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Spagna '36 - Per la società: rivoluzione, per lo Stato: guerra

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Sna '36 - Per la società: rivoluzione,

per lo Stato: guerra

1. La Sna nel 1936

La società snola è caratterizzata da forti contrasti a tutti i livelli: fra le camne e le città, fra il centro madrileno e le periferie catalane e basche, fra le classi padronali e il proletariato industriale, tra i latifondisti immobilisti e i braccianti ridotti alla fame.

Senza dubbio il problema centrale è quello della proprietà della terra. Gli immensi e aridi territori del Centro e del Sud sono controllati da un ristretto numero di famiglie di antica origine nobiliare che considera la terra e il lavoro agricolo con disprezzo ed estraneità: è un patrimonio da sfruttare, ma senza correre rischi, senza investire capitali per aumentare la produttività del terreno e ando salari bassissimi ai braccianti. Questi ultimi potevano trovare occupazione solo per pochi mesi all'anno e il loro numero elevato li costringeva ad una disastrosa concorrenza e ad accettare compensi nettamente insufficienti anche alla pura sopravvivenza. Tale situazione insopportabile aveva dato vita ad una costante tensione fra una grande quantità di uomini costretti alla miseria e un ristretto gruppo di terratenientes. Le rivolta rurali costellano la storia sociale agricola, in particolare nell'Andalusia, la più meridionale e la più assolata: qui lo Stato, anche quello repubblicano e sedicente riformista dei primi anni Trenta, era intervenuto di frequente con repressioni sanguinose e indiscriminate.



Nelle regioni del Nord più sviluppato, cioè nella Catalogna e nei Paesi Baschi, dove esisteva una certa industrializzazione, sia pure con impianti generalmente arretrati, il conflitto di classe nei primi anni Trenta si manifestava con grande evidenza: gli scioperi, sia generali che di categoria, erano molto frequenti e duri. La lotta si andava radicalizzando sia per l'atteggiamento intransigente del padronato sia per la dimensione e lo spirito dei sindacati operai. In Catalogna, la regione più moderna e sviluppata, la Confederacion Nacional del Trabajo (CNT), di tendenza anarcosindacalista risulta di gran lunga l'organizzazione maggioritaria nella primavera del 1936. Le aspettative e l'immaginario collettivo dei suoi militanti non si limitano alle rivendicazioni economiche, ma investono l'intera struttura sociale; anche le componenti della CNT più sensibili al riformismo ritengono naturale una mobilitazione rivoluzionaria per abbattere il sistema capitalista. Si tratta solo di scegliere il momento più favorevole per un'insurrezione proletaria e per l'instaurazione del 'comunismo libertario', un modello di società funzionante sulla base delle strutture sindacali e orientato da principi federalisti, egualitari, autogestionari.

Anche nell'altro sindacato, la Union General de Trabajadores (UGT), legato al Partito Socialista, la componente rivoluzionaria prevale su quella moderata e risente spesso, ad esempio tra i braccianti, della concorrenza della CNT e quindi intensifica le agitazioni e propone obbiettivi di profonda trasformazione economico-sociale. Gli affiliati ai due sindacati raggiungono, nei primi mesi del 1934, il ragguardevole numero di tre milioni, più di un terzo dell'intera forza lavorativa del paese, sia stabile che precaria. Ogni cambiamento, anche quelli auspicati dai piccoli partiti repubblicani e di sinistra, deve ottenere l'appoggio di queste formazioni per avere qualche speranza di successo.

Mentre la situazione dei movimenti operai è molto negativa in buona parte dell'Europa, in particolare dopo il successo del nazismo in Germania, in Sna l'entusiasmo e l'orgoglio delle forze popolari spingono a ritenere possibile, anzi probabile, uno sbocco di tipo rivoluzionario alla crisi complessiva del sistema produttivo e politico. Il pericolo dell'avvento di forme di potere simili a quelle del fascismo europeo, non smorza le speranze e le aspettative del movimento operaio, anzi lo sprona ad intensificare gli sforzi e ad elevare il livello di scontro: nell'ottobre del 1934, la rivolta (temporaneamente vittoriosa) dei minatori nelle Asturie fa parte della risposta di classe all'ingresso di esponenti parafascisti nel governo dei repubblicani destra. Analogamente la CNT, con il sostegno dell'organizzazione anarchica specifica, la Federacion Anarquista Iberica (FAI), proclama con forza: 'Contra el fascismo, Revolucion Social!'.

