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ANATOMIA TOPOGRAFICA



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ANATOMIA TOPOGRAFICA


SPAZI LATERO FARINGEI

facendo un taglio orizzontale nella zona del processo mastoideo del temporale di mettono in evidenza diverse regioni che sono la loggia retrostiliana, la loggia parotidea con in profondità la loggia prestiliana. Ciò che delimita la loggia retrostiliana dalla prestiliana e dalla pterigoidea è il diaframma digastrico stiliano mentre la parotidea è separata dalla prestiliana dal setto pterigomandibolare.


Il diaframma digastricostiliano è un piano muscolo fasciale costituito da (in senso latero mediale):
muscolo digastrico (ventre posteriore)

muscolo stiloioideo




muscolo stiloglosso

muscolo stilofaringeo

mentre il digastrico trae origine dall incisura digastrica del processo mastoideo del temporale i tre muscoli stiliani si dipartono (come si intuisce dai loro nomi) da osso ioide lingua e faringe.


La loggia retrostiliana possiede sei pareti:

la parete anteriore delimitata dal diaframma digastrico stiliano

la parete mediale costituita dalla faringe

la parete posteriore rappresentata dalla fascia prevertebrale

la parete laterale costituita dal muscolo sternocleidomastoideo con la sua fascia ed in parte la loggia       

parotidea

la volta è data dalla rocca petrosa del temporale e dall osso occipitale; si possono riconoscere il foro         

carotideo che dà passaggio alla carotide interna, il foro lacero posteriore per la giugulare   

interna, nervo glossofaringeo vago e accessorio e foro condiloideo anteriore per il nervo

ipoglosso (ricorda che carotide interna giugulare interna e vago costituiscono il fascio

vascolo nervoso del collo)

il pavimento non c è poiché la loggia retrostiliana si continua inferiormente senza alcun limite con  

la loggia carotidea



la loggia prestiliana è in realtà un' esile fessura che si prolunga in avanti in uno spazio triangolare compreso tra la faringe ed il muscolo pterigoideo interno. La loggia è riempita da connettivo lasso in cui decorrono l arteria faringea ascendente, il nervo glossofaringeo e la tonsilla palatina ( che in realtà fa parte della parete laterale della faringe)



la loggia parotidea presenta 3 pareti:

la parete anteromediale data dal ramo della mandibola dal massetere e dal pterigoideo interno

la parete posteromediale data dal diaframma digastrico stiliano e dallo sternocleidomastoideo

la parete laterale costituita dalla fascia cervicale superficiale e dalla cute

la volta chiusa dall ATM dove si apre il foro stilomastoideo

il pavimento dato dal setto interghiandolare teso tra lo sternocleidomastoideo e l angolo della mandibola che divide la loggia parotidea dalla sottomandibolare

la loggia parotidea contiene la ghiandola parotide, vasi e nervi La parotide, che occupa tutta la loggia, emette il dotto di stenone che perfora il muscolo buccinatore e la bolla del bichat per poi sbucare nella cavità buccale a livello del secondo molare superiore.

Contiene inoltre il nervo faciale, l arteria carotide esterna che si divide nei sue due rami terminali mascellare interna e temporale superficiale e la vena giugulare.

REGIONE DEL COLLO

il collo è la parte del tronco che unisce la testa al torace delimitato superiormente dal margine inferiore della mandibola e dal processo mastoideo del temporale ed inferiormente dal margine superiore dello sterno e dalla clavicola.

Può essere diviso in due parti ( anteriore e posteriore) da un piano frontale passante per i processi trasversi delle vertebre cervicali.

La parte anteriore del collo si divide a sua volta in due parti (anteriore e laterale): mentre nell anteriore si riconoscono una regione sopraioidea con in profondità la loggia sottomandibolare e sottioidea con in profondità la loggia viscerale del collo nella laterale ci sono in alto le logge pre e retrostilane e parotidea e in basso la loggia carotidea e sopraclavicolare.


Le fasce del collo sono tre:

la superficiale è una dipendenza della fascia comune che cambia nome in base alla zona che riveste

inguaina lo sternocleidomastoideo e il trapezio; aderisce inoltre in avanti alla

superficie anteriore dell osso ioide

la media si estende limitatamente alla regione sottoioidea si attacca all osso ioide e allo sterno

sulla clavicola e sulla prima costa. Da un omoioideo all altro ingloba i muscoli sottoioidei

sternoioideo e sternotiroideo

la profonda riveste i muscoli prevertebrali e ingloba faringe, laringe, esofago, trachea e tiroide.


Si ricordi il triangolo di pirogoff come punto di repere per l arteria linguale: è un triangolo formato da ventre posteriore del muscolo digastrico, nervo ipoglosso e muscolo miloioideo.


La loggia carotidea ha forma triangolare formata da:

parete laterale rappresentata dal muscolo sternocleidomastoideo

parete mediale data dai visceri del collo esofago trachea faringe laringe tiroide

parete posteriore data dalla colonna vertebrale con la fascia cervicale profonda che la riveste

superiormente si continua senza limite con la loggia retrostiliana.

