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La nascita del Design in Inghilterra e William Morris

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La nascita del Design in Inghilterra e William Morris

L’attenta progettazione degli oggetti d’uso destinati a una produzione seriale se non proprio industriale caratterizza l’Inghilterra già dalla fine del ‘700 (ceramiche di Wegwood) e il movimento di Arts & Crafts nasce da questa tradizione. Lo sviluppo dell’industria e  il rapporto tra industria e artigianato costituiscono il nucleo problematico con cui si confrontano i maggiori esponenti di un dibattito molto ricco ed articolato

Si noti che l’organizzazione industriale, inizialmente, aveva portato alla produzione di oggetti che tendevano ad imitare, con materiali differenti e di minor costo e qualità, i prodotti artigianali. Spesso la perduta qualità veniva poi sostituita con elementi decorativi posticci o ridondanti. Per converso il modo di produzione era caratterizzato, secondo uno schema ben presto descritto da Marx, dall’alienazione dell’operaio che veniva utilizzato come una macchina, senza alcuna possibilità di controllare o influire sul processo produttivo.



Già prima di Morris, il movimento di Arts & Crafts aveva avuto particolare impulso dall’azione di Henry Cole, autorevolmente appoggiata dal Principe Albert, proprio in  quanto movimento fondamentale per lo sviluppo dell’economia industriale.

Henry Cole pensa a una stretta connessione con l’industria  e già nel 1845 organizza le Art manufactures, vale a dire laboratori in cui opera un Art-Manufacturer, artista-fabbricante;

nel 1849 fonda il periodico Journal of design and Manufactures, dedicato alle “cose familiari dell’uso quotidiano”; si appoggiò alla Society for the Encouragement of Arts and Commerce, nota anche come Society of Arts e cominciò a promuovere una serie di esposizioni di arte applicata. e dopo l’Esposizione Industriale di Parigi del 1849 riuscì, con l’appoggio del Principe Albert, a organizzare la Great Exhibition, in cui culmina il progetto di associare le arti all’industria. Con il ricavato della Great Exhibition fu gradualmente costituito il primo museo di Arti applicate, il Victoria & Albert Museum, in collegamento  col quale Cole realizzo il progetto di una School of Design.

Cole viene poi incaricato di sovrintendere alle scuole di disegno inglesi (che sono un a novantina nel 1864) in qualità di Sole secretary of the department of design;

due sono in sostanza i principi che propone:

A) un concetto di funzionalità nuovo, legato agli oggetti d’uso, su cui chiede che venga trasferita una ricerca di qualità paragonabile all’artisticità fino ad allora riservata all’architettura e alla scultura. Ne deriva il tentativo di attribuire a questi oggetti una forma (per Owen Jones il fondamento è la geometria e i colori vanno legati alle forme in funzione spaziale e percettiva).

B) La necessità di imparare a vedere, intesa sia come principio pedagogico da applicare nelle scuole sia come principio metodologico per arrivare alla progettazione attraverso il confronto delle forme.

Dall’impulso di Cole nacquero anche le importantissime raccolte di patterns decorativi di Owen Jones intitolati The Grammar of Ornament (1856), in cui vengono riproposti esempi di forme decorative di tutte le epoche e di tutte le culture, di cui vengono cercate in qualche modo le regole generative.

Ruskin e Morris

Influenzato dalle teorie di Pugin, autore del Palazzo del Parlamento Inglese (1836) e massimo rappresentante del co­siddetto Gothic Revival, John Ruskin, intellettuale teorico e storico dell’arte e dell’architettura, insegnante all’Università di Oxford, ura di grande successo nell’Inghilterra della metà dell’Ottocento si esprimeva ne Le pietre di Venezia (1853) la degradazione indotta dalla suddivisione industriale del lavoro, capace di ridurre l’operaio a macchina, mentre, ne Le sette lampade dell’architettura, già aveva preso posizione sulla decorazione chiedendo che fosse realizzata con piacere e naturalezza, senza dover necessariamente rispondere alle regole classiche, in modo da portare a un’architettura e a un arredamento “onesti” rispondenti nell’aspetto e nella forma ai materiali e alle tecniche di costruzione, ma anche realizzati con consapevolezza delle tradizioni e della cultura locale.

La critica all’apparato classicista che ingabbiava le forme architettoniche passava intanto anche per la critiche delle forme di classicismo pittorico, rifiutate da pittori come Edward Burne-Jones e William Morris, personalità che si raccolsero intorno a Dante Gabriel Rossetti formando un gruppo di pittori Pre-raffaelliti, artisti che si ispiravano quindi alla semplicità e all’immediatezza, rifiutando la retorica “falsa” che era nata dallo stile di Michelangelo e Raffaello.

Morris abbandonò presto la pittura e si dedicò alla costruzione e all’arredamento della Casa Rossa (Red House a Bexley Heath nel Kent, 1859) costruita dall’architetto Philip Webb.

