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ITALO SVEVO

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ITALO SVEVO.

La vita come binomio di affari e cultura:

Ettore Schmitz, in arte Italo Svevo, nasce a Trieste nel 1861 da una famiglia di commercianti ebrei;

Formazione in una scuola tedesca e all’Istituto Superiore Commerciale;

Si impiega presso la Banca Union a malavoglia;

Sposa la cugina Livia Veneziani e passa a dirigere la ditta di vernici del suocero: l’esperienza diretta del mondo impiegatizio picolo-borghese e di quello medio-alto-borgese filtra nell’opera letteraria di Svevo, che assume quindi una notevole componente autobiografica;



Accanto agli affari si dedica costantemente alla letteratura:

nel periodo di lavoro nella banca, inizia a collaborare al quotidiano irredentista “L’Indipendente” e con il quotidiano “Il piccolo di Trieste” scrive commedie e racconti: nel 1893 esce il primo romanzo Una Vita, che è un fiasco; nel 1898 pubblica Senilità, che ha un esito fallimentare;

diventato dirigente industriale desiste pubblicamente per 20 anni all’attività letteraria non cessando però di scrivere; si dedica al violino come passatempo: nel 1923 pubblica La coscienza di Zeno, che gli dà la tanto attesa notorietà;

Tra i primi ad accorgersi della sua fama furono: Debenedetti, Montale e Joyce;

La sua opera risulta composta entro la Grande Guerra, ma essa entra attivamente nel sistema letterario con la metà degli anni venti: nel periodo in cui Svevo tace si impone la razione al dannunzianesimo, nella forma delle avanguardie, ma soprattutto in quella del crepuscolarismo e del vocianesimo;

Rapporto tra letteratura ed affari non è semplice: l’assunzione di uno pseudonimo rappresenta un’intima scissione che vede l’impiegato e uomo d’affari Ettore Schmitz divergere nettamente dal letterato Svevo;

Per Lavagetto il proposito di smettere di scrivere appare simile a quello di Svevo medesimo e il suo personaggio Zeno formulano a proposito del fumo: in particolare il tenere un diario, allo scopo dichiarato di conoscersi meglio per poteri definitivamente liberare dal vizio della letteratura, gli pare un surrogato della letteratura;

1928: muore in seguito ad un’incidente d’auto;


I primi romanzi, i racconti e le commedie:

Svevo si risolve nei suoi romanzi, Debenedetti dice che in lui è innato il gusto del romanzo: un’assidua e penosa passione di scrutare l’uomo, nel suo interno e nel suo esterno;

Narratore di racconti: sviluppa temi affini a quelli dei romanzi (amore, vita impiegatizia, affari, letterato di scarso successo, vita triestina, sogni, vita interiore, malattia, inettitudine, senilità) si ricordano: “La novella del buon vecchio e della bella fanciulla e altri scritti”, “Vino generoso”, “Una burla riuscita”, ”Il Vecchione”;

Commediografo: fu il genere prediletto da Svevo e ad essa si dedicò tutta la vita, dopo l’influssa del teatro naturalistico, agiscono su Svevo i modelli di Ibsen e di Pirandello, con cui mostra affinità tematiche e alcune caratteristiche strutturali; si ricordano: “Con la penna d’oro”, “La rigenerazione”, “Un marito”, “Inferiorità”;

“Una Vita” (1892): mostra di aver intuito i motivi di fondo che caratterizzeranno tutta la sua successiva produzione e di essere precocemente orientato verso problematiche già “novecentesche”:

risente del romanzo naturalistico e veristico che è ancora pienamente in auge: in particolare si possono definire naturalistici la struttura narrativa e il ruolo assegnato all’ambiente;

racconta la vita di Alfonso Nitti, un modesto impiegato che cerca di uscire dalla mediocrità grazie alla pratica della letteratura e soprattutto al fortunato corteggiamento della lia del principale: dopo averla sedotta non sa approfittare dell’occasione e tradurre il successo momentaneo in matrimonio vantaggioso e quindi riprecipita nella mediocrità;



dato fondamentale è l’inettitudine di Alfonso: prima schiacciato dagli ingranaggi di una società ingiusta o spietata, poi si schiaccia da solo, è vittima di se stesso e delle sue tortuosità psicologiche ;

la società e l’ambiente per lunghi tratti rimangono sullo sfondo per mettere in primo piano l’analisi interna di Alfonso: di lui si mette in evidenza le contraddizioni, i repentini cambiamenti di proposito e di stati d’animo, la frattura fra comportamenti esterni e sentimenti;

ciò che fa di Alfonso un inetto (proiettato verso il ‘900) e non un vinto (di matrice naturalistica) è questa dissociazione profonda, acutamente intuita da Svevo e indagata con discreta ampiezza di strumenti analitici;

“Senilità” (1898):riprende e approfondisce il motivo dell’inettitudine:

si stacca dai moduli del romanzo naturalistico (senza però abbandonare la struttura del racconto a narratore esterno “impersonale”);

l’analisi psicologica è approfondita e resa assolutamente prioritaria  rispetto al meccanismo dell’intreccio e al rapporto individuo/ambiente;