2. Il Fronte Popolare

Nasce alla fine del 1935 una nuova alleanza politica ed elettorale che raggruppa i partiti del centro e della sinistra parlamentare, sia moderata che estremista (vi aderisce il POUM). Il Fronte Popolare stringe contatti e collaborazioni varie, talora anche con degli anarcosindacalisti e degli anarchici.

Il Fronte Popolare snolo risente dell'analoga esperienza francese (che si afferma in seguito alle agitazioni operaie e alle elezioni della primavera del 1936) e, naturalmente, è influenzato dalla svolta della Terza Internazionale Comunista controllata dal PCUS stalinista. Il suo segretario, il bulgaro Dimitrov, fedele strumento di Stalin, lancia la nuova linea che prevede una alleanza con i partiti borghesi progressisti e con i socialdemocratici in funzione antifascista e antinazista. Infatti, da poco più di un anno, Hitler aveva distrutto il forte Partito Comunista Tedesco, oltre a quello socialdemocratico e a tutti gli altri oppositori, e il suo governo dalle mire espansioniste era stato individuato come il nemico più pericoloso dal governo di Mosca. In pratica, la svolta del 1934 era causata dalla necessità di difendere sul piano politico, diplomatico e soprattutto militare l'Unione Sovietica.

Nella Sna degli inizi del 1936 il Fronte Popolare si propone di rovesciare il governo di centro-destra che, dopo aver ottenuto un successo nelle elezioni politiche del novembre del 1933 (in seguito all'astensione delle masse rurali dopo le repressioni subite ad opera del governo 'progressista'), aveva attaccato le già timide riforme del primo biennio repubblicano. Le dirigenze politiche laiche e di sinistra si erano impegnate, a partire dal 1931, ad affrontare, tra molte incertezze e compromessi, i temi centrali della società snola: l'autonomia della Catalogna, la riforma agraria, la separazione fra Stato e Chiesa cattolica, il controllo politico delle forze armate. Inoltre il fallimento dell'insurrezione antifascista dell'ottobre del 1934 aveva portato a brutali misure poliziesche contro la base operaia e contadina (molte centinaia di fucilati dall'esercito) e, inevitabilmente, anche contro una parte dei vertici politici di sinistra (decine di arresti).

La grande promessa che permette al Fronte Popolare di vincere le elezioni del febbraio '36 è l'immediata liberazione delle decine di migliaia di detenuti, tra i quali molti anarchici condannati per i fatti dell'ottobre 1934. Questa esigenza di ridare la libertà ai presos politici fa sì che una parte degli ambienti libertari abbandoni di fatto il tradizionale astensionismo per votare i candidati di sinistra, anche se né la CNT, né tantomeno la FAI fanno pubbliche dichiarazioni in tal senso. Tale partecipazione permette al Fronte Popolare di vincere le elezioni parlamentari del febbraio '36, sia pure di misura e, in base al sistema maggioritario, di dominare le Cortes. Molti prigionieri politici vengono liberati a furor di popolo; è un fatto emblematico della situazione reale dei rapporti di forza nel paese, soprattutto nei centri urbani con notevole presenza operaia.

