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La Tragedia nel mondo greco

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La Tragedia nel mondo greco

INTRODUZIONE:

Fino al VI sec, la produzione greca è soprattutto di tipo epico (ricostruendo la tradizione mitica), poi ci s’incammina su un percorso nuovo con la “poesia drammatica”, che vuol dire tanto tragedia quanto commedia, infatti, il termine δραω (fare) sta ad indicare un tipo di poesia dinamica. Le tematiche sono sempre mitiche ma cambia completamente la forma con cui sono presentate al pubblico. Il rapsodo raccontava in terza persona, con la tragedia invece l’azione è in divenire e si sostituisce il rapsodo con l’attore che dialoga con coro e pubblico. Cambia il ruolo dello spettatore, da semplice ascoltatore viene ora coinvolto in prima persona, questo anche perché il teatro aveva funzione educativa e catartica, egli esce purificato attraverso ελεος e φοβος (paura e pietà).

La tragedia non nasce in Atene, ma ha in essa il suo floruit. Essa può, infatti, vantare una storia ricca e importante (esito dell’unione di diversi regni che si riunirono in un solo regno sotto Teseo), ha diverse esperienze di governo (monarchia, oligarchia, democrazia, tirannide) fino a che nel V sec torna democratica. In questo periodo Atene è il centro della Grecia non solo da un punto di vista geografico ma anche politico e culturale. Promuove feste per tutti i greci, ha il merito della vittoria sui Persiani e della formazione di varie leghe; capisce che la cultura è ciò che può tenere unito un popolo.



ORIGINE:

Esistono diverse teorie, la fonte maggiore è Aristotele che nella “Poetica” (1448-l449ss) distingue tra poeti di animo elevato (tragici) che descrivono azioni eroiche e, poeti di animo meno elevato (comici): “ Sorta dunque da un principio di improvvisazione, sia essa sia la commedia, l’una da coloro che guidavano il ditirambo, l’alta da coloro che guidavano i cortei fallici che ancora oggi rimangono in uso in diverse città, a poco a poco crebbe poiché i poeti sviluppavano quanto in essa si manifestava, ed essendo portata per molti mutamenti la tragedia smise di mutare quando ebbe conseguito la propria natura”. Dice che è nata dal σατυρικόν (elemento scherzoso) e per capirne il perché ricorriamo ad Erodoto (Storie 1,23) che racconta le vicende di Arione (dal lessico Suda:colui che inventò la maniera tragica inserendo i satiri| / colui che inventò i cori) di Lesbo che sarebbe stato il primo a comporre un ditirambo e a farlo rappresentare e avrebbe inserito in questa rappresentazione dei satiri che cantavano in versi.

Erodoto (Storie 5,67) ci da anche un’altra interpretazione: Clistene re di Sicione venerava l’eroe Adrasto di Argo e in suo onore venivano periodicamente cantati dei canti tragici, ad un certo punto però dichiara guerra ad Argo, quindi si elimina il culto di Adrasto con quello di Melanippo (eroe tebano nemico di Adrasto) e i canti in onore di Adrasto  li converte in onore al dio Dioniso.

Un’altra teoria la fa nascere in Magna Grecia dall’evoluzione di θρήνοι (canti funebri), infatti, spesso la scena si svolge vicino alla tomba dell’eroe (cfr Coefore di Eschilo: vicino alla tomba di Agamennone).

Nietsche nella sua opera “la nascita della tragedia” introduce la distinzione tra apollineo e dionisiaco: il primo è simbolo di razionalità e compostezza e si esprime nelle arti urative, mentre il secondo rappresenta ebbrezza, irrazionalità e trova espressione nella musica. Queste due sarebbero facce di una stessa medaglia e la tragedia nascerebbe dal perfetto equilibrio tra le due.

Murrey: teoria eroica; la tragedia sarebbe nata da alcuni riti (presenti ancora oggi in alcune tribù) che segnano il passaggio dall’anno vecchio all’anno nuovo. Vengono recitati canti in onore di eroi che sono stati divinizzati. Questi canti vennero assorbiti dal culto di Dioniso venendo a formare la tragedia.

Teoria antropologico-etnologica: sostenuta dai filosofi positivisti tra Ottocento e Novecento, la tragedia sarebbe nata da riti per propiziare la fertilità.

Teoria etnologica: la tragedia nascerebbe da danze e riti mimati connessi al culto della vegetazione e diffusi presso uomini positivi.

Teoria cultuale-eroica: per lo studioso Cantarella la tragedia sarebbe nata da alcuni canti che esaltavano i δρώμενα, cioè le azioni degli eroi.

Teoria di Untersteiner: nata da contrasto religioso dal contrasto tra religiosità mediterranea e religiosità olimpica, la prima valorizza la donna e ha divinità più antiche, mentre la seconda valorizza l’uomo e ha divinità più recenti. Questo scontro è presente nello stesso dio Dioniso (lio di Semele e di Zeus).

Teoria di Freud: il confronto fra eroe e coro sarebbe la rappresentazione del rapporto tra padre e lio e la tragedia nascerebbe dal complesso edipico.

TEMPI E MODALITÀ DI RAPPRESENTAZIONE:

1) Antesterie: feste durante le quali si aprivano gli orci con il vino dell’ultima vendemmia (legame con il dio Dioniso).