Emilio Brentani è un letterato mediocre che non ha raggiunto il successo cerca in un’avventura amorosa con Angiolina, di cui conosce la dubbia reputazione e i facili costumi, una sorta di riscatto alla mediocrità della propria esistenza à il suo modello è il Balli, pittore mediocre non gratificato dal successo, ma fortunato e spregiudicato dal successo;

il Balli possiede la capacità di tuffarsi nel flusso della vita senza tentennamenti e ripensamenti (sinonimo di forza e saldezza), mentre Emilio presenta una tortuosità più intricata di quella di Alfonso;

lo stato di Emilio è un perenne ondeggiare tra opposti sentimenti, propositi, azioni, tra illusione e disillusione, tra calcolo e ingenuità à condizione di lacerazione interiore, che Svevo indaga con grande analiticità e acume e sintetizza nell’immagine di due individui che vivono nell’intimo di Emilio;

significativa è l’analisi degli autoinganni della coscienza di Emilio, allo scopo di mantenersi in un precario equilibrio tra opposti inconciliabili tra loro: da un lato il tenace attaccamento alla propria tranquilla inettitudine, dall’altro il pericoloso insorgere della passione, che non voleva suscitare e che una volta scatenata non sa controllare;

Emilio vorrebbe una pienezza sentimentale e vitale ma sentendosi oscuramente inetto a viverla istintivamente se ne difende, cercandone un surrogato (l’avventura) e mettendo in atto tutta una serie di autoinganni, autocensure e esorcismi, che costituiscono l’aspetto caratterizzante della sua indole;

con Alfonso e Emilio si può dire avviato quel processo di dissoluzione del personaggio unitario ottocentesco à avvento di una nuove cultura novecentesca piena di lacerazioni e contraddizioni ma con grande capacità analitica e spregiudicata indagine dei meccanismi profondi dell’animo umano;




La coscienza di Zeno.

Pubblicato nel 1923 e l’indagine del profondo dell’animo trova una ratifica;

Non più dipendenza dai modelli narrativi naturalistici: adozione della tecnica del narratore interno, che narra in prima persona la propria storiaà il narratore- protagonista è Zeno Cosini;

Zeno ormai vecchio scrive le proprie memorie perché indotto dallo psicanalista presso cui è in cura, che a sua volta le pubblica per vendicarsi del fatto che Zeno a un certo punto ha interrotto la cura;

Zeno scrive procedendo per grandi temi (fumo, morte del padre . ) che ripercorrono verticalmente la sua vita à ciò consente una continua dialettica di punti di vista, ovvero i tanti Zeno che si succedono nel testo come personaggi e che noi vediamo agire tramite le parole dell’io narrante;

Questa scelta narrativa, che taglia i ponti con la struttura lineare del romanzo tradizionale, mette in scena quella dissoluzione del personaggio unitario ottocentesco (Zeno si frantuma in una serie di identità);

Al contempo si mette in scena la dissoluzione del tempo lineare e della causalità e consequenzialità logica degli eventi;

La dialettica degli opposti stati d’animo e la dissociazione tra comportamenti e intenzioni e sentimenti si complica quasi indistricabilmente: Zeno giovane è un personaggio contraddittorio e mutevole, che mette in atto tutti i possibili autoinganni della coscienza, ma noi lo vediamo attraverso gli occhi dello Zeno vecchio che ricorda, deforma, sovrappone, commenta episodi, eventi, stati di coscienza;

Zeno narratore è anche in evoluzione nei diversi tempi della scrittura: non è lineare, è malato, pur se ormai consapevole dell’ineluttabilità della condizione di malattia  e quindi ironicamente distaccato da se stesso e dai problemi passati e presenti;

Le cose sono complicate dall’ambiguità del rapporto tra Svevo e Zeno: molti materiali sono attinti dalla vita e dalle esperienza dello scrittore, anche se Zeno non è la controura di Svevo;

Romanzo molto complesso e ambiguo ma affascinante;

Augusta, la donna che sposa Zeno rappresenta la salute e la normalità borghese; Zeno invece è malato;

Zeno è l’ultima incarnazione dell’inettitudine a vivere pienamente la vita senza ostacolarla e bloccarla tramite un’intricata serie di procedure di autoinganno e autocensur, di insicurezze;

Qui l’inettitudine si dissocia dalla tragicità: la vita di Zeno è solo relativamente fallimentare perché priva di quei connotai di tragicità che caratterizzano i personaggi precedenti: a Zeno nonostante tutto le cose vanno bene, teme il fumo ma non ha problemi di salute, sposa Augusta per ripiego ma trova la felicità;

La morale e la conclusione cui giunge l’autore è che la malattia di Zeno non è una condizione anormale  eccezionale ma una condizione comune e inalienabile all’uomo, che solo una tragedia la può eliminare.







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