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Il Romanticismo

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Il Romanticismo


In Italia il movimento romantico si affaccia nel 1816. Il termine romanticismo può essere considerato come categoria storica, ad indicare un periodo nelle sue manifestazioni, oppure può essere usato in un’accezione più stretta, a designare un determinato movimento, ispirato ad una precisa poetica, che si esprime in manifesti e in opere teoriche. La categoria Romanticismo è usata per designare fenomeni storici, legati alle condizioni spirituali e materiali di un dato momento della civiltà occidentale.


Aspetti generali del Romanticismo. Tematiche negative. Il Romanticismo investe tutti gli aspetti della civiltà occidentale dalla fine del Settecento alla metà dell’Ottocento, coinvolgendo non solo la letteratura, ma anche le arti urative, la musica, il pensiero, la mentalità generale. In questo periodo trionfano tematiche negative: il dolore, la malinconia, l’inquietudine, l’angoscia, la paura, il rifiuto della realtà. E’ ben difficile trovare un’artista di questo periodo che abbia una visione del mondo totalmente serena, ottimistica, immune da elementi negativi.



Questo periodo è segnato da due rivoluzioni, una politica e una economica. Vengono sconvolti nella prima assetti secolari nelle istituzioni politiche, nell’organizzazione economica e sociale. ½ è innanzitutto la rivoluzione politica che si proa dalla Francia al resto dell’Europa. Crolla la monarchia assoluta di diritto divino.

La rivoluzione economica è determinata dall’industrializzazione. Originatasi dalla metà del Settecento in Inghilterra, essa si estende progressivamente agli altri paesi europei. Ora i nuovi ceti, disprezzati in precedenza, si affacciano alla vita sociale e lottano per affermare la loro egemonia. E’ una rivoluzione della vita umana di proporzioni mai viste prima: nel giro di pochi decenni il mondo occidentale muta più radicalmente di quanto non fosse mutato nell’arco dei millenni precedenti.

La nuova realtà ha però facce negative: il sistema capitalistico, fondato sul calcolo e sulla razionalità, si rivela minato dall’irrazionalità. da tutto ciò nasce insicurezza, paura, senso di impotenza. Il nuovo sistema industriale crea anche una forza antagonista che appare non controllabile: la massa degli operai sfruttati, che si contrappone ostile al sistema sociale. Oltre a sconvolgere gli assetti politici e sociali tradizionali, la nuova realtà aggredisce anche la natura. La Natura veniva considerata come sacra, fonte dei valori più autentici. Così, nella coscienza collettiva, al senso di colpa per aver sovvertito il vecchio ordine, si associa il senso di colpa provocato dalla violazione della Natura.


Il Romanticismo come espressione della grande trasformazione. E’ opinione diffusa che il Romanticismo abbia le sue radici storiche nella delusione del razionalismo illuministico e delle speranze della Rivoluzione francese. Ma in realtà le tendenze romantiche, le tematiche negative, sono già in atto prima della rivoluzione: lo Sturm und Drang, il wertherismo, Rousseau, l’ossianismo. Si può dunque formulare l’ipotesi che il Romanticismo sia l’espressione non soltanto della delusione storica dell’Illuminismo e della rivoluzione, ma di tutto il grande moto di trasformazione di quella età.


L’intellettuale e le contraddizioni dell’età. Il punto di contatto tra le tematiche negative e le tensioni della nuova realtà sociale è da individuare nella ura dell’intellettuale che produce quella cultura. L’intellettuale è sempre immerso nella realtà, ne subisce le contraddizioni e immette la sua esperienza nelle sue opere; talora ha le capacità di cogliere le tensioni del periodo in modo migliore degli altri.