2) Lenee: da λήναι (menadi, donne invasate da Dioniso) o da λήνος (torchio per l’uva). Istituite nel 422 aC, si svolgevano nel mese detto Gamelione (che coincide circa con il periodo di gennaio-febbraio), avevano dimensione locale, anche per le difficoltà di spostamento. Organizzate dall’arconte-re in origine si svolgevano nell’agorà, poi nel teatro di Dioniso. Inizialmente erano rappresentate solo commedie, in seguito si ammisero anche due tragediografi con due tragedie ciascuno.




3) Dionisie: erano di due tipi:

a) Grandi dionisie: istituite da Pisistrato, il primo vincitore sarebbe stato Tespi tra il 535 aC e il 532 aC; anche se adesso l’ipotesi di Pisistrato è poco credibile perché il culto al dio Dioniso era già presente, persino dai micenei che lo chiamavano “limaios” o “linaios”, Pisistrato avrebbe solo rafforzato il culto per integrare meglio i cittadini nel governo tirannico.

Si svolgevano all’inizio della primavera nel mese di Elafebolione.

In questa occasione gli alleati della lega Deioattica versavano il tributo nel teatro, gli orfani dei caduti in gerra che avevano raggiunto l’età per combattere ricevevano un’armatura completa e i benefattori di Atene venivano incoronati pubblicamente.

Ogni attività lavorativa veniva sospesa e anche i carcerati venivano liberati per i giorni di festa, venivano sospesi i processi per debiti, tutti infatti dovevano poter parteciparvi.

si iniziava il 9 del mese con una processione e la statua del dio Dioniso veniva trasportata dal santuario fino ad un tempio vicino all’Accademia sulla strada verso Eleutere (Beozia) in ricordo di quando petaso introdusse il culto senza però essere inizialmente ascoltato, facevano quindi ciò come espiazione. Poi il dio veniva onorato con sacrifici e con inni e, la statua veniva portata nella piazza accomnata da fiaccole.

Il 10 del mese si teneva un’altra processione: un toro condotto da efebi veniva sacrificato nel tempio e venivano portate delle offerte (focacce e libagioni). Di notte si svolgeva il “komos”, che era una processione scherzosa e i cittadini giravano per la città scambiandosi battute.

Durante questi giorni si svolgevano tre tipi di agoni: tragici (partecipavano tre poeti con tre tragedie ciascuno più un dramma satiresco; si svolgevano il 12, 13, 14 del mese), ditirambici (dal 508 aC, eseguiti a turno da dieci cori, uno per tribù, erano previste gare per adulti e per ragazzi, si tenevano durante il pomeriggio del 10), comici (dal 486 aC, venivano eseguite cinque commedie che si ridussero a tre dopo la guerra del Peloponneso,venivano rappresentate l’11 e in seguito dopo le tragedie).

Il giorno 8 del mese si svolgeva il proagone nell’Odeon (teatro coperto dove di solito si svolgevano concerti) e gli attori,i cantori, i coreghi, i coreuti e i musicisti, entravano inghirlandati e i tragediografi illustravano il contenuto delle tragedie.

Gli autori presentavano i testi di tre tragedie più un dramma satiresco all’arconte eponimo che valutava le opere e sceglieva i tre autori che avrebbero dovuto partecipare e assegnava loro un coro; le spese per sostenere il coro erano sostenute dal corego: cittadino particolarmente ricco che veniva incaricato di are i cori, era questa una liturgia (tassa in più), se si rifiutava di are doveva trovare uno più ricco di lui e se anche quest’ultimo si rifiutava si ricorreva all’αντίδοσις (scambio dei beni). Furono coreghi Temistocle, Pericle, Alcibiade, Nisia. Prima era uno solo, ma poi in tempo di crisi diventarono due.

Il corego doveva assumere un istruttore di coro (choro didaskalos) e i coreuti, affittare una sala prove, are maschere e costumi e l’auleta (che faceva l’accomnamento con la musica).

Una volta fatto tutto ciò veniva sorteggiato l’ordine con il quale si sarebbero svolte le tragedie, si riteneva che il tragediografo più fortunato fosse quello scelto per terzo.

La giuria: alcuni giorni prima delle feste la βουλή selezionava alcuni cittadini da ciascuna tribù, i nomi venivano messi in dieci urne custodite sull’Acropoli, chi tentava di manometterle rischiava la pena di morte; compito dell’arconte era quello di tirar fuori un nome da ogni urna.

Alla fine delle rappresentazioni ogni giurato scriveva le proprie preferenze sopra una tavoletta e la inseriva in un urna, dalla quale in seguito ne venivano estratte cinque a caso. Il vincitore riceveva una corona di edera dall’arconte; dopo la premiazione, il 16 del mese, l’arconte rendeva conto del suo operato e, o veniva processato o gli veniva conferita una corona.

b) Dionisie rurali: organizzate dai vari demi e si tenevano nel mese di Poseidone (fra dicembre e gennaio). Durante la festa si svolgeva la falloforia, processione per chiedere la fertilità dei campi, mascherati con ventre e fondoschiena prominenti. Erano organizzate dal Demarco.






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