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La crisi Europea : ristrutturazione industriale e scontri sociali

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La crisi Europea : ristrutturazione industriale e scontri sociali

Alla fine della guerra (inizio anni venti) l’Europa appariva un paese impoverito che non era più in grado di competere con i ritmi produttivi degli USA.

La crisi legata alla riconversione produttiva fu complessa, lunga e costosa, a causa di:

-        difficoltà nell’approvvigionamento dei capitali

-        crisi costante nel sistema degli scambi

-        inflazione

Dal punto di vista economico l’unico vero paese vincitore della guerra erano gli USA.

Forti dei crediti con i paesi europei erano gli unici in grado di sovvenzionare, con ulteriori prestiti, la ripresa economica europea.

La crisi europea fu accomnata da numerosi scioperi che arrivarono al limite della rottura rivoluzionaria dell’ordine esistente.

Lo stato assunse quindi un ruolo ancora più centrale, anche nelle questioni economiche.

Una nuova cultura politica si faceva sostenitrice della necessità di superare il parlamentarismo, rifondando il sistema politico attorno alla ura di un capo, di una guida.

Questa nostalgia nei confronti di un governo forte si concretizzò nel cesarismo .

Tra i reduci della guerra dilagavano delusione e insoddisfazione per le difficoltà del reinserirsi nella vita civile; si formarono quindi associazioni di ex-combattenti, mentre a livello civile si svilupparono sindacati, partiti politici, movimenti femministi.






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