Ora, con l’avvento del sistema borghese, l’intellettuale perde la sua posizione privilegiata. Sempre più raramente proviene dall’aristocrazia e dal clero e può godere di una rendita. Normalmente deve trovare un lavoro per vivere. L’intellettuale è insomma un declassato (Svevo, Pirandello), posto ai margini del corpo sociale. Il suo punto di vista non è più quello della classe dominante, ma un punto di vista estraniato. Questo gli consente un atteggiamento più critico e lo porta a cogliere più acutamente le contraddizioni del suo tempo. Dalle altre classi, l’artista viene visto come un individuo improduttivo, inutile: egli si sente così incompreso e umiliato. Un altro motivo di conflitto è costituito dal mercato dei prodotti intellettuali. L’opera d’arte diviene una merce che si scambia sul mercato, che ha un prezzo; nel caso del libro, presuppone un’organizzazione industriale. Anche questo offende l’artista: la sua opera è il prodotto della sua genialità creativa, è per lui senza prezzo. Non solo, ma per vendere sul mercato, l’artista deve assecondare i gusti di quel pubblico che egli disprezza, per la sua grettezza e per la sua insensibilità al bello.

Si può comunque giungere a situazioni di compromesso: l’artista può adattarsi al suo nuovo ruolo, accettare il meccanismo del mercato, mirare al successo e all’approvazione generale, facendosi portatore dei valori correnti. Partendo dall’ atteggiamento degli intellettuali, si può allora individuare un denominatore comune, il rifiuto, la fuga, la rivolta di fronte ad una realtà sentita come negativa.


Temi del Romanticismo europeo. Il rifiuto romantico si spinge contro il razionalismo organizzativo e produttivo, che caratterizza la realtà moderna. E’ riduttivo parlare quindi solo di avversione contro il razionalismo illuminista. Mentre l’illuminismo prediligeva come immagine quella della luce rivelatrice, il Romanticismo predilige la notte, metafora dell’irrazionale. Questa esplorazione dell’irrazionale si manifesta in un’attenzione per la vita dei sentimenti, per la passionalità e soprattutto per gli stati della psiche al di fuori del razionale: la pazzia, il delirio, l’allucinazione. Il sogno e la follia sono in particolare due grandi motivi romantici.

Questa indagine nell’irrazionale da origine ad un soggettivismo esasperato: i romantico tende a non considerare il mondo esterno, visto solo come una proiezione dell’io. Di qui scaturisce l’ironia romantica, che consiste nel guardare il mondo con distacco, nella consapevolezza che esso è la creazione dell’io, e che può esser fatto e disfatto da esso in qualunque momento. 

Contrariamente all’ateismo e al materialismo illuminista, il Romanticismo segna un ritorno alla spiritualità e alla religiosità, che si manifesta in conversioni alla religione tradizionale (Manzoni), ma più spesso si svolge nell’indagare nel soprannaturale, facendo ricorso alle scienze occulte e all’esoterismo.

Il male esercita un fascino particolare sull’anima romantica. ½ è un filone, definito nero, che ama creare atmosfere lugubri e allucinate.



Il misticismo romantico spesso non trova una meta precisa e si risolve in una continua inquietudine. E’ lo stato d’animo che i Romantici tedeschi chiamano Sehnsucht, o desiderio del desiderio.

Oltre che protendersi nel presente, nel soprannaturale e nella psiche, i Romantici fuggono anche nel tempo e nello spazio. Un’altra tendenza è così l’esotismo, che consiste nel vagheggiare luoghi ignoti e lontani (esostismo spaziale). Ma si può avere anche un esotismo temporale, che consiste nel trasferirsi in altre epoche diverse dal presente (Medio Evo, Ellade antica, ecc.). Alla base di qualunque esotismo vi è il rifiuto del presente, del suo grigiore e delle sue tensioni.

Un altro mito romantico è quello dell’infanzia. Il mondo infantile è visto come un paradiso perduto di innocenza e gioia, una stagione in cui il rapporto con le cose è fresco e immediato. L’infanzia può esser vista anche come quella dell’umanità: si ha così il gusto per il primitivo, vagheggiato dallo stesso Rousseau.

Anche quello del popolo è un grande mito romantico. Di qui nasce l’interesse per le tradizioni, le leggende e i canti popolari, soprattutto nel romanticismo nordico.


