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Durante il lungo regno di Luigi XIV si assiste alla centralizzazione del potere nelle mani del sovrano e ad un allontanamento del sovrano dalle cariche politiche fin’ora utilizzate dai sovrani precedenti. Principalmente di vede un accentramento del potere nelle mani del sovrano: viene abolita la carica di Primo Ministro, si vuole controllare la nobiltà, c’è un’uniformità religiosa e culturale, creazione del Consiglio del Re e delle intendenze. Questi ultimi due vennero creati dal re per: controllare meglio la nobiltà di toga, una nobiltà nata con la vendita delle cariche amministrative nel periodo precedente a Luigi XIV,  per quanto riguarda gli intendenti; con il consiglio del re si riunivano i principali ministri, ministro degli Esteri, delle Finanze e della Guerra, e con questi venivano prese le decisioni più importanti ma nessuno dei ministri aveva l’autorità di assumersi questo incarico essendo il re la ura più importante. Sia i ministri del consiglio del re sia gli intendenti erano uomini molto legati al re e se mai ci fossa stata una mancanza di fiducia nei suoi confronti, sarebbero stati licenziati immediatamente. Luigi XIV non assunse intendenti e ministri appartenenti alla nobiltà ma appartenenti alla classe borghese; in questo modo si assicurò di poter contare sulla loro totale disponibilità e fiducia.

I mezzi usati per controllare al nobiltà vennero creati col crearsi della sede del potere monarchico: Versailles. Nella lussuosa reggia costruita nella periferia di Parigi, Luigi XIV vi fece trasferire tutta la sua corte e tutta la nobiltà che prima risiedeva nel centro della capitale. In questa nuova reggia il sovrano diede importanza all’etichetta di corte usando semplici momenti della giornata, come la colazione, la passeggiata o la sveglia del mattino tutto in presenza del re, in modo che tra i nobili si creasse una sorta di competizione. Questa consisteva nell’essere più vicini possibili al re ma questi non capivano che era solo uno strumento del re per controllare e far dipendere da lui l’intera nobiltà. Così facendo il re teneva a bada i nobili: i pochi scelti che erano ammessi alla presenza e al servizio del re potevano permettersi di contare sulla disponibilità dl re oppure potevano fare da intermediari per altri nobili a cui serviva l’aiuto del re. Il re si servì dell’etichetta per creare una nuova gerarchia di potere non più basata sulla ricchezza del nobile ma quanto questo era benvoluto dal re stesso. Vennero inoltre tolti alcuni privilegi tipici della nobiltà come, ad esempio, l’abolizione del duello, processo già iniziato da Richelieu nel 1614.



Altro mezzo per accentrare il potere, fu l’uniformità religiosa e culturale che Luigi XIV mise in atto. I giansenisti, gli ugonotti e tutti i fedeli ad altre religioni diverse da quella cattolica,  furono costretti alla conversione alla religione cattolica per non essere perseguitati. Nel 1685 con l’editto di Fontainbleau viene revocata la libertà di culto agli ugonotti e la proibizione dell’emigrazione di questi dalla patria. Questa proibizione è data dal fatto che i fedeli di una religione come quella ugonotta, erano molto utili sotto il punto di vista economico: infatti la loro religione affermava che Dio avrebbe accolto nel paradiso solo chi nella vita fosse riuscito a emergere; i fedeli dovevano essere molto attivi nel campo commerciale, essere abili nel guadagnare e nel far fruttare ciò che si era guadagnato, creando grandi ricchezze, solo per manifestare la potenza divina e quindi essere ammessi nel paradiso. Quindi dal punto di vista economico gli ugonotti erano uno dei grandi motori della produzione locale e senza di questi il sistema economico francese avrebbe perso una buona parte delle entrate. Questa proibizione però non fermò i fedeli ugonotti, che riuscirono comunque ad allontanarsi dal Paese e quindi lo Stato ne risentì molto sotto il punto di vista dell’economia. Oltre agli ugonotti, vennero anche perseguitati i giansenisti, una frangia religiosa molto vicina al cattolicesimo ma che avevano precetti protestanti e pauperistici. I giansenisti credevano, come i protestanti, che Dio risiedesse dentro sé stessi e ne derivano gli ideali pauperistici, cioè ideali di povertà, essendo stato Cristo povero e portatore di questo ideale. Questo, secondo loro, gli avrebbe permesso di essere scelti da Dio per entrare nel paradiso. Con una politica che si basa sul lusso più sfrenato come era la polita di Luigi XIV, era molto pericoloso avere nello Stato una religione come quella giansenista. Anche se nel 1657 ci fu una difesa di questa religione da parte di Pascal con “le Provinciali” non bastò per fermare il re che nel 1709 distrusse il centro di Port Royal e quindi soppresse definitivamente la religione giansenista. Si affermò in tutta la Francia la religione cattolica che però non riconobbe la chiesa cattolica di Roma, anche se i dogmi sono sempre gli stessi. Questo fu un altro degli strumenti di Luigi XIV per accentrare il potere, in particolare per controllare il Papa. Sotto il punto di vista culturale il re approvò una cultura ufficiale, uguale per tutti. Per attuarla vennero aumentati i controlli sulle stamperie e sull’editorie, sugli editori e sui tipografi. Coloro che non accettavano questo tipo di cultura potevano essere perseguitati e contestati mentre gli autori oltre a essere perseguitati avrebbero anche assistito alla distruzione delle loro opere.




Riguardo l’economia venne applicato il sistema mercantilistico proposta da Colbert: si incentivarono le esportazioni mentre si alzarono le imposte doganali per i beni importati in modo da abbassare l’acquisto di beni provenienti dall’estero; vi fu anche l’incentivo alla produzione nazionale di beni di lusso come arazzi e cristalli, produzione in cui la Francia divenne celebre,  in modo da aumentare le esportazioni e l’incentivo fu anche diretto verso le manifatture statali o verso piccole attività ma sempre per incrementare le entrate. ½ fu anche il monopolio dei commerci da parte dello stato: in questo modo i mercanti dovettero are delle imposte per ottenere il monopolio su determinate merci. Purtroppo una politica economica di questo tipo non ebbe successo perché bloccò i traffici con l’estero e questo non fu positivo per la Francia.

La politica estera della Francia in questo periodo, fu una politica basata per lo più sull’espansione. Con la vittoria schiacciante della Francia nella guerra dei Trent’anni nel 1643 su Sna e Germania, la Francia possedeva  l’esercito più potente di tutta Europa. Questo è un esercito fisso, i soldati vengo ati e risiedono sempre in caserma, si ha un allenamento continuo e questo rende l’esercito francese molto potente. Con un esercito simile non si può che avere una politiche espansionistica volta alle regioni più deboli dell’Europa del 1600.

Si ha quindi una Francia nel 1600 molto ricca dal punto di vista della classe nobiliare che sempre di più si circonda di sfarzo, lusso e sprechi mentre il popolo viene sempre più oppresso da tasse gravose che servono per sostenere i grandi costi e sprechi della corte di Versailles. Con l’accentramento del potere nelle mani del sovrano,in questo caso Luigi XIV, si comincia ad avere un sistema amministrativo più stabile. Con gli intendenti che frenavano la grande e vasta corruzione allargata a tutto il sistema precedente e l’assunzione di ministri borghesi, Luigi XIV non solo si assicurò la loro fiducia ma ebbe anche modo di tenere a bada e limitare i privilegi della classe nobiliare accentrando il potere nelle sue mani.






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