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LE CAUSE DELLA RIVOLUZIONE FRANCESE, I TRE CETI SOCIALI, GLI STATI GENERALI CONVOCATI PER IL 1789, L’INIZIO DELLA RIVOLUZOIONE, STRUTTURA DELL’ASSEMBL

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LE CAUSE DELLA RIVOLUZIONE FRANCESE

La Rivoluzione francese conclude un’epoca di cambiamenti che parte dalla prima rivoluzione inglese. Le cause della rivoluzione si trovano nella situazione francese dopo la morte di Luigi XIV nel 1715. L’assolutismo continuò, ma decadde progressivamente perché i successori Luigi XV e Luigi XVI (salito al trono nel 1774) non avevano la stessa capacità di imporre il potere assoluto sul Paese ed erano per questo più deboli. La Francia dal 1715 fu caratterizzata da scontri tra il re e il Parlamento di Parigi (che era un tribunale che giudicava i reati amministrativi e controllava la costituzionalità delle leggi emanate dal re). Questi scontri paralizzavano la vita politica e non venivano più emanate delle leggi, cosa impensabile durante il regno di Luigi XIV. Inoltre iniziò a delinearsi un grave problema finanziario. Il bilancio dello stato era in deficit, anche se effettivamente la Francia era sempre stata caratterizzata da questo problema. I sovrano proposero allora la tassazione dei ceti privilegiati, clero e nobiltà, che per tradizione non avano le tasse. Questo fatto suscitò immediatamente la reazione dei due ceti, che protestarono. Iniziò ad essere avanzata la proposta della convocazione degli Stati Generali, un’assemblea con i rappresentanti dei ceti sociali, convocati l’ultima volta nel 1614 nell’età di Luigi XIII. Il re si oppose alla convocazione e nel frattempo il popolo di Parigi si mobilitò poiché, anche se non coinvolto direttamente nella faccenda, si rendeva conto che si stava avvicinando una crisi di potere.

Il popolo iniziò così a scendere in piazza per difendere i propri diritti, essendo favorevole alla convocazione degli Stati Generali e alla tassazione della nobiltà e del clero. Il re così decise di convocare gli Stati Generali nell’estate del 1788, prevedendo la convocazione per il maggio del 1789, perché nel frattempo i deputati dovevano essere eletti. Così il re rinunciò in parte al suo potere assoluto, che ormai stava decadendo.

I TRE CETI SOCIALI

In Francia, all’epoca della rivoluzione, la popolazione era divisa in tre ceti sociali: la nobiltà, il clero e il terzo stato. I nobili rappresentavano una piccola percentuale della popolazione, circa l’1,5%, ma aveva un grandissimo potere basato sul controllo di latifondi, lavorati dai contadini. Ancora meno numeroso era il clero, che rappresentava circa lo 0,5% della popolazione francese; questa classe sociale aveva però grande influenza sul popolo, ma non si trattava di un ceto omogeneo, essendo composto sia da vescovi che da parroci, i quali solitamente tendevano ad appoggiare le idee del terzo Stato. Questo includeva tutti quelli che non erano né nobili né ecclesiastici, ovvero circa il 98% della popolazione francese. I 25 milioni di persone che facevano parte del Terzo Stato appartenevano all’alta, alla media e alla piccola borghesia (mercanti ed artigiani), alla borghesia delle professioni (medici, avvocati, notai, i quali daranno inizio alla rivoluzione), ma vi erano anche operai, contadini, disoccupati, mendicanti e proprietari terrieri.

GLI STATI GENERALI CONVOCATI PER IL 1789

La legislazione francese prevedeva che tutti e tre i ceti avessero lo stesso numero di rappresentanti negli Stati Generali; il numero indicativo era di 290 deputati per ogni ceto e stabiliva che questi rappresentanti esprimessero un solo voto unico, quindi i voti in totale erano tre; non vi era quindi il voto per testa, ovvero individuale. Di solito i due ceti privilegiati si alleavano tra loro e rendevano una minoranza il Terzo Stato. Il Terzo Stato (in particolare avvocati e notai) iniziò a protestare contro queste procedure, giudicandole ingiuste, chiedendo l’aumento dei propri deputati e l’introduzione del voto per testa. Il re, ad un certo punto, concesse il raddoppio dei deputati ma mantenne la stessa procedura di voto. Tra il 1788 e il 1789 iniziarono le elezioni dei deputati. I ceti privilegiati votavano direttamente, poiché erano in pochi. Il Terzo Stato, invece, seguiva altre procedure: votavano solo gli uomini di 25 anni compiuti iscritti nella lista dei contribuenti, ma

Non eleggevano direttamente i deputati, bensì dei rappresentanti che confluivano in un’assemblea e votavano poi i deputati del terzo Stato. I deputati eletti appartenevano alla borghesia delle professioni, ovvero erano avvocati e notai. Colore che votavano potevano manifestare al seggio le proprie critiche al sistema politico vigente ed esporre le proprie richieste. Le autorità del seggio le scrivevano nei Quaderni di Lagnanza, documenti storici importantissimi e diretti, in quanto, leggendoli, ci si può rendere conto della diverse aspirazioni dei ceti. Quelli privilegiati, ad esempio, volevano la cancellazione dell’assolutismo e una maggiore libertà, me volevano anche mantenere i propri privilegi. Il Terzo Stato chiedeva la fine dell’assolutismo e di ogni privilegio e voleva l’affermazione dell’uguaglianza effettiva tra gli uomini (era quindi più radicale).

Durante le elezioni ci fu una grave carestia in Francia dovuta a un mutamento climatico. Questa ebbe ripercussioni su tutta l’economia; scarseggiavano i cereali, il loro prezzo e molto elevato e quindi per acquistare il pane, in il popolo non acquistava altri bene; ci fu quindi una crisi nella produzione delle manifatture, che fallirono, portando ad una diffusione della disoccupazione.

