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LA RIFORMA - Lutero giovane, Lutero, il riformatore, La Riforma e il mondo tedesco,La Riforma in Svizzera: Zwingli, Lo scisma anglicano, Gli anabattis

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LA RIFORMA

Lutero giovane

Agli inizi del ‘500 urgevano, all’interno della cristianità occidentale, esigenze di rinnovamento: Lutero, rispetto a queste attese di riforma, agì come forza dirompente.

Martin Lutero nacque a Eisleben, in Sassonia, nel 1483, da una famiglia d’origini modeste; nel 1501, Lutero iniziò a frequentare l’Università di Erfurt, dedicandosi alla filosofia, ma restando estraneo alla cultura umanistica; nel 1503, in seguito ad un incidente, maturò la scelta di prendere i voti monastici ed entrò nel monastero agostiniano di Erfurt, dove, nel 1507, fu ordinato sacerdote e condusse una vita dedita allo studio delle Scritture e all’insegnamento.

La maturazione delle sue idee avvenne lungo l’itinerario di una personale esperienza interiore, poiché egli era ossessionato dalla consapevolezza di essere un peccatore: egli pensava che l’uomo fosse intrinsecamente peccatore.

Intorno al 1515, si colloca la “scoperta” della Lettera ai Romani di San Paolo, da cui Lutero trasse che l’espressione “giustizia di Dio” non significa che Dio dà all’uomo secondo quanto ha meritato, bensì che Dio rende giusto l’uomo che ha fede, cioè ha totale fiducia in Lui. Secondo Lutero, le opere buone non ci fanno meritare la salvezza dinnanzi a Dio, ma sono la conseguenza della rinascita interiore in chi si è lasciato prendere dalla Parola di Dio.



Lutero, il riformatore

Per far fronte alle spese di edificazione della Basilica di San Pietro, la Curia romana aveva intensificato la concessione ai vescovi della dispensa dall’obbligo di residenza nelle diocesi loro assegnate. Di questa concessione aveva usufruito Alberto di Brandeburgo, che aveva cumulato le cariche di vescovo in tre regioni e, per recuperare la somma dovuta alla Curia, era stato autorizzato a promuovere una vendita delle indulgenze.

Si era di fronte ad un’operazione religioso – finanziaria, che aveva reso intollerabile il significato che la pratica delle indulgenze aveva assunto, con l’attribuire al Papa la facoltà di cancellare le pene che trattenevano i defunti in Purgatorio.

La dottrina delle indulgenze poggiava su due presupposti:

o       Una teoria della giustizia e della misericordia di Dio;

o       La dottrina secondo cui la Chiesa può attingere al tesoro dei meriti accumulati da Gesù e di dispensarne ai fedeli e ai defunti.

Lutero, convinto che solo il beneficio di Cristo poteva redimere l’uomo, pubblicò, nel 1517, le sue 95 Tesi, che esprimevano tutti i dubbi di Lutero, su cui egli desiderava aprire una discussione. Egli fece circolare il testo in maniera limitata, ma, a sua insaputa, le tesi furono divulgate per tutta la Germania; il consenso venne dai signori e dai principi, preoccupati per il travaso di risorse finanziarie dai loro territori verso Roma, dalle masse popolari, sfruttate dal clero, e da quanti sognavano una Chiesa più vicina all’insegnamento di Cristo.

La causa luterana fu avvantaggiata dall’atteggiamento del pontefice e dagli ambienti romani: in un primo tempo, la questione fu trattata con indifferenza, poi subentrarono le preoccupazioni legate all’imminente elezione imperiale; a elezione avvenuta, Leone X chiese a Lutero la ritrattazione delle proprie opinioni, ma esse si erano precisate e radicalizzate, così che la rottura con Roma appariva inevitabile.

