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Ariosto, Ludovico

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Ariosto, Ludovico (Reggio Emilia 1474 - Ferrara 1533), poeta italiano, uno dei più importanti dell'epoca rinascimentale. Nel 1484 si trasferì con la famiglia a Ferrara, dove assunse le prime cariche amministrative. Gli studi giuridici gli diedero una qualifica ulteriore, preziosa per il suo futuro di cortigiano. Nella prima metà degli anni Novanta partecipò alla vita di corte di Ercole I d'Este, quindi cominciò a scrivere poesie in latino. Nel 1497 fu accolto fra i cortigiani stipendiati, mentre intensificava il lavoro intorno alle Rime, stampate postume nel 1546 (Ariosto non pubblicò, oltre al suo celebre poema, nessun'altra opera), poesie dove la lezione di Francesco Petrarca viene rivisitata in chiave più scopertamente personale e realistica.

Ben presto gli impegni divennero anche militari: nel 1501 fu capitano della rocca di Canossa, mentre nel 1503 passò al servizio di Ippolito d'Este, ottenendo diversi incarichi amministrativi e diplomatici. L'opera alla quale intanto stava lavorando con maggiore impegno era il poema cavalleresco Orlando furioso, la cui prima edizione, composta di quaranta canti, uscì nel 1516. Sempre meno disposto a sacrificare il lavoro letterario a quello politico e amministrativo, nel 1517 si rifiutò di seguire il cardinale Ippolito in Ungheria, e perciò ruppe ogni rapporto con lui; nel 1518 passò al servizio del duca Alfonso, ma questi non gli risparmiò numerose missioni in varie corti italiane.



Le sette Satire, vera e propria autobiografia in versi, furono composte fra il 1517 e il 1525. Opere indirizzate ad amici e parenti, trattano temi di attualità non di rado in chiave allusiva e in forma di apologo; vi si parla del lavoro dello scrittore e dell'amore per lo studio, della corruzione del clero, della vita in famiglia, sempre con versi comunicativi (grazie alla struttura dialogica dell'opera) ed eleganti, con intonazione leggera e a volte fiabesca.

Nel 1521 ve la seconda edizione del Furioso, una prova dell'assiduità con cui Ariosto continuò a lavorare al poema, sottoposto a correzioni anche dopo la terza edizione, quella definitiva. Tra il 1522 e il 1525 ebbe l'oneroso incarico di commissario ducale della Garfagnana, regione montuosa della Toscana settentrionale resa quanto mai inospitale da animali feroci e da briganti, come lo stesso Ariosto sottolinea più volte nelle sue lettere, lamentandosene. Mantenendo contatti sia con il papa sia con l'imperatore, dedicò quindi al lavoro letterario le migliori energie: l'edizione definitiva dell'Orlando furioso uscì nel 1532, preceduta dalla composizione di alcune commedie (la nuova versione della Cassaria è del 1531). In realtà Ariosto intrattenne un rapporto intenso con il teatro, non solo come autore (scrisse tra l'altro I Suppositi nel 1509, Il Negromante nel 1520 e La Lena nel 1528) ma anche come organizzatore di spettacoli, regista e persino attore, tutti ruoli funzionali al compito di colto ed elegante intrattenitore del raffinato pubblico costituito dalla corte estense.

L'ultima edizione del poema conta 46 canti. La revisione fu soprattutto linguistica: Ariosto si sforzò di applicare i suggerimenti proposti da Pietro Bembo nelle sue fortunate Prose della volgar lingua (1525), in cui si suggeriva un modello letterario di carattere classicistico, ispirato alla lingua degli autori toscani delle origini, in particolare a quella di Petrarca e di Boccaccio. Le modifiche al poema riguardarono però anche la struttura narrativa: nuovi episodi vennero inseriti in vari punti del testo, modificandone l'andamento generale.



L'Orlando furioso riprende le vicende dei paladini di Carlo Magno dal punto in cui si era interrotta la narrazione dell'incompiuto Orlando innamorato di Matteo Maria Boiardo, testo assai celebre nell'ultimo decennio del XV secolo. Nel Furioso, la componente sentimentale viene sottolineata a tal punto che l'eroico Orlando è portato oltre le soglie della pazzia, a causa dell'amore spasmodico che prova per l'inafferrabile Angelica, principessa del Catai. Al centro dell'opera c'è poi un'altra coppia di innamorati, quella formata da Bradamante e Ruggiero. La situazione in cui si intrecciano le vicende di questi e altri mille personaggi (le 'donne e i cavalier' nominati all'inizio dell'opera) è quella dell'assedio di Parigi: il re dei mori Agramante ha infatti sbaragliato l'esercito di Carlo Magno. Il poema procede a ritmo elevato: le avventure si susseguono in una geografia con parecchie caratteristiche fantastiche. E fantastiche sono diverse ure, come il mago Atlante e l'ippogrifo, il cavallo alato con cui Astolfo va sulla Luna a recuperare il senno perduto da Orlando. La leggerezza della poesia del Furioso, quanto mai elegante, accoglie però anche tematiche tutt'altro che gioiose. Dalle ottave del suo poema, Ariosto guarda il mondo con disincantata ironia mista a un fondo di disillusa tristezza.







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