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ORIGINE E SVILUPPO DELLA CULTURA

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Origine e sviluppo della cultura.

1. L’origine della cultura.

Generalizzare è più gradevole che analizzare, e le diversità tendono ad essere trascurate.

La teoria di Darwin era stata una pillola amara, ma una volta accettata la discendenza dell’uomo da altri animali, importanti diversità furono trascurate per l’entusiasta ricerca delle omologie. L’uomo fu dotato di un’intelligenza esclusiva per consolarlo della perdita della sua anima immortale: i suoi molteplici caratteri furono creati per proclamare la sua affinità con i suoi antenati più lontani. Tali generalizzazioni indicano l’identità, ma non tengono conto di diversità ugualmente importanti. Un enorme baratro separa la difficoltà umana da quella animale. Una è basata su fedeltà o odi eterni, l’altra su qualcosa di poco superiore all’impulso. Gli animali, però, non predano tra la loro specie. Litigano, combattono, ma se il rivale sconfitto fugge, non è seguito e ucciso. L’essenza della guerra dell’uomo è che ogni gruppo combatte insieme sotto un capo. La superstizione umana non trova paralleli fra gli animali. L’intelligenza fu l’unica qualità particolare riservata all’uomo dai primi evoluzionisti. Ma da sola non spiega la solidarietà sociale, la guerra, la superstizione, probabilmente derivata da meccanismi psicopatici della prima infanzia.

Le credenze animistiche e animatistiche dominano le menti, consce o inconsce dei bambini, sopravvivono nell’inconscio e danno l’avvio all’ansia nevrotica dell’uomo e alle tecniche che ha sviluppato l’uomo per farvi fronte: i tabù, la magia, il rituale, la morale, la religione. Tutto ciò non si esaurisce la loro influenza. Sono anche tra i principali fattori che determinano alcuni dei caratteri che distinguono l’uomo dagli animali, ad esempio la sua solidarietà sociale e alla sua inclinazione ala guerra. Lo scopo dell’impulso sessuale è subliminale, quello diretto è più inibito, meno conscio e più costante nel gruppo umano. Una continua fedeltà sostituisce il desiderio saltuario fisico e l’oggetto di questo impulso sublimato è un genitore simbolico piuttosto che uno reale. I vecchi sono ure simboliche, piene di mana, stregoni che controllano gli spiriti. I giovani non si oppongono alla loro autorità. Nelle società umane i morti hanno spesso più potere dei vecchi. Talvolta i morti delegano la loro autorità ai vivi: il sacerdote è il portavoce del suo dio.



Il bambino proietta i suoi impulsi per formare prima le buone e le cattive sostanze o poteri, poi i genitori immaginari buoni e cattivi. Costruisce il regno animistico e animatistica della superstizione che influenzerà i caratteri della sua vita futura.

L’uomo può essere fedele ad un capo che non ha mai visto, ad un dio ancora più remoto o ad un ideale. La fedeltà fa presa, tenendo ogni individuo a legarsi alla maggioranza dei suoi simili, perciò ci si sarebbe aspettato di vedere la razza umana unita in una grande famiglia felice. Creandosi nella culla sia i demoni sia gli dei, l’uomo fornisce agli dei un’estrema bontà in grado di neutralizzare l’estrema cattiveria dei demoni. Si capiscono i limiti della solidarietà umana: l’uomo deve fare qualcosa con i suoi demoni. Gli scienziati, come gli stregoni, possono trovarli nella natura, che entrambi cercano di controllare, i medici, come i guaritori, possono trovarli nella malattia che cercano di curare. Ma l’uomo della strada è portato a trovarli dei suoi vicini sconosciuti o negli avversari politici.

L’ostilità tra i gruppi è correlata alla solidarietà dentro il gruppo.

La tendenza dell’uomo a cooperare nella competizione sembrerebbe avere in parte le stesse origini infantili del suo animismo, magia e religione. Tra gli altri caratteri che distinguono l’uomo ci sono il linguaggio e la tecnologia.

Freud fui colpito dalla frequente ricorrenza, nelle lingue antiche, di una parola avente significati opposti. Scoprì anche che i nomi degli oggetti comuni spesso derivavano dai nomi di ciò che quegli oggetti simboleggiavano nell’inconscio. (es. materia, madre dei sogni, ha la stessa radice della parola latina mater). Secondo Jones, il nome di una cosa potrebbe essere usato prima in senso metaforico per un’altra, poi più tardi la connessione tra loro sarebbe dimenticata, mentre rimarrebbe il significato simbolico. Per quanto riguarda l’origine del linguaggio, sono state avanzate teorie ingegnose: secondo alcune iniziò con interiezioni, imitazioni o con rumori che accomnavano il lavoro ritmico, secondo altre iniziò con il corteggiamento o con il gioco.

