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NAM JUNE PAIK e la video arte



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NAM JUNE PAIK

e la video arte
























INTRODUZIONE


Nam June Paik fu senza dubbio uno dei più grandi artisti del XX secolo, il primo ad esplorare nuovi campi multimediali ed elettronici riflettendo sul loro ruolo all’interno della cultura moderna. Paik attraverso la manipolazione dei nuovi media elettronici e delle nuove tecnologie dà origine ad una nuova disciplina che segnerà il futuro dell’arte contemporanea : la VIDEOARTE.

Nasce a Seul, in Corea, nel 1932, e negli anni 60 si trasferisce in Giappone assieme ai suoi familiari dove presso l'Università di Tokyo studia Storia dell'Arte e Storia della Musica concludendo nel 1956.
Finiti gli studi si trasferisce per alcuni anni in Germania dove viene in contatto con la scena musicale tedesca del dopo guerra studiando con K. Stockhausen, compositore tedesco che successivamente lo influenzerà notevolmente nel suo percorso musicale ed artistico.

Nei primi anni 60 Paik diventa uno dei massimi esponenti ed organizzatori di un nuovo movimento artistico neodadaista dal nome “FLUXUS”, fondato ed ideato da Gorge Maciunas.

La parola 'Fluxus' e per la prima volta sugli inviti di alcune conferenze musicali 'Musica Antiqua et Nova' di cui  Maciunas fu organizzatore nel 1961 ed a cui cominciarono a partecipare artisti come Ken Friedman, Ben Patterson, Charlotte Moorman, Benjamin Vautier, o in Italia Giuseppe Chiari e Gianni Emilio Simonetti. Nel 1962 allo Stadtische museum di Wiesbaden (in Germania) Maciunas promosse il Fluxus festival che successivamente si diffuse in tutta Europa e Asia.

A dare origine a questo movimento si individuano fenomeni artistici come gli happenings, la musica sperimentale di John Cage e la cultura Dada di Duchamp. Fu proprio Cage a cambiare il corso dell’arte del XX secolo, facendo saltare tutti gli stereotipi di musica occidentale e riuscendo per primo a “guardare oltre gli schemi”, egli distrugge il concetto di armonia facendo diventare musica qualsiasi cosa.

Il termine FLUXUS indica la volontà di creare un progetto che miri alla fusione di tutte le arti, soprattutto musica, danza, poesia, teatro e performance pregendosi come scopo quello di eliminare la linea di separazione tra produzione artistica ed esitenza. Gli artisti del Fluxus si concentrano su una nuova visione dell’arte, non più vista come qualcosa di puramente estetico o sacro, ma con dei nuovi canoni legati alla vita quotidiana,allo humor, ed al non-sense.

Le opere d'arte di FLUXUS infatti consistono soprattutto in eventi e opere che si ispirano al mondo del quotidiano per ricombinarlo e manipolarlo a piacere grazie anche alla complicità dell’uomo.
Il gruppo fu composto da personaggi provenienti da diversi mondi culturali come America, Europa, ed estremo Oriente, e da diversi movimenti artistici e discipline: John Cage, Joe Jones, Nam June Paik, Charlotte Moorman, Philip Corner, George Brecht(The Living Theatre), Ben (Vautier), Joseph Beuys, Giuseppe Chiari, Ken Friedman, Wolf Vostell, Robert Filliou, Al hansen, Geoffrey Hendricks, Milan Knizak, Alison Knowels, Yoko Ono, Gian Emilio Simonetti, ecc

A far parte del gruppo vi era anche Shigeko Kubota, futura comna e collega di Paik fino alla sua morte. Nel 1965 la Kubota scandalizza il pubblico con il suo “vagina painting”, performance in cui dipinge mettendosi un pennello nella vagina, al Fluxus di New York.

