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PIETRAMARINA

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PIETRAMARINA

    Il bosco di Pietramarina, sulla sommità di uno dei rilievi sud-orientali del Montalbano, a 585 metri sul livello del mare è certamente una delle zone più affascinanti e d interessanti del Montalbano.

    Le prime ricerche archeologiche nell’area risalgono alla fine degli anni ’60, quando il sito, data la sua particolare conformazione morfologica, fu individuato come sede di un probabile antico insediamento nel corso delle ricerche topografiche condotte nel territorio da F. Nicosia. Le conferme della presenza dell’occupazione etrusca si ebbero nel 1973. Dopo un intervento nell’area perimetrale effettuata agli inizi degli anni 80, che confermò la presenza della cinta muraria, le ricerche sistematiche sono state riprese nel 1991 e sono tutt’ora in corso.



    L’area sommitale del poggio è coronata da una cinta muraria approssimativamente a ferro di cavallo ancora interrata, ma chiaramente visibile. I saggi di scavo aperti in due punti del fianco Est della struttura, attualmente reinterrati per motivi di conservazione, hanno consentito di verificarne alcuni caratteri strutturali. Le mura sono realizzate a sacco, con un paramento esterno a vista di lastre e blocchi sommariamente squadrati e connessi a secco, di dimensioni medie e grandi, rinzeppati con scaglie e piccole pietr; con un riempimento interno di sassi e terra e un paramento irregolaree, probabilmente, per quanto concerne la parte conservata nel breve tratto indagato, addossato al terreno retrostante. L’ingresso potrebbe essere ipotizzato a sud, dove l’andamento del terreno segna un avvallamento. Gli scarsi materiali restituiti dai saggi di scavo consentono di attribuire l’opera muraria alla fase di occupazione etrusca, e molto probabilmente ad un orizzonte avanzato (età ellenistica), ma non permettono di precisarne la cronologia. L’area intramuraria complessiva ha un’estensione di poco meno di un ettaro ed è interessata dall’affioramento di strutture e crolli di pietre.

    Tutta l’area di Pietramarina sorge in un importante punto di controllo viario, e leggende popolari identificano la zona come “Area Sacra”, ma ancora non si hanno dati certi per confermare queste “credenze”. La destinazione dell’area definita dalla cinta muraria in epoca etrusca non è stata ancora chiarita nel corso delle indagini archeologiche. La sua estensione relativamente limitata e ben perimetrata, la collocazione topografica, la tipologia che richiama quella di altri siti sommitali identificati in passatoda F.Nicosia, come Dicomano-Poggio Colla, si stanno confermando essere luoghi di culto in epoca arcaica, suggerirebbero l’ipotesi che si possa trattare di un’area santuariale extraurbana, purtroppo non ancora suffragata da elemanti certi, e comunque sottoposta a significative e forse sostanziali ristrutturazioni nel corso del tempo. Per le fasi di età ellenistica dovremmo pensare ad un insediamento fortificato d’altura, analogo a quello di Radda.

Edificio ß

    Qui è stata riportata alla luce parte di  un grande edificio di m 16,80x11,30 complessivi, con i lati lunghi orientati approssimativamente in senso est-ovest e con almeno un tramezzo interno. Le strutture perimetrali sono realizzate con pietre e lastre anche di grandi dimensioni, rincalzate con scaglie e piccole pietre per regolarizzare l’andamento delle assis, disposte per lo più su due filari esterni con riempimento interno; sono connesse a secco con argilla giallastra. Al momento è stata messa in luce più estesamente solo l’ultima fase edilizia del vano I, che è impostata direttamente sulle murature precedenti. Qui è stato messo in luce e scavato il crollo del tetto laterizio adddossato al muro meridionale ed esteso all’angolo. Probabilmente si trattava di una tettoia limitata a questa parte del vano, vista l’estensione circoscritta del croll, o forse semplicemente il crollo si è conservato solo in parte, nel punto più pianeggiante e più protetto, mentre il resto è fluitato seguendo il pendio, insieme agli elementi dell’alzato. La copertura comunque proteggeva un’area di focolare addossata all’interno del muro Sud del vano. Ad esso si addossava un piano d’appoggio laterizio, realizzato con un embrice interno capovolto; il piano era completato con altri due mezzi embrici disposti uno sul lato lungo, l’altro sul lato corto, che servivano per raggiungere la grandezza desiderata per il piano. L’uso connesso con il focolare, probabilmente per la deposizione delle braci e forse la cottura , è confermato dalla formazione sulla superficie esterna di una patina biancastra compatta. Complessa e ancora solo in minima parte indagata la situazione delle precedenti fasi edilizie e cronologiche nell’area di questo edificio. Dopo un impianto probabilmente capannicolo, testimoniato da buche di palo scavate nella roccia e da interventi di regolarizzazione del medesimo filone roccios, e dopo la costruzione della prima struttura in muratura, situata nella stessa area, ma con orientamento leggermente diverso e la cui esistenza è documentata da un cospicuo crollo di pietre e argilla gialla, l’area venne probabilmente regolarizzata livellando il crollo e su di esso venne impostata una nuova costruzione. Dai resti sembra che un momento di distruzione sia avvenuto nel V sec. a.C.. In seguito a questo evento, pare, che l’edificio sia stato riempito utilizzando terreno asportato dall’area circostante.

Edificio g

    Nel saggio aperto a ll’esterno sud est dell’edificio b è visibile un tratto di muro di un edificio relativo probabilmente alla prima monumentalizzazione dell’area, ipoteticamente in fase con la struttura crollata prima dell’erezione del grande edificio b, visibilmente tagliato al momento della costruzione del muro sud del medesimo. Questa struttura, con andamento leggermente disassato rispetto all’orientamento dell’edificio succcessivo, è realizzata con pietre locali di media pezzatura, sbozzate e legate con la solita argilla giallastra e dovrebbe essere riferibile all’età arcaica. Sotto la stessa tettoia, nel piano roccioso sono visibili due incassi accuratamente tagliati. Questi due incassi possono essere riferiti alle strutture, probabilmente capannicole, relative alla I fase dell’occupazione stabile del sito; questa struttura embra risalire ad un periodo che va dall’orientalizzante maturo all’arcaismo.




Edificio a

     A Sud dell’edificio b è stato delineato il perimetro di un’altra costruzione di dimensioni minori, con il lato lungo orientato in senso est-ovest, probabilmente con un tramezzo. I muri sono relizzati, come i precedenti. L’interno non è ancora tato indagato. Per quanto è stato possibile indagare, si può considrare questo edificio come il più recente.[1]



[1] Confronta M.C. BETTINI, L’area archeologica e naturalistica di Pietramarina in M.C. BETTINI, F. NICOSIA, G.POGGESI, Il parco archeologico di Carmignano, Firenze 1997, pp.121-l35.

Confronta M.C. BETTINI, Notizie preliminari sull’insediamento etrusco di Pietramarina, in AA.VV., Archeologia 2000 Un progetto per la Provincia di Prato, Atti della giornata di studio Carmignano, 29 aprile 1999, Firenze 2000, pp.39-47.






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