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Aborto

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Aborto

La parola aborto deriva dal latino e significa letteralmente “venire al mondo prima del giusto tempo”; espressioni come interruzione della gravidanza o della maternità vengono utilizzate come sinonimi di aborto. Erroneamente viene utilizzata anche l’espressione “infanticidio”che designa l’uccisione di chi è già nato.

Nel campo medico, aborto, significa espulsione dell’embrione nel periodo che va da 0 giorni a 6 mesi, in quanto dopo tale periodo il bambino può nascere e sopravvivere, se s’interrompesse la gravidanza allora, sarebbe un infanticidio. 

L’aborto può avvenire per cause naturali (aborto spontaneo) o per volontà umana (aborto procurato). L’aborto spontaneo avviene generalmente entro la 22°settimana di gestazione, l’aborto volontario  avviene mediante intervento chirurgico, entro 90 giorni di gravidanza, oppure mediante l’assunzione della pillola del giorno dopo, che deve essere assunta entro 72 ore dal concepimento.



La pillola del giorno dopo è legale, poiché considerato un farmaco anticoncezionale, la pillola abortiva RU 486 è illegale in Italia, mentre in altri stati è legale.

Il dibattito si apre sul concetto di “persona”: diverse sono le opinioni degli studiosi,  da Locke a Hume ed Hegel il concetto si è arricchito e modificato, ed è tutt’ora discusso in ambito non solo medico ma anche giuridico.

La complessità dei problemi che affliggono la società moderna, ha reso necessario un approfondimento, oltre che sul concetto di “persona”, anche sulla questione “quando inizia la vita di una persona?”. A riguardo si sono definiti tre atteggiamenti differenti:

l’impostazione convenzionalista sostiene che un essere umano già nato può essere definito persona, mentre l’embrione è inteso come prodotto del concepimento, una parte biologica della madre;

l’impostazione essenzialista sostiene che si parla di persona al momento del concepimento, e come la morte clinica viene determinata dall’encefalogramma piatto, così la nascita si stabilisce con l’inizio dell’attività cerebrale, si parla di persona dopo i primi quaranta giorni dal concepimento del feto;

l’impostazione fenomenista sostiene che la persona è un soggetto unico e irripetibile, pertanto l’embrione non è persona fino ai dieci giorni, ovvero quando lo zigote può dividersi dando origine a due o più embrioni. (questa teoria è limitata in quanto l’ibridazione dello zigote accade accidentalmente e non per il meccanismo evolutivo).

Detto ciò emergono diverse posizioni etico-morali riguardo al problema dell’aborto:

fino agli anni ’70 la legge italiana proibiva l’aborto e prevedeva, per le donne che lo praticavano, pene da 1 ai 4 anni di detenzione. Nel ’78 venne approvata la legge che dettava le norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza, dopo accurate analisi, entro i primi 3 mesi di gestazione. E’ una legge attualmente molto discussa, che divide sia il personale ospedaliero e sia l’opinione pubblica in favorevoli e contrari;

la Chiesa sostiene che Dio ci ha donato la vita, ma non come proprietà di cui poter disporre apertamente, ma come ricchezza da far fruttare e di cui, poi, dovremmo rendere conto a Lui. Molte persone si ritrovano in questa opinione, reputando come “omicidio” vero e proprio la pratica dell’aborto. Questo perché tra i precetti della Chiesa e tra i suoi insegnamenti, vi è il rispetto della vita altrui e il feto viene considerato vita fin dalla fecondazione, in quanto l’atto sessuale viene inteso come atto d’amore volto alla procreazione e non solo volto al piacere fisico;



la società attuale si trova opposta all’opinione ecclesiastica, e molti sono favorevoli all’aborto come soluzione ultima. Secondo molti è giusto che la madre possa avere il diritto di “vita o morte” sul feto, in quanto ella è coinvolta fisicamente e psichicamente;

