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Risorse Idriche, Risorsa Suolo, Degradazione, LA SISMICITA, I RISCHI VULCANICI



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Risorse Idriche

Per quanto riguarda le risorse idriche compito della geologia a. è concorrere alla loro gestione, protezione e conservazione. Purtroppo nel nostro paese la valutazione continuativa e la gestione delle acque, in particolare quelle sotterranee, non è al passo con la domanda proveniente dalle attività economiche dai consumi civili che sono in rapida espansione, infatti, si realizzano dispendiosi vasi artificiali per accumularne sottovalutando l’abbondanza di acqua sotterranee e viceversa.

Collegato a questo problema vi è quella della tutela delle acque sotterranee (che di solito sono le più utilizzate a scopo potabile) dall’inquinamento. A questo proposito si fa notare che, mentre i corpi idrici di superficie se inquinanti, sono almeno entro certi limiti recuperabili, nel caso di corpi idrici sotterranei in generale non esistono rimedi soprattutto a causa dell’estrema lentezza del ricambio dell’acqua medesima. Per quanto riguarda la gestione delle acque di superficie si impone la sistemazione di tutta la rete idrografica. Il sistema idrografico italiano è quello di un paese geologicamente giovane dove i corsi d’acqua non hanno raggiunto (salvo poche eccezioni) lo stadio di maturità ; inoltre per la natura litologica dell’appennino, costituito prevalentemente da rocce impermeabili, i corsi d’acqua hanno un regime prevalentemente torrentizio caratterizzato da lunghi periodi di magra e da brevi, improvvisi e impetuosi periodi di piena.




È evidente che in  tale situazione per no provocare i ben noti effetti disastrosi degli straripamenti, il regime idrografico avrebbe bisogno di una regolamentazione, mediante ciò sarebbe possibile attraverso la costruzione di ampi varici o casse di espansione situate a monte della località da difendere, in questi invasi l’acqua ha la possibilità di accumularsi durante le piene per poi defluire in intervalli di tempo abbastanza lunghi da consentire che la portata del fiume ritorni normale e quindi tollerabile dagli alvei. Questi invasi o varici prendono il nome anche di bacini di laminazione.

I maggiori corsi d’acqua appenninici cominciando dall’Arno e dal Tevere attraversano varie zone pianeggianti dove ancora oggi sarebbe teoricamente possibile accumulare le grandi piene, purtroppo l’uomo con le sue attività ha gradualmente sottratto queste aree di espansione ai fiumi occupandole con sempre più numerosi insediamenti urbani di tipo civile, industriale e agricolo. Inoltre l’uomo ha arginato i corsi d’acqua nel loro tratto terminale verso la foce per guadagnare sempre più terreni da destinare all’urbanistica e all’agricoltura e quindi compromettendo la funzionalità degli alvei stessi, in questo modo il sistema idrografico italiano e stato progressivamente irrigidito soprattutto a causa delle attività dell’uomo poiché lo ha privato in gran parte di quei terreni destinati all’espansione delle acque facendogli perdere ogni flessibilità. Altre conseguenze idrogeologiche e anche ambientali si registrano allorché si operano sistematicamente massicci prelievi per motivi irrigui, idroelettrici e industriali. In questo modo gli alvei vengono impoveriti delle loro acque con profonde modificazioni a tutto il regime idrico e in particolare fiumi o torrenti vengono a perdere la propria capacità di trasportare i detriti naturali e le particelle in sospensione verso il mare. Un altro effetto negativo da evidenziare conseguente ai massicci prelievi idrici è rappresentato dal fatto che con la diminuzione della portata diminuisce sensibilmente la capacità di auto depurazione delle acque stesse.

Infine va fatto notare un altro grande problema che riguarda in modo particolare gli operatori economici delle fasce costiere nazionali infatti come si è già accennato l’arretramento dei litorali ha portato come conseguenza a dei danni economici rilevanti ; questi hanno interessato particolarmente tutte quelle strutture che si trovano in riva al mare, non solo, ma anche le opere portuali hanno risentito moltissimo di questa situazione, i terreni agricoli e le fertilità dei terreni la vegetazione in generale e le stesse attività balneari hanno subito gravi danni da tutta questa situazione relativa all’erosione delle coste. Un altro fenomeno negativo che si può verificare causato soprattutto dalle continue estrazioni di materiali inerti è rappresentato da numerosi franamenti e smottamenti del suolo che interessano frequentemente gli argini naturali e maestri dei grandi corsi d’acqua. In questo modo vengono alterati tutti quegli equilibri dei corsi d’acqua e spesso si provocano gravi modificazioni, come già accennato, al regime di trasporto solido costituito dalle particelle terrose che sono in sospensione nell’acqua.