Lutero pubblicò, poi, una serie di scritti in cui delineava il quadro generale di una nuova teologia: il credente è salvato da Dio per la sua fede, che è possibile perché Dio si è rivelato attraverso la Scrittura; da questo discende la riduzione dei sacramenti ai soli tre in cui si fa menzione nelle Scritture: il battesimo, l’eucarestia e la confessione. Per Lutero, nell’eucarestia non si ha la sostituzione del corpo e del sangue di Cristo con il pane e il vino (transustanziazione), ma compresenza (consustanziazione); la sola confessione accettabile è quella che avviene tramite un rapporto diretto del fedele con Dio, senza alcun ruolo del sacerdote.

La Parola di Dio deve essere accostata dal credente, senza essere filtrata attraverso il magistero ecclesiastico: la lettura e l’interpretazione della Parola si fanno libere (dottrina del libero esame) e non vi sono né gerarchie né condizioni umane privilegiate; ogni credente è sacerdote e non abbisogna di intermediari nel suo rapporto col Padre (dottrina del sacerdozio universale).

In questi anni, Erasmo da Rotterdam aveva portato a termine una nuova traduzione del Nuovo Testamento, della quale si servì Lutero; Erasmo scorse inizialmente nell’azione di Lutero l’occasione per avviare la riforma della Chiesa, ma l’affermazione che la salvezza dipende unicamente dall’intervento divino era in contrasto con la fiducia che gli umanisti riponevano nella libertà dell’uomo.

Mentre Lutero precisava i lineamenti della teologia riformata, Leone X procedette contro il monaco ribelle: nel 1520, fu emanata la bolla Exsurge Domine, che condannava le tesi luterane e ne chiedeva una ritrattazione. Lutero fu scomunicato e fu convocato a Worms, dove fu emesso contro di lui il bando imperiale; intanto, Lutero era stato messo al sicuro nella fortezza di Wartburg, dal suo protettore, Federico di Sassonia.

La Riforma e il mondo tedesco

Mentre Lutero si trovava a Wartburg, alcuni suoi discepoli, tra cui Andrea Carlostadio, avevano accelerato i tempi della Riforma, andando oltre il messaggio di Lutero e promovendo la formazione di libere comunità di credenti. Carlostadio e gli altri furono cacciati da Wittenberg e le loro posizioni parvero erronee anche a Lutero, poiché ponevano l’accento sull’illuminazione interiore, a scapito della fedeltà alla Parola di Dio: in tal modo risultava superflua la nozione di Chiesa, che nella prospettiva teologica di Lutero restava centrale.

Nel 1522, scoppiò una rivolta di cavalieri svevi e renani, guidata da Ulrico von Hutten e Franz von Sickingen, che aspiravano alla cacciata dei principi ecclesiastici dai loro territori. Nella loro rivolta era presente un progetto politico: la costruzione, intorno ai valori del luteranesimo, di un’identità nazionale tedesca. Il movimento fu sconfessato da Lutero e sconfitto dai principi; la vicenda si concluse con un rafforzamento dei principi territoriali e con la chiusura di ogni spazio per la piccola nobiltà tedesca che voleva svolgere un ruolo autonomo.

La rivolta dei contadini scoppiò, nel 1524, nella Germania meridionale: all’inizio si trattò di tumulti disordinati in cui, in alcuni casi, furono stilati dei manifesti riassuntivi delle loro rivendicazioni, come i 12 articoli di Memmingen, alcuni dei quali furono riconosciuti validi da Lutero.

Contro Lutero, Thomas Münzer aveva sostenuto che il cristiano deve sentirsi responsabile delle condizioni del prossimo e impegnarsi per eliminare l’empietà e l’ingiustizia; Lutero lanciò il suo attacco contro i ribelli, coalizzandosi con i principi cristiani: i contadini subirono, a Frankenhausen, una sconfitta e fu presa la città di Mülhausen, dove Münzer fu ucciso.



Gli avvenimenti del 1524 – 1525 chiarirono che il luteranesimo non si opponeva all’ordine costituito, ma appoggiava le autorità secolari.

I contadini non riuscirono a ripristinare le condizioni di cui avevano goduto in passato e rimasero soggetti all’autorità dei loro signori; la sconfitta dei cavalieri e dei contadini lasciò vincitori i grandi principi territoriali, che realizzarono la confisca dei beni ecclesiastici.

