il bottino depredato dal tempio di Gerusalemme. I soldati formano una composizione molto naturale: non sono tutti eretti, alcuni sono piegati dal peso, quindi si vede lo sfondo. Il senso della profondità è molto evidente perché le ure in primo pano sono più sporgenti e lo sfondo dietro a queste ure è rientrato, cioè nel complesso i personaggi si muovono su uno spazio convesso mentre lo spazio e concavo.

Questa rappresentazione si può confrontare con il fregio dell’Ara Pacis, dove le ure sono tutte in posizione eretta, e non lasciano spazio allo sfondo praticamente inesistente. In oltre le ure dell’Ara Pacis sono molto idealizzate e divinizzate, prive si espressione e personalità, mentre nella rafurazione dell’Arco di Tito le ure sono molto naturali e espressive.

La Colonna Traiana:

La Colonna Traiana è un monumento contemporaneamente funebre e celebrativo nei confronti dell’imperatore Traiano (ne conserva le spoglie). Anche la Colonna Traiana è un monumento molto presente nell’arte romena, che viene preso come riferimento per lo studio generale di una colonna romana.

Sulla cima della colonna all’inizio si trovava la statua dell’imperatore Traiano, sostituita con la statua di San Pietro, ciò avvenne con molte statue romane, sostituite dai cristiani per la celebrazione di Dio.

Su tutto l’esterno della colonna si trova una fascia a spirale che sale sino alla cima. Su questa fascia si trova in rilievo tutte le conquiste di Traiano, soprattutto le vittorie contro i Daci. Man mano che la colonna sale, la fascia aumenta la sua altezza per correggere l’effetto ottico del progressivo rimpicciolimento in lontananza.



Anche all’interno si trova una spirale nella struttura della scala. Questo tipo di colonna si dice COCLIDE.

Ó    . 379: Particolare in basso della Colonna Traiana. La storia narrata dalla Colonna Traiana inizia con l’attraversamento del Danubio da parte dei romani. Il Danubio è rappresentato come un gigante quasi se fosse una divinità pagana e si vede le truppe marciare in ordine. Nella fascia superiore, invece, si vedono rappresentati i soldati impiegati nella costruzione di un forte. Questa seconda rappresentazione è molto più realistica della precedente perché tutti i soldati sono in movimento e impeganti in azioni concrete, a differenza della precedente dove sono in un ordine prestabilito.

Ó    .381: La morte di Decèbalo, della Colonna Traiana. Questo particolare rappresenta la morte del re dei Daci , Decebalo. Si vede che Decebalo è completamente circondato dai romani e che sta per essere colpito e lui in modo molto fiero si uccide da solo. La cosa più rilevante che questo rafura è che pur essendo un nemico, Decebalo viene rafurato in modo celebrativo, con molte virtù. Questo rilievo è molto meno sporgente di quelli delle scene precedenti, è meno plastico, meno volumetrico, più disegnato e descrittivo, perché, la Colonna Traiana era stata concepita per essere osservata da due edificio che l’affiancavano all’epoca romana: la biblioteca greca e quella latina.

L’età di Adriano:

Adriano fu un imperatore molto importante per l’arte romana, infatti, esso si dedicò, non alle conquiste e all’espansione dell’impero, ma piuttosto viaggiò nelle terre già conquistate.

Tra le sue mete preferite c’era la Grecia e l’arte greca è una delle sue grandi passioni che sotto il suo impero diventa parte integrante della cultura dei romani, che lentamente seguono i gusti dell’imperatore. Adriano manda tutti i più ricchi a studiare in Grecia e quindi esplodono due fenomeni:

  1. il collezionismo dell’arte greca
  2. la copia di statue greche

Questo periodo equivale all’Ellenismo, anche nell’arte romana, perché si riprende il periodo in cui l’arte è più matura di quella greca.

La villa Adriana:

La villa Adriana nacque all’inizio come villa privata, ma fu allestita talmente bene che venne usata anche a scopi diplomatici. La villa Adriana è così grande perché Adriano per più di trent anni ha continuato a costruire attorno alla propria villa aggiungendo i ricordi dei viaggi che faceva.

Ó    .388: Veduta del Canopo. Questa parte della villa Adriana è una piscina ispirata al Nilo e alla cittadina Egizia vicina ad Alessandria. Infatti qui si trovano sculture di coccodrilli, però contemporaneamente, si trovano templi, biblioteche, statue classiche.. questo stile che è un mix di stili diversi, e per questo viene detto ECLETTISMO o STILE REVAIVAL.

Ó    .389: Antinoo. Questa statua rappresenta un giovane ben visto dall’imperatore, che una volta morto l’imperatore fa scolpire in più copie. Adriano cominciò a far e diverse sculture e basso rilievi di questo giovane spesso idealizzati e divinizzati come se si trattasse di una divinità, in questa rappresentazione si riprende la ponderazione di Policleto e tutte le caratteristiche dell’età ellenistica. Anche i capelli del giovane sono idealizzati diventando un motivo decorativo e l’immagine di questo giovane diventò moda.

IL Panthon:

Il termine Pantheon significa di tutti gli dei. Fu costruito come tempio dedicato a tutte le divinità astrali.

Dall’esterno si vede lo Stile Revaival: si vede il colonnato con il frontone che è appiccicato in malo modo a un grosso cilindro, infatti l’insieme e poco armonioso.

All’interno si ha una fortissima sensazione di armonia e di unità grazie alla cupola perfettamente semisferica che presenta una decorazione a cassettoni.

L’effetto di armonia è dato dai cassettoni raccolti in spicchi sempre più sottili verso il vertice della cupola dove troviamo un oculo (grande foro circolare) da cui passa tutta la luce che è presente all’interno. La cupola dell’Pantheon è la più grande cupola che sia mai stata realizzata.

Le pareti della cupola mano mano che salgono diventano sempre più sottili e quindi nella parte più alta dove c’è più forza di gravità abbiamo un peso minimo. In origine la facciata era decorata con sculture di marmo e bronzo che però sono  state danneggiate nel passare dei secoli. La statue di bronzo sono state fuse per realizzare il baldacchino di San Pietrio.

Colonna Aureliana:

La Colonna Aureliana fu costruita inizialmente per onorare l’imperatore Aurelio ma in seguito la statua di Aurelio che era posta in cima alla colonna fu sostituita dalla statua della madonna. Come tutte le colonne romane anche questa assomiglia molto a quella Traiana con le differenze che:

  1. l’altezza delle fasce che la compone è sempre la stessa ed è comunque più alta di quella Traiana;
  2. i personaggi che rafurano la storia incisa sono più tipizzati, cioè sono dei tipi che vengono ripetuti sempre allo stesso modo;
  3.  il rilievo è più profondo, quindi anche da terra si vedono bene le ure in alto;

Ó    .393: particolare della colonna Aureliana. In questo particolare i romani erano stati intrappolati e privati d’acqua, quando piovve. Allora la pioggia fu vista come un evento miracoloso e fu rappresentata come una divinità.






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