All interno della loggia si possono riconoscere:

il fascio vascolo nervoso del collo (formato da carotide interna giugulare interna e nervo vago,

questa triade è avvolta da un unica fascia)

il tronco del simpatico (in profondità)composta da tre gangli (superiore, medio ed inferiore) con le    

loro ramificazioni

triangolo di farabeuf (nella parte alta) delimitato da vena giugulare interna nervo ipoglosso e tronco

tireolinguofaciale (cioè le vene tiroidee, linguali e faciali); in seno a questo

tringolo si assiste alla biforcazione della carotide comune, che in questo punto

presenta un rigonfiamento detto seno carotideo con funzioni pressocettrici

e il glomo carotideo, un paraganglio con proprietà chemiocettrici, in grado di

misurare l acidità del sangue



sternocleidomastoideo


visceri del collo



colonna vertebrale con fascia cervicale profonda


la loggia sopraclavicolare maggiore si estende nella parte inferolaterale del collo e ha forma di piramide ad apice superiore; essa è delimitata:

lateralmente dalla fascia cervicale superficiale muscolo sternocleidomastoideo trapezio e platisma

medialmente da muscolo scaleno anteriore e confina con la loggia carotidea

posteriormente dal piano vertebrale dato da scaleno posteriore ed elevatore della scapola



scaleno anteriore e confine con loggia carotidea


cute




scaleno posteriore splenio ed elevatore della scapola



la base della loggia sopraclavicolare ha forma triangolare delimitato da:

lato esterno dato da clavicola

lato posteriore dato dal margine superiore della scapola

lato mediale dato da una linea immaginaria che va dal processo trasverso di C7 all inserzione del

muscolo sternocleidomastoideo

la prima costa divide la base in due zone: quella esterna corrisponde all apice della loggia ascellare, quella interna alla cupola pleurica.

In quest ultima zona si può sentire il polmone ma è una zona a rischio di infezione per la scarsa ossigenazione che riceve.

Nella loggia sopraclavicolare maggiore sono contenute:

la vena succlavia, continuazione dell ascellare, che qui riceve giugulare esterna e più medialmente la giugulare interna.la vena succlavia è utilizzata per diffondere sangue ed altri liquidi per la sua grandezza e perchè circondata da strutture osse (clavicola) che permettono si fissare il catetere.

L arteria succlavia (posta dietro la vena)

il plesso brachiale con le sue tre corde primarie (superiore medio inferiore)



CAVO DELL ASCELLA

il cavo dell ascella ha forma di una piramide quadrangolare ad apice tronco rivolto verso l alto:

la parete anteriore è costituita dal muscolo grande pettorale con la fascia clavicoracoascellare

che dopo aver inguainato diversi muscoli si continua col nome di legamento

sospensore dell ascella del gerdy.

La parete posteriore è data dai muscoli sottoscapolare, grande rotondo e gran dorsale

la parete laterale è data superiormente dall articolazione scapolo omerale ed inferiormente dai

muscoli bicipite e coracobrachiale

la parete mediale è data dalla gabbia toracica, dai muscoli intercostali e dal gran dentato

l apice corrisponde alla base della fossa clavicolare maggiore (clavicola prima costa e scapola)

la base  è data dalla fascia ascellare tesa dal gran pettorale al gran dorsale, questa fascia non è

rettilinea ma bensì incurvata a concavità inferiore perchè tesa dal legamento del gerdy


nel cavo dell ascella sono contenute le seguenti strutture:

vena e arteria ascellare

nervi sottoscapolari toracico e respiratorio e gruppi linfonodali

nella parete laterali si riconoscono alcuni triangoli:

triangolo omerotricipitale (omero, capo lungo del tricipite e gran rotondo) in cui si inserisce il nervo radiale

quadrilatero del velpeau (sopra all omerotricipitale; piccolo rotondo, grande rotondo, capo lungo tricipite e omero)

triangolo omotricipitale (superomedialmente al velpeau; gran rotondo, capo lungo del tricipite e margine inferiore della scapola)


MEDIASTINO

si dice mediastino la zona compresa tra i due polmoni (pleure mediastiniche).

È delimitato da:

anteriormente dal piastrone sternocostale

posteriormente dalla colonna vertebrale con muscoli e fascia prevertebrale

lateralmente dalle due pleure mediastiniche dei polmoni

inferiormente dal diaframma

superiormente dal collo


si può suddividere in un mediastino anteriore ed in uno posteriore da un piano frontale immaginario che passa per la trachea.

Il mediastino anteriore contiene il cuore con il pericardio e legamenti ( nel bambino c è anche il timo), vene anonime che sfociano nella cava superiore e i rami arteriosi che partono dall aorta;

il mediastino posteriore l aorta discendente la vena azygos, emiazygos e dotto toracico, esofago e trachea con la divisione dei due bronchi.



PERINEO

il perineo (che significa involucro) rappresenta quell insieme di parti molli che chiudono inferiormente la cavità del bacino.

Ha forma di losanga i cui angoli sono la sinfisi pubica le due tuberosità ischiatiche e il coccige.

Una linea passante per le due tuberosità ischiatiche lo divide in due triangoli:

il triangolo anteriore o urogenitale in quanto vi sono applicati i genitali esterni

il triangolo posteriore o anale poiché vi si trova l ano.

Nel perineo si possono riconoscere tre piani (profondo medio superficiale) ma solo il profondo è comune ad entrambi i triangoli.

Ancora più in profondità rispetto a questi piani si riconosce la fascia pelvica ( data dalla fusione delle fasce proprie dei muscoli elevatore dell ano e ischiococcigeo) che forma i legamenti che hanno diverso comportamento nel maschio e nella femmina per la presenza dell utero.




Il piano perineale profondo o diaframma pelvico ha la forma di un imbuto costituito davanti dal muscolo elevatore dell ano e dietro dal muscolo ischiococcigeo.

Il muscolo elevatore dell ano può essere diviso in due fasci distinti: il pubococcigeo con azione di muscolo elevatore ed il muscolo ileococcigeo con azione di muscolo costrittore.

La fascia pelvica si trova al di sopra dell elevatore dell ano e dell ischiococcigeo nata dalla fusione delle loro due fasce proprie.

Il diaframma pelvico divide la cavità della piccola pelvi in due parti:

una parte soprastante che è la cavità pelvica vera e propria

una parte sottostante che è invece la fossa ischiorettale, un' ampia cavità a forma di ferro di cavallo tra il bacino, la cute ed il muscolo elevatore dell ano in cui sono contenuti il nervo pudendo interno il nervo del muscolo elevatore dell ano e dell otturatore interno.


