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DESOLAZIONE DEL POVERO POETA SENTIMENTALE



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DESOLAZIONE DEL POVERO POETA SENTIMENTALE

Questo testo, che appartiene a “Piccolo libro inutile” pubblicato nel 1906, può essere considerato una vera dichiarazione di poetica, tanto sono chiare ed esplicite le linee di fondo di Corazzini: 1)il rifiuto di considerarsi un poeta, sentendosi invece un semplice uomo sofferente o meglio, un bambino ingenuo e indifeso che mostra agli altri il proprio dolore 2)l’amore per le cose comuni 3)l’incapacità di vivere se non al minimo, provando solo gioie semplici 4)la tensione religiosa come alternativa alla vanità delle cose terrene 5)la propria sofferenza fisica come garanzia di autenticità contro il falso eroismo della vita borghese.

Al superuomo affermato da D’Annunzio si contrappone il fanciullo di Corazzini che vive di cose comuni, contrapponendosi ulteriormente all’elite di D’Annunzio; alla grandezza e al privilegio della poesia si contrappone il suo rifiuto e la scelta di un orizzonte basso.

Vi è una contrapposizione al vitalismo d’annunziano, infatti vi è una continua contemplazione della morte e della malattia e inoltre il vitalismo d’annunziano viene presentato come qualcosa di artificiale, che deve essere sostituito con le la semplicità, la fragilità e la delicatezza della vita quotidiana.

Il tono della poesia è simile a quello della cantilena che accomna i canti sacri, e frequenti sono i riferimenti religiosi e mistici, questa caratteristica non la si trova in tutti i crepuscolari, ma solo in Corazzini in quanto è un credente.




La sofferenza del poeta, fisica e psichica, e in tutta la sua umana materialità, e oscilla tra il desiderio infantile di sentirsi piccolo e la consapevolezza amara dell’avvicinarsi del proprio destino tragico.

Nel verso 21 egli afferma “ non saprei dirti che parole così vane”, frase che sta a significare che il poeta inizia a pensare che non sia può possibile la conoscenza vera, l’uomo non riesce più a dare un senso alla vita, come Pirandello aveva precedentemente denunciato in “Sei personaggi in cerca di autore” oramai persiste l’impossibilità totale di ricostruire un senso.

Nel verso 4 il poeta dice che “ non ho che lacrime da offrire al Silenzio”, questo silenzio sta a simboleggiare che non c’è più una natura di simboli che si possono tradurre.

Il poeta percepisce la fragilità e ne è consapevole.

Il simbolismo che rimandava a misteriose corrispondenze decade.

Il linguaggio è semplice,  quotidiano e la metrica irregolare.









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