Eroi romantici. L’eroe romantico può essere il ribelle solitario, che orgoglioso della sua forza, si erge a sfidare ogni autorità per affermare la sua libertà e la sua individualità (titanismo); oppure può essere la vittima, colui che per la sua superiorità è incompreso ed escluso, ma non esprime il suo disdegno in gesti clamorosi di rivolta, bensì fugge nei sogni ed esprime il rifiuto con la solitudine, con il vagheggiamento della morte e infine con il suicidio. (vittimismo). Gli archetipi di queste due situazioni possono essere ritrovati con i Masnadieri di Schiller e con il Werther di Goethe. Altre ure sono quella del  fuorilegge, che spinto dalla sua voglia di libertà e di grandezza, calpesta le leggi umane e si erge a sfidare Dio. Altra ura è quella dell’esule, l’uomo senza radici, che un destino avverso ha destinato a vagare senza sosta, lontano dalla sua patria; una variante può essere la ura dello straniero, di cui sono ignoti il luogo di provenienza e il passato e il cui fascino nasce dal mistero che lo avvolge. Il conflitto tra artista e società può anche essere rappresentato direttamente: diffusa è la ura del poeta, genio sensibile, incompreso dalla massa degli uomini mediocri ed escluso dalla società.


Il romanticismo positivo. La presenza dominante delle tematiche negative ha fatto parlare di una malattia romantica, Alla tematica negativa e malata è stato contrapposto un Romanticismo positivo, quello teso ai grandi ideali, all’impegno civile e patriottico. Il Romanticismo sente con grande intensità il senso della nazione, e si può dire che il concetto moderno di nazione, comprendente il punto di vista spirituale e culturale, è nato nel Romanticismo.

Anche questo Romanticismo positivo contiene del rifiuto verso la società contemporanea. Il recupero delle tradizioni popolari e del passato è pur sempre polemico contro un mondo presente che nega e quelle radici.


Gli orientamenti politici. Sul piano degli orientamenti politici, il rifiuto può assumere posizioni reazionarie e regressive, vagheggiando come modello il Medio Evo feudale e imperiale, oppure può assumere posizioni liberali e democratiche, favorevoli alla rivoluzione, al riscatto delle nazioni oppresse; oppure può esprimersi come fuga totale dalla società e dalla politica.


Le concezioni dell’arte e della letteratura. la poetica classicista si fondava essenzialmente sul principio d’imitazione della natura. Siccome la natura è immutabile, parimenti immutabile è anche l’arte. La letteratura diviene un’imitazione di modelli consacrati.

La poetica romantica rifiuta regole, modelli, generi. la poesia è libera ispirazione individuale. Il concetto di ispirazione allude ad una sorta di divinità che parla per bocca del poeta. Ricompaiono nel Romanticismo concezioni del mondo antico, escluse dal classicismo, che vedono la poesia come follia divina. Contro il principio d’imitazione, il principio dell’originalità: il poeta deve dire ciò che non era stato ancora mai detto e deve trasmettere nell’opera il suo carattere individuale; di qui anche il culto della spontaneità e dell’autenticità.

Se l’arte classica tende a immagini nitide e definite, l’arte romantica tende al vago, all’indeterminato e al musicale. Legata all’idea dell’arte come espressione dell’individualità dell’artista, è l’idea della moltiplicità dei gusti a seconda delle condizioni storiche, sociali e culturali, che nega il concetto classico di canoni eterni e immutabili del bello.




Il movimento romantico in Italia e la polemica con i classicisti. L’occasione che diede impulso al formarsi di un movimento romantico in Italia fu la pubblicazione di un articolo di Madame de Stael, dal titolo Sulla maniera e l’utilità delle traduzioni. Ella deprecava la decadenza della cultura italiana contemporanea ed invitava gli italiani ad uscire dal loro culto del passato, aprendosi alle correnti più vive della letteratura europea.

Aspre furono le critiche contro la scrittrice, ma un gruppo di intellettuali più aperti alle innovazioni, definitisi romantici, intervennero a difesa dell’articolo. Nel 1818 un gruppo di intellettuali “nuovi” creò un giornale, portavoce della nuova ideologia, Il conciliatore.