Il piano perineale medio o trigono urogenitale ha forma di un triangolo; in questa zona è contenuto lo sfintere striato dell uretra le cui fibre avvolgono l uretra nel punto in cui questa attraversa il trigono urogenitale.

Nella femmina il trigono urogenitale è anche percorso dalla vagina mentre nel maschio in questa zona sono contenute le ghiandole del cowper, in entrambi i sessi vi passano il nervo e l arteria pudenda interna che poi si dividono nervo/arteria dorsale profonda del pene/clitoride.


Il piano perineale superficiale teso tra i due labbri anteriori delle due branche ischiopubiche delimita con la fascia perineale media uno spazio detto nel maschio loggia peniena e nella femmina loggia clitoridea che contengono i corpi cavernosi del pene/clitoride, nel maschio il bulbo dell uretra avvolto dal muscolo bulbocavernoso e nella femmina i bulbi del vestibolo con le ghiandole del bartolino.



REGIONE INGUINALE

la regione inguinale ha forma triangolare delimitata da:

inferiormente il legamento inguinale teso tra la spina iliaca superiore e il tubercolo del pube

medialmente dal margine laterale del muscolo retto dell addome

superiormente da una linea immaginaria orizzontale che va dalla spina iliaca al muscolo retto dell addome


caratteristico di questa zona è il canale inguinale, un orifizio della parete muscolare dell addome che mette in comunicazione la cavità addominale con lo scroto o le grandi labbra.

È delimitato da:

parete anteriore data da aponeurosi del muscolo obliquo esterno

pavimento dato dal legamento inguinale dipendenza del muscolo obliquo esterno dell addome

che si riflette indietro a formare un cavo

volta data dai margini dei muscoli obliquo interno e trasverso che, congiunti da fibre

tendinee prendono il nome di legamento congiunto

parete posteriore rappresentata dalla fascia trasversalis la quale risulta ispessita da due legamenti

verticali detti legamento di henle medialmente e di hesselbach lateralmente

Vengono a delimitarsi inoltre altre zone caratteristiche in corrispondenza della

parete posteriore del canale inguinale: sono le tre fossette peritoneali (media

interna esterna) dette inguinali delimitate dalla presenza di cinque formazioni che

sono il legamento vescicoombelicale medio (residuo dell uraco) i due legamenti

vescicoombelicali laterali (residui delle arterie ombelicali) e due pieghe

epigastriche (formati dalle arterie epigastriche).

La fossetta interna è tra il medio e il laterale, la media tra il laterale e l arteria

epigastrica mentre l esterna è posta lateralmente all epigastrica ed in sua

corrispondenza si trova l orifizio inguinale addominale.


nel canale inguinale si possono notare due orifizi: l orifizio addominale interno ed il sottocutaneo esterno, il primo dato da un' evaginazione della fascia trasversalis mentre il secondo delimitato dalle terminazioni tendinee ( tre pilastri) dell obliquo esterno ( e si apre nello scroto o nel grande labbro).



Il canale inguinale contiene:

il funicolo spermatico che contiene entro la sua tonaca vaginale comune il dotto deferente con

arteria deferenziale spermatica interna e funicolare, plessi venosi e linfatici

rami genitali di nervi ileoipogastrico, ileoinguinale genitofemorale


REGIONE INGUINO-FEMORALE

La regione inguinofemorale (circa trapezoidale), che fa parte della coscia, è delimitata da:

superiormente dal legamento inguinale

medialmente dal margine anteriore del muscolo gracile

lateralmente dal muscolo tensore della fascia lata

inferiormente da una linea immaginaria che passa per l apice inferiore del triangolo dello scarpa


in questa zona si trovano due spazi: la lacuna neuromuscolare ( che accoglie il muscolo ileo psoas e il nervo femorale) e medialmente la lacuna dei vasi ( che comprende l arteria femorale, la vena femorale e l anello femorale che si continua nel canale dei vasi femorali composto dal triangolo dello scarpa, che poi si continua nel canale degli adduttori) separate dalla benderella ileo pettinea. (NAVE). Ancora più medialmente all anello femorale si trova il legamento falciforme di gimbernat dipendenza del legamento inguinale.


Il triangolo dello scarpa ha forma di un triangolo ad apice inferiore ed è costituito:
lateralmente dal margine dl muscolo sartorio

medialmente dal muscolo adduttore lungo

superiormente dal legamento inguinale

questa regione è rivestita dalla fascia lata (cribrosa per il passaggio di vasi linfatici e della vena grande safena, il cui orificio risulta ispessito lateralmente nella piega falciforme di allan burns) mentre il pavimento è formato dal muscolo ileo psoas e dal muscolo pettineo posto medialmente.

Nello spessore del triangolo dello scarpa scorrono il nervo femorale (che si suddivide qui in 4 rami dei quali l unico che continua dentro è il nervo safeno interno) l arteria femorale e la vena femorale; questa triade si continua nel canale degli adduttori.


Il canale degli adduttori o di Hunter ( lungo circa 3 cm) si trova più in basso ed è delimitato da:

lateralmente dal muscolo vasto mediale

posteriormente dal piano degli adduttori

anteriormente non più dal sartorio ma da fibre arciformi

arrivato a 5 cm dal condilo femorale si continua con l anello del terzo adduttore dove il nervo safeno abbandona l arteria e la vena femorale perforando le fibre per portarsi a ridosso del ginocchio.

L arteria e la vena si fanno invece posteriori e, passando attraverso l anello del terzo adduttore si continuano come vasi poplitei



PERITONEO

il peritoneo è una delle tre sierose del corpo insieme al pericardio e pleure. Le sierose derivano dal mesoderma embrionale che si sdoppia in una lamina viscerale ed in una parietale.