Per il neonato, il pianto è l’unico mezzo che ha per ottenere la soddisfazione dei suoi bisogni ed ha qualcosa di magico. Produce quello che il bambino vuole, così che è portato a credere che può sempre funzionare.

Il significato magico della voce sopravvive nella superstizione primitiva. Gli spiriti possono essere controllati da incantesimi e formule, la cui efficacia dipende dal ripeterle senza un solo errore. Una persona esercita un potere assoluto sugli dei sugli uomini se conosce il loro nome segreto. Es. giurare per i quaccheri è tabù, vuol dire costringere dio e chi ha giurato.

Il linguaggio per l’uomo primitivo ha due aspetti: il magico e il comune. L’importanza relativa dell’aspetto magica aumenta quanto più andiamo indietro nel tempo. È un’estensione di quella che fa derivare il linguaggio dal gioco, poiché il gioco è magia. Se la voce non fosse stata importante per il suo aspetto magico, non sarebbe mai stata praticata e sviluppata per gli affari secolari. Se la necessità è la madre delle invenzioni, suo padre è il gioco.

Nella mitologia indiana, il trapano è per il fuoco è un fallo e l’atto di accenderlo è un atto di generazione. Il dio del fuoco è invocato dagli amanti, dagli uomini per la virilità, le donne gli appartengono. Attizzare un fuoco ferisce il dio ed è peccato. A Roma il fuoco sacro era custodito dalle Vestali Vergini, in origine le mogli del dio Fuoco. Originariamente il fuoco era prodotto da individui speciali, il cui mana era sufficiente a proteggerli. L’accensione del fuoco, la lavorazione dei vasi, la fusione dei metalli sono circondate da cerimonie e tabù.



I meccanismi psicotici dell’infanzia hanno effetti che vanno lontani: sono tra le condizioni necessarie della superstizione, della solidarietà, della bellicosità, delle arti e delle scienze.

Senza di loro ci sarebbe ben poca cultura che progredisce o declina e sono tra i caratteri fondamentali della specie umana, più importanti dell’intelligenza. La differenza principale tra l’uomo e gli altri animali non consiste della maggiore intelligenza del primo, quanto nei difetti peculiari di quest’intelligenza.

Le fantasie psicotiche della prima infanzia variano secondo la natura e dell’educazione, ma la loro forma basilare è universale e propria della specie umana. Devono essere prodotte da certe qualità specifiche del neonato o dell’ambiente e quella fondamentale deve essere ricercata nei meccanismi innati. Solo la compensazione di una condizione ambientale più favorevole consente al neonato di sopravvivere, anche se rimane completamente dipendente dalla madre per un lungo periodo: quando ha fame può solo gridare e se la madre non gli mette il capezzolo in bocca, non c’è nulla che possa fare. Sarà più soggetto di altri animali e provare panico e rabbia impotente, diventando più aggressivo. Ha però una fantasia più vivida, cosi che non solo associa la sua furia con l’oggetto e lo trasforma in persecutore, ma crede di averlo ingoiato per possederlo completamente. Queste tre assunzioni, estrema impotenza, grande aggressione e vivida fantasia, sembrano sufficienti per spiegare la prima fase animistica dell’infanzia. L’immenso sollievo della reale soddisfazione fa sorgere il concetto di fluidi buoni animati, sostanza od oggetti parziali che possono essere anche primari. Questa può essere chiamata la fase preanimistica e forse preedipica.

Il bambino non solo ha più bisogno d’aiuto di una scimmia, ma anche di un periodo più lungo, siccome il suo sviluppo fisico e funzionale avviene più lentamente.

Nell’uomo il periodo della dipendenza orale e la capacità di soddisfare il desiderio sessuale si manifestano entrambi in un periodo tardo, mentre l’inizio del desiderio sessuale non ha avuto ritardi. I due impulsi orali, di mordere e penetrare la madre e di succhiare e afferrare il capezzolo, sono sessualizzati, fornendo i prototipi dell’impulso maschile di penetrare e dell’impulso femminile di essere penetrata. In entrambi i sessi, la componente maschile tende a dirigersi verso la madre e quella femminile verso il padre: è abbastanza naturale che la prima di solito predomina nel ragazzo e la seconda nella ragazza, anche se non si possono escludere delle eccezioni, come il ragazzo effeminato o la ragazza mascolina, oppure bambini ai quali la madre appare maschile, fallica, e il padre femminile, castrato.

