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LA CIVILTA’ ROMANA - I Romani e l’arte, Opere d’utilità pubblica, La città e la casa

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LA CIVILTA’ ROMANA

Roma fu stata fondata secondo la tradizione nel VIII secolo a.C. sul colle Palatino. In questa zona, sono stati trovati dei resti di case a base circolare che dovevano risiedere nel posto fin dal X secolo a.C. Oggi però vigono due tesi: la prima è quella già citata, la seconda afferma che Roma è nata sul Tevere, poiché era luogo di scambi e il terreno era adatto all’insediamento.

I Romani e l’arte

L’arte era disprezzata in Roma poiché il romano doveva credere: l’amore per la patria, il rispetto per gli antenati e l’amore per la famiglia. Pertanto, le prime vere opere artistiche a Roma, si hanno con l’inizio dell’ellenismo grazie al quale i romani potranno copiare, importare e imitare i capolavori della Grecia.

A Roma erano nate due correnti artistiche: l’arte del potere politico e l’arte popolare, e solo quando ci sarà un equilibrio tra queste due correnti potrà nascere l’arte romana, anche se artigianale e non paragonabile all’arte greca.

Questi motivi spiegano i ritardi della nascita dell’arte romana.

L’arte romana si differenzia dalle altre poiché essa risalta la tenacia e la grandezza di Roma.

Per questo i romani si dedicano maggiormente all’architettura; perché, grazie ad essa, si potevano costruire nella città delle opere utili per la comunità. Per questo, i romani sviluppano la tecnica dell’edilizia.

Nel V secolo, nel Lazio e nell’Umbria, vengono eretti i grandi muri difensivi, costituiti da blocchi di pietra a taglio irregolare, incastrati l’uno nell’altro.

A Roma si preferisce costruire dei muri costituiti da dei parallelepipedi di pietra d’eguale spessore, altezza e lunghezza (VI sec.)

La più grande scoperta che fecero i romani è il cemento, ottenuto impastando calce e sabbia, che utilizzarono successivamente per irrobustire i muri difensivi.

Tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., si ha l’utilizzo del mattone di argilla (chiamato laterizio) che veniva fatto essiccare in una fornace invece che al sole come succedeva precedentemente e che svolse un ruolo importante per l’architettura imperiale romana.

Il mattone offre inoltre molti vantaggi: costa poco, è leggero e può assumere più forme. Grazie a queste caratteristiche, viene usato ancora oggi.

Successivamente avviene la costruzione di archi, di volte e di cupole: l’arco permetteva ai romani di costruire in altezza bilanciando il peso mentre la volta e la cupola potevano coprire vasti spazi.

Opere d’utilità pubblica

I romani, come conseguenza dei continui scambi commerciali con le città circostanti, svilupparono la tecnica stradale.

La strada era perfetta alle esigenze dell’epoca: questa era formata dal sottofondo, composto da una massicciata di pietre e di terra ben compressi, e dal rivestimento superiore realizzato con dei poligoni di pietra.

L’arco e la volta vennero impiegati anche per la costruzione di fognature e acquedotti (arco e volta), oppure per costruire delle cisterne sotterranee per la raccolta dell’acqua che avveniva grazie agli acquedotti.

La città e la casa

Le strade erano disposte a scacchiera e su queste due erano le principali. All’incontro di queste ultime, s’innalzava il foro, che era centro politico, religioso e dove si svolgevano le attività commerciali.

Il tipo più semplice di casa pompeiana era costituito dall’atrio, al centro del quale si raccolgono le acque piovane incanalate da un’apertura sul tetto. Intorno all’atrio era presente una zona occupata dalle stanze.

Il tablino era l’ambiente sacro, dove la famiglia si riuniva o per pregare o per ricevere gli ospiti; questo era posto in fondo all’atrio.

C’era poi l’hortus, che era un giardino circondato da colonne accanto al quale era presente il triclinio che era la stanza da pranzo.






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