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LA NASCITA DEL FASCISMO, Le differenze fra il pensiero politico di Mazzini e quello di Gioberti

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Giuseppe Mazzini e Giovane Italia

Nel 1828 fa parte della Carboneria, ma tradito da una delazione, venne. Dopo pochi mesi, nel 1831, fu liberato dal carcere, ma si trovò costretto a scegliere tra il confino e l'esilio. Egli preferì seguire la via dell'esilio che gli durerà per tutta la vita.  Si recò prima in Francia, poi in Svizzera e infine in Inghilterra.

Durante il suo esilio ebbe contatti con politici, dove ampliò la sua conoscenza e fondò una nuova associazione “La giovane Italia” nel 1831.

Pensiero politico di Mazzini:

Il pensiero politico mazziniano era animato da una profonda ispirazione religiosa. Secondo Mazzini, è nella coscienza del popolo che si manifesta potentemente la volontà di Dio ('Dio e popolo') e ad ogni popolo Dio affida direttamente una missione per il progresso, generale dell'Umanità.

Tutti i popoli hanno il diritto di libertà e quando sono oppressi, è loro supremo dovere di  riconquistare la loro patria anche attraverso la rivoluzione, così come il popolo italiano deve adempiere alla propria missione di lottare contro l'Austria per la liberazione dei popoli oppressi e la creazione di una nuova Europa unita e democratica. La libertà e l'indipendenza di una nazione si raggiungono non per mezzo delle sette , ma attraverso il sacrificio e l'opera concorde di tutto il popolo. Mazzini proclama che condizione necessaria per l'esistenza e il progresso di una nazione è l'Unità e l'unica forma legittima di governo è la Repubblica nella quale si esprime in tutta la sua pienezza la volontà del popolo.



La Giovane Italia prevedeva un Comitato centrale con sede all’estero incaricato di coordinare l’attività dei vari comitati che avrebbero dovuto nascere nelle città italiane. Rispetto alle società segrete la “Giovane Italia” si distingueva per l’apertura verso l’esterno. La Giovane Italia ebbe una larghissima diffusione in tutte le regioni italiane e soprattutto ebbe il consenso da parte di intellettuali e le giovani generazioni. Il Mazzini proseguì nella sua opera di predicazione per la libertà e per l'indipendenza, esercitando una straordinaria influenza per insegnare la santità del dovere verso la patria e la necessità ideale del sacrificio.

Purtroppo la “Giovane Italia” fallì, poiché Mazzini non tenne conto della congiuntura internazionale che era sfavorevole ad ogni prospettiva rivoluzionaria. Le adesioni al programma si ebbero soprattutto negli anni tra 1833-34, in una serie di tentativi insurrezionali che si conclusero tutti tragicamente con arresti, carcere, condanne a morte. Si ricordano infatti il tentativo di invasione della Savoia (1834) fallito miseramente e il moto insurrezionale che avrebbe dovuto scoppiare a Genova, nel quale restò coinvolto il giovane Giuseppe Garibaldi, che fu tra i primi ad aderire al programma mazziniano.

Le differenze fra il pensiero politico di Mazzini e quello di Gioberti

Giuseppe Mazzini era un patriota di orientamento democratico, repubblicano, che aveva aderito alla Carboneria nel 1827; grazie all’esilio subì l’influenza dei maggiori esponenti democratici italiani all’estero, così entrò a far parte della sua concezione politica anche una componente mistico-religiosa, che identificava Dio con l’intera umanità e ammetteva l’esistenza di un disegno divino, in base al quale gli uomini dovevano svolgere la propria missione. Per esempio l’Italia aveva il compito di scongere l’Impero asburgico e lo Stato pontificio e di iniziare un sommovimento per l’indipendenza e la libertà. Mazzini credeva anche ne principio di associazione, in base al quale sia il singolo individuo, sia la famiglia, sia la nazione (intesa come entità culturale e spirituale, oltre che politica ed etnica), sia l’umanità dovevano associarsi per collaborare al bene comune; per questo egli metteva da parte le idee materialistiche e i problemi legati alla lotta di classe.




Secondo Mazzini, l’unico mezzo per conquistare l’indipendenza e per arrivare a una forma di governo unitaria e repubblicana era l’insurrezione di  tutto il popolo, che si doveva unire in un’organizzazione, che rendesse noti a tutti i propri ideali, e svolgesse nel frattempo un’opera di educazione politica. Questo progetto si concretizzò con la fondazione della Giovine Italia, che permise di organizzare rivolte tutta la penisola (Regno di Sardegna 1833; Savoia 1834; Legazioni pontificie 1843; Calabria 1844), anche se fallirono.

Vincenzo Gioberti, invece, era il principale rappresentante della scuola neoguelfa; egli, come aveva scritto nel suo libro “Del primato morale e civile degli italiani”, proponeva una confederazione di Stati italiani retta dal papa e dal Regno di Sardegna, e non l’unita nazionale, che riteneva irrealizzabile. 






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