Tra il 1525 e il 1529, il luteranesimo si consolidò in molte regioni tedesche e nei paesi del Nord, grazie al fatto che i rapporti politici tra Carlo V e Clemente VII erano tornati molto tesi.

La prima Dieta imperiale di Spira prese atto dei contrasti religiosi e, alle successive Diete di Spira del 1529 e di Augusta del 1530, lo scisma in atto risultò insuperabile: la Confessione Augustana redatta da Melantone, collaboratore di Lutero, fu respinta, ma la saldezza delle convinzioni religiose dei riformatori e l’ostinazione dei principi tedeschi portò, nel 1531, alla costituzione della Lega di Smalcalda, un’organizzazione militare da contrapporre all’imperatore.

La Riforma in Svizzera: Zwingli

Varie iniziative riformatrici erano fiorite sia nella Germania meridionale ed occidentale, sia nella Svizzera: nella Strasburgo di Martin Butzer, nella Basilea di Johannes Oekolampad e nella Berna di Berchtold Haller, la struttura politica era caratterizzata dall’esistenza di città libere e gli influssi umanistici si avvertivano fortemente. Questi fattori diedero ai movimenti riformatori caratteristiche peculiari, che si ritrovano in quello promosso da Huldreich Zwingli a Zurigo.

Zwingli si era opposto alla consuetudine degli svizzeri di darsi al mestiere mercenario delle armi, si era legato con Erasmo e insisteva sulla necessità di attenersi al Vangelo “senza commenti”, riuscendo a dare avvio alla riforma della Chiesa.

Zwingli fu un pensatore filosofico e riconduceva il problema della salvezza all’onnipotenza di Dio, ammettendo il dogma della predestinazione.

Da Lutero lo divise il modo di concepire l’eucarestia: Zwingli concentrò l’attenzione sul significato del sacramento e sostenne che l’eucarestia e solo una commemorazione dell’ultima cena e del sacrificio di Cristo. Lutero e Zwingli si fronteggiarono a Marburgo nel 1529: Zwingli aveva tirato dalla sua parte Berna, Basilea, Sciaffusa e San Gallo, mentre i cantoni montani, rimasti cattolici, organizzarono, nel 1524, una lega armata per contrastare la diffusione della Riforma. Quando si giunse allo scontro aperto con i cattolici, Zwingli fu sconfitto a Kappel nel 1532 e le sue idee confluirono nel Calvinismo.

Lo scisma anglicano

Anche l’Inghilterra conobbe, dal 1534, la Riforma: l’Atto di Supremazia di Enrico VIII innescò un processo che si risolse nel rafforzamento della monarchia e in un’accelerazione dei progressi sociali e politici del popolo inglese.

Agli inizi del Cinquecento, in Inghilterra, le tensioni religiose non erano particolarmente acute, neanche negli ambienti umanistici, dove spiccava la ura di Thomas More. Enrico VII non aveva guardato con ostilità questo fermento, mentre più attento a queste idee di rinnovamento si mostrò Enrico VIII, interessato ai problemi teologici; la sua azione si limitò, inizialmente, a restaurare una maggior disciplina nel clero, meritandosi dal Papa l’appellativo defensor fidei.

Enrico VIII aveva sposato Caterina d’Aragona, dal cui matrimonio non erano nati li maschi, ma solo una lia femmina, Maria. Fino ad allora, la politica inglese era stata filosnola, ma dopo la sconfitta di Francesco I a Pavia, nel 1525, la politica estera si era allontanata dal vecchio alleato: perciò il matrimonio con Caterina aveva perso di significato.

Inoltre, Enrico si innamorò di Anna Bolena e, per sposarla, chiese a Roma l’annullamento del suo precedente matrimonio; Clemente VII apparve contrario a questa richiesta e il re, dopo aver nominato cancelliere Thomas More, ridusse i benefici del clero a proprio vantaggio, sposò segretamente la Bolena e la fece incoronare regina d’Inghilterra.