Nel 1988 Paik, duranti una sua mostra a Milano rilascia un’intervista a Daniela Palazzoni in cui parla di FLUXUS:”è un gruppo di personaggi creativi che si è riunito e ha evitato sempre ogni form di lotta intestina.Fondamentalmente è un’associazione armoniosa.Non è stato un fenomeno esclusivo . molto aperto al contrario.Nessuno fa il capo.Tutti possono andare e venire. E’ forse l’unico gruppo fondamentalmente anarchico che ha funzionato.Solitamente nei gruppi anarchici, che rifiutano qualsiasi forma di guida, sono proprio i peggiori a prendere alla fine il comando.Ma per fluxus è diverso.L’armonia ha sempre regnato, come l’amicizia, tra tutti gli artisti . a questo si aggiunga il fatto che siamo assolutamente internazionali:coreani, polacchi, americani, italiani , e di molti altri paesi.”

Anche Paik, come tutto il movimento FLUXUS, sperimenta la sua arte in musica, video, fotografia, installazioni,performance e happenings.







PRODUZIONE ARTISTICA E VITA



Tra gli artisti che influenzarono maggiormente l’opera di Paik il più importante e significativo è senz’altro il sopra citato John Cage. I due si incontrano in Germania nei primi anni 60, dove Cage lo convince a diventare con lui “il messaggero dell’antimusica”. I due cominciano a collaborare nell’ambito artistico e a ire assieme in apparizioni televisive..

In questi anni egli vive a Soho in un loft ,comportandosi e vestendosi in maniera eccentrica.

Nei primi anni della sua partecipazione a Fluxus ricordiamo Zen for head” , la famosa azione di Paik che lo vedeva tracciare una scia nera su un lungo foglio con la testa macchiata di colore.

Nel 1963 egli espone per la prima volta alla Galleria Parnass a Wuppertal all’interno di Music-Electronic Television. La sua opera dal nome “13 tv” consisteva in una videoinstallazione composta da 13 monitor ed altri oggetti di vario tipo (pianoforti rovesciati, manichini, pentole,ecc) gettati a caso nello spazio che trasmettevano immagini ferme e distorte ma vibranti di luce. Già in questa prima installazione Nam June Paik comincia a mostrare la sua successiva ed onnipresente tendenza alla destrutturazione della TV intesa come oggetto e trasmissione di immagini che si attuerà giocando con la scomposizione dei vari supporti meccanici di essa. Sempre durante questa esposizione Paik e Wolf Vustell lavorano insieme nella sperimentazione della deformazione del video tramite delle calamite poste sul tubo catodico del televisore.Modificarne la struttura diventa il primo modo di prendere le distanze dalla comunicazione di massa ma anche di prenderne possesso e potere. Le future opere di videoarte di Paik vengono già accennate dall’artista durante questi lavori in cui gioca con le immagini distorcendole e tramutandole in una produzione creativa.



Nel 1964 nasce il primo robot “K 456”,costruito con scarti tecnologicie dotato di una fragile architettura, la cui prima apparizione avveniva nel parco newyorkese di Washington Square.

Il robot, di indiscussa ironia, camminava a scatti come Frenkestein ed emetteva suoni senza apparente senso ed armonia.

Col tempo “K 456” comincia a fare numerose apparizioni in luoghi pubblici non sempre attinenti col campo dell’arte. A New York passeggiò tranquillamente sulla 57th street e l’artista tentò addirittura di farlo entrare nella Berlino Est dalla porta di Brandeburgo.

L’aspetto “non esemplare” del robot ironizza sull’immagine di macchina “bella e pericolosa” e sul recente impiego industriali di robots, che tendono ormai a sostituire sempre di più l’uomo. Le creature di Paik costruite con vecchie radio, orologi, televisori, telefoni, (per lui la vera grande scoperta del secolo), macchine fotografiche, antenne, vecchi mobili, sculture, biciclette, pezzi di macchine, sommati ad immagini, magari arricchiti di una concreta memoria pittorica che non vuole essere cancellata, non sono frutto di feticismi tecnologici, o idolatria della macchina, ma semplicemente l’artista, con grande ironia, ridisegna i “giocattoli” della sua infanzia, mette in discussione il valore del video o del televisore dicendo che annoiano e creano troppe immagini, ma contesta anche il neoanesimo dei Terminator, proposti col volto ebete di Schwarzenegger.

