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GIUSEPPE UNGARETTI

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GIUSEPPE UNGARETTI




(Alessandria d’Egitto 1888 - Milano 1970)

Ungaretti fu un poeta italiano del novecento e fu tra i protagonisti europei del rinnovamento delle forme poetiche nella prima metà del Novecento. è considerato il fondatore dell'ermetismo, corrente letteraria che si diffonde in Italia più o meno a partire dagli anni Venti e che tanto peso avrà sulla poesia italiana successiva. In sintesi si può dire che, pur con mille aspetti e soluzioni diverse, gli ermetici cercano di restituire al linguaggio della poesia una sua dimensione essenziale, scabra, talvolta volutamente oscura (di qui il termine) al fine di restituire alla parola abusata verginità e novità. Così riscattate le parole tornano a essere specchio della realtà e consentono all'uomo di percepire l'inesprimibile sostanza di quel mondo apparentemente privo di senso che lo circonda. Strumento tecnico fondamentale per gli ermetici è l'analogia, intesa però in un senso tutto particolare ben spiegato dallo stesso Ungaretti: 'il poeta d'oggi cercherà di mettere a contatto immagini lontane, senza fili'. Vale a dire che, abolendo il come che introduce il rapporto tra le cose paragonate, l'analogia diventa più sintetica e oscura, ma per questo più efficace. L'essenzialità della poesia ermetica è poi da mettere in diretta relazione con il contenuto; le scelte di stile, infatti, non sono mai dettate dal caso. I poeti ermetici sono accumunati da un male di vivere che, pur essendo diverso nella concreta esperienza di ciascuno, li accumuna tutti nel pessimismo sulle possibilità dell'uomo e persino della stessa poesia. In assenza di certezze da cantare a gola spiegata, gli ermetici rifiutano dunque i moduli espressivi tradizionali sulla base di una precisa scelta etica, dalla quale discendono poi le novità di stile. Nato da genitori lucchesi, dopo gli studi secondari si trasferì a Parigi. Qui frequentò la Sorbona, dove ebbe modo di ascoltare i corsi di Henri Bergson, e partecipò alla vita dei circoli dell’avanguardia artistica, conoscendo Guillaume Apollinaire, Max Jacob, Giovanni Papini, Aldo Palazzeschi, Ardengo Soffici. Interventista convinto, allo scoppio della prima guerra mondiale si trasferì a Milano e nel 1915 si arruolò come volontario, combattendo come soldato semplice nelle trincee del Carso e poi sul fronte francese, nella Chamne. Furono momenti fondamentali per l’esperienza poetica di Ungaretti, la quale nasce dall’incontro tra uno stile analogico, derivato dalla poesia del simbolismo francese, e la coscienza della fragilità dell’uomo di fronte alla morte; è proprio questa consapevolezza, tuttavia, a consentire la conquista di una nuova autenticità e di una rinnovata condizione di fusione con i propri simili e con la natura. A Udine, nel 1916, uscì la prima raccolta di versi di Ungaretti, Il porto sepolto, primo nucleo di quella che poi sarebbe diventata Allegria di naufragi (1919), in seguito intitolata semplicemente L’allegria. Si tratta di una delle opere più importanti della poesia italiana di questo secolo, anche per la novità delle soluzioni metriche e sintattiche, per l’invenzione in particolare di quei “versicoli”, proverbialmente brevi, che conducono alle conseguenze più radicali le ricerche del cosiddetto “verso libero”. Nel 1919, dopo l’armistizio, Ungaretti tornò a Parigi, dove pubblicò i versi in francese di La guerre e sposò Jeanne Dupoix, da cui avrebbe avuto due li. Subito dopo aderì al fascismo, divenendo corrispondente da Parigi del giornale di Benito Mussolini “Il Popolo d’Italia” e lavorando presso l’ufficio stampa dell’ambasciata italiana. Nel 1920 si trasferì a Roma, dove lavorò per dieci anni presso l’ufficio stampa del ministero degli Esteri. Nel 1923 la seconda edizione del Porto sepolto uscì con una prefazione di Mussolini. Nel 1933 fu pubblicata la raccolta poetica Sentimento del tempo, che segnò il ritorno a forme metriche più classiche, in una direzione che avrebbe costituito il modello formale per il nascente ermetismo. Nel 1936 Ungaretti si trasferì con la famiglia in Brasile, accettando l’offerta dell’università di San Paolo, che gli affidò la cattedra di letteratura italiana. Nel 1939 la vita di Ungaretti fu segnata dalla tragica morte del secondogenito Antonietto (nato nel 1930). Tornato in Italia nel 1942, insegnò letteratura italiana contemporanea a Roma. Intanto pubblicava le edizioni definitive dell’Allegria e di Sentimento del tempo, cui si aggiunsero Il dolore (1947), La terra promessa (1950), Taccuino del vecchio (1960). Ungaretti svolse anche una notevolissima attività di traduttore di poesia: si ricordano le versioni dei Sonetti di Shakespeare e di versi di Góngora, Racine, Mallarmé, Blake, Celan.




