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L’ILLUMINISMO

L’ILLUMINISMO
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L’ILLUMINISMO:

Nella prima metà del ‘700 nacque una nuova corrente di pensiero culturale:

l’illuminismo.

Esso cambiò -insieme alla letteratura- la mentalità, compresa quella

politica.

La Rivoluzione Francese fu resa possibile anche da questa nuova corrente di



pensiero (anche se non tutti gli ispiratori del movimento erano francesi,

Newton era inglese).

Il movimento nacque in Francia e dilagò per tutta l’Europa occidentale.

Gli appartenenti al regime erano filosofi che si proposero di utilizzare la

ragione per illuminare la propria mente.

La ragione può esaminare tutto, in maniera critica e obiettiva.

Usando la ragione si può capire se le proprie azioni hanno una base

razionale.

I filosofi guardavano all’ancien régime con questa nuova mentalità e

trovarono il mondo irrazionale; i migliori, non i nobili, dovevano comandare

(secondo la ragione). L’Illuminismo ha un concetto di cultura

antropocentrica.

L’illuminista “pubblicizza”  la libertà di parola, chiunque può parlare e

dire il suo pensiero, anche se ciò che dice non è concorde con il giudizio

del re (o del capo).

Qualunque disaccordo va espresso in modo civile.

L’Enciclopedia e i curatori:

È l’opera più importante di tutto il movimento: formata da 28 libri (di cui

11 solo per le illustrazioni) fu curata rispettivamente dal filosofo e dal

matematico Diderot e D’Alambert.

Gli undici volumi, dedicati alle illustrazioni, servivano a mostrare e

-quindi- a far capire ai lettori ciò che non sapevano

Il titolo completo recita: Enciclopedia, ovvero dizionario ragionato delle

scienza, delle arti e dei mestieri.

Nasce un nuovo concetto di cultura, che comprende anche la cosiddetta

cultura bassa (mestieri e cose materiali). L’ultima voce comprende, infatti,

le occupazioni materiali, ragionate; tutto ciò che è materiale è cultura.

Tutte le appartenenti all’Enciclopedia sono voci scelte per importanza

scientifica dai curatori e assegnate a persone competenti dei vari campi.

Tra questi spiccano i nomi di: Voltaire, Montesquieu e Ronsseau.

Gli illuministi volevano creare un nuovo Stato, razionale e giusto, dove gli

uomini potessero vivere, nella società, con azioni ponderate e ragionate.

Rosseau, Voltaire e Montesquieu:

- Rosseau fu un teorico del concetto di democrazia. I ribelli francesi si

ispirarono, in

  seguito, ai suoi precetti.

- Voltaire fu un grande scrittore, grande viaggiatore e consigliere (fu

anche consigliere del

 re prussiano Federico II).

 Il suo modo di parlare era sferzante, a volte unico.

 Voltaire era un maestro d’ironia (che più volte viene recepita meglio di

un discorso).

 Egli scrisse il Trattato sulla Tolleranza, in esse consigliava la

tolleranza reciproca.

 Forse era ateo, ma affermava come propria religione il deismo, con

concetti ragionati.

 Dio esiste (seguendo ciò che dice S. Tommaso)- L’Anima è immortale- e

pochi alti.

 La religione deve essere (almeno parzialmente) razionale.

- Montesquieu si occupò di filosofia politica; scrisse Lo spirito della

legge.

 Ciascun sistema di leggi esprime la mentalità del popolo che si è dato

quel sistema; le

 leggi hanno un carattere storico. La Storia di ogni paese è diversa da

quella degli altri,

 perciò anche le leggi sono diverse. Montesquieu affermò che: “Non esiste

una legge

 eterna, compatibile con tutti gli uomini”.

 Montesquieu ipotizzò la tripartizione del potere.

 Esso doveva essere diviso in:

1-      potere legislativo,

2-      potere esecutivo e

3-      potere giudiziario.

 Il potere legislativo doveva appartenere al Parlamento, esso si sarebbe

occupato di coniare

 -e emanare- le leggi.

 Il potere esecutivo era attribuito al Governo, organo dirigenziale che si

occupa della

 politica (interna ed estera) dello Stato. Ad esso appartiene anche il

controllo

 dell’amministrazione statale e governa il paese.

 Il potere giudiziario deve appartenere alla Magistratura.

 Al tempo di Montesquieu il potere era unico, e nelle mani del re. La

tripartizione di esso

 avrebbe potuto essere controllato –e controllare- meglio.

 Un componente di uno dei tre poteri sarebbe stato alla mercé degli due

restanti poteri,

 avrebbe dovuto piegarsi e accettare i giudizi degli altri.



