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Leonardo da Vinci - La vita, L’ultima cena, La Monna Lisa, L’Uomo Vitruviano, La Vergine della roccia



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Leonardo da Vinci




1. La vita

Della vita di Leonardo Da Vinci si sa molto poco. Leonardo firmava i suoi lavori semplicemente con 'Leonardo' o 'Io, Leonardo'. Per questo ci si riferisce a una sua opera come a 'un Leonardo' e non come a 'un da Vinci'. Presumibilmente, non usava il nome del padre - col quale peraltro crebbe a Firenze - poiché era un lio illegittimo. Leonardo nacque nel 1452 a Vinci. Conosciamo l'ora e la data esatta della sua nascita grazie ad un documento scritto dal nonno. Si dice che Leonardo cadde una volta, a pochi mesi, quando la madre se lo lasciò cadere dalle braccia, ed una volta a poco più di un anno, dal balcone.Fu un vegetariano per tutta la sua vita. Pittore apprendista nella bottega del Verrocchio, dove subì l'influenza della pittura realisticamente minuta. Settanta tonnellate di bronzo che erano state messe da parte per il 'Gran Cavallo', una statua equestre di Leonardo, vennero invece utilizzate per produrre le armi necessarie al Duca per salvare Milano dai francesi. Leonardo restò a Milano per qualche tempo, finché un giorno trovò degli arcieri francesi che usavano il suo modello in creta a dimensioni reali del 'Gran Cavallo' come bersaglio per gli allenamenti. Lasciò dunque Milanob spostandosi due mesi dopo a Venezia e quindi di nuovo a Firenze alla fine di aprile del 1500.   Nel 1515 Francesco I di Francia riprese Milano, e a Leonardo venne commissionata la parte centrale di un leone meccanico per i colloqui di pace che si tenevano a Bologna, tra il Re francese e il Papa Leone X.Nel 1516 entrò al servizio di Francesco I con l'incarico di primo pittore, ingegnere e architetto del Re; gli venne dato l'uso del maniero di Clos Lucé, vicino al Castello di Amboise residenza del Re, assieme ad una generosa pensione. Leonardo e il Re divennero buoni amici. Morì nel castello di Cloux, vicino ad Amboise in Francia nel 1519. Sembrerebbe che Leonardo non abbia mai avuto relazioni intime con donne.Nel 1476 venne anonimamente accusato di contatti omosessuali con un modello diciassettenne.Leonardo venne, assieme ad altri tre giovani uomini, accusato di condotta omosessuale e prosciolto per mancanza di prove. Per un certo periodo Leonardo e gli altri rimasero sotto l'occhio vigile degli 'Ufficiali di notte' fiorentini, una specie di 'buoncostume rinascimentale'. Ancor più impressionante del suo lavoro artistico furono i suoi studi in campo scientifico e ingegneristico, registrati in libri di appunti che comprendono qualcosa come 8.000 ine di note e disegni che combinano arte e scienza. Leonardo era mancino e usò la scrittura speculare (ovvero scriveva da destra a sinistra) per tutta la vita. Il suo approccio alla scienza era di tipo osservativo: cercava di capire i fenomeni descrivendoli e rafurandoli fin nei minimi dettagli e non enfatizzava gli esperimenti o le spiegazioni teoriche. Secondo Leonardo, «la scienza e liola della sperienza». Leonardo fu il primo ad utilizzare quello che noi oggi chiamiamo 'Metodo scientifico', non tanto per il suo approccio pratico alla ricerca scientifica, poiché altri studiosi utilizzarono tale metodo, ma per il suo approccio matematico a quelle che Leonardo definiva le «infinite ragioni della natura che non furono mai in esperienza». Dunque, si crede sia giusto attribuire a Leonardo il merito di aver dato vita al Metodo scientifico. Nel corso della sua vita, progettò una grande enciclopedia, basata su disegni dettagliati di qualsiasi cosa. Tuttavia, poiché mancava di una educazione formale in latino e matematica, il Leonardo scienziato era largamente ignorato dagli studiosi suoi contemporanei. Fu sempre affascinato dal volo. Produsse studi dettagliati sul volo degli uccelli e progettò diverse macchine volanti, compreso un elicottero azionato da quattro uomini (che non avrebbe potuto volare in quanto avrebbe ruotato su se stesso) e un deltao che avrebbe potuto invece volare. Partecipò a numerose autopsie producendo un numero di disegni anatomici estremamente dettagliati, progettando uno studio completo di anatomia umana e ata. Leonardo sfruttò in parte queste conoscenze anatomiche (probabilmente le più profonde del suo tempo) sia nel campo artistico che nella meccanica: suo è il primo progetto documentato di un robot umanoide. Appunti riscoperti in piccoli taccuini tascabili mostrano disegni dettagliati per un cavaliere meccanico, che era apparentemente in grado di alzarsi in piedi, agitare le braccia e muovere testa e mascella, emettendo suoni dalla bocca (grazie ad un sofisticato meccanismo di percussioni collocato all'altezza del petto). Il cavaliere di Leonardo era probabilmente previsto per animare una delle feste alla corte sforzesca di Milano, tuttavia non è dato sapere se fu realizzato o meno. I suoi appunti contengono numerose invenzioni in campo militare: mitragliatrici, e 'carri armati' mossi da uomini o cavalli, bombe a frammentazione, ecc., anche se in seguito sostenne che la guerra sia la peggiore tra le attività umane. Altre invenzioni comprendono il sottomarino, il paracadute, la bicicletta, un apparecchio a ruote dentate che è stato interpretato come il primo calcolatore meccanico, un'automobile spinta da un meccanismo a molla e un telaio automatico. Negli anni passati in Vaticano progettò un uso industriale dell'energia solare, tramite utilizzo di specchi concavi per riscaldare l'acqua. In astronomia, Leonardo credeva che il Sole e la Luna orbitassero attorno alla Terra e che la Luna riflettesse la luce solare perché era ricoperta d'acqua.Leonardo non pubblicò né distribuì i contenuti dei suoi appunti.





