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Il Diritto delle Amministrazioni Pubbliche



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Il Diritto delle Amministrazioni Pubbliche

Il principio giuridico fondamentale del diritto moderno delle amministrazioni pubbliche è considerato il Principio di Legalità che è appunto una caratteristica fondamentale ed il suo significato non corrisponde soltanto all’affermazione che le pubbliche amministrazioni possono fare soltanto ciò che è previsto dalla legge ma si fonda sul principio dello Stato di Diritto ovvero lo Stato è fondato sul dominio della legge nei confronti di qualsiasi soggetto dell’ordinamento pertanto anche le Amministrazioni Pubbliche. Inoltre l’interpretazione delle leggi spetta ai giudici e quindi le amministrazioni ne sono soggetti giuridici come gli altri. Ma il diritto che concerne alle Amministrazioni Pubbliche è lo stesso che si appliche alle persone private? In generale è lo steso infatti una parte del diritto privato si può applicare sia alla amministrazioni che ai soggetti privati e prende il nome di Diritto Comune, ma per certi aspetti si aplica un Diritto Speciale dettato dalla legge generale in materia di nuove norme sul procedimento amministrativo LPA n°15/2005. Appunto in tale legge l’art. 1 detta le eccezioni al diritto comune secondo cui << la pubblica amministrazione, nell’adozione di atti di natura non autoritaria, agisce secondo le norme del diritto privato salvo che la legge disponga diversamente>>. Si può dire in definitiva che il dirito diverso da quello comune è chiamato Diritto Amministrativo ed è costituito da regole, nonché da principi generali e da principi più specifici in gran parte elaborati dlla giurisprudenza inoltre gli atti ai quali si applica tale regime di diritto amministrativo sono chiamati Atti Amministrativi.




Ritornando al Principio di Legalità rappresenta per le amministrazioni la subordinazione al diritto nello svolgimento dell’attività principale ovvero l’individuazione ed attuazione di obbiettivi politici. Per far ciò è in primo luogo necessario che la legge stabilisca i fini che un’amministrazione deve perseguire senza necessità che siano determinati i modi in cui questi debbono essere raggiunti, in secondo luogo il riferimento alla legge non può che essere inteso come riguardante non solo i diversi tipi di legge ma anche le altre fonti del diritto sopra o sottoordinate alle leggi. Il Principio di legalità ha anche un altro significato quello di Garanzia delle Libertà anche economiche dei cittadini così da indicare che poteri di tal genere possono essere esercitati soltanto se, da chi, quando e come la legge stessa lo preveda. Bisogna ricordare anche le competenza del diritto comunitario nell’ambito amministrativo appunto il trattato CE agisce nei limiti delle competenze che le ono conferite e degli obbiettivi che le sono assegnati dal trattato ed la sua azione non può andare al di là di quanto necessario per il raggiungimento degli obbiettivi del trattato in quanto vige il principio di sussidiarietà. Ulteriori competenze possono essere attribuite alla Comunità dal suo Consiglio quando un azione risulti necessaria per raggiungere uno degli scopi della Comunità senza che il Trattato abbia previsto i poteri d’azione richiesti a tale scopo, infatti le fonti comunitarie possono imporsi alle leggi ed anche alla Costituzione italiana salvo che vi sia un contrasto con i diritti inviolabili affermati dalla Costituzione. Si può dire che vi sono fonti comunitarie primarie e fonti derivate le prime sono i trattati i secondi sono i regolamenti che ha portata generale ed è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli stati membri quindi in conseguenza non solo i giudici ma anche le amministrazioni pubbliche in caso di contrasto devono applicare la norma risultante dal regolamento e non quella dettata dalla fonte nazionale. Tra le fonti derivate vi sono anche le Direttive che è conurata come vincolante allo Stato membro a cui è rivolta per quanto riguarda il risultato da raggiungere come ad esempio la soglia del 3% di debito pubblico da non superare. Simili alle direttive vi sono anche le decisioni anch’esse sono obbligatorie  ma non vincolanti.

