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CRISI E DECLINO DELLA POLIS

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CRISI E DECLINO DELLA POLIS

Origine del conflitto

Durante la guerra del Peloponneso incominciarono ad ingrandirsi le preoccupazioni di Sparta nei confronti di Atene, che stava adottando un atteggiamento imperialistico. Il cambiamento da tensione a conflitto avvenne a causa di 3 episodi. Il primo avvenne nel 433 a.c, quando Atene aiutò Corcira nella guerra contro la madre patria, Corinto, città fortemente alleata con Sparta. La città vinse lo stesso, ma il risentimento contro Atene rimase forte.

Il secondo avvenne, quando Atene assediò Potidea una colonia di Corinto, ma membro della lega Delio Attica. Corinto intervenne in aiuto di Potidea e si ritrovò a combattere contro Atene.

L’ultimo episodio si verificò quando Atene negò a Megera, alleata di Sparta, l’accesso a tutti i porti delio-attici, che era molto importante, perché sennò l’economia sarebbe andata in rovina. Allora Sparta chiede di ritirare il decreto, ma non fu accettato, così scoppiò la guerra.

Peste ad Atene



La strategia di Atene era puntata sulla potente flotta Delio Attica, sulle riserve di metalli preziosi e sulla difesa delle mura che circondavano Atene e il Pireo. Sparta invece contava su un forte esercito e sulla supremazia terrena.

Nel 431 a.C le truppe peloponnesiache devastarono le camne dell’Attica. La popolazione si rifugiò all’interno delle mura col giungere dell’inverno le truppe degli assediatori si ritirarono e ad Atene arrivò la peste. Questa epidemia che si diffuse rapidamente fu la causa della morte di Pericle e la perdita per la città di una forte guida che accentuò le tensioni che affioravano nella cittadinanza.

Gli anni di Cleone

Dopo la morte di Pericle, salì al trono Cleone, che riuscì ad avere le simpatie con leggi gradite al popolo ma disastrose per la città. Dopo la morte di Pericle Atene visse dei momenti di grande difficoltà. Nel 427 a.C la flotta ateniese occupò la città di Pilo e bloccò un gran numero di spartiati nell’isola di Sfacteria. Gli spartiati non potendo più ricevere cibo e aiuti, furono costretti alla resa. I sopravvissuti vennero deportati ad Atene come prigionieri di guerra.

La pace di Nicia

Sparta inviò un contingente, guidato dal generale Brasida, attraverso la Grecia, diretto verso Anfiboli caposaldo di Atene, che lo accolse come un liberatore e lo stesso fecero le altre poleis della zona, perché Atene le opprimeva. Il rischio per questa ultima era altissimo, perché era da quelle zone che si riforniva di grano e senza sarebbe morta di fame. Allora Cleone mandò delle truppe, che si batterono contro quelle di Brasida. Nello scontro entrambi i capi morirono e sia ad Atene sia a Sparta prevalsero le fazioni moderate.

Nel 421 a.C fu stipulata una pace di 50 anni che riportava la situazione come era prima della guerra questa si chiamava pace di Nicia.

Le tendenze imperialistiche

La nuova pace non piaceva a nessuno e le sue clausole non furono mai rispettate. Atene ne approfittò per rendere più saldo il controllo sugli alleati e sul mare  e per estendere verso occidente la sua sfera di influenza.

Il principale sostenitore di queste imprese fu Alcibiade. L’occasione per realizzare una grande impresa gli venne data, quando, in Sicilia scoppiò una guerra tra due colonie greche, Segesta e Selinunte. Quando Segesta chiese aiuto ad Atene, sua alleata, Alcibiade convinse gli ateniesi ad accettare dicendo che avrebbero riscosso un ricco bottino e avrebbero avuto il controllo di un ricco paese.

Fu quindi allestita una flotta da 135 trireme, che nel 415 a.C salpò verso la Sicilia sotto la guida di Alcibiade, Nicia e Lameco.

Il disastro della spedizione in Sicilia

La spedizione ateniese in Sicilia non ebbe il successo sperato. Alcibiade fu accusato di aver fatto riti satanici e rispedito ad Atene, ma non ci andò, capendo che questo lo avrebbe portato alla rovina, si rifugiò a Sparta. Così la flotta ateniese fu privata del comandante migliore e Nicia e Lameco essendo in contrapposizione fra di loro non riuscirono a creare una strategia vincente: l’idea di conquistare Siracusa e di avere poi il potere su tutta l’isola si rivelò fatale.