3. Il golpe del 18 luglio 1936

Nei pochi mesi prima del 18 luglio al governo del Fronte Popolare sfugge il controllo effettivo della società: nelle camne del Sud i braccianti senza terra occupano le proprietà dei latifondisti, nelle città più importanti (Madrid, Barcellona, Saragozza, Siviglia) si susseguono lotte e scioperi violenti, squadre d'azione parafasciste si scontrano con gruppi armati di operai e militanti rivoluzionari, alti esponenti dell'esercito minacciano di intervenire autonomamente per 'restaurare l'ordine', i vertici della gerarchia cattolica tuonano contro l'ateismo e il materialismo dilaganti

Le tensioni si accumulano e si aggravano; in quasi tutto il territorio la posta in gioco appare di tipo complessivo e saltano le precarie mediazioni svolte dai pochi moderati fra la destra e le sinistre. Di fatto il governo del Fronte Popolare non riesce più a soddisfare le aspettative delle classi oppresse mentre i ceti privilegiati si rendono conto dei rischi di una rivoluzione proletaria profonda e sconvolgente. I margini di una fragile e indecisa democrazia, formalmente al potere, si vanno riducendo fino a sire del tutto nell'estate del 1936.

Già il 17 luglio i comandanti delle truppe di stanza in Marocco si sollevano contro il governo di Madrid che entra immediatamente in crisi. I quattro generali ribelli, tra i quali Franco appare allora il più vago e confuso, possono disporre dei reparti meglio armati e più professionali, quelli del Tercio e i Regulares, la Legione Straniera snola che, composta per lo più da marocchini, sarà paradossalmente la principale arma della 'Cruzada' antisovversiva e cattolica.

L'obbiettivo politico del golpe non sembra molto definito, al di là della restaurazione dell'ordine gerarchico nel turbolento ambiente snolo; manca di certo un programma organico, anche se il modello si definirà nel corso della guerra civile prendendo a prestito alcune istituzioni (ad esempio il Fuero del Trabajo, simile alla Carta del Lavoro italiana) e simboli del fascismo italiano (il saluto romano) e inserendoli nell'esaltazione del mito della Sna imperiale, coloniale, cattolica, unita e potente.

I militari si trovano di fronte ad una reazione debole delle istituzioni repubblicane (fatto previsto) insieme ad una diffusa mobilitazione delle forze sindacali, in primis la CNT (fatto imprevisto). A Barcellona, Madrid, Valenza, Bilbao e in altre città i reparti dei generali traditori sono sconfitti da una marea popolare che, quasi senz'armi, assalta le caserme e sconge in poche ore truppe addestrate e ben equigiate. Tra i soldati si verificano frequenti atti di insubordinazione agli ufficiali golpisti e ciò limita e talora blocca la macchina del pronunciamento. Ad esempio sulle navi i marinai alzano la bandiera rossa o rossonera ed eliminano gli ufficiali.

L'iniziativa dei generali trova successo nella Vecchia Castiglia, in quasi tutta la Galizia e nell'Andalusia (compresa Siviglia), nell'Aragona centrale (compresa Saragozza). In molti casi le ambiguità dei Governatori civili repubblicani hanno impedito agli antigolpisti di avere le armi per difendersi. In breve tempo i golpisti procedono a sanguinosi massacri di oppositori (anche presunti, in base all'appartenenza alle classi subordinate) e avanzano rapidamente dal Sud al Nord, grazie allo strategico aiuto dell'Italia fascista. Già nel luglio Mussolini dà ordine di effettuare un massiccio ponte aereo di truppe scelte dal Marocco all'Andalusia e poi decide si spedire il cosiddetto Corpo Truppe Volontarie che disporrà di moderni pezzi d'artiglieria e d'aviazione, di navi e sottomarini e di quasi 70.000 soldati. La Germania nazista userà la terra di Sna come zona di sperimentazione della propria aviazione (a Guernica nei Paesi baschi nell'aprile 1937 si proveranno gli effetti di un attacco con bombe incendiarie su un centro abitato). L'Italia non è da meno con i frequenti bombardamenti a scopo terroristico di Barcellona che causano migliaia di morti fra i civili.