Ungaretti ritiene la poesia strumento di conoscenza della realtà, sia di quella interiore della coscienza, sia quella esteriore dell’ universo, alla cui ricerca si pone in una continua tensione volta alla scoperta dell’ autenticità dell’ essere che gli si rivela attraverso improvvise folgorazioni. L’ esperienza della guerra, che il poeta sente non come un’ occasione di eroismo e di esaltazione patriottica, ma come un’ immensa tragedia che rivela la fragilità indifesa dell’ uomo in balia di un destino più grande di lui, lo rende consapevole della solitudine, del dolore, della pena di esistere. Il suo anelare alla quiete, il suo amore per la vita gli fanno trovare parole salvifiche e lo spingono a opporre alla crudeltà e al dolore un comune sentimento di fraternità. Attraverso il suo “diario di guerra” in versi, frammentato, scarno, essenziale, egli traduce la sua esperienza individuale in esperienza universale. Esprime la condizione umana in poesie brevissime, estremamente concentrate, dense di significato. Per questo rinuncia alla metrica tradizionale, ricorre a versi liberi, all’ accostamento paratattico, all’ abolizione della punteggiatura, all’ uso di spazi bianchi e di pause, di titoli evocativi, di similitudini, metafore, analogie e sinestesie, ma soprattutto ricerca una parola nuda essenziale, ricondotta alla purezza e alla freschezza delle origini, cercando un linguaggio poetico nuovo, più aderente al sentimento e al disincanto della vita moderna.

Per illustrare brevemente la poetica di Ungaretti possiamo partire proprio da quest'ultimo titolo: 'Vita di un uomo'. Poesia e biografia sono infatti per Ungaretti strettamente legate, tanto che sono proprio le esperienze di vita a determinare alcune precise scelte di stile e contenuto assolutamente innovative per la poesia italiana. La prima, e fondamentale, è l'esperienza di soldato. Sepolto in trincea tra fango, pioggia, topi e comni moribondi, il giovane poeta scopre una nuova dimensione della vita e della sofferenza che gli sembra imporre, per poter essere descritta, la ricerca di nuovi mezzi espressivi. Nasce così la raccolta Allegria di naufragi, nella quale il lavoro di scavo comincia, come si è visto, dalla parola. Dall'analisi delle proprie emozioni Ungaretti trae enunciazioni essenziali e fulminee che comportano la distruzione della metrica tradizionale: i versi vengono spezzati e ridotti talvolta a singole parole; queste ultime si stagliano isolate, o accostate tra loro con lo strumento dell'analogia, senza punteggiatura, intervallate da spazi bianchi che assumono a loro volta un preciso significato. Una poesia, dunque, che per dare il meglio di deve essere recitata, come magistralmente faceva l'autore stesso, o almeno pensata ad alta voce.



La successiva raccolta 'Sentimento del tempo', del 1933, presenta un'evoluzione nella poetica di Ungaretti. Gli spunti autobiografici, così numerosi nell'Allegria di naufragi, diminuiscono lasciando posto a una riflessione più esistenziale. L'uomo Ungaretti tenta ora di farsi Uomo, cercando nelle proprie emozioni e paure il riflesso di quelle che sono comuni a tutti. Inizia qui il tormentato recupero della fede, la quale può forse rappresentare per l'uomo smarrito un'ancora di certezze. Il cammino, tuttavia, non è lineare e non mancano situazioni di conflitto tra il sentimento religioso e le esperienze dolorose nella storia del singolo o della comunità. Parallelamente a questi cambiamenti tematici ne avvengono altri a livello stilistico: in particolare il recupero di una metrica più tradizionale, rinnovata però dal precedente lavoro di scoperta della parola.

Ne Il dolore, raccolta del 1947, la biografia irrompe nuovamente nella poesia in seguito alla tragica morte del lio Antonietto, cui sono dedicate le liriche della prima parte; nella seconda parte, invece, Ungaretti si sofferma sulle vicende drammatiche della guerra. C'è dunque un rapporto tra le due sezioni: il dolore individuale e quello collettivo danno la misura di un cammino umano segnato dalla sofferenza e dalla difficile riconquista della fede negli imperscrutabili disegni divini. E tra questi due piani, quello personale celebrato nel Dolore e quello corale, collettivo, che ha trovato le sue più alte espressioni nel Sentimento del tempo, si muove tutta la successiva produzione di Ungaretti. 'E una polarizzazione molto significava - scrive Mengaldo - nella quale si celebra ancora una volta lo sdoppiamento ungarettiano fra uomo di pena e clown delle forme, o se si vuole tra 'persona' e 'maschere''.






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