Il 5 maggio 1789 gli Stato Generali si riunirono nella reggia di Versailles. La maggioranza risultava favorevole al cambiamento politico in Francia, ma non poteva comunque esprimersi, poiché non c’era il voto individuale. Allora i deputati del Terzo Stato uscirono dagli Stati Generali e si riunirono separatamente, assumendo la denominazione di Assemblea dei Comuni e rivendicando la rappresentanza di tutta la nazione. Il re cercò allora di convincere il Terzo Stato a tornare negli Stati Generali, ma non ci riuscì, anzi, aumentarono i deputati del clero che passavano all’Assemblea dei Comuni. Allora il re ordinò ai nobili di riunirsi nell’Assemblea dei Comuni, che prese il nome di Assemblea Nazionale Costituente, assemblea che aveva il compito di stendere una nuova costituzione. La nascita di questa assemblea fu il primo atto della Rivoluzione Francese, molto significativo anche se espresso solo a livello politico. Nel frattempo, il popolo di Parigi (formato dei lavoratori della città, come artigiani e mercanti in gran parte alfabetizzati) iniziò a scendere in piazza ed i borghesi diedero vita ad una milizia borghese (ovvero un piccolo esercito), con lo scopo di controllare le mosse del popolo, che si stava armando, in quanto tra il popolo e la borghesia non c’era unità di intenti. Inoltre la milizia si proponeva di controllare le mosse controrivoluzionarie di Luigi XIV, che non si era opposto alla Rivoluzione Costituzionale, ma voleva porre fine a tutto mobilitando l’esercito.

L’INIZIO DELLA RIVOLUZOIONE

Il popolo di Parigi, il 14 luglio del 1789, decise di assaltare la Bastiglia, una prigione della città, per iniziare una rivolta proprio con questo atto; il popolo riuscì ad espugnare la Bastiglia e il 14 luglio divenne festa nazionale. Nel frattempo il re decise di concedere a Parigi la costituzione di un nuovo governo, chiamata Nuova Municipalità, una sorta di Comune in cui era rappresentato tutto il popolo, non soltanto i ceti privilegiati. Ben presto sorsero Nuove Municipalità in altre città francesi.

La rivoluzione popolare se trasferì allora nelle camne; i contadini iniziarono ad avere notizie della rivoluzione da Parigi, dove c’era stata la sollevazione del popolo e furono spinti ad imitare la popolazione cittadina. Un altro elemento che li spinse fu la Grande Paura, fenomeno psicologico che agiva sulle menti dei contadini, i quali vivevano in uno stato perenne di paura, ma non nei confronti di un oggetto preciso e ben definito, come potevano essere i briganti, le carestie o i complotti aristocratici. Questa paura li rendeva agitati e ciò contribuì alla rivoluzione nelle camne. La sollevazione delle camne si sviluppò tra luglio e agosto del 1789: furono incendiate abitazioni, castelli e archivi dei proprietari terrieri. Allora l’Assemblea Nazionale Costituente affermò la fine del regime feudale e, con questo atto, si decise di cancellare i vincoli del feudalesimo sulle persone senza il amento di indennità, mentre si stabilì che i contadini potessero prendere possesso delle terre versando un’indennità. Nell’agosto del 1789 l’Assemblea Costituente stese ed attuò la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino, che si ispirava agli stessi principi americani, cioè quelli dell’Illuminismo. In essa veniva affermato che tutti gli uomini nascono uguali e liberi e tutti hanno diritto alla sicurezza e alla libertà, con la quale si crea una nuova società. Il re, però, si rifiutò di approvare i decreti dell’Assemblea Costituente, sia quello antifeudale sia la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo. In seguito a questo rifiuto e visto che il re era sospettato di organizzare una Controrivoluzione, si formò un corteo (formato per lo più da donne parigine del popolo) che arrivò a Versailles sfilando minacciosamente di fronte al re. Allora egli approvò la Dichiarazione, ma non il decreto antifeudale e brindò alla Nazione, per far capire che teneva alla Francia. Il corteo ritornò a Parigi portando con sé il re e la sua corte e obbligandolo a insediarsi nella reggia della Tuileries, antica reggia del re, per tenerlo sotto controllo.

Nel frattempo l’Assemblea Costituente smantellò un’altra struttura importante dell’Ancièn Regime: attaccò la Chiesa Cattolica. Si decise di chiudere tutti gli ordini monastici considerati parassitari, senza utilità sociale, e si decise di requisire tutte le terre ecclesiastiche che divennero proprietà dello Stato. Usando queste terre, l’Assemblea Costituente emise dei Titoli di Stato chiamati Assegnati (titoli che lo stato vende ai cittadini e che hanno un valore perché si fondano su proprietà terriere; di solito vengono emessi quando lo stato ha bisogno di denaro). In Francia lo Stato emetteva questi titoli garantendone il valore per la presenza delle terre requisite alla Chiesa. I cittadini francesi potevano usare gli assegnati per ottenere una parte delle terre confiscate alla Chiesa. La maggior parte lo fece. Questo determinò in Francia un’enorme cambiamento dell’assetto della proprietà terriera, poiché queste terre passavano nelle mani per lo più dei borghesi.

Nel 1790 iniziarono a delinearsi molte formazioni politiche accomnate della diffusione della stampa. Tra queste c’era la Società dell’89, una formazione moderata favorevole alla monarchia costituzionale; poi vi era l’Associazione dei Cordiglieri, formazione di sinistra molto più radicale e vicina agli interessi del popolo; inoltre vi era il Club dei Giacobini, formazione politica sempre di sinistra (e quindi a favore del popolo) molto importante, di cui faceva parte anche Robespierre; essi si proponevano di controllare gli eventi rivoluzionari, evitando la controrivoluzione, ovvero i tentativi del re di bloccare la rivoluzione. I Giacobini appartenevano alla ricca borghesia e per entrare nel Club era necessario are una tassa molto elevata.

L’Assemblea Costituente iniziò a stendere una nuova costituzione, che si rivelò favorevole agli interessi della borghesia e non a quelli del popolo francese. Ciò si poteva notare per i criteri di voto stabiliti; i cittadini furono divisi in attivi e passivi. I cittadini passivi non avevano diritto di voto, mentre quelli attivi avevano il diritto di voto, ma dovevano versare una tassa annua pari al salario di tre giornate lavorative di un manovale. Non vi era però uniformità di valutazione, poiché i manovali non erano sempre ati allo stesso modo. I cittadini attivi, inoltre, non erano tutti eleggibili; per esserlo era necessario are una tassa annua pari al salario di dieci giornate lavorative di un manovale. Non si diventava, però, direttamente deputati del parlamento francese; si veniva eletti in un’assemblea intermedia che aveva il compito di eleggere i deputati del parlamento e per essere eletti nel parlamento bisognava essere proprietari terrieri e are una tassa annua pari ad un marco d’argento. Questi criteri diffusero il malcontento tra il popolo francese, soprattutto tra quello parigino, poiché, avendo avuto un ruolo importante nella Rivoluzione, chiedeva il diritto di voto, negato alla maggior parte del popolo con questa nuova costituzione.