I golpisti sembrano trionfare nell'autunno del 1936 e annunciano la modulazione di Madrid, ma nella capitale si organizza dal basso una resistenza animata dai civili politicizzati che si ritrovano in unità combattenti, omogenee politicamente e affini umanamente. Il governo intanto si trasferisce nella più sicura Valenza per difendere meglio la Repubblica. Nel novembre 1936 giungono alle porte di Madrid le Brigate Internazionali composte da migliaia di militanti accorsi da decine di paesi e comandati, in sostanza, dalla III Internazionale di osservanza moscovita. L'URSS aveva aspettato tre mesi prima di schierare uomini e mezzi, più o meno antiquati: l'urgenza e la gravità del momento favoriscono l'effetto proandistico del suo aiuto 'solidale'. Una nave carica di 500 tonnellate d'oro della riserva della Banca di Sna è la contropartita economica di questo atto di 'internazionalismo proletario'.

Alla fine di novembre sul fronte madrileno muore Buenaventura Durruti, il leggendario animatore della omonima colonna che raccoglie migliaia di combattenti anarchici, catalani e no, e che aveva sostenuto dal luglio '36 il fronte aragonese. Qui erano presenti le milizie libertarie che, senza gradi gerarchici e con una tenacia dalle radici ideali, cercavano di liberare Saragozza e Huesca: senza appoggio di aviazione, artiglieria e perfino con pochi fucili e munizioni, l'impresa risultò impossibile.

La decisione di Durruti di spostarsi a Madrid, obbedendo alle richieste governative, è il simbolo del prevalere, in molti casi, della logica istituzionale su quella rivoluzionaria; nella speranza di battere il fascismo si può giungere fino a rinviare i propri progetti di fondare una società liberata. 'Portiamo un mondo nuovo nei nostri cuori' aveva dichiarato Durruti, ma anche 'rinunceremo a tutto fuorché alla vittoria'.

4. La rivoluzione sociale

La risposta popolare al golpe reazionario aveva dimostrato, nell'estate del 1936, che la vera forza per la difesa e per lo sviluppo della libertà risiedeva nelle organizzazioni di base, nei sindacati della CNT ed, in parte, dell'UGT. L'aver battuto i militari sul loro terreno, in quei giorni di esaltazione, conferisce all'iniziativa dei lavoratori uno slancio che va ben al di là della 'difesa della Repubblica'. E' venuto il momento, anche se la scelta dei tempi è stata provocata dal pronunciamento, di mettere in pratica il progetto di società libertaria ed ugualitaria, è l'ora del 'comunismo libertario', già scelto come modello, originale ed aperto, dal congresso della CNT di Saragozza del maggio 1936.

La fuga dei padroni, quasi sempre compromessi con i militari, rappresenta una condizione favorevole per collettivizzare le fabbriche, in particolare la regione catalana, la più sviluppata economicamente e dove la CNT è ampiamente maggioritaria.

In centinaia di imprese i lavoratori riuniti in assemblea decidono di gestire in proprio la produzione e nominano un Comité composto da delegati di operai, impiegati e tecnici per la consueta amministrazione. Sorgono subito numerosi problemi: i tecnici, gli esperti del processo produttivo, sono solo in parte disponibili a collaborare con la collettivizzazione e, in genere, chiedono un miglior trattamento salariale; talora bisogna cambiare completamente il tipo di produzione, spesso per renderlo funzionale alle pesanti esigenze belliche; l'approvvigionamento delle materie prime e la distribuzione dei prodotti lavorati devono essere ripensati e reinventati; le istituzioni repubblicane, sia centrali che regionali (la Generalitat) dopo una prima fase di impotenza vogliono riprendere le tradizionali funzioni autoritarie, sia politiche che fiscali. Malgrado i molteplici condizionamenti e i sempre più frequenti interventi del potere politico, l'esperienza resiste e continua, pur con alcuni cedimenti anti-egualitari. Nel complesso, come dimostrano anche recenti ricerche, l'autogestione operaia messa alla prova si rivela più giusta, oltre che più efficiente, della gestione gerarchica tradizionale.

