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La civiltà dei Greci - Religione e religiosità, Filosofia e scienza, Le lettere: poesia e prosa

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La civiltà dei Greci.

 

Introduzione. Il periodo entro il quale si successero tutte le vicende riguardanti le Poleis greche, fu relativamente breve se si considera la grande mole di avvenimenti accaduti. Si sostiene che la storia oggidì scorra velocemente, si consideri allora che tutta la civiltà delle poleis si ebbe in soli 4 sec. (tra la fine del Medioevo ellenico -8° sec. a.C.- ed il 4°); in questo periodo fu inventata la civiltà e tutte quelle istituzioni politico - sociali che ancora oggi conosciamo se non in uso. In Grecia contemporaneamente videro la luce il governo del “demos”, le libertà individuali, ma anche il pensiero filosofico, scientifico, storico e forme letterarie ed artistiche ancora oggi conosciute ed apprezzate.

 

Religione e religiosità. La religione greca è basilarmente simile ad altri culti dell’antichità di tipo politeistico, fecero la differenza il complesso di miti i quali si crearono intorno alle ure delle divinità per opera di Greci e Romani e che sono divenuti a far parte della cultura europea. L’insieme degli dei può inizialmente sembrare quale unitario ma la sua origine invece è varia e diversa: trattasi della fusione tra divinità europee e quelle delle popolazioni mediterranee, cui si aggiunsero differenti impulsi dal Vicino Oriente. Le divinità celesti fanno parte del bagaglio indoeuropeo, quelle legate alla terra ed al sottosuolo appartenevano a popolazioni pre-elleniche. Nella religione le divinità maggiori erano dodici e formavano il consiglio degli dei, padre dei numi e degli uomini era Zeus: essendo egli il monarca degli dei, a lui era affidata la coesione di diversi organi sociali e sotto la sua protezione relegati vincoli morali e sacri giuramenti. Per importanza e culto, lo seguono la sua sposa e sorella Hera ed il loro lio Apollo; quest’ultimo è il dio del Sole e rappresenta la bellezza e la potenza. Atena è saggia, astuta e protettrice di arti pacifiche. Divinità principali erano altresì considerate Poseidone il dio del mare, Hermes il messaggero degli dei protettore di mercanti e viaggiatori e guida delle anime nel viaggio post-mortem, Ades sovrano del regno dei morti, Efesto il Signore del fuoco, Ares dio della guerra, Dioniso dio della giocondità. Tra quelle femminili: Afrodite dea della verginità e della bellezza, Artemide ed infine la divinità della terra Demetra. L’insieme delle divinità minori è al contrario numerosissimo, come afferma Talete: “Tutto intorno è pieno di dei”. Si aggiungono ad essi i numerosi eroi venerati, i quali si ponevano a metà tra uomo e dio e che occupano la parte maggiore della mitologia greca. Negli dei si rivelano gli ideali dell’arcaica società aristocratica, la religione tradizionale continuò però anche nel periodo delle poleis democratiche perché a queste si arrivò senza vere e proprie rivoluzioni. Comunque il pantheon greco è un fattore culturale più che religioso poiché solitamente in luogo di tutti gli dei, in ogni città si dedicava il culto ad un ristretto numero di divinità ed eroi (di Atene erano protettori Atena e Zeus, il paladino nazionale era Teseo), mentre eventi sportivi o spettacoli accomnano le festività religiose. Si evidenzia quindi il ruolo della religione come elemento di coesione della comunità. D’altro canto già allora se ne notavano i limiti della religione, la quale non dà spiegazioni alle domande esistenziali, come non lega la condotta morale sulla terra alla posizione dell’anima dopo la morte. Fu per questo che il popolo tendeva ad una religiosità tutta sua, pur continuando ad onorare gli dei dell’Olimpo, nelle sue preghiere l’uomo comune si rivolgeva in particolar modo a divinità quali Demetra, Dioniso, gli eroi popolari; si ebbero anche alcune istituzioni para-religiose, “i misteri”: gli iniziati a queste pratiche credevano nella giustizia divina e nella vita ultraterrena in funzione delle azioni compiute al mondo. I misteri eleusini di Atene erano integrati nella religione ufficiale della polis. Un altro e non meno importante aspetto della religiosità greca erano gli oracoli, in altre parole responsi e profezie che gli dei inviavano agli uomini attraverso propri sacerdoti, per mezzo di segni da interpretare e per la voce stessa del ministro di un culto che perciò non mancava di influenzare consciamente importanti decisioni politiche. L’oracolo più importante fu quello di Delfi del dio Apollo, che si manifestava attraverso la sacerdotessa detta Pizia ed al quale si recavano gente comune come delegazioni ufficiali di stato. In tal modo contrariamente alla situazione generale che non conurava i sacerdoti come una classe sociale autonoma e benestante, i sacerdoti degli oracoli oltre ad influenzare la politica, potevano anche accumulare un patrimonio.