Il peritoneo in avanti e sui lati si applica direttamente sulla superficie interna della parete addominale ( peritoneo parietale) mentre posteriormente ed inferiormente si stacca per rivestire gli organi (peritoneo viscerale).

Ne consegue che un organo rivestito completamente dal peritoneo è detto intraperitoneale mentre un organo che non lo è detto extraperitoneale.

La cavità peritoneale è uno spazio virtuale compreso tra il peritoneo parietale e viscerale all interno della quale è contenuto scarso liquido. È completamente chiusa nell uomo mentre nella donna comunica con l esterno a livello delle tube.

Una piega peritoneale che dalla parete addominale si riflette sul viscere è detta meso mentre una piega che va da un viscere all altro è detta epiploon o omento; spesso alcune pieghe molto ispessite vengono definite legamenti.


Il fegato è un organo intraperitoneale quindi fornito di mesi che per tradizione vengono chiamati legamenti; essi sono:

legamento falciforme che divide superiormente il lobo destro dal sinistro; si noti che la funzione del legamento falciforme non è quella di tenere il fegato sospeso in quanto questo ruolo è svolto per la maggior parte dalla pressione addominale.

Il piccolo omento va dalla faccia posteriore del fegato alla piccola curvatura dello stomaco e al duodeno (legamento epatogastrico ed epatoduodenale). in particolare il legamento epatoduodenale contiene numerose formazioni quali la vena porta il dotto coledoco l arteria epatica ed i linfonodi dell ilo del fegato. Il grande omento invece è una lamina adiposa che scende coprendo parte delle anse intestinali fissata solo alla grande curvatura dello stomaco e al colon trasverso

il legamento coronario che ai lati termina con i legamenti triangolari sulla faccia posteriore; in realtà in questa zona i due foglietti peritoneali rimangono distanziati delimitando un' area dove il fegato poggia direttamente sulla parete addominale posteriore, sono in prossimità dei legamenti triangolari i due foglietti si saldano. Con l estremo superiore del legamento coronario si continua il legamento falciforme mentre con l estremo inferiore si continua il piccolo omento


l intestino tenue è dotato di un mesentere che sulla colonna vertebrale si inserisce con un' inserzione di 20 cm dalla seconda vertebra lombare alla fossa iliaca di destra e si sfrangia a ventaglio sui sei metri di intestino tenue. Ricorda che il duodeno però è in parte retroperitoneale.

Nell intestino crasso invece il peritoneo ha comportamento particolare; il cieco è completamente rivestito dal peritoneo senza meso (è un fatto abbastanza insolito), il colon ascendente è retroperitoneale così come il discendente, il colon trasverso è fornito di mesocolon trasverso che divide la cavità addominale in una sopramesocolica (fegato milza stomaco) ed in una sottomesocolica, il colon pelvico presenta il mesocolon pelvico ed il retto infine è retroperitoneale


la retrocavità degli epiploon è il recesso maggiore del peritoneo situato posteriormente allo stomaco ed al piccolo omento. Risulta delimitato da:
parete anteriore data dallo stomaco e dal piccolo omento

parete posteriore data dal peritoneo del rene sinistro, pancreas, vena cava inf. e aorta addominale

parete sinistra data da due legamenti: pancreaticolienale e gastrolienale ( perchè lì c è la milza)

parete destra presenta il foro di winslow delimitato da vena cava inferiore, piccolo omento, lobo

caudatoe porzione orizzontale del duodeno

parete inferiore data dal mesocolon trasverso

parete superiore data dal lobo caudato del fegato

Di tutto questo la borsa omentale rappresenta la parte che ha come parete anteriore limitatamente lo stomaco.


Questa conformazione del peritoneo è dovuta ad una particolare rotazione subita nel periodo embrionale che ha portato alla formazione della borsa omentale e a rendere il duodeno retroperitoneale. Gli organi retroperitoneali sono comunque rivestiti da una fascia detta fascia del Treitz.


Per quanto riguarda i visceri pelvici bisogna notare un evidente dimorfismo sessuale ( l uomo presenta la prostata e le vescichette seminali e la donna presenta l utero).

La vescica vede il peritoneo adagiarsi sulla sua faccia superiore ( la fascia prevescicale data dai legamenti ombelicali residui embrionali) che poi si continua sull utero fomando il cavo vescicouterino e del douglas nella donna e sul retto nell uomo.

L utero quindi viene rivestito dall avanti all indietro, formando i due cavi o sfondati, sul collo e sul corpo; sui lati invece il peritoneo costituisce i legamenti larghi che (come un lenzuolo steso ad asciugare) contengono il meso (improprio) del legamento rotondo, il mesosalpinge che avvolge la tuba e il mesoovario che avvolge il legamento uteroovarico.

Ricorda che le ovaie sporgono in parte nella cavità peritoneale.



TIMO

il timo è un organo linfatico centrale che dopo la pubertà si trasforma in un ammasso adiposo.

Ha forma di una piramide composta da due lobi ed è situato sotto lo sterno.

È dotato di una capsula che racchiude una zona corticale ed una midollare, complessivamente la struttura ricorda una collana di perle dove le perle sono i lobuli e il filo è il cordone centrale. Ogni lobulo è costituito da una zona corticale ed una midollare formate da cellule epiteliali linfociti e macrofagi.

La funzione del timo è quella di far maturare i linfociti che provengono dal midollo osseo (i futuri linfociti T): si nota infatti il fenomeno della tolleranza immunologica in cui il 95% dei linfociti vengono eliminati (sono quelli che probabilmente causerebbero il rigetto degli organi propri dell organismo); i linfociti rimasti colonizzano gli organi linfoidi secondari (milza e tonsille).

Microscopicamente si noti il citoreticolo: cellule epiteliali modificate a formare una fitta rete in cui sono alloggiati i linfociti con macrofagi.


