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Scheda sul “L’assassinio di Marat”

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Scheda sul “L’assassinio di Marat”

L’opera che analizzo è una pittura, realizzata nel 1793 a Parigi, da Jacques Louis David, titolata “L’assassinio di Marat”. Le sue dimensioni sono circa 165 cm x 126 cm ed è oggi conservata a Bruxelles nel noto museo “Musèes Royal des Bauax-arts”. E’ un olio su tela e non ci sono informazioni riguardanti interventi di restauro.  L’oggetto dell’opera è Jean Paul Marat, uomo politico francese e grande giornalista, a seguito dei suoi articoli a sfondo politico fu perseguitato e più volte fu costretto a fuggire all’estero. La storia ci tramanda che il 13 luglio 1793 Charlotte Corday (nome rintracciabile sul dipinto), un’aristocratica della Normandia, assassinò Jean Paul Marat, che era tormentato da una affezione cutanea da cui trovava sollievo solo con lunghe immersioni in bagni medicamentosi, appunto il luogo in cui si trovava nel momento della morte. David, l’autore del dipinto, per incarico della società del Giacobini gli aveva fatto visita il giorno prima che venisse ucciso. Ritornò poi alla casa di Marat subito il giorno dopo. Il tale drammatica circostanza esegui un disegno del volto di Marat che sarà il punto di partenza per la composizione di questo celebre quadro ultimato in quello stesso anno.

David, Jacques-Louis (1748 -l825) è uno dei maggiori rappresentanti del neoclassicismo in Europa. Allievo del pittore rococò Joseph Marie Vien, vinse il Prix de Rome nel 1774, grazie al quale soggiornò a Roma dal 1775 al 1780. Lo studio del classicismo rinascimentale e secentesco, in particolare di Raffaello e Nicolas Poussin, oltre che delle statue classiche nell'ottica proposta da Johann Joachim Winckelmann e Anton Raphael Mengs, determinarono il suo personale stile neoclassico. Si affermò con il famoso Giuramento degli Orazi (1784-85, Louvre, Parigi), nel quale la luce drammatica, le forme ideali, la chiarezza del soggetto sono tese all'esaltazione delle virtù civili e patriottiche. Con lo stesso linguaggio rigoroso, la pittura a soggetto storico continuò per un ventennio a sottolineare valori quali la nobiltà e l'eroismo. David fu Girondino. Membro della convenzione nazionale ebbe l’incarico di soprintendente alle arti, caduto Robespierre fu denunciato e sfuggì per puro caso alla ghigliottina. Celebrò gli eroi della rivoluzione in immagini da martirologio politico. Se col “Giuramento degli Orazi” aveva stilato il manifesto dell’arte neoclassica, con “L’assassinio di Marat” aprì nuove possibilità alla rappresentazione celebrativa dell’autore elaborando nuovi canoni e parametri grazie a una composizione semplificata al massimo. Vari sono gli elementi della tradizione iconografica religiosa e profana che vengono qui fusi dal pittore. Nei dipinti di David manca il ricalco anticheggiante, proprio di tanta arte neoclassica, ne è rintracciabile la glorificazione della storia presente, anzi il pittore rivela una straordinaria limpidezza e precisione di tocco, caratteristica fondamentale dei tempi passati.



L’anno 1793 è collocato in un periodo molto movimentato della Francia,  potremo affermare  che è l’anno in comune tra due fasi delle rivoluzione francese; la fase monarchico–costituzionale  (1789-l793) e la fase repubblicano–democratica (1793-l794).

David si era già schierato il 1 ottobre del 1791, in cui si tenne la sessione inaugurale dell’assemblea legislativa francese, l’organo rappresentativo sorto dalle prime elezioni politiche della storia francese, dalla parte dei Girondini (chiamati così perché provenienti dal dipartimento della Gironda) che presero posizione a favore della guerra contro i sovrani per la liberazione dei popoli. Il 1792 fu anch’esso un anno che fece mutare per l’ennesima volta l’assetto della Francia, ma proprio nel 1973, l’anno in cui David iniziò e fini questo quadro è possibile rintracciare nei notevoli cambiamenti nella Francia.