Questa nuova costituzione (denominata Costituzione del 91) definiva un nuovo assetto politico della Francia, dove veniva instaurata una monarchia costituzionale fondata sulla divisione dei poteri. Il re aveva quello esecutivo, quindi nominava i ministri e aveva il diritto di veto (ovvero il diritto di opporsi una volta) sulle decisioni del parlamento, che veniva chiamato Assemblea Legislativa e che aveva il potere legislativo e veniva eletto con i criteri stabiliti dalla nuova Costituzione. Il potere giudiziario era invece affidato ai giudici. A livello di amministrazione locale, la Costituzione introdusse il decentramento, secondo cui veniva concessa larga autonomia ai poteri locali, soprattutto ai Comuni.

Lui XVI si schierò dalla parte della controrivoluzione, cercando collegamenti con le potenze conservatrici europee, soprattutto Prussica e Austria. Nel 1791 il re tentò di fuggire dalla Francia, in quanto non accettava la nuova Costituzione. Questa fuga disorientò le forze rivoluzionarie moderate, in quanto erano state tradire dal re. Le forze più radicali, invece, assunsero grande potere, in particolare per quanto riguarda i Giacobini. Durante le elezioni per l’Assemblea Legislativa, l’Assemblea Costituente approvò la Costituzione civile del Clero, che rappresentava un secondo duro attacco alla Chiesa Cattolica. Secondo questo documento, gli ecclesiastici venivano trasformati in funzionari pubblici stipendiati e alle dipendenze dello Stato. Dovevano giurare fedeltà allo Stato e alla Costituzione, ovvero stare dalla parte della rivoluzione, mentre il Clero sosteneva l’Ancièn Regime. Il basso clero non accettò di sottoscrivere questa costituzione, mentre nell’alto clero ci fu una maggiore adesione, che poi però diminuì, delineando un distacco più profondo tra gli ecclesiastici e la rivoluzione. In Francia si iniziò a chiamare Refrattari gli ecclesiastici che non accettavano la costituzione, mentre gli altri venivano chiamati Costituzionali.

Dopo la sua fuga, il re venne sospeso dalle sue funzioni, ma poi venne reintegrato, per evitare la formazione di una repubblica. Intanto si riunì per la prima volta l’Assemblea Legislativa, delineando lo scioglimento dell’Assemblea Costituente.

STRUTTURA DELL’ASSEMBLEA LEGISLATIVA

Uno dei primi problemi che il governo francese dovette affrontare fu quello della guerra con il resto dell’Europa. L’Austria e la Prussia si erano schierate contro la rivoluzione, minacciando un’invasione del territorio francese per bloccare le forze rivoluzionarie. Ciò avveniva perché questi due stati avevano monarchie assolute e temevano che la popolazione si ribellasse come quella francese. L’Assemblea legislativa iniziò a domandarsi si fosse necessario dichiarare guerra a questi Stati; la maggioranza era favorevole alla dichiarazione di guerra, in particolare i più convinti erano e Girondini, che sostenevano la guerra sia come strumento per la difesa, sia come strumento che portasse la rivoluzione in Europa; per questo motivo si iniziò ad utilizzare l’espressione Guerra Rivoluzionaria). Il capo dei Giacobini, Robespierre, invece, era contrario a questa guerra. Anche il re era a favore, poiché sperava in un sconfitta dei rivoluzionari francesi.

Nell’aprile del 1792 la Francia dichiarò guerra alla Prussia e all’Austria, ma fu subito evidente la debolezza dell’esercito francese. Per far fronte a questa debolezza, l’Assemblea decise di creare un corpo di 200 mila volontari, chiamati Federati, che dovevano concentrarsi a Parigi per difendere la città. Luigi XVI, però, pose il veto a questo provvedimento che entrò comunque in vigore. Il rifiuto del re aveva provocato malcontento nel popolo di Parigi, i cui appartenenti venivano chiamati Sanculotti, poiché non portavano le culotte, pantaloni al ginocchio indossati dagli aristocratici, ma portavano dei pantaloni lunghi. Il popolo iniziò ad unirsi ai federali, che giungevano armati da tutta la Francia e iniziarono a chiedere la sospensione del re e, nell’agosto del 1792, assaltarono la reggia di Touleries; il re era fuggito e, a difesa della reggia, erano rimasti i soldati delle guardia svizzera. Ci furono scontri a fuoco e circa 400 vittime tra sanculotti e federati, così il re ordinò alle guardie di cessare il fuoco. Subito dopo il re fu sospeso dall’Assemblea Legislativa e cadde la Costituzione del 91. L’Assemblea decise lo svolgimento di nuove elezioni a suffragio universale maschile con lo scopo di eleggere una nuova assemblea, denominata Convenzione; le elezioni si svolsero tra agosto e settembre del 1792. Mentre si aspettava l’elezione di questa nuova assemblea, si creò un vuoto di potere e tutte le decisioni furono prese dal comune di Parigi, chiamato Comune Insurrezionale, che si occupò anche di custodire il re, sospeso e arrestato. Il Comune decise la costituzione i un Tribunale Rivoluzionario per processare tutti i sospetti, ovvero coloro che erano contro la rivoluzione.

Intanto, tra agosto e settembre del 1792, a Parigi si verificarono i cosiddetti Massacri di Settembre, i quali misero in rilievo il fatto che la rivoluzione fosse in mano dei sanculotti. Iniziò a circolare la notizia di un complotto controrivoluzionario nelle carceri di Parigi, nelle quali erano detenuti molti nobili e preti refrattari (contrari alla rivoluzione). I sanculotti assaltarono le prigioni massacrando i detenuti, soprattutto coloro che lo erano per reati comuni, anche se non erano collegati alla faccenda. Le autorità non intervennero, in quanto non riuscivano a controllare i sanculotti. L’esercito francese, in questi mesi, ottenne una grande vittoria a Valeuy contro le truppe austro-prussiane. La vittoria dimostrò come un popolo rivoluzionario riusciva a vincere contro eserciti militarmente più preparati, a causa della forza della rivoluzione. Nel settembre del 1792 si riunì anche la Convenzione, eletta non datti i francesi che avevano il diritto di voto, in quanto molti cittadini passivi non avevano ricevuto notizia del cambiamento e in quanto le autorità proibivano il voto ai francesi sospetti. La Convenzione fu espressione del voto della Francia rivoluzionaria e il suo primo atto fu la proclamazione della Repubblica, che avvenne nel settembre del 1792.

CONVENZIONE (PARLAMENTO REPUBBLICANO)

I Girondini e i Giacobini erano in maggior parte borghesi ed erano quindi due forze politiche omogenee socialmente (formate per lo più da avvocati e commercianti). Erano però molto diversi per quanto riguardava le idee politiche: i girondini avevano deciso di portare avanti una rivoluzione borghese, mentre i giacobini erano a favore del popolo.

