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L'Europa nel 1300

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L'Europa nel 1300

L'Italia del 1300: il passaggio da Comune a Signoria

La vita nei comuni nel 1300, nonostante si sia affermata la borghesia non è  calma. Piccola e Grande borghesia, rappresentate rispettivamente nelle Arti Minori e nelle Arti Maggiori, entrano presto in scontro; i comuni vivono periodi di lotte molto forti che mandano in crisi il modello del podestà.

Del caos che si genera ne approfittano singoli individui che si impadroniscono del potere o con l'uso della forza o con una forma particolare di elezione popolare;  essi riusciranno, grazie a una politica energica, a calmare i contrasti sottoponendo tutti alla propria autorità assoluta.

Si va perdendo il carattere democratico che avevano assunto i comuni. Non senza fatica le istituzioni comunali vengono spesso sostituite da regimi signorili; si impone un signore che governa e riesce a tramandare  il potere ai li per via ereditaria. Le principali Signorie che si creano tra il 1200 e il 1300 sono quelle del marchese di Monferrato, dei Conti di Savoia, in un'area a metà tra Francia e Piemonte, degli scaligeri a Verona, degli Estensi a Ferrara, dei Gonzaga a Mantova, dei Visconti a Milano. Resisterà a Venezia la ura del doge e resisterà per un po' una struttura comunale a Firenze finché nella seconda metà del 1300 non salirà la dinastia dei medici.



In Europa: I problemi tra papato e monarchia francese

I rapporti tra la  Chiesa e le Monarchie che si vanno formando in Europa non sono dei più semplici. Verso la fine del 1200 la Chiesa attraversa un periodo di crisi per le lotte tra le famiglie romane che si contendono la soglia pontificia.

L'esito di questi scontri porta nel 1294 ad essere Papa Bonifacio VIII, che cerca fin da subito di riaffermare a livello internazionale il potere e il prestigio anche politico della Chiesa. Questo lo porta presto ad entrare in urto con Filippo IV il Bello, Re di Francia.

La contesa nasce per ragioni di carattere fiscale ma in realtà è l'ennesimo atto dello scontro tra il potere monarchico che si va affermando e la volontà della Chiesa di non perdere i privilegi acquisiti in passato.

Filippo IV, in guerra con l'Inghilterra che ha dei possedimenti in territorio oggi francese, bisognoso di soldi per continuare la guerra, decide di far are le tasse anche alla Chiesa fino a quel momento esente da obblighi fiscali.

Inoltre, e questo è il pretesto che apre il conflitto con il Papa, decide di far giudicare un Vescovo da un tribunale di Stato, cosa sino a quel momento mai avvenuta, per una sorta di extraterritorialità dei vescovi.

Bonifacio sceglie di reagire e convoca il Clero francese per condannare il comportamento di Filippo IV .  Filippo IV reagisce convocando a sua volta gli Stati generali, dei quali fa parte anche il Clero francese.

Gli Stati Generali, riuniti, decidono di impedire al Clero francese di partecipare al Concilio proposto da Bonifacio. È uno scontro di principio su chi abbia potere sulla Chiesa di Francia. Bonifacio VIII, irritato profondamente,  nel 1302 sceglie di scomunicare Filippo IV.

La scomunica non ha solo un valore simbolico perché, essendo la popolazione molto religiosa, un atto simile può creare problemi al Re incrinando i rapporti con il suo popolo.

Per nulla intimorito però, Filippo IV sceglie di inviare un consigliere con delle truppe a Roma con l'incarico di catturare il Papa e portarlo in Francia, sottoporlo a un Concilio e deporlo.

Le truppe francesi riescono a sorprendere e catturare il Papa ad Anagni ma la popolazione del luogo lo libera. E' l'episodio del famoso 'schiaffo di Anagni' in cui si dice che il Papa sia stato schiaffeggiato dalle truppe .

Poco dopo questo avvenimento Bonifacio VIII muore.

Nello  scontro tra queste due ure c'è in realtà lo scontro tra un potere che si afferma e un potere che sta via via perdendo ruolo in europa. Filippo IV è il simbolo di uno Stato che non riconosce alcun superior,e uno Stato che oggi si potrebbe definire laico.