L’approfondimento delle sezioni di deflusso del fiume è stato causato dall’eccessiva escavazione di ghiaie nell’alveo : ciò ha provocato non solo l’affioramento del substrato argilloso facilmente erodibile ha anche un innesco di fenomeni franosi sulle sponde con scalzamento e rovina delle difese fluviali e anche dei ponti, si è verificato anche un cambiamento dell’equilibrio tra acque superficiali e sotterranee, per cui in molti casi i fiumi non sono più in grado di alimentare la falde acquifere.



Risorsa Suolo

Un altro compito della geologia ambientale è la gestione della risorsa suolo che può considerarsi un problema della difesa del suolo inteso come lotta all’erosione e ai processi di degradazione del suolo. La degradazione del suolo si può definire come il risultato di uno o più processi che determinano la perdita della capacità da parte del suolo a produrre beni e servizi.


Degradazione

I processi di degradazione del suolo sono parecchi, tuttavia cerchiamo di ricordarne alcuni, in quanto da considerarsi tra i più importanti :

Erosione idrica : fenomeno provocato da acque di precipitazione atmosferica. Questo tipo di erosione è abbastanza diffuso e in certi tipi di terreno o suolo dà origine a fenomeni ancora più gravi, quali frane e smottamenti. Questi fenomeni interessano soprattutto terreni sottoposti a tendenze più o meno elevati, sono sottoposti ad una particolare struttura del terreno. Ciò significa tutti quei terreni caratterizzati nella loro composizione da una forte percentuale di argilla.



Processi di salinizzazione e alcalinizzazione

Degradazione chimica, che prende anche il nome di LISCIVIAZIONE degli elementi nutritivi *. Anche questo fenomeno interessa quei terreni caratterizzati nella loro composizione da una forte percentuale di sabbia. Lisciviazione significa dispersione degli elementi nutritivi e sali minerali ; questa dispersione avviene per dilavamento seguito da intense precipitazioni atmosferiche. In questo modo i sali vengono trascinati dal percolare rapido dell’acqua negli strati più profondi del sottosuolo, favoriti come già accennato dagli eccessivi spazi delle camere interstiziali che agevolano il trascinamento verso il basso dell’acqua stessa.

Degradazione di tipo fisico : consiste nell’eccessiva permealizzazione oppure di fenomeni di impermeabilità. Tutto questo è dovuto alla cattiva struttura del terreno stesso in un senso o nell’altro ovvero la presenza di troppa argilla o troppa sabbia sono la causa degli eccessi di permeabilità o impermeabilità. In seguito a questi aspetti, il terreno perde la sua compattezza con la formazione di croste indesiderate.

Degradazione biologica : rallentamento della decomposizione dei residui o detriti organici presenti nel terreno. Tutto ciò porta ad un rallentamento dei processi di umidificazione. In definitiva, la degradazione biologica consiste nella perdita della sostanza organica del suolo. Una delle cause della degradazione biologica è rappresentata dai diversi tipi di inquinamento che interessano il suolo, inoltre vi sono spesso delle trascuratezze e degli interventi errati dell’uomo sul territorio, che facilitano o provocano la degradazione biologica. Un altro esempio di degradazione biologica è rappresentato dai continui disboscamenti o eliminazione delle associazioni vegetali spontanee e quindi in generale della distruzione della copertura vegetale efficace per la protezione del suolo. Un altro fenomeno che potrebbe essere inquadrato come degradazione biologica dei terreni stessi è rappresentato dall’abbandono di tutti quei terreni, soprattutto di collina e di montagna, da parte di persone che hanno sempre svolto le loro attività agricole in questi luoghi. Questo fenomeno chiamato anche “esodo rurale” ha provocato successivamente

la mancanza di lavorazione dei terreni stessi, cioè in questo modo è venuta a mancare l’assidua e capillare opera di presidio e manutenzione dell’agricoltura favorendo : processi distruttivi naturali che hanno preso il sopravvento.