2. L’ultima cena                                                                                                                                    Il Cenacolo risulta essere la sintesi di precetti aristotelici come l'unità rappresentativa di personaggi, luogo e azione e platoniche, come la luce, mezzo unificatore fra umano e divino. Leonardo dipinge un articolato gioco semiotico in modo che lo sguardo dell'osservatore si sposti dall'estrema sinistra a destra per via di una mimica formata dalle mani dei convitati che indirizzano lo sguardo dell'osservatore dalla destra alla sinistra della tavola.  . L'ultima cena (detta anche Il Cenacolo) è un dipinto a tempera ed olio su due strati di preparazione gessosa stesi su intonaco, del pittore italiano Leonardo. Il Cenacolo è il più grande tra i dipinti di Leonardo ed il suo unico dipinto murale visibile ancora oggi. Come è noto non si tratta di un affresco, in quanto Leonardo non ha mai realizzato affreschi nel senso esatto del termine. L'affresco si caratterizza da una pittura stesa su uno strato di intonaco ancora fresco dove, a seguito del fenomeno di carbonatazione, il pigmento della pittura diventa parte dell'intonaco stesso garantendo una grande resistenza alla pittura. Leonardo, invece, a causa dei suoi lunghi tempi realizzativi, predilegeva dipingere su muro come dipingeva su tavola; usò quindi una tempera grassa, un'emulsione di olii siccavi e sostanze proteiche. Purtroppo la tecnica impiegata ben presto determinò un degrado dell'opera. Stupisce nel Cenacolo la presenza di dettagli molto precisi visibili solo da distanza ravvicinata e non fruibili dallo spettatore comune. È stato eseguito per il suo patrono, il duca di Milano Lodovico Sforza, come lasciano intuire le tre lunette con le insegne ducali. Rappresenta la scena dell'Ultima Cena di Gesù Cristo, come descritta nella Bibbia. Il dipinto si basa sul Vangelo di Giovanni, nel quale Gesù annuncia che verrà tradito da uno dei suoi discepoli. L'opera si trova nel Refettorio della Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano. Il tema rappresenta l'Eucaristia. Il momento che Leonardo sceglie è quello più drammatico del racconto evangelico, quello in cui Cristo proferisce la frase: 'Uno di voi mi tradirà' e da queste parole gli apostoli si animano drammaticamente, i loro gesti sono di stupore e di meraviglia; c'è chi si alza perché non ha percepito le parole, che si avvicina, chi inorridisce, che si ritrae, come Giuda, sentendosi subito chiamato in causa.
San Giacomo il Maggiore (quinto da destra) spalanca le braccia attonito; vicino a lui San Filippo porta le mani al petto, protestando la sua devozione e la sua innocenza.
San Pietro (quinto da sinistra) si china impetuosamente avanti, mentre Giuda, davanti a lui, indietreggia con aria colpevole. All'estrema destra del tavolo, da sinistra a destra, San Matteo, San Giuda Taddeo e San Simone esprimono con gesti concitati il loro smarrimento e la loro incredulità si staglia la ura di un uomo con le mani aperte: si tratta dell'Apostolo, Andrea Bartolomeo, il quale concretizza visualmente il gesto dell’ epiclesi, il gesto che manifesta l’ Incarnazione
Al centro è rafurato Cristo con le braccia aperte, in un gesto di quieta rassegnazione, costituisce l'asse centrale della composizione. Le ure degli apostoli sono rappresentate in un ambiente che, dal punto di vista prospettico, è esatto. Attraverso semplici espedienti prospettici (la quadratura del pavimento, il soffitto a cassettoni, le tappezzerie alle pareti, le tre finestre del fondo e la posizione della tavola) si ottiene l'effetto di sfondamento della parete su cui si trova il dipinto, tale da mostrarlo come un ambiente nell'ambiente del refettorio stesso.