Nelle camne povere e aride dell'Aragona e in quelle fertili e ricche del Levante, l'urgenza di non perdere i raccolti estivi spinge decine di migliaia di braccianti e di piccoli contadini a condurre in proprio le operazioni finali del ciclo agrario. Già in passato l'inutilità, anzi la dannosità, dei padroni (per lo più assenteisti) aveva favorito l'idea di una gestione collettiva della terra come una via d'uscita dalla miseria e dalle ingiustizie. Nella società rurale snola vi era inoltre una tradizione plurisecolare di proprietà comunitaria degli abitanti del villaggio sostanzialmente solidali e abituati al mutuo appoggio. Le classi privilegiate risiedevano nelle città lontane e la loro natura parassitaria era sotto gli occhi di tutti: dai lavoratori stagionali agli artigiani, dalle donne oberate di impegni produttivi e familiari ai vecchi inabili, ma dotati di memoria storica e depositari di saggezza. le assemblee dei pueblos (villaggi) si pongono spesso, almeno fino all'estate del 1937, come momenti di riflessione e di decisione che riguardano non solo la questione della continuità delle colture, ma anche la possibilità di innovazioni tecnologiche per ridurre l'enorme fatica umana.

Il rifornimento alimentare dei combattenti, oltre che delle grandi città, è all'ordine del giorno nelle frequenti riunioni mentre nelle zone ad agricoltura moderna e specializzata, come nel territorio intorno a Valenza, si cerca di riprendere l'esportazione delle produzioni specializzate (ad esempio di agrumi). La vicinanza dei fronti, con i pericoli connessi, riduce in molti casi la durata dell'esperienza autogestionaria che registra comunque dei notevoli risultati: l'abolizione del denaro, fonte di speculazioni e di diseguaglianze, rappresenta in molte comunità rurali un obbiettivo rivoluzionario conseguito con determinazione ed orgoglio.

La Rivoluzione Sociale non è solamente un fatto economico, ma coinvolge logicamente molti aspetti della vita collettiva. La quasi ssa delle istituzioni clericali ha annullato il condizionamento ideologico e pratico esercitato su ampi settori della società snola. La mancanza del ricatto psicologico, che i preti realizzavano da lungo tempo, contribuisce alla liberazione del mondo femminile, sollecitato d'altra parte dalla moltiplicazione delle occasioni d'incontro e di socializzazione che, nei centri urbani come nei villaggi, vengono proposte da gruppi di donne sia antifasciste che libertarie. L'attività intensa e pionieristica delle Mujeres Libres, organizzazione femminile e femminista, riesce a scuotere, tra difficoltà e incomprensioni anche nel movimento libertario, certi pilastri della secolare subordinazione della donna imposta nella Sna dal cattolicesimo e dal diffuso maschilismo.

5. Il maggio del 1937

In nome della 'collaborazione antifascista' la CNT-FAI (le due sigle appaiono quasi sempre assieme dopo il luglio 1936) aveva accantonato la radicale opposizione a qualsiasi Stato o governo. Se gli anarchici especificos della FAI avevano promosso dei moti insurrezionali contro lo Stato repubblicano, nell'agosto del 1932 gli anarcosindacalisti andalusi avevano indetto uno sciopero generale a Siviglia per bloccare il tentativo di golpe monarchico del generale Sanjuro, il capo della temibile Guardia Civil. Nei primi anni Trenta si era verificata quindi un'alternanza di lotte frontali e di occasionali alleanze fra il potente movimento libertario e i partiti repubblicani.

Nel settembre 1936 la CNT e la FAI entrano a far parte della Generalitat, il governo autonomo catalano; alla fine del luglio essi ne avevano tollerato l'esistenza decidendo di non scioglierlo per motivi d'opportunità politica nei confronti del resto della Sna e degli stati democratici europei. Nell'autunno del 1936, pur avendone ancora le possibilità, gli anarchici si orientano a non abolire le istituzioni tradizionali. Essi pensano di poterle usare, per lo meno per superare i già provati boicottaggi burocratici che hanno indebolito la lotta armata sostenuta al fronte dalle proprie milizie e che hanno limitato la sperimentazione economica e sociale in atto nelle collettività. Con il passare dei mesi si dileguano però le speranze di una rapida vittoria sui generali reazionari; essa era sembrata a portata di mano nelle prime settimane, quando il pronunciamento risultava sconfitto su due terzi del territorio snolo e buona parte delle truppe più addestrate erano bloccate in Marocco. In quel frangente un miglior coordinamento fra rivoluzionari e repubblicani avrebbe potuto conseguire risultati decisivi sul piano militare.