Come sappiamo la principale fonte del diritto del nostro sistema nazionale è la Costituzione ma prima dobbiamo ricordare la Carta del 1948 che può essere considerata l’atto di indirizzo politico fondamentale del nostro ordinamento nazionale, considerando quindi la Costituzione sotto il profilo dell’atto di indirizzo politico riferendosi ai diritti inviolabili dell’uomo. Come già detto prima considerando la Costituzione come fonte del diritto bisogna notare che nel nostro sistema gli atti amministrativi non possono evitare di conformarsi alle leggi vigenti anche se ritenute incostituzionali in quanto al contrario del giudice non può sospendere una decisione richiedendo un giudizio della Corte Costituzionale su quella legge, inoltre a conformarsi alle norme della Comunità Europea le leggi statali hanno perso la propria preminenza per la grande ampiezza dell’ambito della potestà legislativa regionale dopo la riforma del titolo V della Costituzione operata con la legge n°3/2001 ma comunque entrambe sono tenute al rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dalla Costituzione.  Nell’ordinamento italiano trovano anche posto i Regolamenti che hanno un gradi gerarchico inferiore a quello delle leggi alle quali sono subordinati, vi sono anche regolamenti che possono svolgere funzioni di indirizzo politico, sono quelli che il Governo statale può fare nelle materie di competenza legislativa esclusiva statale essi sono i regolamenti governativi che possono essere di vario tipo. Regolamenti di Esecuzione di leggi e dei decreti legislativi. Regolamenti di Attuazione o Integrazione che appunto attuano ed integrano leggi e decreti legislativi che si limitano a dettare norme di principio. Regolamenti Indipendenti essi possono disciplinare soltanto materie nelle quali manchi la disciplina da parte di leggi o di atti aventi orza di legge. Regolamenti delegati che possono essere utilizzati tramite autorizzazione legislativa. Regolamenti di Delegificazione ovvero trasformano la disciplina delle leggi in regolamenti in modo da semplificarne e velocizzarne la modifica. Oltre ai regolamenti Governativi vi sono anche quelli Regionali e di Comuni e Province sempre circoscritti alla propria potestà regolamentare dettata dal TUEL il testo unci degli enti locali. Tali regolamenti ci interessano particolarmente perché atti ai quali si applicano i principi e le regole riguardanti l’amministrazione pubblica e cioè sono sottoposti a quello che viene sinteticamente definito il regime degli atti amministrativi.



Principi generali dell’amministrazione pubblica

Tali principi sono dettati dall’art. 97 della Costituzione

Imparzialità della pubblica amministrazione  concetto che richiama la funzione del giudice il quale deve applicare la legge senza preferenze per nessuna delle parti.

Buon andamento che esprime l’esigenza di un’amministrazione efficace, efficiente ed economica. Ovvero efficace deve riuscire effettivamente a ragiungere gli obbiettivi, efficiente deve essere organizzata ed agire in modo tale da raggiungere gli obbiettivi perseguiti impiegando la minima quantità di risorse possibile, ed infine un’amministrazione per essere economica deve procurarsi le risorse col minimo dispendio di mezzi.

Responsabilità parla della responsabilità dei funzionari nella funzione dei loro compiti.

Trasparenza è un principio richiamato dalla LPA che indica l’esigenza che chiunque, anche dall’esterno, possa sapere e capire tutto quello che fa una amministrazione pubblica.

Ragionevolezza più che un principio sembra essere un criterio mediante il quale si valuta il rispetto di norme o principi quando non sarebbe possibile o troppo difficile raggiungere delle certezze.

Inoltre le amministrazioni pubbliche sono tenute al rispetto dei principi del generali del diritto quali la certezza del diritto, la buona fede e la correttezza e il legittimo affidamento.








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