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LO SCANDALO WATERGATE

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LO SCANDALO WATERGATE

Richard Nixon fu il 72° presidente della storia degli Stati Uniti, sconfitto alle presidenziali del 1960 da Kennedy e vincente di misura in quelle del 1968 al termine di una camna elettorale funestata dagli omicidi di Martin Luther King e Robert Kennedy. Egli fu votato dalla classe media provinciale, la “maggioranza silenziosa”, che sostenne quest’uomo che si candidava difendendo la legge e l’ordine.

La sua presidenza ebbe un indirizzo prudentemente conservatore in politica estera; oltre alla difficile soluzione della guerra del Vietnam (conclusasi il 27/01/1973), egli si recò in URSS per incontrarsi con Breznev (succeduto a Kruscev) e cercare la distensione dei rapporti tra i due paesi, culminata con la firma degli accordi SALT a Helsinki per la limitazione degli armamenti nucleari il 22/05/1972. Inoltre, egli adottò una politica di riapertura verso la Cina di Taiwan.



Per quanto riguarda i diritti civili Nixon continuò con prudenza la politica di desegregazione razziale dei predecessori; il punto dolente di quegli anni fu la crisi economica che si sviluppò negli USA. Dal 1969 l’economia era in chiara recessione, con una disoccupazione in crescita costante che nel 1971 sfiorò il 6% della popolazione: una situazione insostenibile. Cosicché nell’agosto 1971 Nixon attuò una serie di provvedimenti radicali: per 90 gg furono bloccati prezzi, salari e affitti, per permettere a un’autorità di controllo di decidere quali aumenti apportare e in che misura. Nei rapporti con l’estero venne abolita la convertibilità del dollaro in oro e posto fine al sistema di cambi fissi varato nel 1944 a Bretton Woods, mentre su molti beni d’importazione fu innalzata una barriera doganale.

Di carattere essenzialmente finanziario, queste misure dettero nell’immediato impressione di portare notevoli miglioramenti (contribuendo alla rielezione del presidente nel 1972), ma col tempo il risanamento economico risultò essere effimero (grande svalutazione del dollaro e successivi tagli al bilancio federale).

Alla vigilia della camna elettorale del 1972 Nixon era in una posizione difficile, tra la crisi economica e la guerra del Vietnam, e si poteva immaginare una grossa battaglia con il partito democratico. Per questa occasione fu creata un’organizzazione elettorale, il Commettee for Reelection of the President (Creep), dotato di un vero e proprio servizio segreto che schedava i rivali politici e compilava dossier riservati.




Nella notte del 17/06/1972 una squadra di uomini del Creep (funzionari del partito repubblicano) venne sorpresa mentre cercavano documenti segreti e piazzavano microfoni nella sede del partito democratico situata nel complesso edilizio Watergate, a Washington. Questo fatto diventò caso nazionale dopo la rielezione di Nixon grazie all’inchiesta di due giovani cronisti del Washington Post. Vennero scoperti, infatti dei finanziamenti illeciti da parte di Nixon durante la camna elettorale i quali, uniti all’ostinazione mostrata dal presidente di ostacolare le indagini della speciale commissione d’inchiesta nominata dal Senato, gettarono discredito su di lui e sul suo entourage.

Quando, tramite registrazioni segrete, si viene a sapere che Nixon (proclamatosi più volte estraneo alla vicenda) era a conoscenza dell’irruzione al Watergate (questo lo ammette anche pubblicamente dopo che uno dei suoi funzionari licenziati lo accusa di aver mentito, il 30/04/73), la sua carriera politica si concluse: l’aver mentito alla nazione significava aver rotto il fondamentale rapporto di fiducia tra presidente e cittadino.

La Camera di Giustizia dichiarò l’impeachement, con l’accusa di abuso d’ufficio e ostruzione delle giustizia (il cosiddetto “insabbiamento”) e Nixon, l’8/08/1974 preferì dimettersi, primo presidente della storia americana.






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