Sempre  nel ‘64 entra a far parte di FLUXUS l’americana Charlotte Moorman, violoncellista diplomata alla Julliard. La sua ura diventerà poi fondamentale nel lavoro di Paik, e i due collaboreranno per oltre 30 anni.

Dal 1965 in poi Paik comincia i suoi esperimento di “magnet tv” distorcendo le immagini televisive tramite l’uso di una calamita sul tubo catodico.Questo genere di sperimentazioni sull’apparecchio televisivo saranno rielaborate da Paik per tutto il corso della sua carriera artistica.

Nel 1966 i due partecipano alla Biennale di Venezia presentando il “Venice Gondola Happening”in cui girano Venezia a bordo di una gondola e si improvvisano piccola orchestra assieme a dei turisti-performer.


Nel 67 Paik e la Moorman scandalizzano il pubblico con un happening chiamato “Opera Sextronique” durante il quale la violoncellista porta due piccoli monitor sul seno nudo in cui Paik trasmetteva, in modo distorto, le immagini dell'evento stesso mentre suona il violoncello.L’intento di Paik era quello di sottolineare e ironizzare sulla componente sessuale presente nei media. Con queste esibizioni i due artisti integrarono i loro personali metodi espressivi proponendo interessanti e significativi accostamenti visivo-sonori.

Alla Moorman questo happening volutamente provocatorio costò un arresto, e il soprannome di “la violoncellista in topless”.

Saranno comunque molti i lavori a quattro mani tra i due sempre riguardanti il rapporto “media-musica” con la Morrman che suona diversi violoncelli fino a quello nel 1975 formato da tre monitor rafuranti ure femminili.

Dall’unione tra tv e violoncello continuano così a nascere opere con titoli come “tivucèllo”(tv+cello) o “bombacelo” che ovviamente sembra una bomba alludendo a quella nucleare.




Nella grafica del manifesto di Paik e della Moorman , april 1 1968 stampato per presentare il loro lavoro per lo Spring Art Festival a Cincinnati, dal violoncello, inteso nellìopera come metafora del corpo femminile, spunta un seno di Charlotte.

Molte di queste performance vengono poi trasformate in video nel 1974 in “TV GARDEN” in cui in un groviglio di piante all’nterno di una serra vengono sparsi 30 monitor che trasmettono immagini della Moorman.

Paik continua con le sue sperimentazioni, costruisce  mezzo meccanico e fà un  duetto con il robot K-456 con musica Plus-munus del compositore  contemporaneo Stockhausen.


Nel 1964 la Sony lancia sul mercato la prima telecamera portatile amatoriale, la Porta Pack. Questo evento permette all’artista di lanciarsi nella sperimentazione della videoarte avendo come scopo quello di destrutturate gli elementi fissi e stabili presenti nella comunicazione televisiva.

L’anno successivo gira New York: Cafè Gogò, 152, Baker Street, October 4 and 11, 1965” mentre si trovava nel centro di manhattan dopo avere appena comprato la tanto attesa port-pack.Salito sul taxi per tornare a casa improvvisa un video in cui riprende gli “effetti collaterali” dovuti all’arrivo del Papa a New York ,il video infatti si incentra sul momento del caotico traffico scatenato dalla visita di Paolo VI e sull’aspetto dello stesso pontefice  durante il suo passaggio. La sera stessa la registrazione viene mostrata in un locale di Soho, il Cafè Au Go Go,e per la prima volta il video non viene trasmesso e girato dai media ma da un artista del calibro degli spettatori presenti nel locale, facendo nascere così la videoarte.

Per la prima volta un artista si confronta con la diretta video, riprendendo un frammento di vita reale e trasformandolo in opera: un ready made video a tutti gli effetti, l’ evoluzione tecnologica dell’operato di Duchamp.