François Quesnay e la fisiocrazia:

All’Enciclopedia contribuì anche, con vari articoli di carattere economico,

il medico e naturalista François Quesnay. Egli stipulò una tabella,

intitolata “Tableau économique” (tabella economica), in essa era descritto

il meccanismo economico come una struttura dinamica di tipo circolare, il

cui motore principale era rappresentato dall’attività agricola. Fu uno dei

massimi espositori della fisiocrazia, la quale afferma il potere della

Natura; la ricchezza di un paese dipende dalla Natura, dalle risorse

agricole e minerarie che questa nazione possiede. Tanto più essa ha queste

risorse, tanto più è potente.

Tutto ciò che non è risorsa, è la trasformazione della ricchezza delle

risorse.

Non sempre è così e si può capirlo usando l’esempio della casa

La casa è costituita da mattoni, ma per poterli assemblare bisogna

assemblarli per mezzo di un valore aggiunto.

La teoria fisiocratica non rispecchia la modernità dell’Illuminismo.

Adam Smith:

Adam Smith concepì una nuova teoria economico-politica, che permise

all’Inghilterra di superare gli elementi naturalistici del pensiero

fisiocratico.

L’economia politica è un intreccio tra economia e politica, essa dipende da

come è governato lo stato.

Smith scrisse La ricchezza delle nazioni; egli ritiene che il lavoro sia

fonte della ricchezza delle nazioni, senza lavoro non potrebbe esserci la

civiltà e, infine, qualunque lavoro è importante. Esso trasforma le

riscorse, che danno ricchezza, aggiungendo (un) valore all’oggetto finito.

L’economia francese (a fine ‘700) era ancora agricola, mentre quella inglese

si stava avviando a diventare industriale (con la Rivoluzione industriale).

Il liberismo:

Il liberismo fu un movimento, teorizzato -almeno in parte- da Smith, parte

dal principio che le merci debbano circolare libere. Mentre il mercantilismo

era influenzato dalla politica, il liberismo resta influenzato solo dalle

leggi di mercato. Quest’ultima è una legge a sé, che si riaggiusta da sola.

Il governo non può intervenire, se non in casi di estrema importanza.

L’Illuminismo italiano:

L’Illuminismo dilagò anche in Italia, per quanto non ci furono filosofi di

particolare importanza.

Tra le varie regioni “colpite”,  ricordiamo la Lombardia e la Campania, ma

la città di Milano fu la maggiore esponente dell’Illuminismo italiano.

Di tutti gli illuministi italiani, il più importante è sicuramente Cesare

Beccaria.

Con il suo amico, Pietro Verri, Beccaria e diversi altri filosofi si

riunivano in un cenacolo a discutere di vari argomenti. La rivista Il caffè

prende il nome dal luogo di ritrovo degli intellettuali.

Cesare Beccaria:

Beccaria scrisse il trattato Dei delitti e delle pene, un volume che ebbe

uno straordinario successo, fu tradotto in diverse lingue e letto da più

monarchi europei.

Per poter offrire una diversa opzione illuminista a quelle della giustizia

del tempo, Beccaria mostra la crisi giudiziaria italiana (in tutte le sue

ingiustizie).

Beccaria è contrario alla tortura.

Essa era utilizzata frequentemente per carpire testimonianze o confessioni;

ciò è sbagliato, l’uomo ha una propria dignità ma, costretto dalla tortura,

l’innocente confessa la propria colpevolezza (sbagliata).

È peggiore la morte di un’innocente che la libertà di un colpevole.

La tortura dev’essere abolita perché:

-       viola la dignità umana  e

-       non è infallibile (può condannare innocenti)

Allora il sistema giudiziario si basava sulla pena di morte.

Beccaria è contrario anche ad essa, non solo per ragioni umanitiche.

Lo Stato fa un patto implicito con i cittadini, egli può punirli ma non deve

uccidere.

La pena non deve essere simbolica ma giusta.

Nonostante la pena di morte, la delinquenza  aumenta, perciò si conclude

capendo che la pena di morte non è deterrente.

Il dispotismo illuminato:

Il dispotismo illuminato è un esperimento politico, attuato da diversi

stati, le cui leggi vengono emanate seguendo i criteri illuministi e i cui

capi si consultano con gli illuministi in cerca di consiglio.

Durante il XVIII secolo, le monarchie assolutiste avvertirono l’esigenza di

introdurre maggiore efficienza e razionalità negli ambiti amministrativi,

per poter arginare i problemi dell’amministrazione finanziaria e fiscale.




Oltretutto, diversi ceti privilegiati, come la nobiltà e il clero, godevano

di una serie di privilegi fiscali e giuridici.

I capi di stato illuminati vollero mettere fine anche a questo.