Per poter governare, però, era necessario che la Pianura si alleasse con uno dei due schieramenti.

La prima questione affrontata dalla Convenzione fu il processo del re, che non aveva più poteri. Il processo si svolse nel dicembre del 1792: la maggioranza era convinta della sua colpevolezza e di conseguenza venne condannato a morte per ghigliottina. Si verificò poi uno scontro tra i giacobini e i girondini: i giacobini volevano chiedere al popolo la conferma della condanna al re, mentre i girondini non erano d’accordo e lo scontro si concluse con la loro vittoria. Il re venne ghigliottinato nel gennaio del 1793.

Dopo ciò, l’ostilità dell’Europa verso la Francia aumentò e questa si trovò in guerra con tutti gli stati europei, governati da monarchie, esclusi i Paesi Scandinavi, la Svizzera e la Russia. La Francia vinse gli scontri e riuscì ad ottenere ammissioni territoriali tra cui il Belgio e la Savoia.

Nel frattempo (1793) scoppiò nella Vandea (nel su-est della Francia) una rivolta contadina contro la rivoluzione. I contadini si posero contro questa poiché tutelava solamente gli interessi dei borghesi. Questa rivolta vandeana durerà per tutta la rivoluzione, sottraendo forza alla rivoluzione stessa.

A Parigi la situazione si complicò ulteriormente quando i sanculotti incominciarono a chiedere alla Convenzione di introdurre un Calmiere dei prezzi chiamato Maximum, secondo cui lo stato doveva decidere il prezzo massimo dei beni di prima necessità. Una frangia estrema dei sanculotti, quella degli Arrabbiati, assaltò le drogherie.

Nella Convenzione della primavera del 1793 la Pianura si alleò con i giacobini, delineando una linea politica favorevole al popolo, in quanto la Pianura aveva un maggior numero di deputati, ma i giacobini erano più attivi (e cominciarono ad essere definiti Montagnardi, poiché in parlamento si sedevano in alto a sinistra). Da quest’alleanza nacquero alcuni importanti provvedimenti: venne introdotto, anche se solo a Parigi, un Maximum Dipartimentale relativo alla farina e ai cereali; venne poi istituito un tribunale rivoluzionario per giudicare i sospetti e venne creato un nuovo organismo di governo: il Comitato di Salute Pubblica, formato da 9 persone scelte dalla Convenzione e rinnovate ogni anno. Quest’organo esercitava il potere esecutivo e permetteva a deputati della maggioranza di controllare la rivoluzione.

I girondini iniziarono a temere una dittatura giacobina (a ragione) e quindi si allearono con le forze antirivoluzionarie, con i realisti e i moderati. Si formarono anche alleanze militari in tutta la Francia meno che a Parigi. La capitale era la roccaforte dei giacobini e dei sanculotti che nel giugno del 1793 fecero pressione sulla Convenzione affinché fossero allontanati i deputati girondini dalla convenzione e da Parigi. All’inizio la Convenzione si oppose, ma poi i giacobini decisero di accettare questa richiesta che faceva loro comodo, in quanto aspiravano ad una dittatura. Quindi l’esercito francese venne mobilitato contro la convenzione: 150 cannoni vennero puntati contro l’edificio per convincere i girondini ad abbandonare l’assemblea. Riusciti nel loro intento, i giacobini iniziarono a delineare una dittatura, nell’estate del 1793, capeggiata da Robespierre. I giacobini, però rappresentavano una classe politica esigua, in quanto erano circa 10 mila in tutta la Francia e i sanculotti erano parte del popolo di Parigi, quindi erano una minoranza e per questi motivi si può parlare di dittatura. Robespierre si presentò come giacobino a favore di una rivoluzione popolare e il suo progetto politico si ricollegava alla teoria politica di Rousseau, in quanto si ispirava ad un’ideologia democratica, mentre dl punto di vista economico si ispirava a valori precapitalistici, pensando ad un’economia per lo più agricola fondata sulla piccola proprietà.

Nel 1793 i giacobini approvarono la Costituzione del 93, con cui introducevano in Francia il suffragio universale, proclamavano il diritto a tutti i francesi al lavoro e all’assistenza e il diritto-dovere all’insurrezione contro il potere politico tirannico.

Questa costituzione rimase però soltanto sul piano teorico e in pratica i giacobini instaurarono una dittatura in nome del popolo incentrata sulla ura di Robespierre. Questa dittatura rappresentava il modello politico della democrazia totalitaria. I giacobini governarono servendosi del governo rivoluzionario e di quello che viene definito il Terrore: con questo termine si indica il fatto che tutti coloro che si opponevano al processo rivoluzionario sarebbero stati processati e condannati a morte.

Nei primi mesi il provvedimento riguardante il Terrore venne applicato contro gli oppositori di destra, ma, a distanza di qualche mese, anche contro esponenti del popolo e rivoluzionari e molti innocenti vennero uccisi. Tra gli altri, fu ghigliottinata anche Maria Antonietta.

I giacobini, preso il potere, introdussero in Francia un Maximum nazionale dei cereali (provvedimento che venne preso in favore del popolo); successivamente venne introdotto un Maximum dei prezzi e dei salari, che questa volta favoriva, però, i datori di lavoro. L’intento giacobino era quello di favorire sia il popolo che i datori di lavoro, ma ciò creò soltanto dissidi tra i primi e i secondi. Poi i giacobini approvarono una riforma dell’esercito, introducendo la leva di massa, secondo cui tutti i giovani dovevano prestare servizio militare. Questo diede la possibilità a molti giovani non nobili di fare carriera nell’esercito. Ciò fu anche causa di successi sul fronte della guerra europea ed anche nello scontro tra rivoluzionari e realisti alleati con i girondini. I giacobini riuscirono inoltre a soffocare temporaneamente la rivolta vandeana. Ad un certo punto, però, a Parigi iniziò l’attacco al movimento popolare e in particolare alle frange più estreme dei sanculotti.

Tra il 1793 e il 1794 i giacobini, appoggiati dei sanculotti, iniziarono a modificare alcuni aspetti della vita sociale, in quanto, per distruggere totalmente l’Ancièn Regime, era necessario mutare in modo profondo i punti di riferimento dei francesi ed il loro modo di vivere.

Una riforma importante fu quella del calendario: quello diviso in settimane si fonda, infatti, su una visione cristiana della creazione. Il nuovo calendario, invece, era definito repubblicano e in esso, abolita la divisione in settimane, i giorni venivano indicati dal numero e vennero cambiati i nomi dei mesi che si ispiravano a caratteristiche della natura in quel periodo.