I bambini proiettano i loro impulsi sessuali sui genitori e poiché gli impulsi infantili sono dominati da sadismo orale, anche questo rapporto può essere immaginato sadico. Nello stesso momento emergono delle ure complementari di genitori idealmente buoni, in contrapposizione alle streghe e ai maghi.

L’estremo bisogno di aiuto, una disposizione aggressiva, un’immaginazione vivida e un periodo prolungato di dipendenza sembrano le condizioni principali delle credenze animistiche e animatistiche che dominano i nostri pensieri consci e inconsci.

2. Lo sviluppo della cultura.



Avendo fatto derivare l’animismo dell’uomo dalle condizioni della sua infanzia e i caratteri generali della sua cultura dal suo animismo, è interessante cercare di ricostruire alcuni degli stadi del suo sviluppo culturale. Sembra molto probabile affermare con Darwin, Atkinson e Freud che i primi antenati dell’uomo erano socialmente più simili ai gorilla che ai babbuini: la famiglia, non il gruppo, è l’unità importante dal punto di vista psicologico.

Si può essere al limite certi che ci furono delle rivoluzioni: il padre era sempre ucciso o veniva semplicemente deposto? Nella famiglia preumana la posizione del padre non durava più della sua potenza e forza. Prima che l’uomo diventasse psicotico, l’odio geloso dei li nei confronti del padre era dimenticato appena terminavano le loro frustrazioni, se così, il padre non era abbattuto e ucciso, ma cacciato in un solitario e scomodo esilio.

Con il prolungarsi del periodo infantile, il regno del padre deve essere stato allungato innaturalmente: la sua forza e potenza reali erano integrate dal mana. È probabile che un regno più lungo sia stato ato infine con un destino più grave. Quando il mana del padre non riusciva più ad assicurargli protezione, poteva essere ancora sufficiente per far sì che fosse ucciso e mangiato per la sua forza mistica.

Non si deve pensare che il padre sia l’unico ricettacolo delle fantasie proiettate, anche le madri, infatti, devono aver acquisito un’importanza mistica. Mentre c’era un padre comune, una madre comune non esisteva, e i fantasmi dei nonni morti incominciarono a competere con i padri viventi. Tutti gli spiriti, i fantasmi, i totem e gli dei crebbero di importanza finché vennero a essere identificati con i genitori fantasiosi dell’infanzia.

Padri particolarmente minacciosi in vita, sarebbero diventati i fantasmi più intimidatori, capaci forse di preservare la loro autorità, evitando così la distruzione immediata della famiglia. Come ha suggerito Freud, il primo fantasma a adempiere questa funzione può essere stato il fantasma di un padre ucciso. È possibile che i padri la cui autorità era meglio conservata dopo la morte non erano quelli uccisi, ma quelli cui prestigio, o mana, era sufficientemente a preservarli dalle famiglie finché erano in vita. Fu il potere dei fantasmi che sviluppò le famiglie in clan, rinsaldati da tabù. Le comunità più primitive sono gerontocratiche: un uomo gode prestigio in proporzione ala sua età. Il primitivo padre autocratico è sostituito da una forza endopsichica, il super-ego, identificata con i vecchi e con i fantasmi degli antenati ancora viventi in forma di totem.

In clan matrilineari, il vero padre è caduto in basso, la sua autorità sopra i li è passata al cognato. E’ negata la sua parte nella loro procreazione: essi sono reincarnazioni di spiriti antenati. Il padre apre loro solo la porta per farli entrare. Culture primitive comuniste, o meglio gerontocratiche di questo tipo, hanno immensi vantaggi sulla famiglia ciclopica.

Tra i popoli meno primitivi, troviamo il principio autocratico perpetuato. I padri, non solo sono rientrati in sé, ma godono di un’autorità assoluta, impensabile per il padre primitivo. La loro autorità non si basa più sulla forza, ma sull’alleanza con i fantasmi ancestrali.

Le culture più elevate sembrano aver oscillato più di una volta tra i sistemi comunisti, o democratici, e quelli autocratici: ciascuno dei due offre le proprie soddisfazioni.








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