Nell'autunno del 1936, mentre i golpisti sono alle porte di Madrid, la FAI-CNT accetta di partecipare anche al governo nazionale con quattro ministri: per la prima volta uomini d'azione come Juan Garcia Oliver o proandiste acratas come Federica Montseny, militanti da sempre estranei e contrari agli apparati statali e ai cedimenti compromissori entrano a far parte di logiche politiche fino ad allora disprezzate e combattute. La contraddizione evidente tra teoria antistatalista e prassi governativa viene giustificata con l'eccezionalità delle circostanze della guerra civile.

Intanto i partiti repubblicani, con l'aiuto determinante del PCE e del PSUC catalano egemonizzato dai comunisti stalinisti, hanno ricostruito gli apparati ministeriali collocandovi i propri elementi di fiducia e proponendosi, in tempi brevi, di eliminare gli scomodi alleati rivoluzionari (oltre alla CNT-FAI, la tendenza classista del PSOE e il piccolo POUM composto da comunisti eterodossi). La collisione, già annunciata da scontri di entità circoscritta nei primi mesi del 1937, porta infine alla tragica settimana barcellonese del 3-8 maggio.

L'occasione è fornita dalla Centrale Telefonica di Barcellona, impresa già a capitale statunitense occupata durante l'epopea del 19 luglio dagli operai e gestita da un Comitè con la partecipazione dei delegati della CNT e, in minoranza, dell'UGT. La Centrale Telefonica è un esempio concreto della forza e del ruolo degli anarchici nella capitale catalana; è un punto strategico anche per le comunicazioni fra il governo centrale e quello locale, fra i vertici politici di Valenza e di Barcellona; è un luogo dove un semplice telefonista può interloquire con gli alti esponenti istituzionali e condizionarne l'attività.

L'assalto del 3 maggio alla Telefonica è guidato da un ufficiale di polizia noto come stalinista. Gli operai della Centrale non cedono e rispondono al fuoco. In poche ore nei quartieri popolari sorgono numerose barricate come il 19 luglio: il popolo libertario e rivoluzionario non è rassegnato a subire una nuova oppressione e riprende l'iniziativa. La situazione è gravissima perché una guerra civile all'interno della guerra civile significherebbe lo sfaldamento del fronte repubblicano. Reparti anarchici e del POUM minacciano di abbandonare il fronte aragonese e di rispondere con le armi alla provocazione stalinista.

Non lo faranno solo per l'intervento di 'militanti influenti' della CNT-FAI che riesce a fermare la mobilitazione libertaria e a ricomporre una parvenza d'unità in nome della lotta al fascismo; le barricate sono smantellate e i Comitè de Defensa dei vari quartieri si sciolgono tra proteste e delusioni dei militanti di base.

Intanto le sparatorie e gli agguati hanno portato a quasi 500 morti, in maggioranza libertari (tra i quali Camillo Berneri). La conclusione reale, al di là degli accordi di facciata, è un brusco ridimensionamento del peso degli anarchici e l'eliminazione del POUM, accusato di essere alleato dei franchisti e di avere la responsabilità degli scontri. Il suo segretario Andres Nin sparisce dopo l'arresto e le torture messe in atto da un commando di agenti stalinisti; i membri del Comitato Centrale vengono processati come traditori, ma le proteste di una parte dei repubblicani riescono a salvarli.

La coincidenza temporale del mayo sangriento con le purghe che nell'URSS investono molti bolscevichi della prima ora è tutt'altro che casuale: Stalin vuole distruggere alle radici ogni possibile esempio o progetto di rivoluzione che sfugga al suo controllo. La rivoluzione libertaria in atto in Sna è in effetti una pericolosa alternativa al suo modello di socialismo di Stato soffocato da burocrati, poliziotti, gerarchi militari; è negli interessi dell'Unione Sovietica ricondurre, anche con la violenza e la calunnia, i movimenti operai all'interno della disciplinata Internazionale Comunista.