Inoltre i giacobini iniziarono a distruggere i simboli del cattolicesimo in Francia, come potevano essere le statue dei santi che vennero distrutte o le campane delle chiese che vennero fuse per costruire delle armi. La Francia rivoluzionaria si denotava quindi come atea, senza una religione. Nelle chiese iniziarono ad essere celebrati nuovi culti, come quello in onore della dea Ragione, e vennero introdotte delle feste laiche dedicate ai martiri della rivoluzione o in onore di grandi eventi. Tutti questi provvedimenti vennero indicati con l’espressione Scristianizzazione, che, però, non venne appoggiata fino in fondo da Robespierre, il quale era convinto che la religione fosse un’arma importante per controllare il popolo. Secondo lui, infatti, un popolo che non ha una religione da seguire può diventare ingovernabile, in quanto è un popolo senza principi; per questo motivo il capo dei giacobini cercò di promuovere una nuova religione fondata sul culto dell’Ente Supremo.

Intanto, in Francia si diffuse l’uso generalizzato dell’appellativo “cittadino”, che indicava tutti i francesi; si nota in questo un tentativo di portare tutti i francesi sullo stesso piano.

Con il passare dei mesi, si delineò sempre di più l’autocrazia personale di Robespierre, il quale imponeva la sua volontà con il solo appoggio di pochi collaboratori. Il Comitato di Salute Pubblica e la Convenzione non erano d’accordo con l’accentrarsi del potere nelle mani di Robespierre, ma lo temevano. Nella primavera del 1794, Robespierre introdusse il Grande Terrore, ovvero l’immediata condanna a morte dei suoi oppositori. La ghigliottina non era più sufficiente e vennero attuati degli annegamenti di massa nella Senna. Circa 40 mila persone tra il 1793 e il 1794 morirono a Parigi. Alla fine il Comitato di Salute Pubblica e la Convenzione reagirono e il 9 termidoro (ovvero il 25 di luglio) 1794 organizzarono un colpo di stato in cui vennero ghigliottinati Robespierre e alcuni suoi collaboratori.

IL REGIME TERMIDORIANO

Dopo questo colpo di stato, iniziò a delinearsi un nuovo regime politico, il Regime Termidoriano, guidato da forze borghesi vicine all’ideologia girondini; in tutto il paese vennero chiusi i club giacobini e si iniziò a sviluppare un movimento formato da giovano borghesi, chiamato Gioventù Dorata, che dava la caccia ai giacobini.

I Termidoriani cancellarono i maximum, provocando una rapida ripresa dell’inflazione, fatto che danneggiò in primo luogo il popolo. Così i sanculotti cercarono di organizzare un’insurrezione, che però venne bloccata dai termidoriani con l’uso dell’esercito. Dopo molti successi nella guerra, i termidoriani firmarono trattati di pace con molte potenze europee, tranne l’Austria e l’Inghilterra. Nel frattempo elaborarono la Costituzione del ’95, una costituzione repubblicana in cui il diritto di voto divenne censitario, dove il censo necessario per votare era più elevato rispetto a quello della Costituzione del ’91. Il potere legislativo era affidato a due camere: il Consiglio degli Anziani e il Consiglio dei Cinquecento. Il primo venne introdotto con lo scopo di controllare quello dei Cinquecento. Un terzo dei deputati erano rinnovati annualmente. Il potere esecutivo venne affidato ad un organo chiamato Direttorio, formato da cinque persone che erano rinnovate almeno una volta all’anno con l’approvazione delle due camere. La Costituzione riconosceva come classe dirigente quella formata dagli uomini piú istruiti piú ricchi, ovvero la borghesia. L’ordine, secondo quanto affermato nella costituzione, poteva essere garantito solo da un governo formato da proprietari terrieri.

Il regime termidoriano si presentò come debole e instabile dal punto di vista politico  e fu oggetto di attacchi continui sia da parte dei giacobini sia da parte dei realisti.

Tra il 1795 e il 1797 in Francia ritornarono numerosi monarchici scappati precedentemente, poiché, non essendovi piú l’estremismo giacobino, essi pensavano di poter godere di una maggiore libertà a livello politico. Nel 1796, a Parigi, ci fu un tentativo di colpo di stato da parte dei monarchici, sventato dalle truppe dell’esercito comandate da Napoleone Bonaparte.

Uno degli elementi che aumentò la debolezza del regime fu l’articolo della costituzione che prevedeva il rinnovo annuale di un terzo dei deputati delle due camere. Ciò avveniva perché ogni anno si presentava il problema della rielezione e della conseguente possibilità di infiltrazione d parte di deputati monarchici o giacobini, che si nascondevano e una volta eletti iniziavano a manifestare le loro vere idee, come potevano essere, ad esempio, i criptomonarchici. Nel 1797, dopo le elezioni, i monarchici riuscirono ad occupare molti seggi nelle camere, la presidenza del Consiglio dei Cinquecento e due posti nel Direttorio. Si stava profilando una minaccia per il regime termidoriano e quindi i termidoriani fecero un colpo di stato, annullarono i risultati delle elezioni e deportarono in luoghi isolati i deputati monarchici.

Nel colpo di stato aveva avuto un ruolo importante Napoleone Bonaparte, alla guida delle sue truppe. Nel frattempo i termidoriani accentuarono l’importanza della guerra contro l’Austria e l’Inghilterra, sottolineando la necessità di portare la rivoluzione in Europa, costituendo le Repubbliche Sorelle, ovvero un gruppo di Stati che avessero lo stesso regime politico della Francia rivoluzionaria e gli stessi valori. La Francia si concentrò nella guerra contro l’Austria e decise di attaccarla nel suo stesso territorio. L’esercito francese avanzò verso Vienna, ma anche verso i suoi domini in Italia (dove l’Austria controllava la Lombardia, conquistata al termine della guerra di successione snole (1702-l713) che scoppiò tra le potenze europee per il trono vacante. Il comando della spedizione in Italia fu affidato a Napoleone Bonaparte, ufficiale francese che aveva acquisito notorietà durante la rivoluzione. Nel 1796 iniziò la spedizione e Napoleone mostrò le sue grandi abilità di condottiero, scongendo l’esercito del Piemonte (che, insieme a parte della Liguria e alla Sardegna faceva parte del regno di Savoia) che dovette firmare con la Francia l’armistizio di Cherasco. Dopodiché Napoleone sconfisse rapidamente anche l’esercito austriaco in Lombardia, entrando trionfante a Milano. Intanto le truppe francesi scendevano nell’Emilia Romagna, scongendo le truppe pontificie e obbligando papa Pio VI a riconoscere il possesso dell’Emilia ai francesi con il trattato di Tolentino. Nel 1797 venne firmata la pace con l’Austria sottoscrivendo il trattato di Campoformio, in cui l’Austria riconobbe alla Francia il possesso della Lombardia, dell’Emilia Romagna, del Belgio e della riva sinistra del Reno. In cambio, l’Austria ottenne il riconoscimento del controllo sul Veneto, sull’Istria e sulla Dalmazia.