 

Filosofia e scienza. Gli interrogativi esistenziali su vita, morte, divinità, universo fecero nascere in Grecia l’indagine filosofica e scientifica. Inizialmente assimilate queste due discipline nacquero nella Ionia dove erano vivi i rapporti con il Vicino Oriente: si poté quindi attingere dalle osservazioni babilonesi ed egiziane riguardo a matematica ed astronomia. La gran differenza sta però nel fatto che i Greci organizzarono i dati in modo da creare attraverso l’indagine razionale lo studio scientifico, analogamente per la filosofia volendo rifiutare le spiegazioni teologiche e favorendo il razionale.

I maggiori pensatori della scuola Ionia furono Talete, Anassimandro ed Anassimene (VII sec. a.C.) di Mileto ed Eraclito di Efeso. Essi respinsero le opinioni comuni mitologiche riguardo alla genesi della physis (la natura), credendo questa in una sostanza primordiale dal quale attraverso l’azione di forze naturali avrebbero avuto origine gli elementi. Allo stesso modo si criticava aspramente Omero in quanto “non bisogna comportarsi come li dei propri genitori” (Eraclito, significa non agire secondo la tradizione ed Omero rappresentava la tradizione).

All’esterno della Ionia ritroviamo nel VI sec. Senofane e Pitagora entrambi esuli dalla propria patria per evitare l’oppressione e stabilitisi nella Magna Grecia. Senofane ad Elea fondò la scuola eleatica mentre Pitagora si stabilì a Crotone: alcune scoperte di Pitagora riguardanti i rapporti numerici di cui egli aveva intuito l’importanza, sono ancora oggi validissime.

In questo periodo si affermare che furono poste solo le basi dalla filosofia in Grecia, il suo pensiero raggiungerà il massimo splendore nell'età classica del V e IV sec. a.C. quando il centro della cultura Greca divenne Atene. Nel V sec. le ricerche si estesero dall’origine della physis alla metafisica (metaà al di là di). I filosofi di questo periodo furono: Parmenide, formatosi alla scuola Eleatica ed oppositore della teoria del divenire di Eraclito; Anassagora, grande amico di Pericle; Democrito, fondatore della concezione atomica della materia. Nello stesso secolo si formo una nuova corrente di pensiero la quale si distinguerà dall’operato dei filosofi precedenti se non altro perché mai diede avvio una vera e propria scuola. Questa nuova corrente fu detta dei “sofisti”: inizialmente il termine “sophistés” era sinonimo di “sophos”(saggio) con il quale venivano chiamati tutti i pensatori. Pitagora invece ideò il nome filosofo che vuol dire amante della saggezza, mentre sofista andò ad indicare un ragionatore acuto. L’attività dei sofisti fu svolta prevalentemente nel periodo di massimo splendore ateniese gli esponenti maggiori furono Gorgia, Ippia e Protagora i quali operavano senza affidare il loro insegnamento a difficili opere scritte. Essi preferivano raccogliere un numero di allievi ed insegnare a questi, dietro lauto compenso, la ricercata arte della parola con numeroso seguito in special modo dei giovani che desideravano imparare ad esprimersi nelle assemblee. Purtroppo gli insegnamenti sofisti erano caratterizzati da eccessivo antropocentrismo ed avrebbero potuto portare ad un degrado morale, basti pensare alla formula di Protagora: “L'uomo è la misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono, di quelle che non sono in quanto non sono”. Socrate (469-399 a.C.) fu un filosofo contemporaneo dei sofisti dal quale si distacca per l’alta moralità dei suoi insegnamenti. Egli diceva di “sapere di non sapere” e svolgeva il suo insegnamento alla ricerca del bello, del buono a del vero, attraverso discussioni intraprese con chi avesse voluto fermarsi con lui davanti a botteghe o in piazza, il tutto senza retribuzione. Fu condannato a morte perché le sue parole, nel periodo della sconfitta di Atene, davano evidentemente fastidio a qualcuno: venne giudicato colpevole di corrompere le menti dei giovani e non venerare gli dei della patria. Il suo comportamento inappuntabile durante il processo ed il suo rifiuto del piano di fuga propostogli certo non gli evitarono la condanna; in carcere bevve serenamente la cicuta. Socrate pur non avendo lasciato opere scritte, influenzò i filosofi del secolo successivo, dapprima Platone ed Aristotele.