intervistando un gruppo di giovani dai 18 ai 30 anni sono emerse diverse opinioni interessanti, per esempio Barbara 21 anni dice di essere stata educata secondo presupposti cattolici che influenzano la sua posizione rispetto alla questione “aborto”. Lei è assolutamente contraria all’aborto, poiché ritiene che, fin dal concepimento, il feto sia una persona a tutti gli effetti e, come tale, abbia diritto di vivere. Ovviamente bisognerebbe trovarsi in una situazione del genere - continua Barbara - ma è fermamente convinta che se una ragazza fosse vittima di uno stupro e rimanesse incinta, non dovrebbe essere un innocente a are per il male commesso da un altro, inoltre la maggioranza degli aborti avvengono a seguito di rapporti sessuali non protetti, Barbara sostiene che lo stato dovrebbe mettersi a disposizione con strutture adeguate per accogliere ragazze-madri, e le famiglie gli amici dovrebbero incoraggiare le ragazze alla gravidanza anziché all’aborto;        Irene, Simone e Alberto, rispettivamente 26, 22, 29 anni, sono favorevoli all’aborto, poiché ritengono che se una donna presenta problemi fisici e/o psichici e non è in grado si sostenere una gravidanza e allevare un lio, ella abbia il diritto di decidere consapevolmente di porre fine alla gravidanza. Prendendo come esempio una ragazza vittima di stupro, come mettere al mondo il frutto di una violenza, un essere indesiderato, non cercato, e non accettato? In Italia le associazioni in grado di aiutare le ragazze-madri o tutte coloro che necessitino di strutture adeguate, sono pressoché assenti o poco pubblicizzate. Questi ragazzi pensano che non è giusto prendere decisioni per un altro essere vivente, ma ritengono che al mondo ci sono già molti bambini orfani e con situazioni di disagio. Viviamo in un mondo difficile, e seppur questo discorso può essere considerato egoistico, la vita di una donna è già complicata anche senza la presenza di un lio indesiderato. Secondo Irene, Simone e Alberto lo stato dovrebbe appoggiare l’interruzione volontaria di gravidanza secondo le norme, e lasciare alle singole coscienze la facoltà di scegliere sulla base delle proprie convinzioni, dei propri valori ed ideali. In tale modo lo stato adempirebbe al suo compito primario di garantire la tutela dell’incolumità fisica dell’individuo, impedendo il ricorso a sistemi illegali e poco sicuri per la pratica abortiva.

Personalmente sono d’accordo con il secondo gruppo di ragazzi, poiché sostengo che la donna abbia il pieno diritto a decidere se avere un lio o meno. Se il feto presentasse malformazioni sarebbe giusto metterlo al mondo, sapendo in anticipo che dovrà vivere una vita di emarginazione, insoddisfazione, e non normale? Secondo me no, è soprattutto nell’interesse di quella futura persona che parlo, se una ragazza malata di aids fosse incinta e il lio ereditasse il virus sarebbe giusto metterlo al mondo firmando la sua inevitabile condanna a morte? Una ragazza vittima di stupro? Non bisogna far are ad un innocente il malfatto di un'altra persona, ma che vita avrà questo bambino? E la madre come si sentirà guardando questo lio? Penso il lio sia il frutto dell’amore di due persone che sono coscienti e si sentono pronte ad affrontare la gravidanza, la nascita e la crescita di un lio che in futuro diventerà parte della società. Questo non può avvenire se la chiesa o chiunque puritano impone le sue ideologie cattoliche, che affibbiano alla la donna l’esclusivo compito di fare li e allevarli. La donna è una persona con sentimenti e cervello, pertanto, è giusto che in merito all’aborto prenda le decisioni che ritiene più opportune, in quanto è lei che deve portare nel grembo la vita, e per chi è già madre saprà che non è propriamente tutto rose e fiori. Per fortuna la società moderna è progredita dal tempo in cui l’uomo era padre-padrone e la donna viveva segregata in casa.   






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