Alla scomunica papale, Enrico rispose con l’Atto di Supremazia, nel 1534, con cui si riconosceva al re l’autorità suprema su tutti i cittadini del Regno e si tagliavano i legami di dipendenza dalla Chiesa inglese da Roma.

La Riforma anglicana si conurò come uno scisma, perché niente fu modificato nell’edificio dogmatico e teologico cattolico. La Chiesa inglese assunse, poi, caratteri simili a quelli delle Chiese riformate, con la soppressione dei monasteri, che mise un grande quantitativo di terre nelle mani della Corona. Lo scisma anglicano favorì il rafforzamento dell’istituto monarchico in Inghilterra.

Anna Bolena fu decapitata e, dal terzo matrimonio di Enrico, con Jane Seymour, nacque l’erede maschio, Edoardo, cui Enrico lasciò il Regno.

Gli anabattisti

Altri predicatori avevano svolto un discorso non violento e pacifista, mirando a realizzare comunità di eletti che accettavano il battesimo solo in età adulta, dimostrando di compiere una consapevole scelta di fedeltà a Dio; al battesimo dei bambini non davano alcuna importanza e ritenevano che dovesse essere ripetuto: di qui il nome “anabattisti”.

Dalla scelta di seguire con totale fedeltà il Vangelo, gli anabattisti trassero il rifiuto di indossare le armi e di prestare giuramento nei tribunali civili: in questo le autorità scorsero dei reati di insubordinazione. Dopo la repressione a Zurigo, vi fu una diaspora di anabattisti svizzeri che s’incontrarono con i reduci del radicalismo armato tedesco sbaragliato dagli eserciti dei principi: essi confidarono di realizzare piccole comunità perfette, come nella città di Münster; qui erano stati riconosciuti dalle autorità cittadine ed avevano ricevuto l’autorizzazione a professare la loro fede e, alle elezioni municipali, nel 1534, ottennero la maggioranza e cacciarono gli empi dalla città. Essi organizzarono un regime basato sull’abolizione della proprietà privata, fino al 1535, quando Filippo d’Assia mosse verso la città: Münster fu presa e gli anabattisti sconfitti.




Dopo il 1535, il movimento anabattista decise di appartarsi dal mondo: le due ure più significative furono David Joris e Menno Simons, i cui seguaci erano i mennoniti.

Il mondo cattolico tra esigenze di rinnovamento e Riforma luterana: Sna e Francia

Il cristianesimo aveva un ruolo fondamentale nella storia e nella formazione di un’identità nazionale del popolo snolo; contro gli ebrei convertiti al cristianesimo (marrani) e contro i discendenti dei mori (moriscos) operava l’istituzione dell’Inquisizione, subordinata all’attività dei sovrani. La ura più significativa fu quella del cardinale Francisco Jimenez de Cisneros, promotore di una restaurazione della vita e degli studi religiosi.

L’avvento al trono snolo di Carlo d’Asburgo aveva rinsaldato i legami culturali del resto dell’Europa con la Sna, dove l’opera umanistica erasmiana ebbe i suoi esponenti in Alfonso de Valdes e in suo fratello, Juan.

In Sna, la stagione erasmiana si chiuse dopo la Dieta di Augusta del 1530, quando tornò a prendere il sopravvento l’identificazione del paese snolo con la causa della crociata: la Sna di Filippo II fu la roccaforte della Controriforma cattolica.

Anche in Francia si diffusero idee di rinnovamento religioso, con le esperienze dell’umanesimo cristiano sviluppate da Jacques Lefèvre d’Etaples, Guillaume Budé e Guillaume Briçonnet, che rimasero però legati alla Chiesa di Roma.

Le idee dei riformatori si diffusero anche in Francia, raggiungendo gli ambienti di corte, dove potevano contare sull’apertura intellettuale di Francesco I e sulla protezione della sorella, Margherita d’Angoulême; l’atteggiamento del re mutò, nel 1534, in seguito alla diffusione nella corte di manifesti contro la messa cattolica, e iniziarono le persecuzioni contro i sostenitori francesi della Riforma.