Essi furono: Maria Teresa e Giuseppe II in Austria, Federico II in Prussia,

Caterina II in Russia e Pietro Leopoldo nel Granducato di Toscana.

Accanto a loro, in qualità di consiglieri, stavano gli illuministi.

L’Austria,

Maria Teresa e Giuseppe II:

Maria Teresa durante il suo regno, che va dal 1740 al 1780, cominciò diverse

riforme con lo scopo di centralizzare le funzioni amministrative.

Questo portò a fare di Vienna la città degli intellettuali e degli artisti,

tra cui Haydn e Mozart.

Per riforma del catasto fu stilata un elenco pubblico dei beni immobili

presenti in un determinato posto.

Ciò consentì la tassazione delle terre nobiliari, oltre che quelle

contadine, seppur in maniera proporzionalmente inferiore.

Nel 1774 furono fissati i criteri per l’istruzione: si sollecitarono le

parrocchie e le autorità signorili per la costruzione di scuole locali e

venne abolita l’Inquisizione.

Quando il lio maggiore salì al trono, con il nome di Giuseppe II, fece

altre riforme sulla scia dettata dalla madre, una di queste prese il nome di

giuseppinismo.

Il nuovo imperatore si ispirò al Giurisdizionalismo per creare le proprie

riforme.

Il Giurisdizionalismo è una politica ecclesiastica caratterizzata dalla

volontà di estendere la giurisdizione e il controllo dello Stato sulla vita

e l’organizzazione delle Chiese nazionali.

L’Impero voleva togliere alla Chiesa alcuni poteri, dei quali si era

attribuita impunemente nel corso dei secoli.

Non è una disputa tra Stato e Chiesa.

Giuseppe II contesta (e abolisce) il potere del diritto d’asilo nella

Chiesa; se la giustizia ha individuato il colpevole, allora deve catturarlo

e portarlo davanti al tribunale, ovunque si sia nascosto nel frattempo.

Anche il tribunale che condannava gli ecclesiastici in caso di infrazioni

delle leggi statali (il Foro ecclesiastico) fu abolito. Da quel momento in

poi chiunque commettesse un reato sarebbe so davanti al tribunale

statale, fosse pure un ecclesiastico, e sarebbe stato giudicato.

Gli stessi Beni di Manomorta, i beni ecclesiastici che non venivano

dichiarati e che non facevano are le tasse, dovettero essere dichiarati

dalla Chiesa e/o messi all’asta.

L’unica legge ammessa è il liberismo.

Le riforme furono portate avanti dal fratello di Giuseppe (dopo la sua

morte), Leopoldo II,

che lasciò il Granducato di Toscana per governare l’Impero.

Prima di tutto questo Leopoldo aveva fatto diverse riforme illuministe nel

granducato.

Nel 1786 fece abolire la pena di morte. Fu il primo stato a fare ciò.

La soppressione dell’ordine gesuita:

I gesuiti erano un ordine sacerdotale, essi godevano di un grande prestigio

e di una larga influenza anche trai regnanti europei, molte volte erano i

confessori dei principi.

Controllavano le scuole, erano troppo potenti.

Nei loro collegi si educavano i rampolli della nobiltà , ma la loro

disciplina e la dipendenza al Papa li fecero inimicare a molti.

Stati ultracattolici, come la Sna o il Portogallo, sollecitarono il papa

per sciogliere l’ordine; i gesuiti si erano inimicati i mercanti di schiavi

per la loro protezione nei confronti degli indios. Volendo difendere la

propria indipendenza le missioni gesuite del Paraguay, si ritrovarono a

combattere un’accusa di tradimento nei confronti del re Portoghese. Furono

espulsi dal Portogallo nel 1759, dalla Francia nel 1764 e dalla Sna nel

1767.

Nel 1773 l’ordine fu sciolto dal Santo Padre. Venne in seguito ripristinato

nel 1814.

La Prussia e la Russia illuministe:

La Prussia illuminista ha, come capo di governo, il sovrano Federico II.

Fece alcune riforme, ma la più importante fu la quella riguardante le scuole

elementari.

Decretò l’alfabetizzazione dei bambini, con l’obbligo di frequenza per

almeno un biennio.

Fu il primo paese a farlo.

Voltaire era amico del re e credeva nel potere della cultura e

dell’istruzione.

Caterina II era zarina di Russia, ma il suo fu un tentativo di dispotismo

illuminato abortito. Volle cambiare lo stato russo e convocò una

legislazione amministrativa per creare nuove riforme. Era formata da trenta

persone, ma per creare riforme concrete erano troppi. Non potevano essere

unanimi le decisioni, e le riforme furono bloccate.


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