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I quaderni di Serafino Gubbio operatore - Pirandello

I quaderni di Serafino Gubbio operatore - Pirandello
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I quaderni di Serafino Gubbio operatore
 -Pirandello-







Questo romanzo contiene numerose parti riflessive e di conseguenza difficilmente rappresentabili cinematograficamente.

Allo stesso tempo queste parti non possono essere eliminate perché rappresentano l’essenza del libro, danno spiegazione ad ogni azione compiuta dai personaggi.

Pirandello si assume il compito di comunicare ai lettori come il cuore, i sentimenti, possano rovinare la vita delle persone. Infatti, il protagonista crede fortemente che l’estraniarsi dalle situazioni di cui ci si trova spettatori sia il segreto per non rimanere scottati dalle vicende altrui ma chi ha cuore non riuscirà mai a farlo del tutto .

Proprio come lui che ina dopo ina si ripete che la cosa migliore è restare estranei, restare solo “una mano che gira la manovella dando la vita in pasto alla macchina” ma non è così semplice: alla fine l’impassibile operatore resta talmente sconvolto dalle sue riprese (la morte di Nuti,



sbranato da una tigre) da non proferire più parola.

Le parti riflessive, dunque molto importanti per comprendere appieno la mentalità di Serafino Gubbio, devono perciò essere rappresentate con un espediente. Ad esempio si potrebbe far dialogare il protagonista del film con lo spettatore, oppure riprenderlo intento




mentre scrive i suoi quaderni e recitare ad alta voce le ine scritte; questo naturalmente di tanto in tanto, per non appesantire le scene.

Il film ha inizio con il primo piano di una mano intenta a scrivere su di un quaderno e l’inquadratura poi si allarga facendo entrare nello schermo l’immagine di un uomo su un treno seduto accanto al finestrino.Il vagone è vuoto e silenzioso, l’unico rumore è quello del treno che avanza lentamente sulle rotaie e poi accelera velocemente perché in partenza.

Poi la scena cambia ed è ripresa una vecchia casa di camna. A quel punto è inscenato il primo modulo del secondo quaderno, il modulo riguardante la giovinezza di Serafino, passata a Sorrento nella casetta del giovane Giorgio e della sua sfortunata famiglia.

La scena ha inizio nel giardino, con un primo piano di una pianta di gelsomini, la pianta tanto curata da nonna Rosa e si allarga poi l’inquadratura a tutto il giardino, ben curato, ombreggiato al fondo ma dominato da un prato allegramente illuminato dal sole; questo giardino rende così già l’idea di quel luogo: tranquillo e rilassante (ombra) nonché

giocoso (sole) . il luogo per proteggere i bambini dalla crudezza della vita. Infatti proprio a questo serve quel luogo: ad allontanare il pensiero della morte da Giorgio e Duccella che già ne sono rimasti scottati nei loro affetti così presto.

Per mostrare l’interno dell’abitazione, anch’esso molto importante perché “tutti i mobili di vecchio stile, animati da questi ricordi, non erano più cose, ma quasi intime parti di coloro



che vi abitavano, perché in essi toccavano e sentivano la realtà cara, tranquilla, sicura

della loro esistenza” la cosa migliore è una ripresa in movimento, ad esempio seguendo i bambini che si rincorrono allegri per stanze e corridoi della loro bell’abitazione. In questo luogo si trovano l’arrivo di Serafino, nonché la prima apparizione di Aldo Nuti; questi sono rappresentati in veste di tutore e di amico di Giorgio.

Dopo le scene di giovinezza si ritorna alla scena del viaggio; Serafino, anni dopo i fatti ripresi alla casa di camna, è intento a scrivere frettolosamente su di un taccuino. Dopo qualche secondo di ripresa muta si passa ad un nuovo flashback: l’incontro tra Serafino e lo sfortunato Giorgio a Napoli.

L’incontro, avvenuto per le strade della città, è facilmente immaginabile durante una fiera durante la quale l’artista espone le sue opere.

Egli, ormai adulto e indipendente, ha lasciato la casa natale per vivere in comnia di altri artisti. Egli è talmente preso dalla sua arte da mettere in secondo piano gli aspetti più comuni della vita quotidiana: agli occhi di Serafino il giovane appare trasandato, i capelli scompigliati e gli abiti sdruciti.