Prima di affermarsi definitivamente come videoartista, Paik sperimenta tecniche cinematografiche e miste tra cinema e tv. Ne è esempio “Zen For Film” eseguito tra il 62 e il 64 ma presentato nel 1965 al New Cinema Festival 1 alla Filmmaker Cinematique di New York.Si tratta di una pellicola trasparente della durata di trenta minuti proiettata su uno schermo per osservare solo e unicamente la luce che varia solo raramente con piccole alterazioni della trasparenza del film,riprendendo così la metafora zen dell’illuminazione.Il video ricorda il celebre 4' 33'' (of complete silence) di John Cage basato sulla “essenza del silenzio” ossia i rumori dell’ambiente non ben determinati e delle tele bianche di Robert Rauschenberg, in riferimento alla cultura orientale.



Paik gioca con gli elementi “elementari” del fare cinema rendendo la luce immagine e facendo sì che persino la polvere diventi parte dell’opera.


In ZEN for TV del 1965, l’artista presenta un monitor in posizione verticale che emette al centro un’unica striscia sottile, quasi si trattasse di un segnale captato da chissà quale altro pianeta o di una zona di luce “illuminante” tradotta in energia ipnotica.” Per lavorare con le nuove tecnologie dell’arte occorre una grande pazienza-dichiara l’artista- Bisogna studiare molto..Il mio background mi ha aiutato a essere paziente . È una specie di “pazienza” che deriva dallo Zen, il training, e che aiuta a studiare la tecnologia. “
Il riferimento alla radice orientale e spirituale sarà anche più avantiun punto fondamentale della produzione artistica di Paik: l’occidente tecnologico e l’oriente meditativo si incontrano armoniosamente in altre opere come la serie dei Buddha TV dove la sacra statua è posta di fronte a un video vuoto o contenente oggetti comuni come candele o magneti.

Tra il 1966 e il 1969 Paik crea “beatles electroniques”, film sperimentale e video (bianco e nero e colore)fatto con tecniche miste.

Per questo video Paik collabora con Yud jalkut, uno dei più significativi filmakers di quel periodo,mettendo insieme un rapporto cinema-video già sperimentato negli anni sessanta. Paik registra dal televisore, su nastro magnetico in bianco e nero, alcuni pezzi dei concerti live dei Beatles e successivamente li distorce elettromagneticamente creando una nuova ura deforme. Ken Warners si occupa della musica lavorando su quattro frammenti audio del gruppo.

Tra il 1967 e il 69 si colloca il video “videotape study numero 3” i cui protagonisti sono il Presidente Lyndon Johnson ed il sindaco di New York John Lindsey ripresi durante una conferenza stampa mentre si rivolgono a giornalisti e spettatori con fare cordiale e ben studiato per l’occasione. Paik gioca con le loro immagini sfregandole ed indebolendole tramite tecniche di laboratorio: i due politici si ritrovano rallentati, bloccati, deformati, stilizzati, ecc ecc. La immagini si ripetono continuamente e subiscono una metamorfosi astratta.

Il sindaco Lyndsey era stato già beffeggiato da Paik nel video del 65 “Major Lindsey” film in bianco e nero ricavato da una registrazione su  nastro fatta dallo stesso Paik e poi semi smagnetizzata a computer.

L’idea della caricatura elettronica riirà poi successivamente in altri suoi lavori. Le musiche, fatte da David Behrman rappresentano la contestazione del sistema tramite un sound tipicamente sessantottino.

Con “electronic Moon no. 2” del 1970 Paik comincia a lavorare con il teatro delle ombre, creando delle macchie lunari sul monitor inizialmente buio e senza immagini ma su cui successivamente si sviluppa una scintillante luna elettronica. Sullo sfondo cominciano poi ad interagire macchie colori forme e sagome che deformano la luna fino al crearsi di le dita e la mano stessa dell’artista che illumina di rosso (con una fiamma per l’esattezza) il seno della Moorman.




E’ proprio in quest’anno che Paik realizza assieme a Shuya Abe l'Abe-Paik synthetizer, uno dei primi sintetizzatori video.



Tra gli anni 70 e 80 Paik lavora come insegnante dando supporto a nuovi artisti , comincia nuove collaborazioni con artisti come Laurie Anderson, David Bowie, Merce Cunningham , e porta avanti i vecchi rapporti come Cage e Moorman.