Fu Platone suo allievo a lasciarci attraverso i Dialoghi gli insegnamenti di Socrate. Aristotele dopo essere stato il maestro di Alessandro il Macedone, fonderà una scuola detta Liceo o Peripato, mentre si occupava anche di scienze naturali. Di Platone ed Aristotele filosofi del IV sec. sono interessanti le loro teorie riguardo alla politica. Nella sua opera maggiore, la Repubblica, Platone tentò di far derivare il potere dello stato dalle concezioni filosofiche, credendo che lo stato al pari di un organismo vivente avesse tre anime, egli assimilava a quella più bassa contadini ed artigiani, mentre la classe dei guerrieri rappresentava l’anima coraggiosa, così come a quella razionale, la più importante, corrisponde la classe dei filosofi col compito di governare lo stato. Con l’abolizione della proprietà privata lo stato avrebbe un indirizzo comunista, mentre per le due classi più importanti, guerrieri e filosofi, si dovrebbe giungere all’abolizione della famiglia e dei sentimenti. Verso ciò erano guidati gli allievi della scuola di Platone. Aristotele quindi si sentì urtato nei propri ideali, egli, che definiva l’uomo un animale politico, infatti, rivaluta la famiglia e difende la proprietà privata, in quanto già intuisce quali potrebbero essere i limiti di uno stato comunista che spegnendo l’iniziativa non favorirebbe il benessere. Compie perciò delle ricerche con le quali classifica i diversi tipi di governo: monarchia, aristocrazia e democrazia, mettendo in luce i loro lati positivi e negativi se essi degenerino in tirannide, oligarchia e demagogia. Unico limite di Aristotele fu di concentrarsi solo sulla piccola città stato. Inizialmente le discipline scientifiche in Grecia non si distinguevano dalla filosofia tanto che i primi filosofi come Talete e Pitagora, furono anche gli artefici di teoremi ancora oggi validi per quanto riguarda la geometria. Pitagora aveva intuito l’importanza dei rapporti numerici, mentre la sua scuola si era imbattuta in calcoli astronomici. L’accademia platonica favorì anche l’insegnamento di matematica e geometria. Diversa è la condizione delle scienze naturali dove i primi filosofi compirono osservazioni ed ebbero intuizioni, ma furono Aristotele e la sua scuola a fondare la zoologia, la botanica e l’anatomia ata. Non meno importante è la neonata scienza medica, le scuole mediche sorgono nei santuari dedicati al dio della salute Esculapio dove già si tentavano guarigioni con metodi empirici se non di stregoneria. La serietà di questa nuova scienza è evidente nel giuramento che i medici compievano per iniziare la propria professione; i maggiori progressi in campo medico li fece Ippocrate, maestro della scuola di Cos, il quale capì l’origine naturale di tutte le malattie e si batté energicamente contro i ciarlatani.

