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LA GRANDE DEPRESSIONE

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LA GRANDE DEPRESSIONE

LA CRISI ECONOMICA COME SFONDO DELLA SCENA POLITICA

A 50 anni dalla grande depressione del 1873-96 un’altra crisi sconvolge gli Stati Uniti e di conseguenza l’Europa occidentale. Si tratta di una crisi mai vista prima per lunghezza, intensità e portata mondiale. Tutti gli indicatori del buon funzionamento del sistema economico, ovvero prezzi, produzione, investimenti e occupazione continuano a cadere fino al 1932; nel ’37 si ha una lieve ripresa e nel ’38 la definitiva caduta che si sarebbe risolta solo con l’avvento della seconda guerra mondiale. Questa crisi sconvolse la scena politica di tutti gli anni ’30 conurandosi come fattori di instabilità all’interno delle nazioni.

IL GIOVEDI NERO: LE CAUSE CONGIUNTURALI DELLA CRISI

Il 24 ottobre 1929 si il famoso GIOVEDI’ NERO, ovvero il giorno in cui crollò la borsa di Wall Street. Già dal 1927 la borsa americana era diventata sede di enormi movimenti speculativi che avevano portato alla formazione di un economia di carta sempre più slegata dall’economia reale, ovvero dallo scambio di beni. L’economica di carta consisteva in pratica nello scambio di azioni a credito, un’attività molto pericolosa. La crisi travolse speculatori, mediatori di borsa e banche. Negli precedenti la crisi si erano formate sull’onda delle speculazioni un immenso numero di società che avevano permesso di ridurre la disoccupazione all’1%. Gli investimenti erano di tale spessore che gli effetti della crisi si manifestarono in modo ingigantito. Le scorte di magazzino divennero montagne, fallimenti e licenziamenti si susseguirono a catena. La disoccupazione passa al 25%.

LA DIFFUSIONE DELLA CRISI DAGLI STATI UNITI ALL’EUROPA

La crisi americana si ripercuote inevitabilmente anche in Europa per le strette relazioni tra i paesi industrializzati europei e gli USA ma soprattutto perché nel vecchio continente ci sono le stesse tendenze al ristagno presenti in America: tutto si basa sulla contraddizione tra crescita della capacità produttiva e limiti della domanda. In tutte le imprese si verifica la tendenza alla stagnazione e alla sovrapproduzione. Nessuna politica economica è in grado di sanare il problema superando le debolezze strutturali del sistema. Il crollo dei prestiti americani in Europa è il primo effetto della crisi che va a minare un sistema che non ha ancore assorbito i disagi provocati dal dopoguerra.

IL NEW DEAL

Nel biennio ’30-’31 si aggrava la crisi che va a colpire grandi imprese, medi e piccoli coltivatori e classi lavoratrici urbane. I programmi anticrisi di Hoover si dimostrano insoddisfacenti e fanno crollare i consensi attorno ai repubblicani. Nel 1932 sale al potere Roosvelt che conduce la sua camna elettorale sul risanamento della società. Il nuovo presidente è convinto che per rilanciare l’economia bisogna rilanciare la domanda interna. Innanzitutto mediante un piano di interventi sociali bisogna rimuovere miseria e disoccupazione. In seguito lo Stato deve diventare regolatore dell’economia per impedire il ripetersi della attività speculative cause della crisi attuale. Il progetto di Roosvelt viene messo in atto nel 1933; inizia per gli Stati Uniti il “New Deal”, un nuovo corso che non definì solo una politica di riforme economiche ma un’intera epoca della storia d’America.






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