Jean-Paul Marat  (Svizzera 1743 - Parigi 1793) è un noto rivoluzionario francese. Dopo essersi laureato in medicina e aver trascorso parecchi anni in Inghilterra, fece ritorno in Francia, dove pubblicò testi su argomenti di natura scientifica, politica e sociale. La sua visione materialistica in campo scientifico e le sue idee politiche influenzate dalle teorie di Jean-Jacques Rousseau finirono con l'emarginarlo dagli ambienti della cultura ufficiale.La Rivoluzione francese gli aprì nuove prospettive all'insegna di una vivace battaglia politica e culturale. Nel settembre del 1789 iniziò le pubblicazioni del giornale 'L'Ami du Peuple' ('L'amico del popolo'), che divenne presto il giornale radicale più autorevole. Con un linguaggio sferzante Marat accusò i politici moderati di tradimento e invocò contro di loro la violenza del popolo. Eletto alla Convenzione nazionale, sottolineò l'urgenza di misure dittatoriali per difendere i principi della rivoluzione. Capo del club parigino dei giacobini. Favorevoli nei primi anni alla monarchia costituzionale, dopo la tentata fuga dalla Francia di Luigi XVI (1791), i giacobini si spostarono su posizioni repubblicane e democratiche. Alcuni elementi estremisti del gruppo acquisirono poi il controllo del movimento e, dominando il Comitato di salute pubblica, affondarono il paese nel Terrore con l'uso sistematico della violenza: fecero uccidere i girondini moderati e giustiziarono migliaia di oppositori. Il club perse gran parte del suo potere con la caduta di Robespierre in seguito al colpo di stato (27-28 luglio 1794), e venne bandito dalla Convenzione nel successivo novembre. Fu il bersaglio principale dei deputati moderati noti come girondini. La sua lotta accanita contro di loro ebbe esito favorevole quando, il 2 giugno 1793, la Convenzione epurò ventitré girondini e si arrivò infine alla formazione di un potente governo giacobino, a cui Marat non sopravvisse. Fu assassinato il 13 luglio da una seguace dei girondini, Carlotta Corday.

Marie-Anne-Charlotte Corday d'Armont  (1768  1793), nobile francese nota per aver assassinato il rivoluzionario Jean-Paul Marat. Seguace dei girondini, decise di uccidere Marat, che riteneva responsabile dei massacri del settembre 1792 e dell'espulsione dei girondini dalla Convenzione. La Corday si recò a Parigi dove, il 13 luglio 1793, si introdusse in casa di Marat e lo pugnalò. Catturata mentre tentava la fuga, fu condannata dal tribunale rivoluzionario e ghigliottinata il 17 luglio.




Il fondo scuro della pittura che va dal nero, della parte sinistra, viene sfumato sulla parte destra in alto per compensare i colori più chiari sia del corpo di Marat sia degli arredi, dando contemporaneamente profondità di campo, mette in risalto sia il corpo di Marat sia gli arredi. Il gioco delle ombre sul corpo e sugli arredi offre una visione tridimensionale, già il contrasto dei colori con lo sfondo da l’illusione ottica della profondità di campo, così pure la posizione del corpo, la forma degli arredi e la posizione mette ancora di più in evidenza le dimensioni  di tutto il gruppo. Il turbante le cui pieghe, disegnate con maestria danno rotondità alla testa e con il colore chiaro, come il lenzuolo in primo piano, da profondità di campo mettendo in risalto un risvolto di lenzuolo più scuro proprio dietro la testa del soggetto del dipinto, mentre le pieghe del lenzuolo in particolar modo, quello che si vede tra il corpo e il braccio sinistro da la percezione della larghezza della vasca in cui Marat è adagiato. La coperta che ricopre il tavolo appoggiato sui bordi della vasca (gli serviva da scrittoio) è di colore verde scuro creando una sfumatura gradevole con lo sfondo, le ombre sfumate che si esaltano con il color marrone chiaro della cassetta sulla quale sono appoggiati alcuni oggetti, calamaio, penna e fogli. La cassetta come possiamo vedere dal quadro anch’essa su fondo scuro con le sue particolari dimensioni, leggermente  più bassa della vasca, aumenta le profondità di campo allontanando l’osservatore dall’oggetto principale. Il coltello appoggiato sul pavimento con il manico di color chiaro, anche questo su sfondo scuro, serve proprio per evidenziare e ,lo fa molto bene,  il pavimento che altrimenti essendo scuro come lo sfondo superiore, non sarebbe ben percepibile, anche se le pieghe del lenzuolo lo lasciano immaginare. L’oggetto principale è “Il tutto”, perche  il pittore ha voluto mandare con questa opera un messaggio al popolo, destinatario oltre che del messaggio anche del quadro, non tanto come pittura in se stessa, ma per la posizione politica e sociale che aveva la persona rappresentata. Certo, analizzando l’arte pittorica c’è solo da esaltarla per come è stato messo in rilievo anche i piccoli particolari, forme e muscolatura del corpo che con sapienti giochi di luci ed ombre, pur utilizzando pochissimi colori, è riuscito ha dare ad ogni particolare forme e rilievo considerevoli. Nell’osservare attentamente l’oggetto possiamo notare che alcune posizioni sono artificiose per evidenziare nel modo migliore il messaggio da trasmettere al popolo: la mano sinistra che tiene un foglio scritto dove possiamo leggere alcune parole oltre che a una data importante per Marat, non da l’impressione di una mano morta, come la mano destra che ha ancora la forza di tenere la penna in posizione verticale; cosi pure il resto del corpo non da l’impressione di membra che sia siano afflosciate per il sopraggiungere della morte. Considerazioni che non implicano il valore artistico dell’oggetto. Il quadro descrive l’evento storico con tragica essenzialità, e idealizza la ura del grande rivoluzionario con pochi tratti incisivi: la vasca da bagno in cui Marat fu ucciso assume l’aspetto di una tomba marmorea, il lenzuolo diventa un sudario, e il corpo esanime ricorda una statua antica.






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