L’artista fornisce nuove a Serafino sulla sua famiglia e lo informa del matrimonio tra sua sorella e Aldo Nuti e della morte del nonno. La conversazione è ripresa molto da vicino e la scena composta quasi interamente da primi piani poiché è molto importante cogliere le espressioni dei visi: la prima “in-espressione” del viso di Giorgio Mirelli, lo sbigottimento di Serafino e, infine, il progressivo incupimento del ragazzo che prima si dimostrava così



distaccato.

A quel punto subentra la voce di un narratore che descrive, mentre scorrono le scene sullo schermo, le vite dei due dopo quell’incontro: l’avvicinamento tra Giorgio Mirelli e Varia Nestoroff e il trasferimento a Roma di Serafino, alla ricerca di un tetto e di un lavoro.

Si prosegue quindi raccontando le vicende di Serafino: il suo incontro con Simone Pau, descritto nei dettagli fino alla mattinata successiva: vi è una lenta panoramica del dormitorio della pensione; una grande camerata lunga e molto stretta, cupa, le pareti scurite dall’umidità, ma

pulita. Le docce e i lavabi con rubinetti gocciolanti, ma tutto rigorosamente tirato a lucido. La stanza da bagno dovrebbe essere illuminata da un paio di finestrelle in alto,

quindi non molto.

Nel momento in cui Serafino si corica in quella stanza buia si cambia nuovamente protagonista e la scena è totalmente contrastante con la precedente, dominata dalla luce.

Questo è l’incontro tra Varia Nestoroff e Giorgio.

La cinepresa è posta in modo tale da far sembrare che sia Giorgio a vedere, egli si trova disteso all’ombra di un albero con gli occhi chiusi per riposarsi. Per questo lo schermo resta scuro per qualche secondo mentre di sottofondo si sente il canto degli uccelli.





Ci troviamo a Capri, dove l’artista è venuto a dipingere.

“Qui vive Varia Nestoroff. Ella dichiara ai suoi concittadini di essere la vedova di un vecchio cospiratore morto a Berlino e per questo non è vista di buon occhio dalla colonia russa che qui si è stabilita da qualche tempo. C’è chi la sospetta addirittura una spia .

Si mormora ch’ella non fece nulla per alterare la relazione di pura amicizia che si era instaurata tra lei e Giorgio Mirelli e, anzi, fu costretta dalla pressione che il ragazzo esercitava su di lei a fuggirsene da Capri.”

Questo pezzo va letto da una voce narrante mentre sullo schermo scorrono le immagini della Nestoroff intenta a sfuggire alle adulazioni di Giorgio.

Alla fine la donna dovette arrendersi alla nuda disperazione di lui e lo sposò.

Non vi sono le immagini del matrimonio ma si passa direttamente ad uno dei fatti più importanti: l’incontro tra la Nestoroff e Aldo Nuti, quando Giorgio porta la sua donna alla casetta di Sorrento per presentarla alla sua famiglia. La prima scena è caratterizzata dall’innamorato che scarica le valigie dall’automobile e la donna che scende con eleganza dalla vettura ed è subito avvicinata dalla cognata, calorosamente.

Già da quel momento Aldo Nuti mostra la sua diffidenza standosene in disparte, salutando a malapena.

Altra scena importante da mostrare in quel luogo è una violenta discussione a tavola in assenza di Varia Nestoroff, discussione che mette in rilievo il dissenso del Nuti.La scena è caratterizzata da numerosi primi piani di dettagli, per esempio una forchetta



tamburellante sul tavolo, segno di nervosismo oppure un pugno alzato, simbolo di minaccia.

Si continua per un po’ su questa linea, mostrando poi il trasferimento nella loro casa dei due novelli sposi, aiutati da Aldo Nuti.

La prima scena importante dopo quella della discussione a tavola è il dialogo avvenuto tra i due cognati, dialogo durante il quale avviene la “scommessa” che porterà Giorgio al suicidio.

