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CORREZIONE TEMA

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CORREZIONE TEMA


Dopo aver brevemente spiegato e commentato il sonetto “Io voglio del ver la mia donna laudare” di Guido Guinizzelli, mettendone in evidenza anche le particolarità stilistiche, individua i versi che maggiormente rimandano ai temi del Dolce Stil Novo. Infine esprimi un tuo giudizio sulla composizione, esplicitando se, a tuo parere, essa può ancora incontrare l’apprezzamento di un giovane della tua età.


SCHEMA DEL TEMA

Breve introduzione.

Analisi opera: parafrasi;



ure retoriche;

particolarità.

Versi che rimandano ai temi dello Stil Novo.



Contestualizzazione.

Problema: lo Stil Novo può interessare un giovane?

Antitesi: non può.

Argomentazioni favore antitesi: difficile    utile allo studio analisi testo;

antico temi attuali;

pensiero dell’epoca.

Tesi: si, può. Giudizio personale.


SVOLGIMENTO:




“Io voglio del ver la mia donna laudare” è un sonetto di Guido Guinizzelli, uno dei principali esponenti della famosa corrente letteraria del Dolce Stil Novo, originaria di Bologna e sviluppatosi tra il 1280 circa e l’inizio del XIV sec. Per poter carpire fino in fondo alcuni dei principali temi ricorrenti di questo nuovo movimento, è indispensabile analizzare quest’opera, che racchiude in sé molte caratteristiche dello Stil Novo.

Si può quindi procedere alla parafrasi dell’opera.

“Io voglio davvero lodare la mia donna

paragonandole la rosa e il giglio:

appare splendente più della stella mattutina,

e a lei rassomiglio ciò che lassù c’è di più bello.

A lei somiglio verdi terre e l’aria,

tutti i colori dei fiori, giallo e vermiglio (rosso),

oro e lapislazzuli e ricche gioie adatte a essere donate:

lo stesso Amore attraverso lei ingentilisce di più (i cuori).

Passa adorna per le strade, ed è così gentile

che abbassa l’orgoglio di quelli che saluta,

e fa della fede nostra se non la si ha

(converte alla fede i non credenti);

e non le si può avvicinare un uomo che sia vile;






















ancora vi dirò che ha maggior virtù:

nessun uomo può pensare male finché la vede

(nessun un uomo può fare cattivi pensieri in sua presenza).”


Dopo la parafrasi, che mostra un componimento molto profondo e sentito, si può passare ad un’analisi più approfondita.

Innanzi tutto al verso tre e un’endiadi tra “splende e pare” che, a mio parere, dona una pacata e dolce musicalità al verso. Proseguendo, si può notare alla seconda quartina una forte consonanza della lettera “R”, che rafforza il carattere del sonetto, che è romantico, ma deciso. Inoltre, ai versi 9-l0, si può mettere in evidenza una rima interna tra “Passa” e “abassa”. Sempre parlando di rime, il sonetto è perfetto: è infatti caratterizzato da due quartine e due terzine e i versi rimano secondo lo schema ABAB, ABAB, CDE, CDE. Infine, nelle due terzine, è presente un accentuato climax ascendente: la donna abbassa l’orgoglio, converte gli atei, fino al punto in cui non si possono formulare cattivi pensieri in sua presenza.

Dal punto di vista retorico il sonetto è ricco di ure, ma lo è anche di particolarità.

