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Descrivi i protagonisti delle letture antologiche o personali che ti sono sembrati più interessanti e vicini alle tue esperienze culturali, col



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Descrivi i protagonisti delle letture antologiche o personali che ti sono sembrati più interessanti e vicini alle tue esperienze culturali, collocandoli infine nell’ambiente e nell’epoca storica in cui vissero.


Nella scelta dei quattro racconti analizzati ho preso spunto dalle diversità delle epoche, delle tecniche narrative e dei soggetti trattati, molto diversi tra loro proprio a causa dei tempi e dei motivi che li fanno agire così e poi anche perché per certi versi mi somigliano. I quattro racconti sono:I mulini a vento e l’attacco ai frati di Miguel de Cervantes, Il giovane Werther di Wolfgang Goethe, Prima di quaresima di Luigi Santucci e I quattro veli di kulala di Stefano Benni. Nel primo romanzo Don Chisciotte e Sancho Panza sono i personaggi principali: uno è alto magro e visionario, l’altro è basso, grasso e molto concreto. Dall’esame dei comportamenti dei due protagonisti nasce l’ironia delle valutazioni che l’autore fa di un certo periodo storico. Don Chisciotte è un sognatore già fuori dal suo tempo che vede cose che in realtà non esistono e, che essendo totalmente prigioniero di queste sue fantasie, si comporta in modo assolutamente anomalo, essendo profondamente convinto di quello che fa. Sancho Panza cerca di riportare alla realtà il suo padrone senza mai riuscirci, pur continuando a provarci in ogni momento, contestando ciò che il padrone vede e consigliandogli comportamenti più concreti e reali. Don Chisciotte, invece, deforma la realtà, vede ciò che non c’è, è convinto che le sue azioni cambieranno il mondo e porteranno benefici a tutti gli uomini. Quando si accorge di aver valutato male le cose, non si corregge né fa autocritica, ma anzi, attribuisce i cambiamenti all’intervento di qualche mago invidioso dei suoi eventuali successi. La sproporzione tra quanto il cavaliere asserisce e la stupida miserabile realtà dei fatti crea un grande effetto comico visto anche il linguaggio roboante e cavalleresco con cui Don Chisciotte illustra fatti stupidi, invitando addirittura Sancho a non intromettersi ed a non commentare episodi cavallereschi fuori dalla portata della comprensione di un povero scudiero. Nonostante le sue perplessità ed il suo non capire, Sancho, però, rimane talmente fedele da subire le conseguenze del suo attaccamento fino a prendere botte e insulti. La voce narrante esterna che racconta gli episodi collocandoli nel loro ambiente cavalleresco e medioevale, focalizza quindi queste due ure nel mondo dei poemi cavallereschi, facendo vivere al lettore il contrasto dei due caratteri basati uno sull’immaginazione, l’altro sulla realtà, l’uno sull’idealismo, l’altro sul buonsenso. Mentre Don Chisciotte soffre nell’anima per la lontananza di Dulcinea, Sancho pensa a svuotare l’otre del vino. Eppure ogni tanto Don Chisciotte ragiona bene e Sancho partecipa fedelmente anche alle imprese che gli sembrano pazze. Così due caratteri talmente diversi, hanno in comune una vera solidarietà che li accomna nella loro vita.



Un altro romanzo è quello “ il giovane Werther”  i cui dolori sono alla base di racconti sotto forma di lettere scritte ad un amico da parte del protagonista, il quale è un eroe romantico e cioè sensibile all’arte, alla natura, alle donne ed a tutto ciò che in generale provoca forti emozioni interiori. La forma epistolare favorisce particolarmente la conoscenza intima della personalità del protagonista il quale si rifugia in camna, scappando dalla città dove ha compromesso una giovane donna e si è quindi messo in cattiva luce agli occhi dei suoi protettori. In camna, però, incontra una ragazza della quale si innamora, pur sapendo che essa è già fidanzata e promessa in sposa ad un uomo più anziano di lei, metodico e posato. Il comune amore per la natura, per le arti letterarie e per la musica creano un rapporto confidenziale prima e l’amore poi tra Lotte e Werther, il quale, rendendosi conto della situazione disperata, parte per intraprendere la carriera diplomatica. Nemmeno la lontananza, però, guarisce i suoi dolori morali ed anzi lo induce a tornare da Lotte. Questa nel frattempo si è sposata al suo promesso, mantenendo l’impegno preso con il padre prima di morire. L’amore però è rimasto vivo ed ella cede al suo spasimante, il quale, dopo poco tempo, comincia a rendersi conto che il suo amore espone l’amata a situazioni difficili in contrasto con i suoi doveri di moglie. Quando la situazione gli appare insostenibile, si allontana di nuovo dall’amata senza però resistere al dolore della separazione. Incapace di sopportare la situazione, decide infine di uccidersi usando la pistola del marito della sua amata. L’amore, quindi, vien visto come una forza misteriosa che sfugge al controllo della ragione e che provoca stati d’animo assolutamente opposti passando dall’euforia al tormento, dall’entusiasmo alla prostrazione sempre vissute in situazioni estreme. Così mentre la donna, Lotte, appare come un angelo che crea gioia in tutto ciò che la circonda, l’uomo, Werther, irrompe come il difensore dei diritti del cuore nei confronti delle convenzioni e delle usanza della società in cui vive. Il linguaggio usato, ricercato ed elaborato, nonché l’uso abbondante de aggettivi, frasi esclamative e domande retoriche rendono perfettamente lo spirito del tempo in cui la vicenda è collocata.Un altro brano che ho scelto è Prima di Quaresima, è il racconto di una beffa fatta da un notaio ateo e miscredente ad un frate grasso e credulone.