I romantici affermavano l’esigenza di una cultura rinnovata e moderna, che non si rivolgesse alla cerchia chiusa dei letterati, ma ad un pubblico più vasto. Per questo si doveva mettere da parte la mitologia classica e affrontare argomenti vivi. Era inoltre necessario abbandonare il linguaggio aulico, che era praticamente una lingua morta. I romantici italiani sono però contrari alle tematiche irrazionaliste e tenebrose, sia agli eccessi di anarchia. Le loro posizioni sono molto più moderate.

Per piegare le profonde differenze tra il romanticismo italiano e quello europeo, di devono considerare l’arretratezza economica e sociale dell’Italia, dove non esistevano lacerazioni interne profonde come negli alti paesi.

Questo spiega anche perchè il romanticismo italiano non ruppe i rapporti con l’Illuminismo. Il programma del Conciliatore assomigliava sotto certi aspetti a quello del Caffè.

Tuttavia il Romanticismo lombardo non è solo una continuazione dell’Illuminismo: il movimento ha caratteri nuovi, i suoi membri possiedono un nuovo senso della storia e hanno come referente un pubblico borghese.  


La fisionomia sociale e il ruolo degli intellettuali. La fisionomia sociale. Nel vecchio regime, l’intellettuale o era un appartenente ai ceti privilegiati oppure era al servizio dei privilegiati. Il movimento illuministico non aveva modificato questo quadro, restando fenomeno d’elite. Durante il periodo napoleonico ritorna l’intellettuale cortgiano: tipico esempio quello del Monti.

La Chiesa cessa di esser fonte di un’occupazione stabile per i letterati: la maggioranza degli scrittori italiani dell’Ottocento è dunque laica e borghese. Pochissimi scrittori riescono ad avere il sostentamento dalla loro attività intellettuale, e quindi la maggior parte doveva dedicarsi ad un lavoro per poter vivere. Ne deriva la recriminazione sulla necessità di spendere energie in un’attività estranea  a quella della letteratura. In compenso questi intellettuali sono più indipendenti dei precedenti, non essendo vincolati economicamente ad un signore.


Il ruolo sociale. In Europa si profila un contrasto tra artista e società: l’intellettuale si sente privo di ruolo, messo ai margini del sistema. Da qui rancore e desiderio di rvolta confluiscono in un senso si superiorità. In Italiaquesti fenomeni sono inesistenti o più attenuati. L’intellettuale italiano ha ancora un ruolo preciso: è impegnato in un ruolo politico, cospira nelle società segrete, partecipa alle insurrezioni. Ma ha anche un preciso ruolo intellettuale: elabora e diffonde i valori alla base del moto nazionale.


Il pubblico. La crescita economica e politica dei ceti borghesi, l’incremento dell’istruzione sono fattri che producono un nuovo pubblico. Nel vecchio regime lo scrittore si rivolgeva ad una cerchia chiusa, composta da letterati come lui. Ora invece si può parlare di un pubblico di massa, costituito in gran parte dal ceto borghese emergente.  la presenza di questo pubblico si identifica con il mercato: è questo che determina il succeso o l’insuccesso di un romanzo. Diviene noto e circola solo quello che piace, che è vendibile. Il pubblico inizia quindi a condizionare lo scrittore. Questo, se vuole popolarità e guadagni, deve compiacere e assecondare le esigenze. Il condizionamento influisce sul genere, sugli argomenti e sulla forma. Entrano in crisi i generi classici (tragedie, odi, poemi) e si afferma il romanzoe la poesia narrativa (novella in versi e la ballata). Comincia ad affermarsi la serialità delle opere di successo. Per gli argomenti si affermano miti tipici del romanticismo di livello alto: romanzi storici e novelle che trattano di un passato più affascinante del presente.

Riguardo la forma, il pubblico preferisce vicende complicate e ricche di sospensione, rivelazioni clamorose e inaspettate. Il linguaggio non è più quello tradizionale aulico, ma è più vicino alla lingua d’uso.

