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Il disagio giovanile

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Il disagio giovanile


Il movimento sessantottesco,ricco di ottimismo,esaurì presto la sua spinta innovativa,finendo per consumarsi anche grazie ai gruppi di estrema destra,che volevano far scoppiare una rivoluzione anticapitalista.Dopo i sessantottini nacquero allora i metallari,il cui nome fu dovuto alla loro simpatia per la musica heavy metal,un genere particolarmente duro e assordante praticato da alcuni complessi inglesi.Essi sono tutt’oggi riconoscibili per il loro abbigliamento singolare:giubbotti di pelle nera,borchie di metallo,catene,scarpe da ginnastica e soprattutto dall’uso eccessivo di immagini macabre come ossa,teschi,draghi e simboli satanici.I seguaci di questa tendenza fanno largo uso di alcol e di droghe pesanti e sono spesso protagonisti di comportamenti aggressivi.

La moda più estrema in un certo senso più degradante nata in Inghilterra alla seconda metà degli anni Settanta fu il punk;parola che significa “teppista”.Essa risponde a una filosofia di chiara impronta nichilista,poiché i suoi seguaci si dichiarano semplicemente “contro”;il loro slogan preferito è:no future (nessun futuro).Questa volontà autodistruttiva è evidente anche nell’abbigliamento che tende a diventare una celebrazione del brutto,magliette strappate,giubbotti in pelle guarniti di inutili cerniere,catene chiuse al collo da lucchetti,spilloni da balia infilati nei lobi delle orecchie,capelli tinti con i colori più violenti,spesso rasati lateralmente e raccolti al centro del cranio a formare una sorta di cresta.



Ma il disagio giovanile è finito?

Sembra di no,perché al giorno d’oggi,capita spesso,girando per le strade di incontrare ragazzi abbigliati in modi strani,con abiti tagliuzzati,con i capelli magari tinti di verde rosso o viola,oppure con intere serie di orecchini pendenti dai lobi delle orecchie o dalle sopracciglie,o con tatuaggi sulle braccia,se si parla con loro si scopre che molto spesso portano spilloni anche sulla lingua.Sono gli emblemi di quella che è stata definita “gioventù trash” (gioventù spazzatura).

Si tratta di gioventù autodegradata,al contrario di quella degli anni ’50,questa generazione sa di essere tagliata fuori e rifiutata,ma non invece di reagire  accetta la propria situazione,appropriandosi del termine “spazzatura” e appicicandoselo addosso come una “légion d’honneur” (altissima onorificenza).

Questi giovani non godono della simpatia degli adulti,che sottolineano le mode degli anni Sessanta e Settanta a quelle di oggio diametralmente opposte,in quanto le prime erano animate da intenti positivi,del tutto assenti a queste ultime.

Se infatti l’uso dei jeans,dei capelli lunghi,dello “spinello”,persino del tatuaggio erano in quei decenni segni distintivi di una gioventù che voleva essere anticonformistae che cercava a modo suo,magari sbagliando,una propria libertà rispetto alle costrinzioni sociali e culturali,oggi la moda trash non sarebbe altro che il tentativo di creare un nuovo conformismo di gruppo.

Certo,estendere a tutta la gioventù attuale l’appellativo trsh non è corretto,eppure il malessere che ha prodotto questa tendenza è largamente diffuso ed è lo stesso che genera manifestazioni selvagge e apparentemente irrazionali.



Un altro esempio che fa capire che il disagio giovanile non è ancora finito è quello dei “naziskin”.Termine che deriva da due diversi vocaboli:nazisti & skin-head (teste rasate);con questo appellativo vengono chiamati i membri di gruppi giovanili che ispirano la loro azione violenta a ideologie razziste e si preparano anche militarmente a un futuro ritorno al potere del nazismo.

Tutto questo si manifesta perché,secondo Andreoli,gli adolescenti di oggi non percepiscono il futuro.Pensano a vivere,sono iperconcreti,di grande superficialità,non hanno voglia di approfondire niente,il loro è il mondo del “pressappoco”,ma la cosa più importante:non sono capaci di vivere soli,la loro più grande paura è la solitudine;non si piacciono,sono in costante ricerca del consenso,questo consenso lo dà il gruppo,ecco spiegata l’omogeneizzazione del gruppo,l’essere assolutamente identici.Non esiste,negli adolescenti,neppure un progetto dei sentimenti;il loro ragionamento è:ci piaciamo,ci mettiamo insieme finchè stiamo bene,per poco tempo,dopodiché uno va con l’altro e chi s’è visto s’è visto.

Queste paure,oltre ad ingrandire il disagio nell’adolescente,li porta alla fuga,cioè alla droga o alla depressione e alla violenza.







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