3. La Monna Lisa

Rappresenta forse la signora Lisa Gherardini, moglie del commerciante fiorentino Francesco del Giocondo, o forse è una misteriosa signora fiorentina, il cui ritratto gli fu incaricato da Giuliano de' Medici, fratello di Lorenzo il Magnifico. Il quadro rappresenta una signora rinascimentale. Il suo viso appare quasi frontalmente, il corpo di tre quarti da un'impressione di movimento giratorio, una delle sua braccia riposa su uno dei braccioli della poltrona dove è seduta e la sua mano destra si posa delicatamente sull'altra. Contrariamente ai ritratti femminili dell'epoca la donna non porta gioielli, né altri ornamenti. D'accordo con la moda rinascimentale ha depilate le sopracciglia e parte dei capelli appena sopra la fronte, il petto stretto da un busto e il velo, che le avvolge i capelli, si distingue chiaramente per linea nera che ha sulla fronte. Un sorriso, sul quale tanto s'è scritto e discusso, sfiora le sue labbra. Sorriso che sembra venire da una luce interiore, dato che non si nota contrazione alcuna dei muscoli facciali. Sorriso enigmatico, misterioso, ma che potrebbe anche essere triste e tenero, compassionevole e dolce o, forse, ironico. Leonardo usò tecniche pittoriche diverse e strane miscele di agglutinanti, dato che le mani della donna si sono conservate ottimamente, mentre il viso appare screpolato. La luce che illumina il viso, il petto, le braccia e le mani viene dall'alto, alla sinistra di chi l'osserva, mentre la parte inferiore del quadro resta in ombra. Un'altra fonte d'illuminazione proviene dall'orizzonte, illumina il paesaggio e risalta il contorno della sua capigliatura. La bellezza della Gioconda non va ricercata nei suoi lineamenti facciali, ma nell'armonia degli elementi pittorici, nell'originalità meravigliosa dell'insieme e di ogni singolo particolare, nella saggia distribuzione dei colori ed anche nel perfetto accordo sorriso-paesaggio, che emana una sensazione misteriosa e irreale, come una sfida all'intelligenza e allo spirito di chi l'osserva In secondo piano appare un paesaggio alpino dirupato, o meglio, sembrano due paesaggi diversi, separati dal ritratto della Gioconda, dato che i loro livelli non corrispondono con la linea dell'orizzonte. In tutti e due si possono scorgere picchi e rocce scoscese, fiumi sinuosi, vegetazione rada, laghi e un ponte. La composizione è studiata scrupolosamente seguendo regole e concetti geometrici, collocati armoniosamente. La ura della Gioconda corrisponde a un cono tronco, mentre le linee verticali dei picchi e delle rocce e del ritratto stesso si equilibrano con quelle orizzontali delle sue mani e braccia, della balaustrata della terrazza e del bracciolo visibile della poltrona, uniti dalle sinuosità dei fiumi, dalle pieghe del vestito e dalla stessa ondulazione del corpo. Leonardo faceva sempre numerosi bozzetti prima di cominciare i suoi quadri. Malgrado ciò, tutto quello che fu realmente studiato meticolosamente appare come una visione spontanea e naturale. Il paesaggio, per esempio, è irreale e scaturisce dall'immaginazione del pittore col suo inconfondibile stile. Infatti, come tutti i grandi artisti, Leonardo non imita la natura, ma la ricrea organizzando gli elementi naturali d'accordo con la sua interpretazione personale, il suo senso estetico ed espressivo, infondendole un accento poetico.  Il paesaggio e la stessa Gioconda sono reinterpretati secondo concetti rinascimentali. Infatti tutto sembra reale e irreale, conosciuto e misterioso. Identità misteriosa della donna, paesaggio misterioso, che oscilla tra il reale e l'irreale. Due aspetti dello stesso appassionate mistero che invita a investigarlo, interpretarlo, svelarlo. L'ombra e la luce, che secondo il 'Trattato della Pittura' di Leonardo, sono le prime delle otto parti che formano quest'arte, proporzionano vitalità e dimensione alla ura della Gioconda. Attenuando il chiaroscuro, grazie a una saggia graduazione, il pittore utilizza lo sfumato. Le ombre sono colorate, come le dipinsero gli impressionisti tre secoli più tardi. Notiamo che Leonardo dipinse il paesaggio con toni azzurrognoli ed evanescenti, mentre più ci avviciniamo alla terrazza tanto più questi toni si tramutano in rosati e definiti. La stessa atmosfera è più densa quando avvolge il paesaggio, ma diventa più chiara e trasparente elevandosi dal suolo.