LINFONODO

corpiccioli di forma variabile, solitamente ovoidale, più numerosi nei giovani. Sono circoscritti da una capsula fibrosa che in un piccolo tratto si infossa nell ilo nel quale penetrano vasi linfatici e sanguiferi ed escono i vasi linfatici efferenti, i vasi afferenti penetrano dalla parte opposta rispetto all ilo.

La struttura interna risulta suddivisa in un fine reticolo fibrillare che accoglie al suo interno il parenchima del linfonodo costituito prevalentemente da linfociti. Si distinguono due zone: una corticale ed una midollare.



La zona corticale è costuita da aggregati di linfociti piccoli e non attivi detti noduli o follicoli primari. Se sottoposto ad uno stimolo antigenico il nodulo primario si trasorma in nodulo secondario per la sa di un centro germinativo che appare più chiaro per la maggior presenza di citoplasma nei linfoblasti in intensa attività mitotica.

Al di sotto della zona corticale vi è una zona paracorticale la quale ospita prevalentemente linfociti T mentre i B rimangono nella corticale.

La zona midollare è costituita da linfociti plasmacellule e macrofagi. A livello dell ilo penetrano vasi arteriosi.

Quando un antigene viene riconosciuto da un linfocita B questo migra nel follicolo primario e proliferando lo trasforma in secondario; alcune cellule migrano in varie zone tra cui alcuni linfociti B della memoria che si occupano di innescare più velocemente un' eventuale seconda risposta.



MILZA

la milza è un organo linfoide secondario situato nel ipocondrio sinistro. Si occupa della maturazione dei linfociti B e T, rimuove le cellule del sangue invecchiate (emocateresi), depura il sangue grazie ai macrofagi dei cordoni pulpari e durante la vita fetale insieme al fegato svolge un' azione emopoietica.


Forma posizione e rapporti

è un organo impari parenchimatoso molle di colore rosso vinoso la cui forma ricorda uno spicchio d arancia situata sotto il diaframma tra la nona e l undicesima costa (lungo circa 12,5 cm).

Contrae rapporti con il diaframma, lo stomaco (dove si trova l ilo), il rene sinistro e la flessura colica sinistra .

Il peritoneo avvolge la milza aderendo strettamente ad esso formando il legamento gastrolienale e pancreaticolienale cha hanno un ruolo nel delimitare la borsa omentale: è intraperitoneale


Struttura

la milza è circoscritta da una capsula fibrosa che contiene alcune fibrocellule muscolari lisce che all interno forma trabecole riempite dal parenchima lienale detto polpa splenica formato da polpa rossa disseminata da areole biancastre detta polpa bianca.

La polpa bianca è costituita dai corpuscoli del malpighi cioè un manicotto linfatico che circonda le ramificazioni dell arteria lienale dette arterie centrali. La struttura del manicotto linfoide è simile a quella della corticale del linfonodo con follicoli primari che possono evolvere in secondari. Si noti che la milza è caratteristicamente priva di circolazione linfatica.

La polpa rossa rappresenta circa l 80% del parenchima epatico ed è costituita da:

arteriole penicillari derivate dalla ramificazione delle arterie centrali, sono dette capillari col guscio

perchè circondate da fibrocellule muscolari lisce con funzione contrattile

cordoni della polpa rossa con funzione emocateretica

seni venosi che drenanno il sangue della polpa rossa seguite poi dalle venule pulpari

ricorda che la milza è un serbatoio di sangue caratterizzata da circolazione chiusa e aperta per l architettura particolare dell endotelio dei capillari.

La funzione della milza si può spiegare prendendo in easme la sua circolazione: l arteria lienale arrivata nella milza si dividi in numerosi rami secondari fino ad arrivare alle arterie centrali circondate a manicotto dai corpuscoli del malpighi (simili alla corticale del linfonodo costituendo la polpa bianca); ulteriori ramificazioni portano alle arteriole penicillari connesse ai seni venosi in due modi.

Nel primo modo diretto vi è continuità endoteliale generando una circolazione chiusa mentre nel secondo modo indiretto, senza continuità endoteliale, si assiste alla circolazione aperta poiché vi sono fibrocellule muscolari lisce che possono contrarsi o rilasciarsi facendo scorrere il sangue all interno del parenchima della milza dove viene filtrato dai cordoni della polpa rossa.




ARTO SUPERIORE


SPALLA

l articolazione dell arto superiore viene detta comunemente spalla o cingolo scapolare. È composta da tre diartrosi ed una giunzione funzionale.

Le tre articolazioni sono:

articolazione acromionclavicolare tra l estremità laterale della clavicola e l acromion tra quali spesso si nota un disco cartilagineo, la capsula è lassa ma rinforzata dai legamenti acromioncalavicolare fuso con la capsula e, a distanza, dal legamento coracoclavicolare.

Articolazione sternoclavicolare a sella fra l estremità mediale della clavicola con lo sterno e la prima cartilagine costale

articolazione scapoloomerale data dalla testa dell omero assimilabile ad una sfera e la cavità glenoidea della scapola aiutata dal cercine glenoideo (un anello cartilagineo intorno alla cavità) che rende più congruenti le cavità articolari. La capsula è sottile e flaccida ed è eccezionalmente attraversata dal tendine dell omero.

Giunzione scapolotoracica permette il movimento a campana della scapola pur non avendo le caratteristiche proprie di un' articolazione


Tra i muscoli della spalla vi sono:

il deltoide a forma di delta che copre l articolazione scapoloomerale prestando inserzione su clavicola acromion e spina della scapola per andare poi a fissarsi sull impronta deltoidea dell omero. (tende a lussare l omero)

il muscolo sovraspinato occupa la fossa sovraspinata della scapola passando poi sotto la clavicola l acromion per inserirsi sul tubercolo maggiore dell omero.