Nell’autunno del 413 a.C le navi ateniese furono bloccate nella baia di Siracusa e ridotte all’impotenza. L’esercito sbarcò a terra per tentare la fuga ma venne catturato. I generali ateniesi vennero giustiziati e i soldati furono gettati nelle latomie. La catastrofe giunse in un momento difficile per Atene, infatti nel 413 a.C iniziò la guerra contro Sparta e l’attico fu di nuovo sotto assedio.

Si riaccende la guerra

Sotto la pressione dei corinzi e dei siracusani, Sparta, con il suo esercito, entrò in Attica e sotto consiglio di Alcibiade occupò la fortezza di Decelea, a 20km da Atene. Tutta la regione si trovò indifesa di fronte ai continui attacchi spartani. Nello stesso tempo Sparta aveva raggiunto un accordo con la Persia, per ricever aiuti economici.



In Grecia gli equilibri politici stavano cambiando e molti approfittarono della debolezza di Atene per uscire dalla lega Delio Attica. Nel frattempo la Persia ristabiliva il controllo sulle città greche dell’Asia minore.

In Atene per rispondere alla situazione di emergenza, fu istituita una commissione formata da 10 consiglieri chiamati probuloi. Per la prima volta i poteri della Bulè e dell’assemblea popolare furono aboliti. Questo fatto diede inizio ad un processo che avrebbe portato alla rivoluzione oligarchica. Del 411 a.C

La rivoluzione oligarchica

L’atmosfera ad Atene era molto tesa. Gli oligarchici accusavano i democratici della sconfitta subita a Siracusa e di pregiudicare gli esiti della guerra. Nel maggio del 411 A.c gli oligarchici fecero un colpo di stato: la Bule venne sostituita con un consiglio di 400 membri e i diritti di piena cittadinanza vennero concessi a 5000 persone, cioè a coloro che avevano abbastanza soldi per acquistare le proprie armi. Contemporaneamente vennero aboliti i sussidi. La democrazia ateniese, però, sopravvisse fra i marinai abitanti all’ancora di Samo, l’unica isola rimasta fedele ad Atene. Quando arrivò la notizia del colpo di stato l’assemblea dei marinai depose i comandanti oligarchici e ne nominò di nuovi, democratici. Il nuovo regime oligarchico non trovando un accordo con Sparta e con la flotta, indispensabile per la difesa di Atene, fu abbattuto e sostituito primamente da un’oligarchia più moderata e in seguito da una democrazia.

Atene sconfitta

Una svolta nella guerra si ebbe quando venne scelto come comandante,Lisandro, con grandi capacità militari e diplomatiche. La flotta ateniese riuscì a scongerlo alle Arginuse e molte navi spartane affondarono, ma ci furono molte perdite anche fra gli ateniesi. Ad Atene le tensioni e la paura si scatenarono contro i generali che vennero condannati a morte, con l’accusa di non aver soccorso i naufraghi, questo non aiutò Atene e nell’agosto del 405 a.C Lisandro schiacciò la flotta ateniese nel Chersoneso nei pressi di Egosfatami: tutte le città della costa settentrionale erano nelle mani di Lisandro che due mesi dopo entrò nel porto del Pireo. Atene resistette fino al marzo del 404 a.C, quando si ritrovò chiusa per mare e per terra e si arrese.

Le condizioni di pace furono durissime: la flotta venne consegnata a Sparta e Atene rimase con 12 trireme e senza mura, dovette anche diventare alleata di Sparta e si sciolse la lega Delio Attica.

L’egemonia di Sparta

La caduta di Atene non significò la libertà sperata dai greci, ma di un passaggio ad una forma di governo più dura. L’egemonia di Sparta si basava sul sostegno economico persiano, anche se era inadatta a controllare altre città avendo una popolazione troppo ridotta per poter controllare vasti territori.