Bonifacio VIII è invece espressione dell'universalismo medievale cattolico che vuole la Chiesa protagonista, con un primato sulla politica.

In Europa: Enrico VII e la crisi del sacro Romano impero

Agli inizi del 1300 l'Impero si presenta debole per la forza acquisita dalle casate nobiliari e per l'autonomia di cui godono molte città tedesche. La corona imperiale resta un potere poco più che formale. Dopo un periodo di governo della famiglia degli Asburgo, i Principi tedeschi, incaricati della nomina dell'imperatore eleggono Enrico VII, piccolo feudatario del Lussemburgo a Imperatore.

La scelta di Enrico VII è data dal fatto che si vuole mettere alla guida Dell'Impero una ura espressione di un piccolo e debole territorio, perché non possa creare problemi.

Enrico VII però coltiva grandi ambizioni e proprio la sua debolezza diviene un'arma poiché si presenta , non come sostenitore di un potere di uno grande principato ma come eventuale arbitro nelle dispute tra diversi poteri.  Cercherà così di utilizzare questo ruolo per rinsaldare e dare forma a un vero e proprio Impero.

Scende in Italia provando a dimostrarsi pacificatore delle discordie che presenti tra i vari comuni italiani divisi in fazioni suscitando anche le speranze di alcuni intellettuali italiani tra cui Dante Alighieri.



I comuni italiani, però, sono troppo gelosi della propria autonomia e si oppongono. Allo stesso modo si oppone anche Roberto d’Angiò, che governa il  Regno di Sicilia.

Dopo anni di lotte nelle quali Enrico VII non riesce a piegare alcune importanti città, tra cui Firenze, l'imperatore decide di tentare uno scontro risolutivo con il Regno di Sicilia. Scende con le sue truppe ma, passando per la paludosa maremma, prende la malaria e muore nel 1313.

La sua fine è la fine del sogno di ricreare un Sacro Romano Impero.

Considerazioni su due eventi simbolici

In 1300 è un secolo che si apre con due eventi molto importanti, oltre che da un punto di vista politico da un punto di vista simbolico.

Due eventi che iniziano a segnare il passaggio dal mondo Medievale al mondo moderno.

La convenzione vuole che il medioevo finisca nel 1492 con la scoperta dell'America, ma questa è una data  simbolica. Un'età non finisce da un giorno con l'altro né da un anno con l'altro.

La storia è un insieme di processi che si sviluppano nel tempo. Si può quindi dire che se il passaggio formale da medioevo all'età moderna è datato 1492, i due episodi (quello dello schiaffo di Anagni e quello della morte di Enrico VII) preannunciano l'inizio della fine del Medio Evo poiché vengono simbolicamente meno due basi su cui si poggiava la cultura e la vita medievale: il primato e una concezione universalistica della Chiesa e il sogno di ricreare un impero sulle orme di quello romano.

Il fallimento di questi due progetti apre definitivamente la strada all'Europa degli Stati nazionali e all'Europa della borghesia.

La crisi della Chiesa e la cattività avignonese

Dopo la morte di Bonifacio VIII, un suo successore, Clemente V, per sottrarsi al caos e agli scontri presenti a Roma sceglie di trasferire la sua sede ad Avignone. Questo atto dimostra come il potere del Papa sia in crisi e come Filippo il Bello abbia vinto la sua battaglia.

Il Papa ad Avignone sarà soggetto all'influenza dei sovrani francesi; avrà libertà organizzativa ed economica ma rinuncia al progetto politico universalistico e alla sua autonomia.

È un periodo di lusso estremo per la Chiesa che però cresce in un periodo in cui in Europa si vivrà una profonda crisi edconomica; questo contribuirà a ridurre ulteriormente il prestigio dell'istituzione ecclesiastica. Atto simbolico di questa perdita di potere è l'emanazione nel 1356 della Bolla d'oro, un atto giuridico che affida la scelta dell'Imperatore a Sette Principi Tedeschi e che esclude totalmente il Pontefice dalla possibilità di condizionamento della scelta dell'imperatore.