Il muscolo sottospinato occupa quasi interamente la fossa sottospinata della scapola ha comportamento simile al sovraspinato

il muscolo piccolo rotondo occupa un' esile striscia della fossa sottospinata spesso confondendosi con il sottospinato, si inserisce sul omero.

Il muscolo grande rotondo origina dalla faccia dorsale della scapola andandosi a fissare sull omero

il muscolo sottoscapolare è l unico muscolo anteriore della spalla occupando la fossa sottoscapolare, poi fissa poi all omero.


La cuffia dei rotatori è formata da sovra e sottospinato sottoscapolare e piccolo rotondo, i tendini di questi muscoli si fondono con la capsula dell articolazione scapoloomerale sostenendola e rinforzandola.


BRACCIO

I muscoli del braccio si dividono in due gruppi.

I muscoli della loggia anteriore sono:

il muscolo bicipite formato da due capi, il capo breve (più lungo) si dirige al processo coracoideo della scapola mentre il lungo scorre nel solco bicipitale dell omero penetra nella cavità articolare dell articolazione scapoloomerale per andare a fissarsi sulla tuberosità sopraglenoidea e sul cercine glenoideo della scapola. In basso invece si fissa con un lacerto fibroso sul radio

Il muscolo coracobrachiale si inserisce sul processo coracoideo della scapola mentre in basso si fissa sulla diafisi omerale

il muscolo brachiale è in gran parte coperto dal bicipite ed è fissato sotto l impronta deltoidea e sull ulna.

I muscoli della loggia posteriore sono:

il muscolo tricipite occupa quasi tutta la loggia posteriore del braccio, il capo lungo si fissa sulla tuberosita sottoglenoidea della scapola, il capo laterale origina dalla faccia posteriore dell omero, il capo mediale (il più voluminoso) va dalla faccia posteriore dell omero al processo olecranico.

Il muscolo anconeo è un piccolo muscolo triangolare poggiato sulla articolazione del gomito

AVAMBRACCIO

Per l articolazione del gomito pur avendo un unica cavità articolare si devono considerare almeno tre strutture contenute nella medesima capsula.

Articolazione omeroulnare trocleare

articolazione omeroradiale condiloidea

articolazione radio ulnare prossimale trocoide

la capsula è piuttosto debole anteriormente e posteriormente mentre sui lati è rinforzata dai legamento collaterale ulnare e radiale


I muscoli dell avambraccio si dividono in 3 gruppi: anteriore laterale e posteriore.

Muscoli anteriori dell avambraccio (in profondità crescente):

pronatore rotondo

flessore radiale del carpo

palmare lungo (incostante flette la mano sull avambraccio)

flessore ulnare del carpo

flessore superficiale delle dita

flessore profondo delle dita

flessore lungo delle dita

pronatore quadrato

muscoli laterali dell avambraccio:

brachioradiale

estensore radiale lungo del carpo

estensore radiale breve del carpo


muscoli posteriori dell avambraccio (in profondità crescente):

estensore comune delle dita

estensore proprio del mignolo

estensore ulnare del carpo

supinatore

abduttore lungo del pollice

estensore breve del pollice

estensore lungo del pollice

estensore proprio dell indice


l articolazione radioulnare distale è come la prossimale una trocoide. La testa dell ulna prende parte a questa articolazione in due punti, lateralmente con il radio e inferiormente con il legamento triangolare.

Il legamento triangolare è un disco fibrocartilagineo che completa l articolazione inserendosi con l apice sul processo stiloideo ulnare facendo assumere  alla cavità articolare una forma a L nelle sezioni frontali. Questo legamento (che può essere perforato al centro) è sia un mezzo di unione che una doppia superficie articolare: in lato con l ulna, che quindi non si articola direttamente con il carpo, e in basso con il condilo carpale.

La capsula articolare è molto lassa.


L articolazione radiocarpica è invece un' articolazione condiloidea a due soli gradi di libertà tra il condilo carpale formato da scafoide semilunare e piramidale con una superficie che va dal processo stiloideo del radio ed il legamento triangolare. La testa dell ulna quindi non partecipa all articolazione. L articolazione è dotata anche di un legamento collaterale radiale ed ulnare.

Si ricordi infine il canale del carpo o retinacolo dei flessori, una lamina fibrosa che continua il legamento palmare del carpo teso tra l eminenza radiale ed ulnare del carpo contenente i tendini dei flessori superficiale e profondo delle dita, flessore lungo del pollice e radiale del carpo e nervo mediano.

ARTO INFERIORE


COSCIA

l articolazione coxofemorale è il più chiaro esempio di enartrosi, molto più solida del cingolo scapolare.

La testa del femore, una sfera che presenta in cima una leggera depressione per il legamento rotondo del femore, si incastra nell acetabolo dotato anch esso di un cercine fibroso; essendo abbracciato oltre la linea dell equatore si realizza un valido vincolo.

La capsula è robusta e lascia il terzo posteriore esterno extracapsulare; è inoltre sostenuta da legamenti tra i quali il legamento a Z di welcker costituito a sua volta dal legamento del bertin (il più robusto del corpo) mentre il legamento rotondo intracapsulare ma extrasinoviale ha una funzione trofica.

L articolazione del ginocchio è composta da epifisi distale del femore epifisi prossimale della tibia e rotula tutte incluse in un' unica capsula articolare.

La rotula è inclusa nell articolazione dal tendine rotuleo e funge da puleggia di riflessione aumentando l efficacia della forza di trazione del quadricipite.

Tra femore (che offre due condili non perfettamente identici) e la tibia (che offre i due piatti tibiali divisi da una striscia rugosa) non vi è molta concordanza di forma; a questo problema la natura ha ovviato mediante l interposizione dei menischi articolari, due placche fibrocartilaginee a forma di C poggiate sui piatti tibiali che sono in grado di deformarsi elasticamente ma mantenendo fisse le loro inserzioni sulla tibia assorbendo gli urti e migliorando attraverso i propriocettori la funzionalità articolare.