Il mondo cattolico tra esigenze di rinnovamento e Riforma luterana: Italia

Nella decadenza della Chiesa, nel XVI secolo, restavano esigue le prospettive di un efficace cambiamento. Due monaci camaldolesi, Pietro Querini e Paolo Giustiniani, avevano indirizzato a Leone X un Libellus in cui erano denunciati i mali che affliggevano la Chiesa.

Il V Concilio Lateranense fu indetto da Giulio II e fu aperto sotto il suo successore, Leone X; esso affrontò il tema della Riforma, con Egidio da Viterbo, e si concluse con la richiesta di attuarla immediatamente, attraverso alcuni decreti sulla vita religiosa, sulla libertà ecclesiastica, sulla predicazione, sui benefici e i doveri del clero.

Dal 1517 al 1542, si sviluppò l’evangelismo italiano, costituito dai contributi offerti dai privati per rinnovare la vita cristiana, rendendola più aderente ai principi del Vangelo; in quest’ottica, si svilupparono le predicazioni degli esponenti dell’Oratorio del Divino Amore, del cenacolo veneto di Gaspare Contarini, del gruppo che, a Napoli, seguì gli insegnamenti di Juan de Valdes, e del generale dei cappuccini Bernardino Ochino. L’evangelismo si caratterizzò per un atteggiamento né antiecclesiastico né antiromano, ma polemico verso la Curia e antintellettualistico.

La risposta di Roma alla rivolta protestante era stata piuttosto incerta: il Papato puntava a svolgere un ruolo politico, movendosi tra Francia e Sna, fino al Sacco di Roma del 1527, che segnò la caduta dell’Italia sotto l’egemonia imperiale. con il pontificato di Paolo II Farnese iniziò l’azione di contenimento dell’offensiva riformatrice, che si espresse lungo due ordinamenti alternativi:

o       A favore del rinnovamento, con l’approvazione di nuovi ordini religiosi e con la stesura di un progetto di riforma, il Consilium de emendanda Ecclesia. Questo culminò con la decisione di partecipare, a Ratisbona, nel 1541, all’apertura dei colloqui di religione con i protestanti e di affidare al Contarini l’incarico di rappresentare la parte cattolica.

o       Con una tendenza difensiva, che si manifestò nella sconfessione dell’operato dei rappresentanti cattolici a Ratisbona.

Tra il 1540 e il 1542, la situazione piegava verso la Controriforma, grazie al fallimento dei colloqui di Ratisbona e l’istituzione, a Roma, del Sant’Uffizio per l’Inquisizione.

Calvino

Molte erano le difficoltà che travagliavano il movimento riformatore:

o       Irrigidimento gerarchico del luteranesimo in forme di Chiese territoriali;

o       Proliferazione di confessioni religiose diverse;



o       Scontri sulla natura del battesimo, dell’eucarestia, della messa;

o       Disordini di Basilea tra cattolici e seguaci di Zwingli;

o       Vicende di Münster.

Inoltre, durante gli anni del pontificato di Paolo II, si delineava la risposta cattolica: Calvino dette al movimento riformatore una maggiore organicità, una guida più coerente ed una spinta espansiva.

Giovanni Calvino nacque nel 1509 in Francia, a Noyon, fu indirizzato alla carriera ecclesiastica e completò la sua formazione in diritto civile e canonico a Orléans ed a Bourges; la sua formazione avvenne in un periodo fervido di idee e di propositi e si perfezionò in ambienti di acuta sensibilità religiosa, in cui l’Umanesimo cristiano e l’evangelismo s’incrociavano con le suggestioni luterane.

Calvino maturò la scelta di aderire al protestantesimo tra il 1528 e il 1538, facendosi promotore di una riforma della Chiesa.