La crisi dell'Europa e la peste della metà del 1300

A metà del 1300 l'Europa verrà sconvolta da una serie di carestie e dalla peste.

 Quest'ultima sarà una delle più importanti sciagure che investiranno l'uomo del medioevo e contribuirà nello stesso tempo a trasformare radicalmente le società europee.

Le ragioni che portano alla diffusione di questo flagello dagli effetti devastanti  devono ricercarsi nello sviluppo che il continente ha avuto nei secoli precedenti.

Tra il 1000 nel 1200 si sono avuti importanti progressi tecnici e tecnologici che hanno migliorato le condizioni di vita delle persone. È aumentata la produzione agricola di merci è leggermente migliorata quindi la qualità della vita delle persone.




Questo miglioramento ha naturalmente comportato un incremento demografico, un incremento cioè della popolazione europea. Tra il 1200 e il 1300, invece, il progresso tecnico e tecnologico si arresta.

Non si arresta però la crescita demografica dell'Europa e questo in breve porta a una forma di squilibrio; la crescita della popolazione è troppo alta in relazione alle capacità produttive dell'agricoltura e del commercio dell'epoca.

Questo  determina un numero troppo alto di persone in relazione alla capacità di produzione del cibo. Aumentano quindi la povertà e la malnutrizione; la società si indebolisce.

Lo squilibrio fra il bisogno di cibo e la quantità della produzione porta grandi masse alla miseria.

Alcune carestie e alcune annate sfavorevoli per l'agricoltura peggiorano ulteriormente il problema e la debolezza della popolazione favorisce il diffondersi di epidemie.

Fra queste la più grave è sicuramente l'epidemia di peste che investe l'Europa tra il 1347 e il 1351 e stermina quasi un terzo della popolazione europea che passa da quasi 90 milioni a meno di 60 milioni di cittadini. Tutta l'Europa conta i cittadini che oggi ha l'Italia.

La peste

La peste giunge da una nave che viene dall'oriente assieme a dei carichi mercantili.

Le rotte dello sviluppo della peste seguono esattamente le rotte delle navi mercantili da oriente. La peste raggiunge inizialmente Marsiglia, Genova per poi risalire all'interno del continente e arrivare in due o tre anni ai porti atlantici francesi, inglesi e danesi. La strage è enorme. Muoiono 25 milioni di persone. Boccaccio descriverà nella cornice del Decamerone gli effetti della peste sulla società, sui rapporti umani.

Oltre a questi aspetti la peste ha delle ripercussioni nei decenni a seguire perché contribusce a trasformare radicalmente i rapporti sociali in Europa. Si può sostenere che una delle ragioni, una delle cause che accelerò il passaggio dalla società feudale alla società moderna è stata la peste. Essa infatti determina  un calo così profondo nella popolazione europea che va a modificare i rapporti economici e sociali e determina una crisi economica che si risolve solo dopo molto tempo e dopo molta fatica.

La povertà genera ribellioni di contadini nell'immediato per le condizioni di estrema povertà ma in seguito fornirà una preziosa arma di contrattazione proprio al mondo contadino nei confronti della nobiltà.

La strage di contadini e di lavoratori, infatti, fa sì che i sopravvissuti vengano ricercati per poter proseguire il lavoro dei campi. Questo permette a contadini e ad artigiani di pretendere dai proprietari terrieri e dai nobili migliori condizioni di vita.

Per la prima volta i ceti più umili hanno un potere di contrattazione. Coloro che fino a poco tempo prima sono stati condannati alla servitù della gleba, oggi possono chiedere e contrattare il amento delle prestazioni.

In molti casi raddoppiano gli stipendi e addirittura le autorità in alcune aree intervengono per fissare un limite all'incremento dei salari perché i nobili bisognosi arrivano a spendere cifre spropositate rischiando quindi di minare la stessa struttura sociale.

L'effetto della peste quindi è quello di abbandonare il  dominio assoluto e privilegiato del padrone nei confronti del lavoratore e aprire la strada a un rapporto di lavoro “moderno”.

Un'altra caratteristica della società feudale si perde. È un altro passo verso l'età moderna.






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