6. La sconfitta dei repubblicani

Dopo il maggio barcellonese viene accantonata ogni possibilità di realizzare quei cambiamenti sociali per i quali avevano combattuto dal luglio 1936 milioni di proletari. Un'ulteriore tappa della restaurazione dell'ordine statale centralizzato sarà, nell'agosto del 1937, lo scioglimento delle collettività rurali aragonesi ad opera della divisione comunista di Enrique Lister, divisione che per compiere questo 'lavoro di polizia' abbandona il fronte.

In definitiva la guerra si sta riducendo ad una logorante sequela di battaglie che, per dimensioni e modalità, riproducono le tattiche della Prima Guerra Mondiale nella quale la Sna era rimasta neutrale. Le grandi battaglie di Brunete e Belchite e dell'Ebro sono vani tentativi dell'esercito repubblicano di riconquistare parte dei territori che l'esercito franchista aveva occupato. Nel confronto vengono usate enormi quantità di mezzi corazzati, di artiglieria e masse di fanti sono gettate nella mischia secondo le decisioni degli alti comandi e delle dirigenze politiche.

In questo ambito è facile prevedere che, prima o poi, prevalgano i 'nazionali' sui 'rossi': con i primi stanno le potenze naziste e fasciste, i capitali internazionali, i gruppi privilegiati di sempre (in testa la chiesa cattolica) che riescono a condizionare anche la situazione internazionale; tra i secondi, attraverso l'imposizione dei gradi e della disciplina gerarchica si è erosa una parte cospicua dell'entusiasmo popolare per sostituirlo con la rassegnazione e l'obbedienza passiva.

Sul piano internazionale la farsa del Comitato di Non Intervento, voluto dal governo inglese e accettato anche dal Fronte Popolare francese, aveva già favorito nettamente le potenze dell'Asse nel loro sostegno militare e diplomatico ai generali golpisti. A questo livello gli interessi del capitalismo occidentale, sia quello dei paesi democratici sia quello degli stati fascisti, coincidevano con quelli dell'Internazionale Comunista nel voler soffocare il movimento rivoluzionario snolo e le sue realizzazioni economiche e sociali.

Franco realizza le sue conquiste a tappe: i Paesi Baschi (giugno 1937), l'Aragona (aprile 1938), la Cantabria (agosto 1938). Anche la Catalogna, baluardo dell'antifascismo rivoluzionario, cade - quasi senza combattere - nel gennaio del 1939. La sconfitta è ormai solo questione di tempo e ciò scatena quella lotta intestina già esplosa a Barcellona nella primavera del 1937; ma in questi frangenti i comunisti, che nella loro corsa al potere si erano creati molti nemici anche fra partiti repubblicani, vengono isolati e neutralizzati. Juan Negrin, un socialista filocomunista che era andato al governo dopo il maggio 1937 riducendo drasticamente la presenza della CNT-FAI a livello istituzionale, deve dimettersi.

Alcuni militari di professione fedeli alla repubblica, dopo una serie di scontri armati con reparti comunisti, nominano uno di loro capo del governo nell'illusione di poter trattare con Franco la resa a certe condizioni, cosa che il Caudillo si guarda bene dal concedere.

Il 1° aprile 1939 termina ufficialmente la guerra civile con un terribile bilancio di morti (600-800.000 secondo le varie stime), di mutilati (più di un milione), di esiliati (quasi un milione). Il volto della Sna è ormai deturpato irrimediabilmente: l'economia è distrutta, la società è violentata, gli snoli, quasi tutti, sono disperati.

Inizia la lunga e terribile serie di limpieza (pulizia): fino al 1945 continuano le fucilazioni di circa 100.000 oppositori, le carceri sono piene di individui sospettati, la chiesa cattolica riprende la sua funzione di sorveglianza sul popolo e di fiancheggiamento dei potenti.

Un tetro ordine regna ormai sulla penisola iberica.

Centro Studi Libertari di Trieste





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