4. L’Uomo Vitruviano

La genialità del disegno di Leonardo risiede anche nell'essere riuscito a sintetizzare in un'unica immagine quelle due ure antropometriche che Vitruvio tratta separatamente : l''homo ad quadratum' e l''homo ad circulum'. Quest'ultima ura è da realizzarsi, secondo il De architectura, ponendo un uomo supino su una superficie e facendo in modo di tracciare un cerchio con un compasso puntato in corrispondenza dell'ombelico.

Il risultato dovrebbe essere che la circonferenza sia tangente alle estremità delle mani e dei piedi dell'uomo. Leonardo, invece, spiega come un uomo stante possa trasformarsi in 'homo ad circulum', offrendo così implicita giustificazione alla sua tavola antropometrica. Scrive infatti il genio vinciano: 'se ttu apri tanto le gambe che ttu cali da capo 1/14 di tua alteza, e apri e alza le bracia che colle lunghe dita tu tochi la linia della sommità del capo, sappi che'l cientro delle stremità delle aperte membra fia il bellico, e llo spazio che ssi truova infra lle gambe fia triangolo equilatero' [1][14]. Ora, osservando l'immagine disegnata da Leonardo non sarà difficile constatare che le braccia divaricate dell''homo ad circulum' sono tangenti al lato del quadrato che inscrive l'altra ura e che pertanto sono sulla medesima linea del capo. Non solo, ma aprendo il compasso in modo che le due punte coincidano con la distanza fra i margini interni dei piedi divaricati, si avrà la sorpresa di constatare che questa misura coincide con quella che intercorre fra il pube e la base dei due arti inferiori, dando origine a un triangolo equilatero.

Resta il problema della diminuzione di un quattordicesimo dell'altezza totale, apparentemente accantonato da Leonardo nel disegno perché le teste delle due ure idealmente sovrapposte dell''homo ad quadratum' e dell''homo ad circulum' coincidono. Tuttavia, se avremo la bontà di riportare con il compasso la distanza che separa la base del quadrato dall'alluce del piede destro della ura con le gambe divaricate, avremo la sorpresa di constatare che essa rientra quattordici volte nel lato verticale del quadrato.