Innanzi tutto, al verso uno, e “donna”, che viene però considerata nell’accezione latina di domina, per cui “donna” come “mia padrona” e quindi e un tema fondamentale del Dolce Stil Novo: quello della gerarchia amorosa, il che comporta una totale sottomissione dell’uomo all’amata. Un altro latinismo si può trovare sempre al verso uno con “laudare” dal verbo laudo, as, avi, atum, laudare. Si può quindi giungere al verso tre, dove si legge: “stella diana” (stella mattutina). Ciò include in sé una simbologia importante, in quanto è una citazione della Bibbia: fa il suo ingresso, quindi, una divinità che, come si verrà anche più avanti, è in stretto rapporto con la donna, che fa da tramite con l’uomo. Un terzo latinismo si può incontrare al verso cinque: “river” che deriva da rivus, rive di un fiume, che può quindi essere interpretato con “terre verdi” in quanto sempre rinfrescate dall’acqua. Se ci si sposta ai versi 9 e 12 si può sottolineare una marcata (anche dalla rima) contrapposizione tra “gentile” e “vile”, parole chiave dello Stil Novo, per cui un uomo vile non potrà mai essere gentile (e quindi amato) e viceversa. Infine ci si può soffermare su altri due latinismi: al verso 10, “dona salute” e, al verso 13, “vertute”. Il primo ha un’estrema rilevanza nel sonetto, anzi si può affermare che ne rappresenta l’anima: deriva da “dicere salutem” e può quindi essere interpretato come salutare ma anche “donare salute” e rie quindi l’essenziale ura della donna come messaggero divino che con un saluto dona la salvezza sia fisica che spirituale. “Vertute” deriva, invece, da virtus, virtutis che significa forza; nella parafrasi ha assunto però l’accezione di virtù, ma, se analizzato in modo più approfondito, può anche rappresentare la forza spirituale della donna che sovrasta qualsiasi cattivo pensiero.

Concludendo, in questo sonetto sono ritrovabili i temi principali del Dolce Stil Novo ed in particolare ai versi 1-8-l0-l1.





















































“Io voglio del ver la mia donna laudare”: tema della lode alla donna, che in questa corrente diviene la protagonista; “medesmo Amor per lei rafina meglio”: la donna come veicolo di gentilezza attraverso l’amore; “ch’abassa orgoglio a cui dona salute”: l’effetto salvifico della donna sull’animo dell’uomo; “e fal’de nostra se non la crede”: la donna che conduce verso al fede gli smarriti. E’ in particolare in questi ultimi due versi che viene esaltata la ura della donna-angelo.

Anche per questo motivo lo Stil Novo si può definire come la rielaborazione originale e consapevole delle precedenti letterature (quella siciliana e provenzale). Ne è, infatti, un esempio lampante la ura sopra citata della donna-angelo, già presente nei testi provenzali; in questi, però, era espressa in chiave metaforica (la donna bella come un angelo), mentre ora la donna è l’incarnazione terrestre della divinità e ne è quindi un messaggero e tramite.

In questo sonetto, inoltre, si allude al motivo della gentilezza, simbolo dello Stil Novo che (già con il “DE Amore” di Cappellano) intende la nobiltà non come quella di sangue ma d’animo e quindi la gentilezza.



Si può finalmente concludere l’analisi del sonetto per passare ad una riflessione su quanto detto finora.

Qualcuno potrebbe affermare (se ha avuto al possibilità di studiarlo) che lo Stil Novo è poco interessante, che non coinvolge, che quindi viene studiato solo perché obbligatorio nei programmi scolastici e non perché piace.

Se ne adducono le cause alla difficoltà dei testi, ricchissimi di ure retoriche e particolarità che possono renderne incomprensibile la lettura. Io credo, invece, che proprio per questo motivo sia utile approfondire l’argomento come esercizio di analisi testuale. Un’altra causa per cui i testi dello Stil Novo possono non interessare, si può identificare nell’antichità di tali testi e che quindi (per temi e argomenti trattati) non ci riguardano più direttamente. Di nuovo , però, la penso diversamente: innanzi tutto i temi trattati riguardano la sfera sentimentale e che quindi sono immortali.

Inoltre è sempre intrigante andare ad osservare e conoscere gli usi e i costumi e i pensieri dell’epoca.

Perciò sono convinta del fatto che studiare lo Stil Novo possa anche diventare un piacere, oltre che un dovere. Io stessa ho apprezzato le opere di questa corrente letteraria che abbiamo studiato insieme in classe, specialmente “Io voglio del ver la mia donna laudare” (che credo sia anche una delle più semplici). Questo perché è assai raro al giorno d’oggi leggere un sonetto, composto da un uomo, interamente dedicato alla bellezza angelica

e all’importanza della donna e così passionale. Infondo è una così grande soddisfazione sentirsi così importanti e lodate!




























































































































































































































































































































































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