Fu costretto a lasciare la Francia nel 1534, e giunse a Basilea, dove fu stampata la sua Institutio christianae religionis, in cui erano esposte le ragioni della scelta riformata e il rifiuto del cattolicesimo romano. Calvino si recò a Ferrara, dove sperava un intervento della duchessa Renata, ma fu allontanato e si diresse a Ginevra. Questa si era sottratta dal dominio del vescovo feudale e dall’egemonia dei Savoia, ed il Consiglio cittadino aveva promosso una riforma della Chiesa locale, guidata da Guillaume Farel, con cui Calvino regolò la vita religiosa della città. Nel 1538, Calvino fu espulso e ritornò a Strasburgo, dove partecipò alla riorganizzazione della liturgia ed entrò in contatto con gli ambienti luterani tedeschi. Nel 1541, Calvino fu richiamato a Ginevra, dove ordinò la Chiesa secondo un modello estremo di rigore politico e religioso, e istituì un sistema scolastico.

Le argomentazioni teologiche di Calvino si saldavano con il proposito di organizzare una società cristiana che offrisse la testimonianza della fede e la verifica di un’elezione: centro della teologia calvinista è il concetto biblico della gloria di Dio; fondamento della predestinazione alla salvezza è l’opera redentrice di Cristo, giacché la natura umana è irrimediabilmente peccatrice.

Calvino attribuì grande importanza alla Chiesa, come comunità visibile di quanti, credendo in Cristo, partecipano ai sacramenti ed ascoltano la sua Parola.

Sul tema dell’eucarestia, Calvino cercò di conciliare le posizioni di Lutero e di Zwingli: fu trovato un accordo con i movimenti riformatori di derivazione zwingliana (accordo di Zurigo) ma non con i luterani, con i quali la rottura fu definitiva.

L’importanza storica del calvinismo è dovuta al modello do organizzazione ecclesiastica proposto e realizzato a Ginevra: a capo della Chiesa era il Concistoro, formato da 12 Anziani, che avevano il compito di assicurare la disciplina della comunità, e da Pastori; vi erano poi i Dottori, il cui compito era l’insegnamento, e i Diaconi, che si occupavano dell’assistenza ai poveri e ai malati.

Calvino non accettava che il cristiano fosse costretto a distinguere tra la propria libertà interiore e l’obbedienza dovuta all’autorità politica, non consentiva separazione tra Chiesa e Stato; Calvino riuscì a conciliare l’ordinamento pubblico con quello ecclesiastico di Ginevra, trasformandola in una repubblica teocratica, che si reggeva in forme democratiche e da cui era escluso ogni pluralismo e anticonformismo.

La diffusione della Riforma

Nel 1531, si riunirono, nella Lega di Smalcalda, i principi e i rappresentanti dei territori tedeschi conquistati dalla ribellione luterana; i principi protestanti trovarono punti d’intesa coi principi cattolici nel boicottare la politica di Carlo V, per questo le adesioni alla Riforma ebbero un carattere prevalentemente politico.

Carlo V proseguì da solo la lotta contro i protestanti tedeschi, col suo progetto di restaurazione dell’impero cristiano; dopo la pace di Crepy, nel 1544, si rivolse contro di loro e li sconfisse a Mühlberg nel 1547, ma dovette poi scontrarsi con le resistenze del pontefice, delle popolazioni convertite alla Riforma, dei principi gelosi della loro indipendenza.

La pace di Augusta, nel 1555, riconobbe la spaccatura prodottasi dalla cristianità: vi si affermò che ogni stato tedesco poteva optare o per la confessione cattolica o per quella luterana, secondo il principio cuius regio, eius religio.

In Sa, la Riforma fu un momento della lotta per la conquista dell’indipendenza dalla Danimarca e per l’affermazione di un’identità nazionale; il regno indipendente si costituì sotto Gustavo Vasa e la Riforma fu introdotta nel paese, seguito dalla Finlandia.

La Riforma cominciò ad attecchire in Danimarca, dove si affermò sotto Cristiano III; essa fu poi introdotta anche in Norvegia e nelle restanti regioni baltiche.






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