Si vede Aldo Nuti seduto su di una bella poltrona, gambe accavallate e braccia conserte, tranquillo, e Giorgio di spalle mentre dipinge. Conseguenza di quel discorso è il progressivo nervosismo di Giorgio che prima smette di dipingere, poi si alza e gira per la stanza e, infine scaraventa la tavolozza con i colori sul muro macchiandolo di rosso (sangue). La cinepresa è in continuo movimento, accentua il nervosismo di Giorgio e la stanza è molto luminosa, tinteggiata di un verde tenue, colore che fa risaltare la macchia rossa.

Il dialogo dura almeno un paio di minuti. Dopo che Giorgio ha macchiato il muro la macchia è inquadrata e la cinepresa si avvicina fino ad entrare nel colore poi si distacca nuovamente e rivela il rosso il rossetto della Nestoroff .

La scena si allarga e la telecamera riprende la signorina Nestoroff e Aldo Nuti intenti in un colloquio, ridono e scherzano ma nel momento in cui lui le fa delle avances la scena cambia, lasciando un mistero la risposta della donna.



A questo punto si torna alla vita del protagonista: Serafino si sveglia.

Il suo viso è illuminato dall’unico raggio di sole proveniente dalla piccola finestrella posta in alto.

Gli uomini si alzano tutti in silenzio, ancora assonnati.

Dopo qualche istante si sentono dei rumori provenire dal corridoio.

Intanto Simone Pau presenta a Serafino il “grande artista”.

Al termine del breve dialogo tra i tre entrano nella stanza molti tra uomini e donne con lampade e cineprese facendo molto baccano.

Tra questi il protagonista riconosce un vecchio amico, Cocò Polacco ed un’attrice che conosce solamente per fama . Varia Nestoroff.

Serafino fa di tutto per non farsi riconoscere dal suo vecchio comno di scuola ma, poi , iniziano un colloquio.

Cocò Polacco invita Serafino ad andarlo a trovare alla casa cinematografica; così Serafino trova lavoro come operatore alla Kosmograph.

Questo lavoro gli consente di essere imparziale nel giudicare gli altri e di vederli come neanche essi si vedono e, soprattutto, cerca di capire se gli altri capiscano ciò che

fanno, cosa che, a suo parere, manca a lui.

In prima sembra che ognuno sappia ciò che fa ma poi, se qualcuno si ferma a guardare la persona in questione negli occhi, questa va in crisi.

Il protagonista, quindi, non si spoglia dei suoi panni da operatore neanche nella vita



quotidiana, restando perennemente impassibile ad ogni azione che vede svolgersi.

A questo punto il film prende un ritmo più veloce; sullo schermo passano le scene della vita quotidiana di un operatore qualunque mentre in sottofondo si sente la colonna sonora del film, una vecchia canzone di ritmo molto variabile. Sotto queste scene il ritmo dovrebbe essere veloce, andando di pari passo con il ritmo del film.

Ad un certo punto la musica sfuma mentre si alza il volume dei dialoghi.

Serafino sta finendo di girare una scena e, alla fine, un uomo gli si avvicina.

Dapprima è fatto al protagonista un “primo piano da dietro” mentre gira la manovella poi viene inquadrato l’uomo che entra nello studio da lontano (la telecamera è situata dietro la schiena di Serafino e tra lui e l’entrata vi sono all’incirca 6 o 7 metri.

L’uomo appare nella stanza scostando una tenda di un pesante tessuto verde scuro che fa da ingresso allo studio. Quest’inquadratura non dura più di un paio di secondi e la successiva è un’inquadratura americana (mezzo busto) dell’ “intruso” a braccia conserte che scruta la scena in silenzio.

Al termine della ripresa l’uomo si avvicina a Serafino con un passo lento tranquillo segno di una lieve incertezza. Vengono per l’appunto riprese dall’alto le scarpe dell’uomo, con un primo piano del dettaglio, come se la telecamera si trovasse appesa , con l’obiettivo rivolto al pavimento, ai pantaloni dell’uomo. Per la verità i piedi ripresi sono quelli del cameraman stesso che filma il suo stesso passo zumando sulle sue scarpe.

Quando i piedi si fermano l’obiettivo ruota lentamente verso l’alto rivelando pian piano



tutta la ura di Serafino e fissandosi, alla fine della rotazione, sul suo viso.