 

Le lettere: poesia e prosa. La letteratura greca ha inizio con i poemi omerici della fine del Medioevo Ellenico, da allora è andata continuamente sviluppandosi e rinnovandosi. Nel 700 a.C. visse in Beozia Esiodo un poeta che nei suoi versi ancora legati ai metri dell’epica, ci parla sia del mondo mitico, sia poi fulcrerà le proprie opere sul presente e sulla realtà: egli nelle sue opere tratterà di se stesso ed in modo innovativo introdurrà precise considerazioni.




Nel VI sec. prevalse invece il genere lirico, laddove per lirica s'intendono le poesie accomnate dal suono della lira o del flauto. In questo periodo si susseguono imprese, conquiste, le prime guerre e lotte, quindi sono proprio tali situazioni ad essere cantate dai poeti lirici i quali provengono da condizioni diverse e si rivolgono a pubblici diversi. La poesia drammatica che sorge all’esaurirsi della lirica, ne è la fusione con il genere epico, in questo modello letterario le vicende invece che narrate vengono direttamente presentate da attori che parlano in prima persona. Tali rappresentazioni erano al tempo stesso uno spettacolo ed una cerimonia religiosa, tanto che secondo Aristotele le sensazioni provocate da questa favorivano la purificazione dei sentimenti. La rappresentazione dei drammi che si dividevano in tragedie e commedie, avveniva solitamente durante le festività, come in Atene quando si organizzavano concorsi per tragediografi: erano chiamati gli autori dei drammi, alla loro rappresentazione era invitata ad assistere gratuitamente tutta la popolazione, ed una particolare giuria decretava il vincitore. Nelle drammatizzazioni acquisivano una certa importanza anche e soprattutto gli intermezzi corali e danzati. I temi delle tragedie solitamente erano presi dall’antica mitologia o leggende delle quali si rendeva evidente l’attualità, ovvero le domande classiche sull’esistenza, su vita e morte, su istinto e ragione. I tragediografi più importanti furono Eschilo, Sofocle ed Euripide, di loro è giunta a noi solo una piccola parte delle loro opere, ma in ogni modo tale da lasciarci intuire la grandiosità del fenomeno delle tragedie greche nella letteratura di tutti tempi. La commedia si sviluppa principalmente ad Atene dove maggiore erano le libertà; nella commedia, infatti, l’autore scaricava la sua satira nei confronti della politica e delle attività cittadine, il maggiore di essi è Aristofane.

La prosa è nata dopo la poesia, in quanto non è la naturale messa su carta di sentimenti umani come la arte poetica, ma richiede lo sforzo logico di organizzare il pensiero. Le prime opere provengono dalla Ionia e trattasi degli scritti degli antichi filosofi, poi è nata la storiografia volendo allargare l’indagine critica dal mondo degli uomini alle vicende umane: tra il VI e V sec. ritroviamo Ecateo il quale scrisse la Periegesi, una geografia, dove erano riunite le informazioni raccolte da navigatori e mercanti. Dello stesso autore sono le Genealogie, dove mette in evidenza la non verosimiglianza delle antiche narrazioni mitologiche, confrontando in modo per quanto possibile critico le tradizioni leggendarie di diversi popoli. Nel V sec. Erodoto, originario di Alicarnasso, tanto da scrivere in dialetto ionico, continuò e migliorò il lavoro dei primi storiografi parlando nelle sue Storie dei paesi visitati in prima persona e raccontando delle Guerre Persiane. Tucidide nel terminare dello stesso secolo, al contrario di Erodoto nei cui brani erano presenti ancora interventi divini, cerca il perché tra gli uomini e sottopone a rivisitazione la storia tutta perché ritiene che spesso i fatti siano contornati da leggende. Egli racconta ciò di cui è stato partecipe oppure filtra ampiamente le testimonianze di altri le quali peccano di non obbiettività. Alcune volte l’interpretazione dei fatti è lasciata al lettore, mentre questo tipo di storia si appesantisce per la presenza di eventi nudi e crudi, per l’ordinamento e la ricchezza di cifre. Una caratteristica dell'antica storiografia è di far parlare in prima persona le diverse parti in contrapposizione.






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