Tra i legamenti che assicurano fissità all articolazione vi sono fra gli altri i legamenti crociati, due robusti cordoni fibrosi:

il legamento crociato anteriore è il più debole e origina dalla superficie prespinale dietro l attacco del menisco mediale per fissarsi sul condilo laterale del femore

il legamento crociato posteriore è più corto e robusto e origina dalla superficie retrospinale per inserirsi incrociando posteriormente il crociato anteriore sul condilo mediale del femore.

Vi sono inoltre i legamenti collaterale mediale e laterale, tra i quali il mediale è più debole poiché aderisce e si fonde per un lungo tratto con la capsula ed il menisco mediale.


I muscoli dell anca sono di solito inseriti tra la pelvi ed il femore e si possono riconoscere:

muscoli della fossa iliaca:

muscolo piccolo psoas che origina da T12 per fissarsi all eminenza ileopettinea

muscolo grande psoas origina da T12-L4 (ricorda che il promontorio è il quarto disco lombare) si unisce all iliaco a formare l ileopsoas e si fissa al piccolo trocantere del femore

muscolo iliaco strettamente correlato al grande psoas

muscoli della regione glutea:

muscolo grande gluteo: fossa e cresta iliaca- grande trocantere del femore



muscolo tensore della fascia lata spina iliaca anterosuperiore si fissa con la benderella ileotibiale al condilo laterale della tibia ed alla fibula (decorre verticalmente lateralmente)

muscolo medio gluteo

muscolo piccolo gluteo

muscolo piriforme chiude il grande foro ischiatico generando la fessura sovra e sottopiriforme; nervo pudendo (c è n è uno solo) arteria e vena pudenda interna escono dal grande foro ischiatico (sottopiriforme) ed entrano dal piccolo foro ischiatico

muscolo otturatore interno si inserisce sul tendine dell elevatore dell ano

muscoli gemelli superiore ed inferiore situati e deriavati insieme all otturatore interno

muscolo quadrato del femore

muscolo otturatore esterno insieme all interno ed ai gemelli chiude il piccolo foro ischiatico



I muscoli della coscia vengono divisi in tre gruppi anteriore mediale e posteriore.

I muscoli anteriori sono:

muscolo sartorio dalla spina iliaca anterosuperiore alla condilo mediale del femore (zampa d oca)

muscolo quadricipite femorale composto dal retto del femore che origina dalla spina iliaca anteroinferiore, vasto laterale il più voluminoso che origina dal grande trocantere, vasto mediale che origina dalla linea aspra e vasto intermedio che origina da gran parte della diafisi femorale. I quattro capi convergono in basso mantenendo la propria individualità fino alla rotula dove si uniscono a formare il legamento patellare.

I muscoli mediali della coscia sono dall avanti all indietro:

muscolo pettineo una lamina quadrilatera dal pube all estremità superiore del femore

muscolo adduttore lungo dal pube fino a metà della linea aspra

muscolo gracile nastriforme dal pube fino a zampa d oca con sartorio e semitendinoso

muscolo adduttore breve coperto dal pettineo è simile

muscolo adduttore minimo coperto dal breve è simile

muscolo adduttore grande o terzo adduttore il più voluminoso e profondo, a forma triangolare con apice sull ischio e la base su tutta a linea aspra del femore con un' aponeurosi e in basso con un tendine che si fissa sul condilo mediale del femore. Tra queste due strutture si forma l anello del terzo adduttore attraversato dai vasi femorali che dal canale di hunter penetrano nel cavo popliteo.

I muscoli posteriori della coscia sono:
muscolo bicipite femorale ha il capo lungo che origina dalla tuberosità ischiatica mentre il breve dalla linea aspra, il tendine terminale si inserisce sul capitello della fibula

muscolo semitendinoso dalla tuberosità ischiatica al condilo mediale della tibia formando la zampa d oca

muscolo semimembranoso dalla tuberosità ischiatica al condilo mediale della tibia

la fascia lata è invece la fascia comune del corpo che avvolge la coscia, è spessa sui lati e sottile medialmente


GAMBA

l articolazione della caviglia è trocleare, le superfici articolari sono il mortaio tibiofibulare, una profonda fossa trasversale, e la troclea astragalica. Questa articolazione è caratterizzata quindi da un solo grado di libertà garantito dal solido incastro in cui i due malleoli serrano come in una morsa le facce laterali della troclea astragalica.

La capsula è lassa avanti e dietro mentre robusta sui lati rinforzata anche dai collaterali


I muscoli della gamba si dividono in anteriori laterali e posteriori.

I muscoli del gruppo anteriore sono:

muscolo tibiale anteriore

muscolo estensore lungo delle dita

peroneo anteriore

estensore lungo dell alluce

i muscoli del gruppo laterale sono:

muscolo peroneo lungo

muscolo peroneo breve

i muscoli del gruppo posteriore sono:

muscolo tricipite surale formato da gastrocnemio e soleoin basso uniti nel tendine d achille che si inserisce sul calcagno

muscolo tare

muscolo popliteo

muscolo flessore lungo delle dita

muscolo tibiale posteriore

muscolo flessore lungo dell alluce


SISTEMA ARTERIOSO


L aorta emerge ditero l arteria polmonare.

Dall arco della aorta originano 3 vasi: arteria anonima, carotide comune di sinistra e succlavia di sinistra.

Dopo poco tempo l anonima si divide in succlavia di destra e carotide comune di destra.

L arco dell aorta descrive una curva a concavità inferiore scavalcando il peduncolo polmonare sinistro; è in rapporto con nervo frenico sinistro, vago sinistro e cardiaci, trachea esofago, bronco di sinistra e anervo ricorrente di sinistra.


