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ARIOSTO



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ARIOSTO: VITA


Ariosto nasce nel 1474 a Reggio Emilia.

URA DELL’INTELLETTUALE = egli intraprende sia la vita di corte sia gli ordini minori.

lio di un conte (Niccolò Ariosto) e di una nobildonna (Daria Malaguzzi Valeri).

Nel 1494 si stabilisce a Ferrara con la famiglia ed ottiene di dedicarsi completamente agli studi umanistici.



Nel 1497 viene ufficialmente accolto nella corte estense (la vita di

corte gli permette di continuare gli studi, di avere una vita agiata

che gli è necessaria per il sostentamento della famiglia).

La morte del padre sconvolge la sua felicità in quanto, essendo primogenito di dieci li, dovrà portare avanti la famiglia.

Nel 1503 viene assunto a servizio dal cardinale Ippolito d’Este e prende gli ordini minori.

Nel 1508-09 vanno in scena le prime commedie: la CASSARIA e i SUPPOSITI.

Si sposo segretamente con Alessandra Benucci.

Nel 1516 esce la prima edizione dell’Orlando Furioso in quaranta canti ed ha molto successo.

Ma nel 1517 Ariosto rifiuta di seguire il cardinale Ippolito in Ungheria e ciò determina la rottura del loro rapporto.

Nel 1518 prende servizio presso il duca Alfonso d’Este. Ma questo incarico gli porta vari problemi come la sospensio dello stipendio.

Così è costretto ad accettare lo sgradito incarico di Commissario ducale in Garfagnana dove vive dal 1522 al 1525. Egli mostra un forte equilibrio politico e uno spiccato senso della giustizia.

La seconda edizione del Furioso viene pubblicata nel 1532, ampliata a 46 canti e rivista nello stile.

Muore a Ferrara nel 1533.




ARIOSTO: NOVITA’


A differenza dei poeti precedenti, la vita di Ariosto appare piuttosto comune.

Quest’ultima, infatti, è vissuta e rappresentata dallo stesso poeta con termini per niente elevati; lo stesso governatorato di Garfagnana è ricondotto dal poeta a termini umani e consueti, di autentica quotidianità: la nostalgia della patria e dell’amata, le noie dell’incarico.

L’aspirazione stessa di Ariosto ad una vita serena di studi esprime la collocazione marginale dell’intellettuale nelle corti.

Secondo Ariosto, la scrittura può essere un elegante strumento di autodifesa e un’arma di attacco (novità delle satire); può essere il tentativo di mettere ordine in una realtà complessa e ambivalente (orlando furioso).

Anche la scrittura e i suoi valori sono sottoposti alle leggi della relatività generale; e di qui nascono il distacco e l’ironia di Ariosto.








LE SATIRE


Le satire costituiscono una delle opere più apprezzate di Ariosto.

Il poeta si dedicò alla loro composizione tra il 1517 e il 1525.

La satira ha uno sviluppo narrativo e una struttura discorsiva

molto lontane dalla purezza della lirica; inoltre, egli prende come

modello il latino Orazio in quanto egli adoperava una satira più

ironica con un tono bonario. Inoltre, Ariosto definisce le proprie

opere delle epistole poiché hanno un destinatario.

Ariosto scrisse sette satire. Queste sono rivolte a personaggi

reali: l’autore immagina di colloquiare con essi e risponde alle

loro domande e accuse. Abbiamo, quindi, una struttura dialogica,

in cui incontriamo apologhi con funzione allegorica e proverbi.

Una delle satire più significative è la prima, indirizzata al

fratello Alessandro e all’amico Ludovico Da Bagno.

All’interno di essa, egli esprime i motivi per cui non ha rifiutato

l’incarico del cardinale Ippolito 8soprattutto motivi di salute).

Le satire ricorrono alla terzina dantesca e non contengono uno

stile espressivo, bensì un dialogo.












IL TEATRO


Ariosto tentò, con le sue opere teatrali, di innalzare il decoro letterario delle rappresentazioni senza rinunciare alla loro vivacità.

Per cui, l’autore recuperò la commedia classica latina, traducendo e dirigendo personalmente la riproduzione di varie commedie di Plauto e Terenzio. Differenza con gli antichi è l’ambientazione a Ferrara nel suo tempo.


Per il carnevale del 1508 fu rappresentata nel Palazzo Ducale di Ferrara la “Cassaria” e nel 1509 i “Suppositi”.

Scritte entrambe in prosa, la prima rappresenta il recupero, attraverso il amento del riscatto, di due giovani rapite e tenute come schiave da un adulatore. Già il titolo (la “Cassa” che contiene il riscatto) mostra la fedeltà al modello latino.

I “Suppositi”, invece, ambientata a Ferrara, narra di vari scambi di persona.


Il poeta inventa un linguaggio comico in volgare in grado di competere con quello dei commediografi latini; ricorre, inoltre, ad un linguaggio spesso basso, gergale e dialettale.