IL CENTRO DELL'UOMO

Naturalmente, infine, l'ombelico coincide con il centro della circonferenza. Questo, però, non vuol dire che il mezzo del corpo sia l'ombelico, secondo quanto in genere si credeva, perché solo a certe condizioni (quelle indagate da Leonardo e da lui rappresentate), l'ombelico finiva per sovrapporsi a un cerchio ideale costruito intorno alla ura umana (. 7).Leonardo sapeva infatti benissimo che la metà anatomica del corpo umano corrispondeva al pube, tanto che afferma:' il membro virile nasscie nel mezo dell'omo' [2][15]. Per rendersi conto della profonda differenza d'impostazione e di profondità d'indagine fra Leonardo e presunti studi successivi, basterà confrontare il disegno fin qui esaminato con certe incisioni che illustrano le opere di Agrippa von Nettesheim, dove anche per la ura umana inscritta nel quadrato si considera l'ombelico come centro anatomico. Per tutti questi motivi il disegno di Leonardo deve considerarsi come la prima tavola antropometrica corretta che rivoluziona tanto l'impostazione classica quanto quella medievale nella rappresentazione del corpo umano. Per il modo con cui è realizzato, tuttavia, il disegno di Leonardo è sicuramente qualche cosa di più: è l'aspirazione a dimostrare visivamente quale 'grande miracolo [] è l'uomo.
















5. La Vergine della roccia

Nel 1483 Leonardo, che ormai vive a Milano, si impegna a dipingere la parte centrale di un trittico destinato ad una pala d'altare per la confraternita della Concezione. L'opera deve essere consegnata l'8 dicembre 1483 per la festa dell'Immacolata Concezione. Un minuzioso documento indica quali sono i personaggi e quale la cornice da dipingere: Dio nella parte superiore, la Vergine e il Bambin Gesù al centro, montagne e rocce in basso. Ma nessuna clausola del contratto viene rispettata da Leonardo: né la scadenza, né il soggetto. Il quadro suscita grande impressione, ma i monaci, considerandolo incompiuto e non rispondente ai requisiti richiesti, si rifiutano di are l'artista. La questione sfocia in un processo che dura un quarto di secolo prima di chiudersi con la vittoria del pittore. I quattro personaggi del dipinto, la cui presenza sembra allontanare l'oscurità, restano tuttavia ambigui nei loro gesti. Sono rappresentate tre mani unite sopra la testa di Cristo, mentre le due dita di Gesù benedicono il piccolo San Giovanni, e il dito teso dell'angelo lo indica. La mano sinistra della Vergine sembra proteggere e allo stesso tempo minacciare il Bambin Gesù; la mano destra della Vergine intorno a San Giovanni, inoltre, appare contratta. Secondo la Bibbia, Gesù e San Giovanni si incontrarono in un deserto fiorito ed è probabile che Leonardo abbia tratto spunto da questo particolare per il dipinto. Si noti ancora la simbologia legata a fiori e piante: l'iris allude alla pace, l'edera alla fedeltà, l'anemone rosso invece alla tristezza e alla morte.


6. L’Adorazione dei magi

La scena rafurata è dinamicamente articolata.
In primo piano, al centro la Madonna col Bambino circondata da una folla di personaggi fra cui anche i Magi, in essa domina un senso di circolarità, un vortice di azione e gesti che fa perno sul gruppo della Vergine con lio, che rappresenta l'Epifania che sconvolge tutti gli astanti.
Sullo sfondo, attrverso la diagonale formata dai due alberi, il primo un'alloro simbolo di trionfo e il secondo una palma, simbolo di martirio si svolgono due scene a destra, uno scontro di armati, uomini disarcionati e cavalli che s'impennano, come simbolo delle follia degli uomini che non hanno ancora ricevuto il messaggio cristiano e a sinistra il tempio in rovina che allude alla caduta Tempio di Gerusalemme, sull'arco spezzato, piccoli arbusti come si vedono talvolta su alcune costruzioni dove, per un qualche incidente, il lavoro è stato interrotto e la natura ha avuto tutto il tempo di impadronirsene nuovamente.












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