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REALISMO

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REALISMO

E’ una corrente artistica che sente le esigenze del proprio tempo, caratterizzato da profondi sconvolgimenti sociali e politici, e sceglie dunque di raccontare i drammi e le passioni delle persone comuni, non dei grandi eroi, descrivendo la realtà in maniera cruda ed impietosa per mostrarne tutta la veridicità. Gli artisti realistici si rendono conto che ormai l’enfasi romantica di sentimento e d’immaginazione sono solo una mera evasione dalla realtà.

Il termine realismo è molto generico ed indica, in genere, ogni movimento artistico che sceglie la rappresentazione fedele della realtà. Il realismo francese vuole rappresentare la vera condizione di vita delle classi lavoratrici senza nessuna trasurazione che mascherasse i reali problemi sociali.

Protagonista principale del realismo pittorico francese fu soprattutto Gustave Courbet. La sua pittura produsse un grande impatto su quel panorama artistico francese che considerava ancora l’arte il luogo nobile di fatti epici e grandiosi. Courbet propose invece quadri i cui soggetti erano gente povera, semplice, brutta. Questa scelta ebbe un effetto provocatorio e polemico proprio perché aveva l’obiettivo di imporre al pubblico dell’arte la descrizione di quelle sofferenze delle classi inferiori, la cui colpa era socialmente imputabile proprio agli interessi della grande borghesia. Inutile dire che l’arte di Courbet non ricevette una accettazione entusiastica. Ma ciò che porta a definire più delle altre realista la pittura di Courbet fu proprio il diverso contenuto ideologico della sua arte: la rappresentazione della realtà come denuncia della società. In concomitanza con le trasformazioni politiche ed ideologiche avviate con i primi movimenti rivoluzionari, l’arte avrebbe dovuto diventare un mezzo per poter esprimere la necessità di cambiamenti sociali; l’artista era quindi nuovamente chiamato a partecipare attivamente alle sorti della società, abbandonando quella chiusura in se stesso che lo avevano contraddistinto nel periodo romantico.



Egli fu sempre contrario all’insegnamento dell’arte, ma nonostante questo, aprì una sua scuola, semplicemente in opposizione a quelle accademiche; e la prima cosa che insegnava ai suoi discepoli è che l’arte non si apprende, ma che è del tutto individuale e risultato dell’ispirazione di ognuno. Egli infatti non impartiva lezioni teoriche ma lasciava che gli allievi lo guardassero mentre dipingeva.

Negli “spaccapietre” si denota già subito la sua radicale differenza rispetto agli artisti romantici: qui i soggetti sono semplici manovali intenti a frantumare sassi. Il lavoro impone loro di vedere solo le pietre senza neppur poter alzare lo sguardo al cielo. Hanno volti inespressivi. Il lavoro che fanno è povero ed è una povertà non solo materiale ma anche interiore. Tutta la scena esprime una condizione di abbrutimento psicologico oltre che materiale. Courbet è cinico e crudo nel rappresentare questa scena. Denuncia con un linguaggio obiettivo la reale situazione sociale dei lavoratori. Questo contenuto di polemica sociale era ovviamente poco accettabile dall’ordinario pubblico dell’arte, fatta soprattutto di persone ricche che, quindi, mal sopportavano la rappresentazione della povertà che era, implicitamente, un atto di accusa nei loro confronti. I poveri sono tali per consentire ai ricchi di essere ricchi: questo, in sintesi, l’atto di accusa dei quadri di Courbet.

«Le ragazze in riva alla Senna» è un altro quadro che ben esemplifica la carica innovativa della pittura di Courbet rispetto all’arte borghese del tempo. Le due ragazze che Courbet ritrae sono due donne comuni, dall’aspetto ordinario e anche un po’ volgare nelle loro pose indolenti, colte in una posa non proprio consona alla condizione signorile. Nelle due donne non vi sono quindi valori estetici che potevano essere apprezzati.  In realtà il quadro, come tutta l’opera di Courbet, non chiede di essere giudicato semplicemente come fatto estetico, ma di essere compreso soprattutto come atteggiamento nuovo nei confronti della realtà e dell’uso della pittura.