Grande fu la protesta dei patrioti veneti che si trovavano improvvisamente ceduti dalla Francia all’Austria.

Dopo la camna contro l’Austria, napoleone si dedicò all’organizzazione di questi territori, creando nel 1797, sotto il suo controllo, la Repubblica Cispadana (Emilia Romagna), la Repubblica Ligure e quella Cisalpina (Lombardia) con cui si fuse la Cispadana. Tra il 1797 e il 1798 l’esercito francese conquistò le Marche, il Lazio e l’Umbria, zone appartenenti allo Stato Pontificio. Il Papa fu catturato e portato in Francia e nei territori prima appartenenti allo Stato Pontificio fu creata la Repubblica Romana. La conquista di Napoleone proseguì poi verso l’Italia Meridionale dove, dal 1733, regnavano i Borbone, dinastia franco-snola che aveva ottenuto il comando del Regno di Napoli a seguito della guerra di successione polacca. In questi territori venne fondata la Repubblica Partenopea. Queste repubbliche sono passate alla storia con il nome di Repubbliche Giacobine, in quanto questo termine richiama la rivoluzione, ma erano stati che seguivano linee politiche termidoriane (erano repubblicani moderati). La Francia sceglieva il personale politico per governare queste zone tra i nobili e i borghesi e, a volte, veniva inviato un funzionario francese. I governanti che non si trovavano in accordo con le decisioni prese dalla Francia venivano immediatamente sostituiti. La dominazione francese non portò la liberta in queste zone d’Italia, ma portò sicuramente un aspetto positivo, che consisteva nell’abolizione del regime feudale, nella soppressione degli ordini monastici e nell’introduzione del principio di requisizione delle terre ecclesiastiche e della loro vendita all’asta. Introdurre questi principi significava, però, introdurli soltanto come leggi che, spesso, non vennero applicate concretamente; infatti, solo in alcune zone del centro-nord furono attuate parzialmente, per il resto rimasero sulla carta.

Napoleone e i francesi consideravano l’Italia come una terra di conquista da depredare e da cui trarre risorse finanziarie per mantenere la Francia; per questo motivo, furono prese molte opere d’arte e furono imposte tasse molto elevate. In genere, i francesi furono appoggiati dai ceti più elevati e osteggiati dai ceti popolari, in particolar modo dai contadini per mezzo di proteste e, nella Repubblica Partenopea nel 1799, per mezzo di una vera e propria insurrezione popolare guidata dai Borbone che portò alla cacciata dei francesi e alla caduta della repubblica.

In Francia, intanto, la rivoluzione procedeva e Napoleone, dopo le conquiste italiane, era tornato in patria, a Parigi, nel 1797; era molto ammirato, poiché per mezzo di manifesti aveva diffuso in Francia le notizie dei suoi successi in Italia. Proprio per la sua notorietà i termidoriano lo consideravano un problema in più a cui far fronte e perciò decisero di organizzare una spedizione in Egitto affidandone il comando a Napoleone. Lo scopo ufficiale di questa spedizione era quello di danneggiare i traffici commerciali inglesi in oriente; in realtà, il governo francese voleva liberarsi di Napoleone, allontanandolo dalla Francia. La spedizione venne organizzata creando una flotta di 300 navi, su cui furono imbarcate delle vere e proprie commissioni scientifiche che dovevano approfondire i propri studi. La spedizione ebbe inizio nel 1797 e i soldati francesi vinsero rapidamente i turchi che occupavano il Paese (in particolare si trattava della setta dei Mamelucchi). Ciò portò un grande successo a Napoleone, anche se la sua vittoria non fu totale, poiché successivamente gli inglesi distrussero la flotta francese lungo la costa egiziana. Inoltre, l’Inghilterra iniziò a creare una Coalizione Antifrancese in Europa, a cui aderirono anche l’Austria e la Russia, che prese il nome di Seconda Coalizione Antifrancese (la prima era stata creata nel 1793). La pace che i termidoriani avevano concluso con l’Austria venne meno e, inoltre, la Francia cominciò a mostrare segni di difficoltà militari, ad esempio per quanto riguarda l’Italia, dove perse territori in seguito ad attacchi delle truppe austro-russe.

Intanto nel Direttorio gli esponenti più conservatori, guidati da Sieyés, pensarono di proporre alle camere una modifica della costituzione che aveva lo scopo di rafforzare i poteri del Direttorio, in quanto volevano creare un governo più centralizzato e più forte.

Tornato dall’Egitto, alla fine del 1798 Napoleone iniziò ad appoggiare questa riforma; le camere, però, non accettavano la presenza di Napoleone e nel novembre del 1799 Napoleone, Sieyés e alcuni membri del direttorio organizzarono un colpo di stato. Proposero alle due camere una nuova costituzione, ma i deputati si rifiutarono di approvarla e, quindi, vennero allontanati con la forza. I consenzienti approvarono la costituzione ed il passaggio di poteri ad un triumvirato, formato da tre consoli: Napoleone, Sieyés e Ducos. Tra questi tre consoli, però, fu Napoleone ad assumere tutti i poteri  e si concluse nel 1799 la rivoluzione, quando Napoleone iniziò a governare come Primo Console. Prima di questo, vi erano stati molti altri colpi di stato, ma questo fu diverso ed ebbe successo, in quanto una sola persona impose il suo potere e, da quell’’anno, iniziò la sua egemonia indiscussa.          

ETÀ NAPOLEONICA

Tra il novembre e il dicembre del 1799, Napoleone iniziò a stendere la nuova costituzione, chiamata Costituzione dell’anno Ottavo (era infatti l’ottavo anno dalla proclamazione della repubblica). Napoleone riuscì ad imporre la sua volontà grazie all’appoggio indiscusso dell’esercito francese. La costituzione prevedeva l’attribuzione di un forte potere esecutivo al Primo Console, il quale deteneva anche l’iniziativa legislativa. La Costituzione prevedeva poi tre camere: il Tribunato, il Corpo Legislativo e il Senato, le quale esercitavano il residuo potere legislativo. La Costituzione riservava al Primo Console e al Senato la facoltà di modificarla; Napoleone, però, esercitò tutto il potere politico, poiché voleva instaurare un imperò e, perciò, iniziò a controllare bene l’opposizione politica e si circondò di una cerchia di intellettuali che avevano il compito di esaltare la sua ura e che venivano chiamati Ideologi.