Nella costruzione della Red House, Webb mise a punto una serie di principi, tra i quali è rilevante la necessità di proporre edifici caratterizzati da “onestà strutturale” e  integrazione dell’edificio nella cultura e nell’ambiente locali, quindi realizzati impiegando materiali locali, sistemi costruttivi tradizionali e ponendo grande attenzione all’ambientazione ottenuta con una pianta flessibile e articolata.

Webb e Morris condividevano un rispetto assoluto, sacrale, per l’artigianato e per la terra, su cui vita e architettura si fondevano.

Morris d’altra parte critica duramente la produzione industriale: per la scarsa qualità dei prodotti, che tuttavia con i bassi costi si appropriano del mercato artigianale; per la condizione alienata e sottomessa degli operai dell’industria.

Dalla costruzione e dall’arredo della Red House nacque in sostanza il movimento dell’English Free Architecture di cui furono rappresentanti A.H. Mackmurdo, C.R. Ashbee, Norman Shaw, William Lethaby, e C.A.Voysey.

Morris in particolare a partire da quest’impresa organizzò una società di artisti e pittori preraffaelliti (Webb, Rossetti, Burne-Jones, Ford Madox Brown) che divenuti impresa (Morris, Marshall, Faulckner & Co., 1861) e riuniti in laboratorio avrebbero progettato ed eseguito, su commissione, ogni cosa, dai murali agli arredi.




Lo scopo era la creazione di oggetti, progettati in cooperazione, che avessero la completezza delle opere d’arte e che sostituissero la limitata qualità degli oggetti di produzione industriale grazie a un’accurata progettazione essenziale, e all’elevata qualità artigianale ispirata dalla funzionalità e semplicità della tradizione. Nel 1867, a testimonianza del successo dell’impresa la Green Dining Room, o sala da tè dell’odierno Victoria & Albert Museum di Londra fu completamente arredata dagli artigiani della sua impresa.

Successivamente Morris si dedicò con impegno sempre maggiore al disegno di sectiune da parati e tessuti, in cui la bidimensionalità era strettamente legata alla funzione decorativa i cui modelli erano ripresi da un ampio repertorio.

Nel 1875 la società, riorganizzata come Morris & Co. accrebbe il numero dei settori artigianali coinvolti.

Nell’azione di Morris vanno messe in rilievo

1. L’opposizione all’uso della macchina e al lavoro alienato che ne deriva.

2. Il tentativo di tornare ad un artigianato che nello stesso tempo potesse soddisfare esigenze sociali per la semplicità e funzionalità della progettazione unite alla buona qualità dei materiali.

3. L’associazione cooperativa di artisti e artigiani in società che potessero rispondere in modo più articolato e completo alle diverse esigenze produttive, associazione che si ispirava alle corporazioni medioevali e doveva funzionare con principi di mutua assistenza e solidarietà con una forte ispirazione di carattere socialista; le teorie di Morris offrirono ai socialisti spunti e proposte tese a migliorare e sviluppare la città-giardino come forma di insediamento da basare sulla corporazione o cooperativa artigiana.

4. L’attenzione alla decorazione e all’arredamento, il suo successivo personale specializzarsi nella produzione di sectiune da parati e stoffe che lo portò a  studiare tradizioni anche lontane ma comunque sempre in opposizione alle forme classiche.

Allievi e seguaci di Morris diedero vita a varie forme di associazione sviluppando il movimento di Arts & Crafts

Nel 1882 Mackmurdo (Grafico e progettista) fondò la Century Guild

Associazione di artisti che si sarebbero dedicati alla progettazione e alla produzione di oggetti per la casa.

Nel 1884 vari architetti dello studio di Shaw, il principale allievo di Philip Webb, fondarono l’Art Workers Guild.

Nel 1887 venne fondata  la Arts & Crafts Exhibition Society presieduta da Walter Crane, protetto di Morris.

Nel 1887 Ashbee fondò la Guild of Handicraft, corporazione che si proponeva di dare addestramento e occupazione agli operai qualificati, proponendo una riforma sociale e la costituzione di comunità fondate sull’artigianato.

Dal punto di vista della produzione architettonica l’erede più diretto di Webb fu C.A. Voysey che ne sviluppò con misura le piante libere e articolate, i tetti ampi della tradizione rurale, l’attenta distribuzione di ampie finestre.

Diversamente Norman Shaw prese ad elaborare insieme alla schiettezza delle piante e dei materiali, anche nelle soluzioni urbane, temi della tradizione storica, dai bovindo (bow window) alle cornici e alle proporzioni singolari.

Gli sviluppi più singolari di questo stile si ebbero in seguito negli Stati Uniti, nelle architetture di Richardson e White, con soluzioni di grande forza e radicalità, in cui l’uso dei materiali divenne tema così come lo sviluppo delle coperture e la forma delle finestre.

Da queste soluzioni vennero ben presto sviluppate le soluzioni, altrettanto radicali, che avrebbero portato all’uso radicale delle nuove tecnologie, con l’invenzione del linguaggio dei grattacieli a Chicago, in cui involucri formati  da ampie finestre e gradi pilastri continui sono disposti come diaframmi intorno alle strutture metalliche.






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