Per quanto riguarda gli anni ’70 ricordiamo, tra le opere più significative “video Comune”(1970),”Paik Abe video synthesizer eith Charlotte Moorman”, “electronic fables”(1971),”electronic Yoga”(1972), “A Tribute to John Cage”(1973), “Nam June Paik:edited for television” (1975), “merce by merce by Paik”(1975-78) .

In “Electronic Fables” Paik ricicla materiale dal suo repertorio per alternarle tra loro assieme a delle scene con assenza di immagini.La parte audio è costituita da discorsi di filosofi, sociologi, musicisti, artisti, alternati però a parti di silenzio. Si tratta del rapporto tra immagini e buio, e parole-silenzio.


In Paik Abe video synthesizer with Charlotte Moorman” i protagonisti del video sono la Moorman ed il suo violoncello , e viene usato il sintetizzatore video creato e firmato da Paik e l’ingegnere coreano Abe.Nel video si alternano vari spezzoni di immagini in movimento manipolate con il sintetizzatore e con la calamita.

nam june paik“A tribute to John Cage” è un omaggio al grande artista suo amico e contemporaneo, si tratta di un documentario saturo di effetti cromatici, in mezzo ai quali il Robot K 456 parla , cammina tra le strade di Manhattan cantando ,caga fagioli e fa la guardia, sui marciapiedi del Greenwich Village, al Maestro degli anni Fluxus raccolto davanti a un piano per eseguire la sua Sinfonia del Silenzio, dando infine al Rumore tutta la sua importanza.

Il video “global groove” del 1973 è una delle opere dell’artista più significative in cui il ritmo visivo e sonoro acquista la massima importanza nell’alternarsi e ripetersi di immagini di vario tipo: interviste musicali, video pop, pubblicità, spezzoni di materiale televisivo,ecc.

L’opera rappresenta un video-manifesto per esprimere la sua personale concezione di televisione globale: l’arte invade gli studi televisivi. Il lavoro approda a una sorta di collage di immagini commerciali, documentazioni di musica e perfomance (Merce Cunningham, John Cage, The Living Theatre, Charlotte Moorman), in cui l’artista coreano sintetizza e modifica le immagini con effetti stupefacenti.

Non c’è alcuna finalità narrativa, tanto meno un’illustrazione documentaristica di esperienze artistiche contemporanee: l’invito è piuttosto ad entrare in una sorta di cattedrale mediatica dove, a gran velocità, le immagini vengono proposte simultaneamente per essere subito negate, frantumate sugli schermi, come un collage in incessante movimento l’artista rielabora immagini e linguaggi della cultura di massa, rendendoci protagonisti di uno zapping visionario tra i canali di una televisione globale.



Nel 1982 Paik porta al termine una delle sue più grandi imprese: “Good morning mr. Orwell” .George Orwell, uno dei più grandi scrittori del 900,nel libro “1984” vede la televisione del futuro come strumento di controllo nelle mani del grande fratello in una condizione totalitaria. Ribaltando l’idea Orwelliana di TV Paik aveva come scopo quello di dimostrare la capacità del satellite di servire situazioni positive quale lo scambio intercontinentale e la combinazione delle culture, sia di alto livello sia di elementi di intrattenimento. Una radiodiffusione fra New York ed il centro Pompidou a Parigi, collegata anche con la Germania ed la Corea del sud ha raggiunto un pubblico mondiale di oltre 10 o persino (trasmissioni successive di ripetizione comprese) 25 milioni di persone. La radiodiffusione ha trasformato il videotape di Paik in oggetto globale; in anticipo sui tempi ha aperto così la strada al’idea della comprensione internazionale tramite il veicolo della TV, espandendo il concetto di trasmissione con le possibilità via satellite in tempo reale. Anche se i legami tecnici a volte hanno reso i risultati imprevedibili, Paik ha ritenuto che soltanto questa via servisse ad aumentare l’atmosfera live. L'artista ha investì personalmente una grande somma nel progetto che realizzava la sua visione. Ad una domanda sulla sua opera egli rispose che questa esposizione in diretta era il suo 'contributo diretto alla sopravvivenza umana.”Good morning Mr Orwell”è la versione pubblica della prima 'installazione satellite internazionale” di Paik, I suoi satelliti transculturali collegano paesi, spazi e periodi differenti in collages spesso caotici ma divertenti di cultura di arte, di avanguardia e televisione.Quest’opera , che l’artista vedeva come rifiuto della visione distopica dell’Orwell di 1984, ha collegato la Francia, la Germania e gli Stati Uniti. L'evento è caratterizzato dalle prestazioni artisticamente vibranti di Laurie Anderson, di Merce Cunningham, di Peter Gabriel e di Allen Ginsberg, fra molti altri. Paik ha coordinato l'evento ed ha progettato i grafici della TV che hanno collegato i vari segmenti registrati in anticipo. Questo progetto può essere visto come lo sviluppo potenziale della telecomunicazione via satellite, proposto come in una conversazione e realizzato con il pastiche tipico dell'arte, dell'intrattenimento e delle giustapposizioni cross-cultural. Il programma è andato in onda il 1° Gennaio 1984 in contemporanea , prodotto come radiodiffusione satellitare interattiva fra New York e Parigi (al centro Pompidou). Si tratta di un'installazione a due vie di nastri.Fra i molti artisti celebrati che parteciparono al programma televisivo c’era Laurie Anderson, Robert Rauschenberg,Salvador Dalì, John Cage, Merce Cunningham, Allen Ginsberg e Peter Orlovsky. George Plimpton ha fatto da ospite all'estremità di New York della trasmissione. Del video, come per quanto riguarda la maggior parte delle opere di Paik, si trovano più versioni e stesure, di cui alcune complete ed altre accorciate.