* : Azoto, Potassio, Fosforo, Sodio


LA SISMICITA’

La distribuzione della sismicità è correlata all’assetto delle strutture neotettoniche, in particolare alla faglie attive e quindi le indagini sismiche si avvalgono delle conoscenze della neotettonica. La neotettonica è una branca della geologia che studia le strutture tettoniche, le quali sono rappresentate dalla pieghe e dalle faglie ad evoluzione recente e attuale, le cui dislocazioni hanno avuto un’attività che si è protratta durante il tempo. Le suddette faglie vengono chiamate “attive”, in quanto si ritiene che l’attività di una faglia si identifichi praticamente con la possibilità che le variazioni verificatesi lungo la stessa si ripetano nel futuro. Pertanto, essendo i terremoti originati da rotture profonde della crosta terrestre, delle quali le faglie attive che si osservano in superficie sono una manifestazione diretta, il legame tra faglie attive e sismi è uno dei presupposti sui quali si fonda la zona d’azione sismica.

Tornando agli elementi geologici che concorrono a determinare il rischio sismico, ricordiamo ancora le brusche variazioni di elasticità, che si evidenziano nelle aree di confine tra rocce cristalline e depositi alluvionali.

In conclusione, gli studi geologici, ingegneristici, statistici e fisici sono le premesse indispensabili per poter impostare la previsione dei terremoti ed attuare la prevenzione degli stessi mediante un’idonea normativa antisismica.


I RISCHI VULCANICI

La valutazione di rischi vulcanici attraverso le seguenti modalità :

Costituzione della zona azione vulcanica, cioè individuazione di aree soggette a maggiore probabilità di invasione di colate laviche, di fango, di ricadute di materiali piroclastici o di gas e di aperture di nuove bocche eruttive.

Previsioni delle eruzioni vulcaniche.

Pianificazione dell’estensione fisica di centri abitati nelle zone esposte alla eruzioni vulcaniche.

A seguito dei punti esposti, vengono elaborate sectiune del rischio vulcanico, dove sono indicate le zone soggette ai vari fenomeni vulcanici in termini relativi di probabilità. I parametri presi in considerazione dipendono soprattutto dalle probabilità di apertura di nuovi centri eruttivi e quindi dall’invasione di colate laviche e altri materiali.




Erosione idrogeologica

Per quanto riguarda il rischio di erosione, e più in generale il rischio idrogeologico si pone l’accento sull’erosione dei litorali, problema molto sentito attualmente in Italia. Tale problema si affronta tramite la geomorfologia costiera, e più precisamente attraverso la sedimentologia cioè esaminando la ripartizione dei sedimenti lungo la spiaggia e studiando di deriva litoranea, inoltre analizzando attentamente l’idraulica fluviale con riferimento al trasporto del materiale solido dei corsi d’acqua. Questi studi sono rivolti non solo alle modificazioni della linea di riva, ma anche a quelle opere ubicate nelle aree che controllano l’equilibrio fra apporti solidi alle spiagge e azione dei fenomeni meteomarini quali mareggiate ecc. tali opere sono rappresentate da tutte quelle struttureche vengono insediate vicino alla linea di riva quali barriere artificiali antiflutti , manufatti dighe artificiali ecc. tutte in grado di influire sulle caratteristiche idrodinamiche per l’erosione dei litorali, quindi la geologia a. è importante soprattutto sul piano della prevenzione ma anche in quello della progettazione di quelle opere di difesa già menzionate in grado di attenuare sensibilmente l’energia cinetica delle correnti di deriva litoranea. La valutazione e l’attenzione dei rischi idrogeologici si fanno attraverso le seguenti fasi :

esame della situazione geologica e morfologica dell’intero territorio interessato.

determinazione delle zone di pericolo e programmazione generale degli interventi.

verifica delle condizioni di equilibrio esistenti in quelle zone individuate come pericolose.

4. contributo alla progettazione dei provvedimenti da prendere per aumentare il grado di sicurezza delle zone interessate .

Nelle aree collinari e montuose la difesa del suolo si volge attraverso le sistemazioni idrico forestali che costituiscono un insieme di opere di natura idraulica e forestale che consistono principalmente in :

correzione degli alvei torrentizi e stabilizzazione dei versanti.

reggimazione della circolazione idrica (riduzione della torrenzialità ).

In conclusione si ritiene che per la gestione delle risorse geologiche, per la lotta all’inquinamento, per le scelte urbanistiche, industriali, agricole i preliminari studi geologici rappresentano gli elementi fondamentali per una

valutazione dell’incidenza tecnico - economica sulle destinazioni d’uso del territorio. Ma tali studi non devono limitarsi a stabilire la fattibilità di un progetto o di un intervento, bensì devono procedere all’esame delle sue conseguenze ecologiche ; in altre parole si può dire che l’indagine geologica coordinandosi con altre discipline ambientali deve giungere all valutazione di impatto ambientale.