A volte è però lo scrittore a influenzare il pubblico. la destinazione di massa della letteratura consente allo scrittore di diffondere largamente valori, modelli culturali, formando la mentalità e i gusti.




Lingua letteraria e lingua d’uso. Ai primi dell’ottocento mancava in Italia, a differenza delgi altri paesi europei, una lingua comune. La lingua “italiana” era quella tradizionale, di Dante, Petrarca e Boccaccio, utilizzata solo da una elite culturale solo per usi scritti. La lingua d’uso era il dialetto locale, che era parlato da tutti i ceti sociali. Le cause di questo ritardo erano la divisone politica e la scarsa diffusione dell’istruzione. Durante l’età napoleonica si ebbe l’influsso della lingua francese lungo le zone occupate. Ma nel Risorgimento gli avvenimenti politici portarono il bisogno di una lingua comune. Molti intellettuali si pongono il problema e uno dei più acuti è Manzoni, che pone la soluzione più radicale e influente. Lo scrittore si rende conto di quanto l’italiano sia povero. La soluzione proposta da manzoni è quella di individuare il modello di una lingua dell’uso comune nel fiorentino attuale. tale codice è raccomandabile per due motivi: essendo una lingua viva è un codice completo e certo; il fiorentino ha il vantaggio di essere strettamente fine alla lingua letteraria tradizionale.



Madame de Stael


Nata a Parigi del 1766, fu donna di grande vivacità intellettuale, di formazione illuministica e di orientamenti liberali. Le sue opere ebbero vasta risonanza e promossero il Romanticismo tedesco e la filosofia idealistica.


Sulla maniera e l’utilità delle traduzioni


Nell’invitare i letterati italiani a tradurre gli scrittori stranieri, la de Stael traccia un quadro fortemente critico della cultura italiana del tempo: nella ripetizione delle stesse immagini, nel rifarsi continuamente alla mitologia antica, oramai morta, le fantasie si impoverisono.

Per ridare vita alla cultura italiana, per la de Stael, non resta che aprirsi alla cultura europea: non per trovare nuovi modelli da imitare, ma per arricchire le conoscenze e stimolare la creazione di nuovi temi e forme. L’intervento della de Stael, suscitando accesse discussioni, ebbe il merito di far venire alla luce energie e idee nuove.


Giovanni Berchet. Nato a Milano nel 1783. Nel 1818 prese parte a quel gruppo di intellettuali che fondò il Conciliatore, il foglio che era portavoce delle posizioni romantiche.


La Lettera semiseria. L’autore, che si cela dietro lo pseudonimo di Grisostomo, finge di scrivere al lio in collegio dandogli una serie di consigli letterari. Il che è occasione per un’esaltazione della nuova letteratura romantica. Poi, alla fine, finge di aver scherzato, ed esorta il lio a seguire fedelmente la letteratura classica, che espone facendone la parodia. Per questa ironica ritrattazione finale la lettera è definita semiseria.


La poesia popolare. Il passo presenta alcuni punti essenziali della nuova nozione romantica di letteratura: 1) la poesia deve scaturire dalla fantasia e dal cuore; 2) la poesia deve esprimere lo spirito nazionale, le caratteristiche della cultura di un popolo. Qui si coglie la polemica contro il cosmopolitismo della cultura illuministica e contro il classicismo che si apriva solamente alla cultura classica; 3) viene individuato il nuovo pubblico, non costituito dalla aristocrazia (parigini) ne dal popolo (ottentoti), ma dalla borghesia.


Poesia classica e poesia romantica, ovvero poesia dei morti e poesia dei vivi. Il passo da una definizione della poesia romantica: essa è la poesia dei vivi, cioè la poesia che corrisponde a ciò che è vivo nella coscienza degli uomini del prorio tempo e lo interpreta. E’ da notare ancora come Berchet faccia riferimento dalla ragione: ciò testimonia il legame ancora vigente tra Romanticismo e Illuminismo.










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