Per ottenere il consenso popolare, Napoleone introdusse in Francia la pratica del Plebiscito, secondo cui veniva chiesto al popolo francese di sanzionare le decisioni politiche prese da Napoleone (in questo modo la popolazione si sentiva libera e non era spinta a ribellarsi). In realtà, Napoleone non era intenzionato a seguire la volontà del popolo, era tutta apparenza, che comunque portò Napoleone ad essere una ura molto amata. Per molto tempo, i francesi lo videro come un personaggio che aveva rafforzato le conquiste della rivoluzione; infatti, molte di queste conquiste egli le trasformò in leggi, come quella sull’abolizione del sistema feudale. La Costituzione dell’anno Ottavo venne sottoposta a Plebiscito, ma ai voti dei francesi vennero sommati quelli dei soldati, che però non avevano mai votato.

Napoleone si dedicò anche ad una riforma amministrativa del Paese, riforma molto importante che rimase in vigore per 150 anni e che riguardò l’organizzazione del potere locale. Questa prevedeva che il potere locale fosse gestito dai Prefetti, esecutori della volontà di Napoleone; era una struttura fortemente centralizzata, poiché i Prefetti attuavano ciò che Napoleone stesso decideva, dovendo obbedire a lui. I Prefetti avevano anche il compito di controllare lo spirito pubblico, ovvero dovevano controllare che i francesi non manifestassero opposizione verso Napoleone.

Napoleone si dedicò anche alla riforma scolastica; la parte piú importante di questa riforma riguarda la maggiore importanza che venne data al Liceo, che impartiva soprattutto una cultura umanistica (greco, latino) e aveva il compito di formare la futura classe dirigente (composta da amministratori e uomini politici). Venne poi potenziata la scuola Politecnica, che aveva il compito di formare tecnici utili in campo economico. Nell’ultima fase della rivoluzione, le autorità politiche avevano invece accentuato l’insegnamento delle materie scientifiche. Per quanto riguarda l’università, essa era posta sotto il controllo dello Stato.

Contemporaneamente, Napoleone sottolineò l’impegno dello Stato in campo sociale; si fece carico di alcune problematiche sociali inerenti ai poveri e alla salute, con l’istituzione di sussidi e la costruzione di ospedali (era, infatti, la prima volta che lo Stato garantiva queste strutture).

Contemporaneamente a queste riforme, Napoleone decise di firmare la pace con l’Austria (Pace di Luneville, 1801) e con l’Inghilterra (Pace di Amiens, 1802), con lo scopo di accrescere il suo prestigio agli occhi dei francesi. In questi anni, fino al 1804, Napoleone dimostrò di essere in grado di portare finalmente la pace in Francia, che dal 1792 era in guerra. Nello stesso periodo, Napoleone decise di riavvicinarsi alla Chiesa Cattolica, dopo che la rivoluzione l’aveva attaccata; Napoleone riallacciò i rapporti firmando il Concordato con il Papa Pio VII. Questo trattato prevedeva che tutti gli ecclesiastici in Francia dovessero essere destituiti e sostituiti, poiché si erano insediati durante la rivoluzione francese, quando venivano considerati solo funzionari pubblici. Tutti i nuovi ecclesiastici vennero scelti da Napoleone e insediati dal Papa. In parroci, invece, venivano scelti dai vescovi dopo il loro insediamento. Lo Stato francese si assunse l’onere della retribuzione degli ecclesiastici e, in cambio, la Chiesa dovette riconoscere lo Stato francese. Anche questo riavvicinamento alla Chiesa portò prestigio a Napoleone.

Nel 1804, Napoleone pubblicò in Francia il Codice Civile, che era una raccolta di leggi, stesa da un gruppo di giuristi francesi con la collaborazione diretta di Napoleone, che sanciva le conquiste fondamentali della rivoluzione. Queste, infatti, dovevano essere ben affermate, poiché sarebbero potute andare perse. Napoleone affermò l’abolizione del sistema feudale, i diritti fondamentali dell’uomo (diritti di natura), introdusse il divorzio e cancellò i diritti di primogenitura (ora il primogenito non era piú l’unico ereditario). Questi erano principi molto importanti, in quanto sancivano la fine dell’Ancien Regime. Il Codice Civile fu importantissimo anche perché non fu attuato solo in Francia, ma venne portato successivamente in tutta l’Europa napoleonica.

Ben preso, Napoleone riuscì a trasformare la sua in una carica a vita con il diritto all’ereditarietà, con una modifica alla costituzione sottoposta al Plebiscito. Nel 1804, Napoleone decise di instaurare in Francia un imperò. Affrettò i tempio, poiché nel Paese si stava delineando una forte opposizione monarchica nei suoi confronti, poiché i monarchici volevano reintrodurre la monarchia con i discendenti di Luigi XVI.

A partire del 1804, Napoleone decise di riprendere la guerra contro l’Europa, poiché l’imperò doveva identificarsi con un territorio piú vasto e l’imperatore doveva in qualche modo concedere qualcosa ai soldati. Vennero meno le paci con l’Austria e l’Inghilterra. Le conquiste portarono all’annessione territoriale della Sna e di una parte del territorio tedesco, che prese il nome di confederazione del Reno. Napoleone confermò il dominio francese sull’Italia, ma rimasero libera la Sicilia e la Sardegna. Conquistò poi le province il liriche (che coincidevano con l’Istria e la Dalmazia) e i Paesi Bassi. A questi territori vennero attribuite strutture politiche differenti: alcuni presero il nome di regni, come quello di Sna, d’Italia e di Napoli; altri erano considerati come territori direttamente annessi alla Francia, come lo Stato Pontificio; infine, altri ricevettero la struttura politica di province. I territori direttamente annessi alla Francia erano governati da Napoleone, gli altri da parenti o persone di fiducia. Le altre potenze europee diedero vita a coalizioni antifrancesi, in cui entrarono l’Austria, l’Inghilterra, la Russia, i Paesi Bassi e, prima di essere conquistata, la Sna. Tuttavia, se Napoleone era riuscito a scongere gli altri Paesi, l’Inghilterra era rimasto il nemico piú difficile da abbattere. Già nel 1805, quando Napoleone stava portando aventi la spedizione contro la Sna, la flotta inglese, capeggiata da Nelson, aveva sconfitto quella francese a Trafalgar, nei pressi dello stretto di Gibilterra. Questa vittoria inglese passò per un certo periodo inosservata, perché Napoleone stava trionfando sugli altri fronti. Con il passare degli anni, però, il problema dell’Inghilterra crebbe e, nel 1807, prendendo atto di non poter vincere l’Inghilterra tramite spedizioni militari, Napoleone decise di batterla su un altro piano: attraverso il Blocco Continentale. Impose a tutti i Paesi dell’Impero di non svolgere attività commerciali con l’Inghilterra e di interrompere ogni contatto economico con questa. Egli tentava quindi di abbatterla causando una crisi economica. Al Blocco Continentale aderì anche la Russia, poiché il nuovo Zar, Alessandro I, aveva una grande ammirazione nei confronti di Napoleone. L’adesione della Russia al Blocco fu un successo insperato, poiché questo Paese procurava all’Inghilterra molte materie prime, tra cui il legname per la costruzione della flotta navale.