Le labbra sottili del protagonista si allargano in un sorriso ed ha inizio il dialogo.

L’uomo gli chiede se non sia stato inventato un meccanismo per far girare la manovella da sola.

Serafino gli risponde che un meccanismo avrebbe sicuramente la sensibilità giusta per il lavoro di operatore ma non potrebbe sapere con che velocità girare la manovella (va girata in base alla scena dall’altra parte dell’obiettivo).

All’uscita dell’ edificio, nel cortile di Cinecittà, Serafino passa casualmente accanto ad un camion che viene scaricato mentre se ne va a casa.

La telecamera è sita molto distante e il protagonista cammina verso di lei con molta scioltezza mentre sullo sfondo viene scaricata dal camion una grande gabbia contenente una tigre.

Quando Serafino passa oltre la cinepresa è fatto un veloce

zoom sulla gabbia.

La situazione successiva vede Varia Nestoroff accanto alla gabbia della tigre e Serafino che le si avvicina.Dapprima viene inquadrata soltanto la donna di spalle un po’ da lontano poi la cinepresa si avvicina lentamente, come se fossero gli occhi di Serafino a riprendere il filmato ed ha inizio il dialogo tra i due.

Durante questo vi sono i primi piani dei due attori alternati a primi piani della tigre, esausta.



Dopo poco arriva Carlo Ferro, fidanzato della donna, a portarla via.

Il giorno successivo si ritrovano al bar i tre più Cocò Polacco ed un altro, divisi in due diversi tavoli: attori e registi, e operatori.

I tavolini, piccoli e rotondi, sono disposti parallelamente all’obiettivo e il tavolino occupato da tre persone è quello più distante. Questa disposizione per inquadrare bene tutti e cinque: quattro di profilo e uno di fronte.. Ad un certo punto la Nestoroff si alza ed esce dal bar. La cinepresa la segue ma la guarda allontanarsi, non si sposta. Dall’altra parte del vetro la si vede avvicinarsi ad una carrozza e farne scendere una ragazzina e la sua cagna.

Intanto le due sono raggiunte dagli altri uomini e Cocò Polacco ingaggia la ragazzina per una scena per la quale la vera attrice era in ritardo.

Ora si torna per un attimo all’uomo che sta viaggiando in treno.Scrive ancora.

Dopo questo breve flash si torna allo studio cinematografico. Carlo Ferro è in partenza ma intanto arriva a Roma Carlo Ferro.

La sua presenza a Roma si scopre in questo modo: viene inquadrata una porta bianca, l’obiettivo si avvicina e una mano apre la porta poggiandosi sulla maniglia. Dietro la porta in uno studio un po’ cupo un uomo che piange ed un altro che lo consola . La porta si richiude e Serafino si siede su una sedia lì accanto alla porta. Dopo poco la porta si riapre e Serafino o viene presentato da Polacco a Nuti.

Proprio in quell’istante entra nello studio la famiglia Cavalena al completo facendo un



gran baccano.

Dopo quell’incontro sia Serafino che Nuti si trasferiscono a casa Cavalena.

Una sera Aldo Nuti si sente male e mentre delira scambia la giovane Lisetta per sua moglie Duccella. Questa è una scena molto importante e l’inquadratura migliore è probabilmente un’inquadratura dall’alto ma non troppo lontana. Si potrebbe vedere il viso di Nuti, sdraiato sul letto e quindi con il volto rivolto verso l’alto.

Dopo quell’episodio Lisetta resta scottata e si infatua di Aldo Nuti mentre Serafino, lo si legge tra le righe, prova una nuova attrazione verso la giovinetta.

Varia Nestoroff, accortasi del legame che univa la giovane e l’uomo che, a suo parere, intendeva rovinarla, invita l’operatore e la novella attrice a casa sua ma Duccella rifiuta e si presenta soltanto Serafino.

La casa della Nestoroff è facilmente immaginabile piena di oggetti dorati e costosi, vi è un bellissimo divano con molti cuscini e un bel tappeto.



Le pareti sono dipinte di bianco e il divano è blu scuro. Il pavimento è di parquet scuro ma la stanza è molto illuminata da un’ampia porta-finestra incorniciata da tendaggi della stessa tinta del divano. Sui muri sei dipinti, ritratti di Varia firmati Giorgio Mirelli.