L’autore tra il 1518 e la sua morte scrisse tre commedie in cui abbandonò la prosa e adottò l’endecasillabo sdrucciolo come metro.

Nel 1528 furono rappresentate il “Negromante” e la “Lena”.

Quest’ultima era ambientata a Ferrara, al centro della scena una vecchia ruffiana (Lena) che disprezza i valori positivi della vita ed è interessata soltanto agli aspetti economici di questa.

L’ORLANDO FURIOSO


Ariosto inizia la stesura dell’opera nel 1505. È la “gionta” de “L’Orlando Innamorato” di Boiardo.


Nel 1516 pubblica la prima versione.

Nel 1521 pubblica la seconda con ritocchi formali.



Nel 1532 la terza con l’aggiunta di 6 canti e un’accurata revisione linguistica.


Il poema ha una trama complessa e un intreccio di vicende di guerra (epiche) e d’amore (romanzesche).


Adotta il progetto encomiastico di Virgilio:

celebra la casata del proprio signore e, mente nell’Eneide si esalta la famiglia Giulia, nell’Innamorato e nel Furioso esalta gli Este. (Orlando Innamorato dedicato ad Ercole I e Orlando Furioso ad Ippolito).


Si narrano le vicende di un leggendario capostipite (Ruggiero) e si conclude con il suo matrimonio e quindi la nascita della stirpe.


L’Orlando da innamorato diviene furioso (pazzo per amore).


Ma l’Orlando Furioso ricorda anche Hercules Furens, titolo di una tragedia di Seneca; la cultura rinascimentale si confronta così con i modelli classici.




STRUTTURA DEL FURIOSO


L’opera è divisa in due grandi filoni: quello d’armi (tradizione epico-carolingia) e quello d’amori (tradizione romanzesca arturiana).


L’invenzione di un celebre stile epico è la prima innovazione ariostesca. In questa si può notare un forte avvicinamento ai modelli epici: l’autore più presente è Virgilio (duello fra Ruggiero e Rodomonte come quello tra Enea e Turno).

L’epica è quella forma letteraria che permette ad una comunità di celebrare la propria nascita; dunque, il Furioso è epico in quanto afferma l’individualità dello stato estense, i suoi diritti, la correttezza della sua politica e delle sue alleanze.

Inoltre, rappresenta un’opera “nazionale” poiché si presenta come un poema leggibile in tutta Italia.


Poema epico tradizionale

Orlando Furioso



Valori collettivi e popolari

Valori individuali. Ariosto gioca su questo contrasto all’interno del poema ma, a differenza di Boiardo, prosegue con aperta consapevolezza di ciò.

Struttura chiusa e tragica

Poema romanzesco e aperto



Struttura sostanzialmente stabile

Racconto dinamico: il cavaliere deve viaggiare, altrimenti non conoscerà mai il proprio destino.

Tono tragico

Tono ironico

Ariosto riprende momenti lirici della tradizione petrarchesca, aspetti tipici del romanzo pastorale e della poesia bucolica, novelle inserite direttamente nel poema narrate da qualcuno.



ARIOSTO DEMIURGO &

ARIOSTO PERSONAGGIO


Ariosto partecipa nel poema sotto una doppia veste:


DEMIURGO: egli è un narratore onnisciente, ossia sa ogni cosa

della vicenda narrata e muove e controlla i

personaggi. Egli, infatti, si presenta come il

regista dell’azione.

La tecnica dell’ entrelacement prevede ad ogni

pausa narrativa una formula dura ed impersonale.

Es: “Ora lasciamo questo personaggio e passiamo a

quest’altro”.

La narrazione, quindi, sembra procedere da solo o secondo uno schema già esistente.

Questa formulazione insiste sulle capacità demiurgiche del poeta.

Secondo Platone, infatti, il Demiurgo è l’artefice divino che plasma il mondo sensibile ad immagine e somiglianza del mondo delle idee.

Nel Rinascimento, il Demiurgo diviene una ura analoga a quella dell’artista. Questi, infatti, crea l’opera reinterpretando la realtà e non imitandola.

Il Demiurgo non crea dal nulla, per cui, essendo il Furioso la continuazione di un testo preesistente, Ariosto è autore di una letteratura che si alimenta di altra letteratura.


PERSONAGGIO: si presenta come un vero e proprio personaggio: assimila infatti la sua storia d’amore a quella di Orlando. Questo paragone si fa piuttosto insistito quando Orlando impazzisce.

Naturalmente, Ariosto non rinuncia a sottoporsi all’autoironia, ma così facendo indebolisce la propria ura di Demiurgo. Nonostante ciò, non rinuncia all’ironia, in modo che il lettore sappia che si tratta comunque di un gioco e di un’altra abile costruzione di Ariosto.


Il risultato è quindi un equilibrio in cui si fondono la superiorità del Demiurgo e l’ironia che la riduce al gioco, a divertimento di tutta la società.







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