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LA REPUBBLICA DI WEIMAR

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LA REPUBBLICA DI WEIMAR

Nella città di Weimar, in Turingia, si riunì l'Assemblea nazionale costituente incaricata di elaborare l'ordinamento costituzionale della Repubblica tedesca proclamata il 9 novembre 1918, dopo l'abdicazione dell'imperatore Guglielmo II. Insediata il 6 febbraio 1919, a poche settimane dal sanguinoso fallimento della rivolta degli spartachisti comunisti di Berlino guidati da Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg; l'Assemblea risentì delle profonde lacerazioni prodotte nel paese dalla guerra, sforzandosi di risolverle sul piano giuridico attraverso un complesso bilanciamento tra i diversi poteri dello stato e i diritti dei cittadini.

Il risultato fu la Costituzione promulgata l'11 agosto, che faceva della Germania una Repubblica democratica federale, fondata su un delicato equilibrio di poteri non solo tra le camere del Parlamento, il Reichstag (l'assemblea dei deputati con funzioni legislative) e il Reichsrat (l'assemblea dei rappresentanti degli stati, con funzioni consultive e di controllo), ma anche tra questa e il capo dello stato, cui era riservata la facoltà di nominare il cancelliere (capo del governo) e di sciogliere il Parlamento. Primo presidente della neonata repubblica fu confermato il socialdemocratico Friederich Ebert, eletto dalla stessa Assemblea costituente come capo provvisorio dello stato fin dall'11 febbraio.



I PROBLEMI POSTBELLICI

Gli esordi della Repubblica di Weimar furono travagliati. Dalla fine della prima guerra mondiale la Germania si trovava a dover affrontare una serie di problemi di ordine economico, sociale e politico quasi insormontabili. Oltre che un'inflazione e un debito nazionale senza precedenti, sui tedeschi gravavano le dure condizioni di pace dettate dal trattato di Versailles: in particolare, il completo disarmo del paese e le ingenti riparazioni di guerra richieste dagli Alleati. Incapace di far fronte ai amenti, la Germania dovette effettuare ripetute svalutazioni del marco che polverizzarono il valore della moneta tedesca e inasprirono ulteriormente la crisi finanziaria del paese. Questo parve sul punto del collasso quando nel gennaio del 1923, truppe franco-belghe occuparono la ricca regione industriale tedesca della Ruhr, in seguito al ritardato amento delle riparazioni.

UN EQUILIBRIO PRECARIO

La situazione venne migliorando dopo l'avvento alla cancelleria del conservatore Gustav Stresemann, che nell'agosto del 1923 formò un governo di 'grande coalizione' impegnato su un programma di risanamento economico e di stabilizzazione politica. Grazie a ciò la Repubblica di Weimar ottenne fin dal 1924 una consistente riduzione delle riparazioni con l'aiuto del Piano Dawes, mentre nel 1925 Stresemann avviò la normalizzazione delle relazioni internazionali del paese aderendo agli accordi di Locarno, che garantivano le frontiere occidentali dalla Germania e ne prepararono l'ingresso nella Società delle Nazioni (1926). Verso la fine del 1923, intanto, era stata emessa una nuova moneta, il Rentenmark (il marco-rendita), abbinata a controlli finanziari rigorosi: ciò aveva consentito una ripresa economica su vasta scala, che tuttavia non bastava a risolvere altri gravi e persistenti problemi. L'economia tedesca continuava, infatti, ancora a dipendere in gran parte dai prestiti stranieri, la spesa pubblica si manteneva attestata su livelli pericolosamente elevati e le imprese private soffrivano di margini di profitto troppo bassi. In tale contesto, nel 1925, avvenne l'elezione a presidente della repubblica del maresciallo Paul von Hindenburg, candidato dei nazionalisti.




IL CROLLO

I fragili equilibri appena raggiunti furono sconvolti dai contraccolpi della Grande Depressione economica mondiale del 1929, che produsse in Germania quasi sei milioni di disoccupati e radicalizzò la vita politica e sociale del paese. Nel 1930 Hindenburg nominò cancelliere l'esponente cattolico moderato Heinrich Brüning, che avviò una politica di drastici tagli alla spesa pubblica. Questa, mentre consentì di porre fine all'annosa questione delle riparazioni di guerra, inasprì la già grave crisi economica della Germania, creando, dopo le dimissioni di Brüning, nel 1932, una situazione politica fortemente instabile. Il principale beneficiario politico della crisi fu il Partito nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi, guidato da Adolf Hitler, le cui posizioni ultranazionaliste e antisemite avevano raccolto il voto di protesta tanto dei gruppi d'ordine conservatori quanto dei ceti popolari colpiti dalla crisi, facendo dei nazisti sin dalle elezioni per il Reichstag del 1930 il secondo gruppo politico del paese. Incapace di formare governi di maggioranza, Hindenburg indisse nuove elezioni nel 1932, che decretarono la vittoria del Partito nazionalsocialista. Ciò aprì a Hitler la via al cancellierato, carica cui il capo nazista fu chiamato dallo stesso Hindenburg il 30 gennaio del 1933. Una volta al potere, Hitler abolì l'ufficio del presidente e si autoproclamò Führer (capo) del Terzo Reich, calando così il sipario sulla Repubblica di Weimar.






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