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Giovanni Pascoli - Arano, Sera d’ottobre

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Giovanni Pascoli

Nasce a San Mauro di Romagna nel 1855.

In Emilia vive l’infanzia e l’adolescenza, due momenti caratterizzati da forti sofferenze a causa della perdita del padre e dei fratelli.

Frequenta l’università di lettere di Bologna ed ha come docente il Carducci; il Pascoli si fa conoscere fin da subito per gli studi approfonditi della cultura classica latina e greca, tanto che scrive piccoli saggi e componimenti critici su autori latini classici.

I suoi componimenti sono raccolte di poesie: “Nyricae”, “Canti del Castelvecchio”, “Primi poemetti” ed “Odi e inni”.


Tematiche:
in Pascoli si parla di poetica del “fanciullino”, in quanto l’autore ritiene che all’interno di ogni uomo esista un bambino nascosto.

Questo stato infantile è messo in evidenza attraverso una poetica istintiva, spontanea, immediata proprio come il comportamento di un bambino quando si accosta al mondo che lo circonda.

In molti criticano questa tematica del Pascoli in quanto ritengono che essa sia il tentativo dell’autore di evasione dalla realtà sociale-politica del suo tempo, nel quale i moti rivoluzionari erano falliti.



In realtà non è così, in quanto il Pascoli vuole racchiudersi in questo mondo infantile per colmare le sofferenze dell’infanzia.

In questo, quindi, si può evidenziare anche un collegamento con Foscolo e Catullo, per la tematica del ricordo della sofferenza causata dalla perdita di persone care.


“Arano”:
composta fra il 1885 e il 1886, facente parte della raccolta “Myricae”, la poesia offre una rappresentazione vivissima di vita in camna in autunno, attraverso tre elementi fondamentali: lo sfondo (il campo, le viti, la nebbia), gli uomini al lavoro (uno spinge le vacche, un altro semina, un altro ancora spiana il terreno con la marra), l’atteggiamento degli uccelli, (lo sguardo compiaciuto del passero che si appresta a beccare le sementi, il canto del passero).


“Nel campo, dove rosso nel filare

risplende qualche pampano e dagli argini

sembra salire la nebbia del mattino


(i contadini) arano: uno con suoni lenti

spinge le lenti vacche; un altro semina; un altro

ribatte le zolle con la sua zappa paziente;


il passerotto è contento nel suo cuore perché ha visto

che sono stati sparsi i semi per terra e sta spiando dai rami irti del moro,

e così anche il pettirosso: nelle siepi si percepisce il suono

acuto come l’oro che tintinna”.


In questa poesia è messa in particolare evidenza la tematica del fanciullino, la quale spesso si lega alla natura personificata: “brilla; sembra la nebbia fumare; arano (poiché è una poetica immediata viene tralasciato il soggetto); marra paziente; saputo (si tralascia “dei semi sparsi”); in cor già gode; spia; e il pettirosso (ellissi di “si comporta nello stesso modo”); nelle siepi s’ode il suo sottil tintinno come oro”.



La natura, però, a volte viene rappresentata in maniera negativa come nell’anafora concettuale “lente . lente”, che riporta ad una natura che nasconde affanno e angoscia, e “irti”, che si contrappone al senso di felicità del passerotto.

Dal punto di vista stilistico si hanno chiasmi, “al campo, dove roggio nel filare qualche pampano brilla; uno le lente vacche spinge”, e una metafora, “porche (zolle)”.


“Sera d’ottobre”:

“Lungo la strada si possono vedere sulla siepe

le bacche rosse che risplendono a gruppi:

nei campi arati ritornano alla stalla

in maniera lenta le vacche.


Per la strada sopraggiunge un povero che lentamente

Trascina il suo passo tra le foglie stridule:

nei campi una fanciulla intona al vento un canto:
fiore di spina!”.


Anche in questa poesia è particolarmente evidente la tematica del fanciullino, collegata alla natura personificata: “ridere a mazzi le vermiglie bacche; tarde; foglie stridule”.

I termini “tarde, lento”, riconducono alla poetica di Catullo e di Foscolo, mentre “intuona una fanciulla al vento”, si ricollega al “Sabato del villaggio” di Leopardi.

Infine, la battuta finale “fiore di spina”, sottolinea una natura positiva.

Dal punto di vista stilistico vi sono: chiasmi, “vedi le vermiglie bacche; nei campi arati tornano al presepe tarde le vacche; che il lento passo trascina; nei campi intuona una fanciulla al vento”, metafore “ridere (risplendere); presepe (stalla)”.








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