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L’ITALIA DELLE SIGNORIE

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L’ITALIA DELLE SIGNORIE

 

Quando morì Federico II la possibilità di creare uno stato unito tramontò. I principali nemici che impedirono l’unificazione furono il papato e i comuni, che, nel XIII e XIV secolo subirono un grave declino. Il papato era andato ad Avignone dove era protetto dal re di Francia. Il problema principale dei comuni fu che non riuscivano ad allargare la partecipazione del popolo alla vita politica, per esempio a Firenze su 80.000 persone solo 3.500 potevano essere elette questo soprattutto perché il contado era considerato quasi inferiore alle altre persone e quindi non era considerato, questo fatto fu accentuato ulteriormente dopo la crisi del ‘300. La mancata evoluzione del comune fu causata dalla presenza della reciproca rivalità che si trovava fra famiglie, corporazioni, confraternite che costituivano tanti centri di potere. Questi centri di potere conuravano varie FAZIONI, le quali non erano gruppi politici e si dividevano a causa di tradizioni familiari, simpatie, clientele, per appartenenza a una determinata contrada o Arte.

Per risolvere questo problema in un primo momento si istituirono le ure dei PODESTà le quali, però, erano sottoposte a vari vincoli e quindi molto presto vennero sostituite dalle SIGNORIE, le quali potevano nascere per vari motivi: poteva essere un potestà che riusciva a impadronirsi del potere imponendo la propria autorità, oppure il più importante esponente di una famiglia, oppure un signore che andava al potere con un colpo di mano. Questi signori erano poi investiti di una delega data loro dagli organi comunali, la cosiddetta INVESITURA DAL BASSO, che serviva per preservare la libertà, anche se questa in realtà era eliminata, però almeno si riusciva ad avere un po’ di pace. Poi per concludere ricevevano un RICONOSCIMENTO DALL’ALTO, che veniva emesso dall’imperatore o dal papa, così diventavano PRINCIPI, però questo non significava che questi fossero sotto il controllo di imperatore o papa, anzi avevano un potere assoluto e godevano di completa autonomia. Comunque il principe era il mediatore fra la popolazione e doveva garantire un equa giustizia. I primi signori furono gli ESTENSI che si impossessarono di Ferrara, Modena e Treviso, poi i DA ROMANO che si impadronirono di Vicenza, Treviso e Feltre poi arrivò EZZELINO IV che possedeva Vicenza, Padova e Verona. Altre signoria dell’Italia furono: MARCHESI DI MONFERRATO, SAVOIA, MALATESTA, MONTEFELTRO e i DA POLENTA.



DUCATO DI MILANO

Nel XIII secolo Milano era una città molto importante dal punto di vista dei commerci, dell’agricoltura e dei canali navigabili. Questo anche dal punto di vista militare, poiché si espandeva a macchia d’olio. Importanti furono i Visconti, famiglia ghibellina, i quali si imposero dopo un’aspra battaglia con i Torrioni. Il primo importante esponente della famiglia fu MATTEO VISCONT, vicario del re Enrico VII di Lussemburgo. I vicari erano personaggi che prestavano un’ingente somma all’imperatore e venivano deposti solo nel momento in cui l’imperatore restituiva tutto il denaro. Con i successori di Matteo AZZONE e LUCHINO il ducato di Milano si espanse in Lombardia, Piemonte, Emilia, Svizzera e Liguria. Il momento di massima espansione di Malanno fu con GIAN GALEAZZO che occupò alcune province del Veneto, altre dell’Umbria, altre della Toscana, inoltre sposò la lia del re di Francia Giovanni II e dal re Venceslao ricevette il titolo di duca di Milano. Quando il ducato sembrava in procinto di espandersi verso sud e unificare l’Italia Gian Galeazzo morì e tutto iniziò di nuovo a cadere nell’incertezza. Sotto il successore Giovanni Maria Milano continuò a rimanere potente però iniziò a perdere molte delle terre conquistate. Il rapido declino di Milano è l’esempio di come le signorie, in realtà, fossero un insieme di territori che però non si consideravano un unico paese.

 

REPUBBLICA FIORENTINA

A Firenze la potenza signorile durò più di quanto fosse durata a Milano; dalla seconda metà del ‘300, la provincia toscani iniziò un’impresa di conquista in tutta la regione. Dopo la fallita dei Ciompi, fra tutte le potenti famiglie che aspiravano al potere vinsero gli ALBIZZI. Però questi lottavano contro una fazione nemica capitanata da COSIMO DE MEDICI, uomo di umili origini, che però possedeva un impero, infatti la sua banca faceva prestiti a re, papi, principi, aziende commerciali e nel 1434 sconfisse i nemici e si impadronì del potere. Poiché capì che i suoi concittadini erano ancora troppo legati alla vita repubblicana, non si fece mai chiamare imperatore e in superficie non cambiò niente nelle istituzione e mai prese cariche eccezionali, però, di fatto, controllò tutta la città e pose in posti tattici persone di fiducia e agì spregiudicatamente nei meccanismi elettorali. Politicamente il governo di Cosimo fu abbastanza continuo poiché, sebbene famiglie prendessero il sopravvento su altre, tutto rimaneva strettamente legato a una stretta oligarchia.




REPUBBLICA DI VENEZIA

Facendo il punto della situazione: Milano era diventata una signoria, Firenze lo era mascheratamene, Venezia rimase saldamente fissata alle sue origini repubblicane grazie alla direzione di mercanti e armatori navali. Inoltre, con la SERRATA DEL MAGGIOR CONSIGLIO, nel 1297, le famiglie che non ne facevano parte da almeno quattro anni erano escluse dal massimo organo consiliare della Repubblica. Il Maggior consiglio aveva un ruolo fondamentale nella vita politica del paese e perché eleggevano il DOGE. La Repubblica da secoli si era impegnata in un’espansione verso oriente: dalla costa dalmata in decine di isole, in tutto l’arcipelago greco e nel Mar Nero, poi, durante il ‘300, si concentrò per le conquiste marittime. La principale nemica Veneziana era Genova che, sebbene in rapido declino, continuava ad essere una delle potenze maggiori grazie alla fortissima flotta navale e ai commerci. Dopo che, nel 1284, la flotta veneziana aveva sconfitto quella Pisana, Venezia fu attaccata e sconfitta dai genovesi e da quel momento nacque fra le due potenze una grande rivalità. La prima battaglia fra queste due grandi potenze durò dal 1351 al 1355 e si concluse con un nulla di fatto, poi ci fu la GUERRA DI CHIOGGIA, dal 1378 al 1381, dove vinsero i genovesi, le motivazioni della guerra erano la volontà dei veneziani di conquistare CIPRO e TENEDO. La politica espansionistica allarmò tutta l’Europa, e Genova fu abile a scagliare contro tutte queste forze. Approfittando della debolezza di Venezia, Genova si impadronì dell’isola di Chioggia. Questi anni per Venezia furono molto drammatici, però, nel 1380, riuscì a riprendere il dominio su Chioggia e nel 1381 firmò la PACE di TORINO la quale sancì che Venezia doveva rinunciare alle sue pretese e a riconoscere i diritti dei nemici. All’inizio del ‘400 ricominciarono la loro espansione verso la terraferma per due motivi: la nascita dell’impero Ottomano e l’aggressività dei Visconti a Milano. Venezia occupò Padova, Verona, Brescia e Bergamo. I ricchi veneziani impiegarono le loro risorse nel campo agricolo e divennero importanti anche in questo.






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