Il Realismo in Italia: i Macchiaioli

In Italia non esiste un movimento realista come quello sorto in Francia. Tuttavia, dopo il 1850 si iniziarono a manifestare fermenti vari, in concomitanza con la diffusione del positivismo, che produssero una maggiore attenzione alla descrizione scientifica ed obiettiva della realtà. Tra queste varie tendenze più o meno embrionali di realismo la più omogenea e definita appare quella dei pittori Macchiaioli.

Il termine 'macchiaioli' deriva dall’uso di giustapporre sulla tela (o su altri supporti: notevoli ad esempio le tavolette di legno di Fattori) ampie campiture di colore, con effetto quasi di macchie, che definiscono l'immagine attraverso contrasti tonali e chiaroscurali. Il nome venne adoperato per la prima volta in accezione negativa, da critici ostili alla nuova corrente, e fu successivamente adottato dal gruppo, trasformato in definizione positiva.

In effetti gli artisti che ne diedero inizio a Firenze, nel Caffè Michelangelo, erano convinti assertori che tutto ciò che noi percepiamo, quindi la realtà che ci circonda, non ha limiti né contorni, ma è determinata solamente dalla luce, che ne crea ombre e colori. Sono questi a definire i contorni di un qualsiasi oggetto. Ecco allora che nei loro dipinti essi si impegnarono a considerare gli oggetti come macchie di colore accostate l’una all’altra, eliminando completamente il disegno. Le macchie posseggono una loro corposità, cosicché i dipinti macchiaioli, diversamente da quelli impressionisti, appaiono sempre massicci. La prospettiva non è più costruita secondo griglie, ma semplicemente mediante la sovrapposizione di più livelli di colore.




Punto centrale della poetica macchiaiola fu il rifiuto dell’arte accademica, stereotipata nelle tecniche e nei soggetti, a favore della rappresentazione della quotidianità domestica e delle attività lavorative umili, perlopiù contadine. Non mancarono anche dipinti dedicati a episodi delle guerre d’indipendenza (molti dei macchiaoli vi avevano preso parte in prima persona), privi tuttavia di ogni intento celebrativo ed eroicizzante. Ne è un esempio Il campo italiano dopo la battaglia di Magenta, di Giovanni Fattori, massimo esponente della pittura italiana dell’Ottocento.

Fattori considerava il verismo componente fondamentale dell’arte, testamento della propria civiltà, per cui non riusciva ad immaginare un’arte che non fosse aderente al vero. I suoi temi preferiti furono quindi il lavoro dell’uomo e la vita militare. Egli indagava le situazioni quotidiane, semplici e umili, ma spesso le più dolorose e reali.

In questo quadro non è il momento della battaglia a fungere da protagonista, bensì il momento più umano quando i feriti vengono riportati nelle retrovie per essere assistiti dalle crocerossine. Per questo motivo il quadro ha una portata culturale notevole: non è l’idealistica esaltazione dei valori eroici ad essere rappresentati bensì la cruda realtà di una battaglia fatta soprattutto di morti e feriti. Da notare che il quadro non ha ancora lo stile della 'macchia', ma si articola secondo un linguaggio ancora accademico fatto di disegno e chiaroscuro.

Si comincia invece a ravvisare la sua vera arte nella tavoletta rafurante i “Soldati francesi”. Qui è davvero evidente la composizione caratterizzata solo dall’accostamento di semplici macchie di colore diverso e l’organizzazione determinata da semplici fasce di colore sovrapposte. Inoltre i soldati sono colti nella loro quotidianità, durante gli addestramenti in accampamento.

Il soggetto preferito dalla pittura dei macchiaioli si rivelò il paesaggio, in particolare quello della maremma, assoluto protagonista di questa tela di Fattori: “Buoi al carro”. Tutta la scena si riassume principalmente nel carro di buoi dipinto sulla destra, in posizione leggermente diagonale per poter rendere la profondità del quadro e la sensazione di vastità della camna circostante. La ura del contadino è ottenuta con rapidi tocchi di colore bruno – grigio, senza la definizione di contorni precisi. Tutto il dipinto risulta diviso in 3 piani distinti, grazie a tre diversi accostamenti di colore: il giallo – verde dei campi assolati in primo piano, i toni scuri delle montagne sullo sfondo e infine l’azzurro intenso del mare, contrapposto al biancore delle nuvole, appena abbozzate con rapide pennellate.






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