Il Blocco danneggiò l’Inghilterra, ma non rovinò economicamente questo Paese. Inoltre, il Blocco danneggiò tutti gli altri paesi che avevano aderito, tra cui la stessa Francia. Napoleone, inoltre, per salvare la Francia da una crisi economica, proibì ai Paesi sottomessi di produrre determinate merci. A partire dal 1810, l’impero di Napoleone arrivò alla sua massima espansione; all’interno della Francia, l’imperatore aveva l’appoggio della popolazione e dell’esercito ed era molto amato. Egli istituì una nuova nobiltà, per accedere alla quale era necessario avere un alto grado di ricchezza ed aver esercitato cariche importanti nell’esercito o essere amici di fiducia di Napoleone. Nei territori conquistati, però, la situazione era diversa: Napoleone era visto come un dominatore straniero e la popolazione in genere manifestò sempre molta ostilità.

La dominazione francese, comunque, ebbe aspetti positivi, come poteva essere il Codice Civile, che significava portare le conquiste della rivoluzione francese nel resto d’Europa. Non tutte le riforme del Codice Civile vennero tradotte in pratica, ma fu importante anche solo la loro introduzione teorica. Nei domini napoleonici, con il passare del tempo, l’opposizione divenne, peò, sempre molto piú forte; vi furono movimenti intellettuali antifrancesi che utilizzarono quelle stesse idee di libertà ed uguaglianza che avevano portato i francesi. Questi movimenti diedero vita a nuove costituzioni di tipo liberale: si trattava solo di progetti teorici, ma era un modo per ribellarsi alla dominazione francese. Queste costituzioni vennero elaborate in Sna, che la Francia non riusciva a controllare bene, ma anche in Sicilia, nonostante questa non fosse sotto la dominazione dell’Imperò. Qui, infatti, vi erano i Borbone, che fino ad allora avevano governato questa zona, ed alcuni esuli italiani. Napoleone incontrò crescenti difficoltà nel mantenere il controllo di queste zono. Nel 1811, inoltre, lo Zar Alessandro I uscì dal Blocco Continentale, poiché il periodo di grande ammirazione per Napoleone era passato e, inoltre, il Blocco stava rovinando economicamente la Russia.

Si era inoltre approfondita l’opposizione tra Napoleone e la Chiesa, in quanto, dpo il Concordato, Napoleone aveva preso tutti i territori dello Stato Pontificio. Dal 1811, inoltre, Napoleone cominciò a perdere la capacità di valutazione realistica della potenza francese: sopravalutava infatti l’esercito. Questo ormai risultava multietnico, poiché erano stati arruolati soldati dei Paesi sottomessi, non motivati a combattere per Napoleone e poiché, in generale, i soldati erano stanche dopo tante battaglie. Nel 1812, Napoleone iniziò ad organizzare una spedizione in Russia, per punire lo Zar, denominata Impresa di Russia. Quest’impresa risultava però molto difficile, ma l’imperatore era in preda a delirio. Tra il maggio e il giugno di quell’anno partì la spedizione, per la quale Napoleone schierò un esercito molto numeroso ma con poche riserve di armamenti e viveri, nonostante questo dovesse percorrere grandi spazi, poiché era abituato a vivere e a nutrirsi a spese dei Paesi sottomessi. L’esercito, però, avanzò verso Mosca, e quello russo fu costretto a ritirarsi facendo “terra bruciata”, ovvero bruciando tutti i raccolti per mettere in difficoltà l’esercito francese. Questo, con grande difficoltà, entrò a Mosca. I francesi non videro una vittoria, in quanto lo Zar non voleva arrendersi, e non fu quindi firmato nessun armistizio, di modo che la guerra rimase aperta. Nel frattempo, a Mosca scoppiò un incendio devastante, applicato probabilmente dagli stessi russi. L’inverno era prossimo e, non riuscendo a vincere la guerra, Napoleone ordinò una ritirata, seppure in mezzo alla neve e al gelo. L’impresa di Russia si concluse quindi con la disfatta francese.

Tra il 1812 e il 1813, tutta l’Europa cominciò ad armarsi contro Napoleone: l’Inghilterra diede vita alla Sesta Coalizione Antifrancese, in cui entrarono anche l’Austria, la Prussica e la Russia. Le truppe di questa coalizione entrarono in Francia nel 1814 e arrivarono presto a Parigi. Nello stesso anno Napoleone fu costretto ad abdicare e fu mandato in esilio sull’Isola d’Elba, mentre sul trono francese salì Luigi XVIII, successore del e ghigliottinato Luigi XVI, della famiglia dei Borbone. Egli introdusse una costituzione che concedeva il diritto di voto in base al censo e che, quindi, era favorevole alle classe piú ricche. Il suo regno suscitò ben presto malcontento nel popolo francese, poiché si temeva la sospensione delle conquiste ottenute con la rivoluzione e quindi la restaurazione dell’assolutismo.

Nel 1814, le potenze vincitrici aprirono il Congresso di Vienna, con lo scopo di ridisegnare la cartina geopolitica europea dopo la caduta dell’imperò napoleonico. Nel frattempo, Napoleone organizzò un colpo di Stato e nel 1815 tornò in Francia con i suoi soldati piú fedeli. Depose Luigi XVIII e iniziò quella che viene definita “l’esperienza dei cento giorni”, in quanto governò per cento giorni. Dette vita ad un regime politico che favoriva la nobiltà, poiché disprezzava il popolo e preferiva avvantaggiar i piú potenti. Intanto le potenze europee diedero vita alla Settima Coalizione Antifrancese per scongerlo e, infatti, Napoleone venne deposto ed esiliato sull’Isola di Sant’Elena, nell’Atlantico, che divenne un suo possesso personale e dove morì il 5 maggio del 1821.



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