L arteria carotide comune si divide in carotide interna e carotide esterna

I rami collaterali della carotide esterna sono:

arteria tiroidea superiore

arteria linguale

arteria occipitale

arteria faringea ascendente termina con la meningea posteriore

arteria mascellare esterna

arteria auricolare posteriore

arterie parotidee

dopodichè termina con l arteria mascellare interna e temporale superficiale


l arteria carotide interna stacca come unico ramo collaterale l arteria oftalmica mentre termina con:

arteria comunicante posteriore

arteria corioidea anteriore

arteria cerebrale mediale

arteria cerebrale anteriore

arteria cerebrale posteriore

questi rami formano con i controlaterali il poligono del willis


le arterie dell arto superiore sono sostanzialmente un unico tronco che prende nomi diversi a seconda della regione che attraversa.

L arteria succlavia scorre tra clavicola e prima costa tra lo scaleno anteriore e lo scaleno medio dopodichè diventa ascellare (e poi brachiale ed infine ulnare e radiale).

I collaterali dell arteria succlavia sono:

arteria vertebrale che si immette nel foro di C6 e costituisce nel cranio l arteria basilare

arteria mammaria interna che genera un' anastomosi con l iliaca esterna

altri 3 tronchi meno importanti


l arteria ascellare si divide in diversi rami collaterali tra i quali in più importante è l arteria sottoscapolare.

L arteria brachiale emette come rami terminali l arteria radiale e ulnare


l aorta toracica emette arterie bronchiali, pericardiche, mediastiniche ed esofagee più le arterie toraciche


l aorta addominale emette come rami parietali l arteria frenica inferiore e le arterie lombari.

I rami viscerali impari sono:

arteria celiaca che si divide in epatica e lienale (o splenica) ed ha come collaterale la gastrica sinistra. Questa triade prende il nome di tripode celiaco.

arteria mesenterica superiore che emette rami per pancreas ed intestino

arteria mesenterica inferiore di calibro inferiore rispetto alla superiore

i rami viscerali pari sono:

arterie surrenali medie

arterie renali

arterie spermatiche interne (testicolare od ovarica)

l aorta termina con l arteria sacrale media.

L aorta addominale si divide nelle arterie iliache, le quali si dividono a loro volta nell iliaca interna (o ipogastrica) ed iliaca esterna

L arteria iliaca interna (o ipogastrica) emette:

ramo iliaco inferiore

arteria ileolombare

arterie sacrali laterali

arteria glutea

arteria ombelicale

arteria vesciculodeferenziale o uterina

arteria otturatoria

arteria ischiatica

arteria pudenda interna che termina con rami per il pene o il clitoride


l arteria iliaca esterna emette:

arteria epigastrica inferiore anastomosi con la mammaria interna

arteria spermatica esterna


l arteria iliaca esterna si continua con l arteria femorale che emette diversi rami prima di continuarsi con l arteria poplitea che termina infine con l arteria tibiale anteriore e posteriore


SISTEMA VENOSO

il sangue torna al cuore attraverso due vasi: per la metà sopradiaframmatica opera la vena cava superiore mentre per la metà sottodiaframmatica la vena cava inferiore


La vena cava superiore si forma per la confluenza delle due vene anonime (di destra e sinistra), oltre a ricevere la vena azygos.

La vena azygos fa comunicare la vena iliaca comune di destra con la cava superiore e riceve:

vene bronchiali mediastiniche esofagee ed emiyazygos. Azygos ed emyazygos generano un' anastomosi tra il sistema cavale superiore ed inferiore.

Ogni vena anonima si forma a sua volta per l unione della giugulare interna con la succlavia.

La giugulare interna riceve la vena faciale comune, linguale e tiroidee superiori.

La vena succlavia raccoglie il sangue refluo dell arto superiore e riceve la giugulare esterna; si forma a sua volta dall ascellare data un sistema di vasi profondi e superficiali tra i quali la vena cefalica e basilica.


La vena cava inferiore è più grossa della superiore ed origina dalle due vene iliache comuni. Tra i collaterali si ricordino:

vena renale

vena surrenale

vena spermatica interna

vene epatiche da cui esce il sangue refluo del parenchima epatico giunto dall arteria epatica e dalla vena porta: questa si forma per la confluenza della vena mesenterica superiore (a volte l inferiore) e lienale

la vena mesenterica superiore porta il sangue ricco di sostanze assorbite a livello dell intestino e risulta formata da:

vene intestinali

vena ileocolica

vene coliche destre e media

vena pancreaticoduodenale

vena gastroepiploica destra

la vena mesenterica inferiore è più piccola e corrisponde alla metà sinistra dell intestino crasso. Riceve le vene sigmoidee e la vena colica sinistra.

La vena lienale è una grossa vena che riceve:

rami lienali

vena gastroepiploica sinistra

vene gastriche brevi

vene duodenali


le anastomosi tra il sistema portale e quello cavale sono numerose ed in genere non funzionanti:

vena gastrica sinistra-vene esofagee inferiori

vena emorroidaria superiore tributaria della mesenterica inferiore-vene emorroidarie medie ed inferiori affluenti dell ipogastrica (cava inferiore)

vasi venosi dell ombelico


Le vene iliache comuni originano dalla confluenza delle vene iliache interne ed esterne.

La vena iliaca interna riceve:

vena pudenda interna

plesso pudendo

plesso venoso vescicoprostatico o vescicovaginale e uterovaginale

plesso venoso emorroidario

vene sacrali ischiatiche glutee

la vena iliaca esterna origina come prosecuzione della vena femorale che a sua volta i forma dalla poplitea

Tra le vene superficiali si ricordino la vena grande safena tributaria della vena femorale e la piccola safena tributaria della vena poplitea.

La grande safena origina a livello del malleolo mediale e contrae rapporti con la piccola safena e attraverso rami perforanti con i rami profondi. La vena piccola safena invece origina a livello del malleolo laterale e sbocca nella poplitea.








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