Quasi ovunque gli spartani favorirono l’insorgere di regimi oligarchici, anche aiutati militarmente. Con la fine della lega Delio Attica i mari divennero meno sicuri e rifiorì la pirateria. Il nuovo ruolo di Sparta fu negativo anche all’interno della città, perché aumento la brama di ricchezza, di corruzione e iniziarono ad esserci contrasti sociali tra i cittadini a pieni diritti e quelli che non ne avevano.

I 30 tiranni di Atene

Dopo la conclusione della pace fra Atene e Sparta, quest’ultima continuo a far pressione su Atene in modo che cambiasse la costituzione in oligarchia. Per far questo Lisandro mandò un consiglio di 30 persone, passate alla storia come i 30 tiranni, per cambiare la costituzione. Questi erano guidati da Crizia che divenne per breve tempo capo di Atene. I 30 non solo abolirono di nuovo i sussidi e ridiminuirono a 3000 i cittadini con pieni diritti, ma cominciarono ad utilizzare il loro potere per eliminare gli eventuali avversari e per creare un clima di terrore.




La salvezza per Atene giunse dall’esterno, tutti i democratici scappati da Atene si riunirono, entrarono nell’Attica e si impadronirono della fortezza di File e dopo il Pireo. Poco dopo, ad Atene, venne ripristinato il regime democratico.

Sparta e i Persiani

Per impadronirsi del potere Ciro tramò la morte del fratello maggiore Artaserse II e Sparta lo appoggio inviando un contingente. Il piano fu scoperto e gli eserciti dei due fratelli si scontrarono a Cunassa nel 401 a.C. la battaglia fu persa quando Ciro morì. A questo punto Sparta imbarazzata, abbandonò il suo contingente.

I greci contro Sparta e “la pace del re”

I rapporti fra Sparta e la Persia erano compromessi e i persiani sostennero in Grecia l’odio per gli spartani. Ad Atene furono ricostruite le mura e la flotta. Ben presto tutta la Grecia si rivoltò contro Sparta, che fu costretta a trattare la pace. Nel 387 a.C i rappresentanti di tutte le parti in conflitto per trattare “la pace del re”. Gli spartani riuscirono ad ottenere un accordo a loro favore: i persiani avevano il controllo sulla città d’Asia Minore, mentre le città greche rimanevano autonome.

L’egemonia tebana

Sparta venne di nuovo odiata da tutti. Atene costituì una nuova legge marittima. Tebe era stata occupata dall’esercito spartano perché non voleva riconoscere le clausole della “pace del re” e si ribellò ottenendo la libertà. Ben presto si pose a capo di una lega di città della Boezia divenendo così potente da poter annientare Sparta. Nel 371 a.C a Leuttra Tebe ottenne una vittoria contro Sparta, sotto la guida di Pelopida ed Epaminonda divenendo così la città più importante della Grecia. Nel 362 Tebe si scontro nuovamente con Sparta e nonostante la sua vittoria la morte improvvisa di Epaminonda segnò il declino della città. Dopo la nuove pace la Grecia era ancora più debole.

Socrate

Socrate non ha lasciato testimonianze scritte, di se, ma sappiamo tutto di lui dal suo discepolo Platone. Dai contemporanei è considerato un sofista, ma lui cercò di distinguersi da loro e dai filosofi. Il suo studio si incentro sull’uomo, sul bene e il male, la giustizia dell’uomo e l’uomo nella società. Per questo fermava le persone per strada interrogandoli. Nel 399 a.C fu condannato con l’accusa di corrompere i giovani e di non credere agli dei della città. Socrate morì bevendo la cicuta.

Platone e l’accademia

Gli insegnamenti di Socrate furono raccolti da Platone che scrisse dialoghi, dove riproduceva le discussioni tenute dal suo maestro.

Rimase molto colpito dal disastro della guerra del Peloponneso e dalla ingiusta morte di Socrate. Platone iniziò così a riflettere sulla crisi della democrazia, sul valore dei suoi ideali e ne cercò altri, che potessero garantire all’uomo la felicità personale e alla città una vita giusta e prosperosa. Da questa riflessione nacquero due opere, anche queste scritte in forma di dialogo: la Repubblica e le Leggi.

In questi testi Platone scrisse delle idee per creare la “città dei filosofi”, che cercò di ricreare a Siracusa.

Nel 387 a.C. fondò ad Atene l’Accademia, una scuola filosofica che fu abolita nel 528 per volere di Giustiniano.






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