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I Poeti 'comico-realistici'

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I Poeti 'comico-realistici'

Negli anni che chiudono il sec. XIII l'esperienza di alcuni poeti fiorentini appare in antitesi - talvolta programmatica - con gli esperimenti dello Stil novo. In polemica con le situazioni e il linguaggio della lirica cortese, e riallacciandosi ad una tradizione latina di rimatori 'giocosi', tali poeti preferiscono i temi concreti della vita quotidiana e lo stile semplice e immediato che a quel tempo era detto 'comico' (per contrapporlo allo stile alto, detto 'tragico').

Per tali motivi la corrente è stata detta 'comico-realistica'; ma 'realistica', più che la poetica di questi scrittori, è la natura dell'argomento trattato. Lo stesso linguaggio, infatti, pur facendosi diretto e umile, non è privo di astuzia letteraria, e l'immediatezza che lo contraddistingue è frutto di un'accurata ricerca formale.

Non si tratta dunque di poesia popolare, come diretta espressione di un sentire plebeo; né la scanzonata malizia di queste rime si può ascrivere ad una preoccupazione anti-letteraria quale poteva essere quella di Jacopone. Lo Stil novo è invece il punto di riferimento - anche se negativo - dei poeti 'giocosi', la cui scelta estetica investe il concreto e il quotidiano con la stessa consapevolezza con cui la poesia cortese s'ispirava ai motivi amorosi.

TEMI

autobiografismo; scoppi d'ira e di rabbia; umor nero; sghignazzamenti (verso la vecchiaia); momenti agrodolci; celebrazione del godimento (donne, vino, gioco); invocazione della morte; doppi sensi; esaltazione del potere del denaro; elogio della dissipazione; lamento sulla povertà; invettiva verso la fortuna cieca e mutevole; invettive contro famigliari e amici; ostentazione di una vita abietta, viziosa e dissipata; sensualità; vanto, come enumerazione iperbolica delle proprie qualità. temi politici; enumerazione delle piccolezze del vivere.




S'io fossi foco (Cecco Angiolieri)

S' i' fosse foco, arderei 'l mondo;
s' i' fosse vento, lo tempesterei;
s' i' fosse acqua, i' l'annegherei,
s' i' fosse Dio, mandereil' en profondo;
s' i' fosse papa, sare' allor giocondo,
ché tutt' i cristiani imbrigherei;
s' i' fosse 'mperator, sa' che farei?
a tutti mozzerei lo capo a tondo.
S' i' fosse morte, andarei da mio padre;
s' i' fosse vita, fuggirei da lui:
similmente farìa da mi' madre.
S' i' fosse Cecco, com' i' sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre,
e vecchie e laide lasserei altrui.



Quando Dio (Rustico Filippi)



Quando Dio messer Messerino fece,
ben si credette far gran maraviglia,
ch'uccello e bestia ed uom ne sodisfece,
ch'a ciascheduna natura s'apiglia:
ché nel gozzo anigrottol contrafece,
e ne le ren' giraffa m'asomiglia,
ed uom sembia, secondo che si dice,
ne la piagente sua cera vermiglia.
Ancor risembra corbo nel cantare,
ed è diritta bestia nel savere,
ed uomo è sumigliato al vestimento.
Quando Dio il fece, poco avea che fare,
ma volle dimostrar lo Suo potere:
sì strana cosa fare ebbe in talento



Eo non ti lodo Dio (Folgore di San Gimignano)


Eo non ti lodo, Dio, e non ti adoro,

e non ti prego, e non ti rengrazio,

e non ti servo: ch'eo ne son piú sazio

che l'anime di stare in purgatoro;


perché tu hai messi i guelfi a tal martoro

ch'i ghibellini ne fan beffe e strazio;

e se Uguccion ti comandasse il dazio,

tu il aresti senza perentoro.


Ed hanti certo sí ben conosciuto,

tolto t'han San Martino ed Altopasso

e San Michele e 'l tesor ch'hai perduto;


ed hai quel popol marcio cosí grasso,

che per soperbia cherranti ' tributo:

e tu hai fatto 'l cor che par d'un sasso.





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