Alla fine degli anni 80 appartengono nuove serie di robot come “The baseball players”del 1989 che continuerà poi ad eseguire anche per tutti gli anni ‘90.


Al 1989 risale “buddha tv” (dell’opera esistono varie versioni di cui la prima risalente al 1978),l’opera di Paik in cui pone la sacra statua di Buddha di fronte a un video vuoto o contenente oggetti comuni come candele o magneti, il quale può essere completamente svuotato,oppure riflettere l’immagine del Budda stesso.

Il riferimento alla radice orientale e spirituale fu fino all’ultimo un punto fondamentale della produzione artistica di Paik: l’occidente tecnologico e l’oriente meditativo si incontrano armoniosamente in molte altre opere.


Nell’opera l’autore ci dice che al culmine della meditazione ZEN “il mondo si da in quanto metafora di se stesso” e sul viso del Buddha e un lieve sorriso, ma questo vuol essere allora il “sorriso del mondo”. L’illuminazione Zen è lasciar cadere ogni differenza sino a “percepire” la permanenza di un piacere.













Agli anni 90 risalgono le monumentali videoinstallazioni che assemblano una miriade di schermi attraversati da forme di luce colorata in incessante movimento, come la torre di oltre mille monitor costruita per le olimpiadi di Seoul (1998) o gli ambienti di Electronic Super Highways allestiti nel Padiglione Tedesco alla Biennale di Venezia del 1993. Si tratta di 70 immagini fotografiche e di altri documenti che raccolgono, oltre allo sguardo di Paik, anche l’interpretazione visiva di Peter Moore.

L’opera “the more the better” fatta per le olimpiadi in Corea consiste in una installazione composta da 1003 monitor, numero non scelto a caso ma in riferimento all’anno di liberazione della Corea. La torre è alta 18 metri .


Sono inoltre numerevoli le “riedizioni” del “tv cello” già usato in precedenza dalla Moorman.

Nell’opera “Colosseum” del 1990 coesistono frammenti di sculture romane, immagini frattali, la foto di Beuys, di architetture e neon -che intrattiengono un rapporto stretto con quanto è scarto, maceria, residuo. L’unione di reale e virtuale - la realtà che ospita in sé il suo opposto, violando antiche leggi, ma creando anche distinzioni fondamentali come quella tra verità e immaginazione, presenza e assenza, interno e esterno - vengono messi in questione (basta pensare anche a “TV Clock”).


Il 29 gennaio 2006 Paik muore nel suo appartamento in Florida.


Bibliografia: Nam June Paik: il giocoliere elettronico

www.paikstudios.com







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