Impatto Ambientale

La valutazione di impatto ambientale o bilancio di impatto a. è una procedura che analizza preventiva mente le possibili conseguenza negative che si hanno sull’ambiente naturale ed umano derivati da interventi di vasta portata, siano essi localizzati che dispersi sul territorio. Va subito precisato che lo studio preventivo di impatto sull’ambiente riguardante un piano di sviluppo o una grande opera (es. una centrale termonucleare ) non costituisce un vincolo per l’autorità che deve decidere finanziare ed autorizzare tali interventi, ma solo uno strumento conoscitivo capace di far approvare in modo esauriente le conseguenze dell’intervento.

Attualmente vi sono differenti punti di vista circa la definizione di studio di impatto secondo alcuni si può definire studio di impatto a. l’identificazione, l’organizzazione, e la valutazione degli effetti fisici, geologici, ecologici, estetici, economici, sociali e culturali di un impatto a. o di una grande decisione che può essere presa in ambito tecnico economico e politico. Gli effetti diretti e indiretti devono essere considerati nelle loro conseguenze a breve medio lungo termine. La valutazione di impatto a. è un insieme di procedure nate con una legge istituita nel 1969 negli USA. Questa legge però, prescrive l’intervento significativo sul territorio. Soggetto a controllo pubblico un rapporto dettagliato (e l’assunzione di piena responsabilità a riguardo da parte tanto di chi propone l’intervento quanto chi ne approva e ne autorizza l’attuazione ) da cui risultino chiari e prevedibili gli effetti conseguenti all’impatto a. si riferisce soltanto alle grandi opere e non ai piccoli interventi uno dei suoi scopi principali è quello di promuovere un efficace coordinamento fra le varie autorità competenti in materia di tutela del territorio le quali saranno poi investite delle competenze per lo svolgimento di dette le procedure necessarie.



Per quanto riguarda il territorio nazionale italiano, può essere suddiviso, tenendo conto delle altitudini e nell’aspetto geografico nel seguente modo :

zone montagnose interne, rappresentate in massima parte dalla catena appenninica che si estende dall’arco alpino fino alla Sicilia.

zone montagnose litoranee, rappresentate in massima parte da altipiani che possono raggiungere anche quote elevate e che sono adiacenti ai litorali tirrenici e adriatici.

zone collinari interne, rappresentate in massima parte da altipiani che raggiungono un’altezza madia compresa tra i 500 e gli 800 m.

zone collinari litoranee, rappresentate in massima parte da altipiani che possono raggiungere un’altezza media compresa tra i 200 e i 500 m.

zone di pianura, rappresentate in massima parte dalla pianura Padana, dal tavoliere della Puglia, e dalla Maremma toscana.

In percentuale possiamo dire che le zone montane e collinari raggiungono il 75% della superficie totale e il 25% pianura.

Per quanto riguarda l’analisi di tutto il territorio, si deve fare riferimento ad alcuni parametri di valutazione quali il substrato geologico che si riferisce prevalentemente allo studio delle rocce dalle quali si sono formati od originati i suoli o i terreni a completa maturazione. Una volta individuato il substrato geologico si possono descrivere a anche i vari gradi di erosione o di erodibiltà dei suoli stessi.

Altro parametro di valutazione è la morfologia del suolo : con tale termine si deve fare riferimento soprattutto alle pendenze delle altitudini e dall’esposizione dei suoli, questo aspetto può essere agevolato anche dalla consultazione di sectiune topografiche.

Altri aspetti altrettanto importanti che riguardano lo studio del suolo soprattutto alla sua struttura sono la composizione chimica e l’aspetto fisico e il grado di permeabilità, ricordiamo ancora l’aspetto idrogeologico rappresentato da tutte le acque di superficie e da tutte le acque del sottosuolo che fanno parte nel loro insieme dello studio dell’impegno del terreno, soprattutto in relazione ai controdissesti e alla loro stabilità.

L’inquinamento dell’ambiente in generale cominciò a rappresentare un vero problema solo a partire dalla seconda metà del 18° secolo, ossia quando l’andamento della popolazione passò ad un accrescimento sempre più rapido e crescente degli abitanti e quindi della popolazione in determinati luoghi.









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