Dopo quest’incontro Serafino vuole recarsi a Sorrento a vedere Duccella e la nonna, a capire come mai Aldo Nuti si sia così staccato dagli affetti familiari.

Sullo schermo è inquadrata la stazione di Roma e Serafino, valigetta alla mano, vi entra.

E’ poi inquadrato il sectiunello della stazione con la scritta “SORRENTO” e l’arrivo di un



treno.Serafino scende e va incontro alla telecamera, oltrepassandola.

La successiva inquadratura è quella della casa di Sorrento.

Serafino è fermo poco distante e la sta fissando mentre di sottofondo si possono sentire le risa dei bambini. Ma . sta sognando. Serafino non fa altro che ricordare della sua giovinezza trascorsa a fare da tutore a Giorgio e, tornando in quel luogo, non può far altro che immaginarsi tutto com’era.

A questo punto due scene si sovrappongono: la casa un tempo e la casa oggi. Poi la casa di un tempo va pian piano schiarendo fino a svanire.

Giunto all’entrata vede che molto è cambiato: il cancello, il giardino .

Vede qualcuno di spalle intento nel giardinaggio, piccola statura e un grande cappello di lia e crede che sia la nonna.

Poi questa persona si volta e il protagonista scopre la verità: le due donne hanno lasciato la casa per andare a vivere più in centro.

Trovata la casa egli sale le scale. La telecamera lo segue, un paio di scalini più in basso.

Arrivato al pianerottolo Serafino si guarda intorno e la telecamera segue il suo sguardo: le mura scurite dall’umidità, gli scalini rotti, le crepe sul pavimento.

Dopo aver incontrato Duccella Serafino entra anche in casa, non molto diversa dal pianerottolo: piccola e trasandata.

Dopo il breve incontro Serafino torna a Roma.

Ed è proprio sul treno che tira fuori quaderno e penna ed inizia a scrivere. Qui si torna



all’inizio del film. Il treno parte silenzioso e una mano scrive.

Giunto a Roma, la sera, Serafino rientra a casa Cavalena.Vi è un clima di piena tranquillità.

Il giorno successivo, alla Kosmograph, la giovane Luisetta si trova innanzi una scena per nulla piacevole: Varia Nestoroff e Aldo Nuti gioiosamente accomnati.

Quello stesso giorno tornò in città Carlo Ferro.

Fatto importante è l’incontro tra i due rivali, Al bar, Nuti si avvicina al tavolo dove siedono Carlo Ferro e Varia Nesoroff e gli propone di prendere lui la parte assegnata a Ferro, quella dell’incontro con la tigre.

La telecamera è posizionata dietro le spalle di Carlo Ferro e vede avvicinarsi Nuti,inquadrandolo all’americana.

L’ultima scena importante si svolge dopo due colloqui: uno tra Serafino e il signor Cavalena l’altro tra Serafino e Nuti.

Questa scena è la decisiva, quella della scena finale.

La preparazione del set è inquadrata con numerose panoramiche. All’entrata di Nuti nella gabbia la telecamera è posizionata dietro le sue spalle, inquadrandone dal ginocchio in su, come se fosse la macchinetta di Serafino a riprendere.

Nel momento in cui la tigre spicca un balzo la ripresa cambia soggetto.

Per l’ultima scena è ripreso Serafino, che tra le grida degli spettatori continua a riprendere.

Il film termina con una ina nera scritta a caratteri bianchi e letta ad alta voce da Serafino stesso.Questa riprende il testo delle ultime ine del libro:



“Come operatore, io sono ora, veramente, perfetto.Dopo circa un mese dal fatto atrocissimo, di cui ancora si parla da per tutto, conchiudo queste mie note.Una penna e un pezzo di carta: non mi resta più altro mezzo per comunicare con gli uomini. Ho perduto la voce; sono rimasto muto per sempre.In una parte di queste mie note sta scritto: -Soffro di questo mio silenzio, in cui tutti entrano come in un luogo di sicura ospitalità.Vorrei ora che il mio silenzio si chiudesse tutto intorno a me .Ecco s’è chiuso-

Non potrei meglio di così impostarmi servitore d’una macchina .


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