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IRON MAIDEN



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IRON MAIDEN

All’inizio degli anni ’70, quando in Inghilterra regnava sovrano il punk, il quindicenne londinese Steve Harris abbandona il sogno di diventare un giocatore di calcio professionista del West Ham e decide di dedicare tutto il suo tempo alla musica. Compra un basso Fender Telecaster e inizia a suonare nella sua prima band Heavy-Metal, i Gypsy's Kiss e poi negli Smiler, con i quali scrive “Innocent exile” e “Drifter” che in seguito verranno ereditate di Maiden. Dopo lo scioglimento di quest’ ultima fonda nel ’75 il suo nuovo gruppo e lo chiama IRON MAIDEN .Questo nome nacque quando Steve vide il film 'The man in the Iron Mask' e rimase colpito dalla Vergine di Norimberga, uno strumento di tortura tipo sarcofago con acuminate punte all'interno del coperchio.




Il gruppo si formò dall’ incontro di Steve con il chitarrista Dave Murray, proveniente dagli Urchin. Furono in molti ad avvicendarsi nell'instabile organico; fra questi un ruolo non trascurabile ebbe il cantante Dennis Wilcock, la cui presenza scenica estremamente spettacolare influenzò Harris in alcune scelte che si sarebbero rivelate determinanti per il futuro della band. Infatti Wilcock utilizzava durante i primi concerti una serie di trucchi, magari non troppo originali, ma di sicuro impatto sulla gente. Uno di questi consisteva nel far scoppiare fra i denti una innocua capsula di sangue finto. Harris fu indotto a conservare l'elemento horror nel gruppo anche dopo la defezione del singer. Il bassista fu aiutato nel proposito dall'ex promoter e tecnico delle luci Dave Lights, che prese a cuore la causa Maiden realizzando l'intero apparato scenico che avrebbe accomnato le loro esibizioni live. Ma il merito maggiore di Lights è la creazione della mitica mascotte Eddie, il vero e proprio marchio di fabbrica che troneggia  su ogni prodotto, vinilico e non, di Harris e soci. Inizialmente si trattava solo di una rudimentale faccia mostruosa montata su una insegna luminosa durante i concerti (da qui il nome Eddie, che è una storpiatura dialettale da The Head , che poi sarebbe stata trasformata in modo imprevedibile dal disegnatore Derek Riggs che ne avrebbe alterato i tratti fino a renderla irriconoscibile attraverso le mille metamorfosi che le copertine dei dischi ci hanno mostrato).



Purtroppo i Maiden inizialmente non riuscivano a trovare locali in cui esibirsi perché il punk andava di moda e se non lo suonavi non venivi considerato da nessuno, né dai gestori dei pub né dalle riviste di musica rock, uriamoci i produttori discografici…Comunque i primi approcci con il pubblico avvennero al Ruskin Arms, uno dei pochi locali londinesi con visione heavy-metal, che appare anche in molte copertine dei loro album. La formazione vede al basso Steve Harris, alle chitarre Bob Sawyer e Dave Murray, alla batteria Ron Matthews e alla voce Dennis Wilcok. Questi ultimi lasciarono il gruppo e Steve, conoscendo l’ enorme potenziale dei membri rimasti, fece una accurata selezione e alla fine, nel 1979, si unirono al gruppo il “punk-short-hair” Paul Dì Anno e Doug Samson.



Con questa formazione incideranno il loro primo demo agli studi Spaceward a Cambridge comprendente i brani “Prowler”, “Invasion”, “Iron Maiden” e “Strange World” (quest’ ultimo fu subito cancellato perché registrato male). Avendo giusto i soldi per are il demo, Steve deve rinunciare per sole 60 sterline al master-tape, ma non solo: quando ritornano a ritirare le copie del demo, scoprono che non sono state fatte per guasti ai macchinari e quindi se ne vanno con solo una copia del demo. Tutto partì da questa unica copia, che venne consegnata a Neil Kay, una vecchia conoscenza di Dave che faceva il DJ nel locale “Soundhouse” a Kingsbury. Il demo ebbe un enorme successo, e la richiesta di materiale da parte dei fans spinse il gruppo ad autoprodursi, sotto l’ etichetta “Rock Hard”, il primo EP, il leggendario “Soundhouse tapes”. La tiratura del disco fu di circa 5.000 copie, che furono vendute nel giro di tre settimane e quasi tutte per posta. Fortunatamente ci troviamo alla fine degli anni ’70 e la musica in Inghilterra sta cambiando radicalmente. Questa è una grossa opportunità per gli Iron Maiden e proprio durante questo periodo Rod Smallwood diventa il loro manager e farà di tutto per far emergere il loro talento. Arriva nel 1980 la prima richiesta di contratto con la EMI, rifiutata perché i produttori osarono mettere la condizione che Steve e soci avessero dovuto tagliarsi i capelli e fare musica punk. Ma gli stessi produttori dovettero poi sottomettersi alla Vergine quando il loro successo esplose dopo aver preso parte ad un concorso per una compilation detta “Metal for Muthas”, patrocinata da Neil Kay. “Metal for Muthas” fu il vero e proprio manifesto della New Wave Of British Heavy Metal perché vi presero parte con una canzone ciascuno tutti i gruppi emergenti del panorama britannico, come i Samson, i Praying Mantis e gli Angel Witch. Solo i Maiden registrarono per “Metal for Muthas” due pezzi, le primitive versioni di “Sanctuary” e “Wrathchild”, ed addirittura vengono invitati a suonare a “Top of the Pops”. I discografici cominciano ad interessarsi a questa 'nuova onda' musicale, e la EMI propone la prima offerta ai Maiden, imponendo a Steve e soci di tagliarsi i capelli e di suonare musica più 'commerciale', il che equivaleva a dire fare musica punk; fortunatamente Steve rifiuta decisamente. La EMI per ripicca aveva intenzione di offrire il contratto agli Angel Witch facendo loro produrre un EP di “assaggio”, ma che ebbe un limitato successo. Rescisso il contratto con questi ultimi, la EMI fece marcia indietro e ingaggiò gli Iron Maiden. A questo punto la formazione era diventata abbastanza stabile: Steve al basso, Paul alla voce, Clive Burr alla batteria, Dave e Dennis Stratton alle chitarre.










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