Il notaio sa che i frati prima della quaresima e del digiuno assoluto a cui essa li obbliga, sono soliti fare una grande lunghissima e succulenta cena. Padre Ugone era un uomo così vorace e ghiotto che spesso succhiava la sua stessa lingua e la sua barba bianca e fluente sembrava cosparsa di vaniglia. Mentre i suoi ventiquattro confratelli preparano una cena mai vista con tutte le migliori pietanze, le migliori carni, i migliori formaggi ed i migliori salumi di ogni parte d’Italia, egli si aggira nel salone preparandosi a gustare questa centinaia di bontà che già assapora con gli occhi. A mezzanotte,però, mentre si accinge a sedersi a tavola, il suono del campanello preannuncia qualche imprevisto. Infatti, il servo del notaio ateo del paese arriva per annunciare che il suo padrone è morente e vuole proprio in punto di morte convertirsi. Il fratacchione cerca di inviare qualcuno dei suoi fraticelli, ma tutti rifiutano dicendo di non essere all’altezza di una tale miracolosa conversione. Poi il servo dice che il notaio vuole proprio frate Ugone e questi, molto a malincuore ma con grande fede, affronta la notte, il gelo, la pioggia per raggiungere il moribondo. Questi, magro come un chiodo, sta nel letto e dice di volersi confessare e pentirsi per gli ultimi suoi cinquanta anni. Si mette a raccontare tutti i suoi peccati, che sono solo si natura mangereccia. Il frate sentendo la confessione e pensando a quello che ha lasciato in tavola senza sapere se ritroverà qualcosa di avanzato, prova immensi languori e quasi sviene. Dopo due ore di racconti il notaio improvvisamente dice di essersi ripreso e di avere fame, facendosi portare dal suo cuoco un grande cotechino. Il frate, allora, duramente provato sviene e cade nel lettone dal quale, invece, il notaio si è alzato. Dopo aver cercato di rianimarlo, il notaio si infila con lui nel lettone, felice della riuscita della sua burla.



Il contrasto tra le succulente pietanze preparate dai frati e quella del notaio, la differenza tra l’atmosfera godereccia del convento e la notte buia e fredda dell’esterno, tra l’aspetto rubicondo del frate e quello segaligno del miscredente creano tante situazioni comiche che suscitano il riso ed il buon umore dei lettori. Il quarto ed ultimo brano è stato scritto da Stefano Benni, che rielabora una leggenda africana raccontando la storia di una donna umile che riesce con la sua tenacia, il suo buonsenso e la sua esperienza di lavoratrice a contrastare anche le forze oscure delle divinità cattive che non riescono a portare a termine i loro intenti. Il racconto parla di Doruma uomo fortunato che ha una bella moglie e due li, è un buon cacciatore e buon contadino, non ha nemici ed è un uomo felice. Mentre sta cantando e fumando davanti alla sua casetta, il diavolo del bosco lo vede, e viene preso da una enorme invidia tanto da toccarlo tra i capelli sfilandogli via il sonno. Dormua non riesce più a dormire e pur lavorando e cacciando tanto da non reggersi più in piedi per la stanchezza, non trova più il sonno; sta quindi per morir e sua moglie, su consiglio dello stregone, va a trovare lo spirito del sonno nella foresta. Deve percorrere chilometri nella foresta e nelle montagne portando con se solo una zucca piena d’acqua ed un po’ di cibo. Dopo avere pazientemente atteso la disponibilità dello spirito del sonno, la donna viene da questo sottoposta a quattro prove e riesce a superarle con il suo buonsenso, la sua intelligenza, la sua capacità di osservare e capire. Questo dimostra che le virtù dell’uomo sono più forti di tutti gli incubi ed i sortilegi che qualsiasi cattivo possa lanciare e che la calma ed il ragionamento nonché l’amore e l’affetto per i propri cari possono riportare il sereno e la felicità sempre e ovunque. Queste storie mi si avvicinano molto caratterialmente per numerosi motivi e soprattutto perché toccano molti aspetti della vita che condivido: Don Chisciotte perché gli piace leggere molti libri di avventure cosa che io adoro fare da quando ero piccola, Werther perché fa notare come un uomo ed una donna si possano innamorare uno dell’altro al di sopra della società e del parere altrui anche andando contro la legge, Prima di quaresima perché possiamo notare come il prete a causa della sua bontà è costretto ad aiutare un villano che pretende solo cose che lui non gli può dare e i quattro veli di Kulala perché una moglie per amore verso la famiglia è disposta ad addentrarsi senza cibo nel bosco per trovare uno spirito che avrebbe aiutato il marito.








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