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Analisi e commento di un testo letterario, tratto dal Canzoniere di Francesco Petrarca

Analisi e commento di un testo letterario, tratto dal Canzoniere di Francesco Petrarca
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Analisi e commento di un testo letterario, tratto dal Canzoniere di Francesco Petrarca.

 COMPRENSIONE COMPLESSIVA   


Il sonetto “Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono” assume la funzione di proemio al “Canzoniere”. Il componimento poetico, però, è stato scritto quando l’autore ebbe superato la sua crisi interiore, probabilmente nella metà del XIV sec., periodo in cui Petrarca stava ormai completando le sue liriche. Il sonetto è stato spostato poi all’inizio dell’opera, con funzione d'introduzione, soltanto nella seconda redazione del “Canzoniere”.

Al sonetto il poeta conferisce il compito di dare un significato, anche ideologicamente positivo, alle contraddizioni e agli smarrimenti rappresentati nell’opera.

Si rivolge al lettore per scusarsi delle vanità cantate nel “Canzoniere” delle quali pensa trarre ora (momento in cui scrive il sonetto) una lezione cristiana d’umiltà e pentimento, negando quegli stessi affetti che vi sono, successivamente, cantati.




Il poeta con il “Voi” a inizio di sonetto intende rivolgersi al lettore dell’opera, che però non coincide assolutamente con il riferimento al verso nove “popol tutto”, il quale significa che i contemporanei di Petrarca lo reputavano oggetto di riso e di scherno.


Petrarca ha scritto solo due opere in volgare poiché riteneva che tale lingua potesse esprimere solo concetti di poco valore (le Nugelle) come l’Amore. Anche nelle espressioni “rime sparse”, che significa rime staccate, non costituenti un poema organico, e “stile vario” si può dedurre un disprezzo per il volgare. Petrarca infatti intitolò l’opera “Rerum vulgarium fragmenta” (Frammenti di cose volgari).


Nell’opera è trattato l’Amore che il narratore prova verso Laura. Il narratore coincide pertanto con l’autore, poiché Petrarca si innamorò effettivamente di Laura.

Nel sonetto prevale la dimensione temporale del presente attraverso la quale l’autore dimostra

una consapevolezza più matura rispetto alle vicende passate, ma è anche presente un riferimento alla dimensione temporale precedente (versi 3-4, 9-l0).


L’autore divide il “Canzoniere” in due parti, “In vita di Laura” e “In morte di Laura”.

Posso dedurre che Petrarca ha provato varie emozioni e diversi sentimenti, che nella seconda parte del “Canzoniere” sono dolorosi, tristi, angosciosi e di disperazione. Inoltre ha maturato dei cambiamenti anche dal punto di vista religioso che l’hanno portato alla conversione.

A completamento di questa complessa esperienza spirituale del Petrarca il “vaneggiar” (rincorrere beni futili e di poca durata) e il “pentirsi” si ricompongono in un’intuizione conclusiva, frutto dell’equilibrio raggiunto.


L’autore capisce che i desideri dell’umanità sono fuggevoli illusioni (verso quattordici).


GUIDA ALL’ANALISI


Analizzando il sonetto dal punto di vista fonologico-metrico posso affermare che esso è composto da quattro strofe, di cui due quartine di rima incrociata (ABBA-ABBA) e due terzine di rima invertita (CDE-CDE).

Le parole-rima sono: suono-sono; core-errore; ragiono-perdono; dolore-amore; tutto-frutto;            sovente-chiaramente; vergogno-sogno.

Sono presenti due enjambement: “il suono di quei sospiri” (versi uno-due) e “al popol tutto    favola fui” (versi nove-dieci). Inoltre troviamo alcune alliterazioni: “me medesmo meco” (verso undici) e “vaneggiar vergogna” (verso dodici). Si rileva un’anafora “vane . van” (verso sei).

Il poeta presenta, nel sonetto, un’abilità discorsiva che ha un’intenzione ragionativa logica con volontà dimostrativa. Inoltre sono fondamentali le ripetizioni di suono e lessicali per produrre un ritmo scorrevole ed abbastanza lento.




Le due quartine sono presentate come un unico e lungo periodo nel quale si verifica un mutamento del soggetto, per far risaltare l’invocazione al lettore. Il “Voi” e il verbo ad esso collegato “ascoltate” restano isolati dagli altri versi in cui il soggetto è la prima persona singolare.


Si può rilevare una differenza di ritmo tra le due quartine e le due terzine legata alla diversa costruzione sintattica.

Le terzine, composte da frasi brevi e omogenee tra di loro, presentano una costruzione paratattica.

L’alternanza di ritmo è scandita anche dal cambiamento dei sentimenti e delle emozioni provate dal Petrarca.


10. Il sonetto introduce un confronto tra passato e presente: lo scrittore si rivolge ai lettori del suo tempo (“ascoltate”), ma nella frase successiva si richiama al passato con l’espressione “io nutriva”. Continua a raccontarci un episodio della sua vita, ovvero il cambiamento circa la religione (“era in parte altr’uom da quel ch’i sono”). Col tempo Petrarca ha capito (“ora vedo”) che per il popolo è stato (“fui”) motivo di dicerie, e ora se ne vergogna (“di me medesmo meco mi meco”).


Ai versi cinque e sei del sonetto si evidenzia un’anastrofe che ha l’effetto di rinforzare il concetto dell’alternanza dei momenti di speranza e di delusione.


RIFLESSIONI CONCLUSIVE


Analizzo ora la ura della donna cantata dall’autore nel “Canzoniere”.

Laura è una donna bella che è descritta fisicamente dal Petrarca (capelli biondi, un dolce viso, un dolce parlare e compie atti soavi) e che richiama la donna-angelo dello stilnovismo. Inoltre presenta una propria personalità specifica, definita dalle tappe biografiche e dalle notizie anagrafiche nonché dalla concezione morale e ideologica (il rifiuto di ricambiare l’amore del poeta). Laura invecchia . muore . ma Petrarca la ama lo stesso, ricordandola quando era giovane.

Al nome Laura si associano più riferimenti culturali. Il “lauro” (o allora) è il senhal del nome dell’amata che richiama la sacralità dell’arte (l’alloro è la pianta sacra del dio Apollo, poiché quest’ultimo trasformò la sua amata, Dafne, in alloro). Laura si collega anche alla “laurea” poetica ricevuta da Petrarca (l’incoronazione avviene attraverso l’alloro).

L’amore verso Laura nasce dal loro primo incontro, nel giorno 06/04/1327 che corrisponde alla passione di Cristo. Esattamente 21 anni dopo, la donna amata muore.

La coincidenza delle date indica il ritorno del numero sei, che ne fa un numero consacrato a Laura. Non è un caso che il numero dei componimenti del “Canzoniere” sia 366 (due volte sei), che è anche il numero dei giorni di un anno.

L’innamoramento coincide con l’allontanamento dalla via della salvezza; quindi l’amore nato equivale ad un errore, ad una deviazione.

La prima parte dell’opera inizia con il giorno 06/04, mentre la seconda con il 25/12, Natale. La Festività corrisponde alla nascita del Salvatore, e siccome Petrarca considerava l’inizio dell’anno con il giorno del Natale, “In morte di Laura” coincide con l’inizio di un nuovo anno.



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