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Il visconte dimezzato

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TITOLO: “Il visconte dimezzato” è un romanzo tratto da una trilogia di libri, scritti da Italo Calvino, chiamata “I nostri antenati”. Il titolo allude alla strana vicenda accaduta al protagonista Medardo, visconte di Terralba: è stato diviso in due metà, simmetriche (rappresentanti il Bene e il Male), da una palla di cannone durante una battaglia contro i Turchi.


AUTORE: Italo calvino


RIASSUNTO: il romanzo, narrato dal nipote del protagonista, è la storia di un visconte che partecipa, assieme allo scudiero Curzio, a una guerra di religione contro i Turchi alla fine del 600 in Boemia. Il protagonista viene tagliato in due parti speculari da una palla di cannone. Prende così il via la vita parallela delle due metà di Medardo: la vita del visconte cattivo il cosiddetto “Gramo”, e quella del visconte “Buono”, che apparirà soltanto dopo la metà del racconto. Inizialmente ritorna al paese solo il lato maligno, capace di terribili atrocità: provoca la morte del padre, tenta di uccidere il nipote, condanna a morte decine di uomini solo per aumentare il numero dei fuochi fatui al cimitero. Il Medardo cattivo però rivela anche inaspettate doti di realismo.  



Successivamente fa ritorno al paese natio anche l’altra metà del visconte che si comporta in modo totalmente opposto: gentile, altruista, buono.

I due protagonisti si innamorano della stessa donna, la pastorella Pamela e, dopo varie vicissitudini, giungono a un duello che non vedrà però né vincitori né vinti, infatti entrambi riescono a ferire l’altro con un fendente che colpisce proprio il punto della precedente divisione. Successivamente il dottor Trelawney riuscirà a ricucirli assieme.



PERSONAGGI:

I protagonisti

— Il Gramo è la parte destra, malvagia e crudele, salvata sul campo di battaglia dai ricognitori dell’esercito. Ha la pelle tesa, la faccia angolosa, il sorriso triangolare e le parole gli escono dalla bocca con una difettosa pronuncia dovuta alla bocca dimezzata. Torna a Terralba durante la vendemmia ed inizia a terrorizzare la popolazione con atti efferati e con sentenze inappellabili ed ingiuste. Causa incidenti, incendia case e fienili, semina il panico. Si innamora di Pamela, e sarà grazie a lei che il Gramo si riunirà all’altra sua metà.

— Il Buono è la parte sinistra del Visconte, generosa e pedante fino alla nausea. È stata salvata sul campo di battaglia da eremiti che, con balsami ed unguenti, gli hanno curato le ferite. Egli è cerimonioso, sputasentenze e rappresenta la bontà esagerata come una caricatura. Sempre grazie alla sua infatuazione per Pamela, lui e l’altra sua metà si riuniranno.

— Il nipote di Medardo è lio della sorella del visconte e di un bracconiere. Rimasto precocemente orfano, vive al palazzo con Aiolfo, il padre di Medardo, Medardo e la vecchia balia Sebastiana. Trascorre il suo tempo libero con il dottor Trelawney. È un ragazzo ingenuo che però è sempre gentile con tutti, anche con la parte malvagia di suo zio Medardo.


I personaggi secondari

Aiolfo è il padre di Medardo che da quando il lio è partito per la guerra ha deciso di vivere rinchiuso nella sua camera, trasformata in una gigantesca voliera. Muore dal dispiacere dopo che il Gramo uccide il suo uccello preferito, mandato alla camera del lio come gesto di pace.

— Sebastiana è la balia che da sempre vive al castello, ha accudito sia il visconte che suo nipote. Cerca più volte di dissuadere dai suoi propositi il Gramo e lo rimprovera sempre. Per questo la metà destra del visconte cerca più volte di ucciderla e non riuscendoci la relega nel villaggio di pratofungo, una comunità di lebbrosi. — Il dottor Trelawney è il dottore del villaggio, naufragato sulle coste del genovese

anni fa , inetto e codardo si interessa solo dei fuochi fatui piuttosto che cercare un rimedio per cose più importanti. Si dimostra sempre sottomesso al Gramo, ma si dimostrerà però fondamentale quando sarà il momento di riunire le due parti di Medardo.

— Mastro Pietrochiodo è il carpentiere che costruisce i congegni per la tortura dei condannati. Quando il visconte sarà riunito, comincerà a costruire mulini.

— I lebbrosi che vivono a Pratofungo sono mendicanti emarginati, poveri o sofferenti, che cercano di dimenticare i propri dolori divertendosi tutto il giorno con canti e balli. Il lebbroso Galateo mantiene i contatti tra la comunità e il mondo dei sani, chiedendo l’elemosina agli abitanti di Terralba.

— Gli Ugonotti non ricordano più i motivi religiosi per cui se ne sono andati dalla loro patria e pregano con le poche preghiere di cui hanno ricordo. Odiano sia il Gramo che il Buono, e sono ossessionati dal lavoro.

— Pamela è la giovane pastorella di cui si innamorano le due metà del visconte. È il loro oggetto del desiderio, ma è anche la prima che si accorge, a Terralba , che il Gramo e il Buono sono due esseri diversi. Si rifugia nel bosco di Terralba per sfuggire alla metà malvagia di Medardo che da tempo la ossessiona con proposte di matrimonio. Alla fine rifiuta sia il Buono che il Gramo, am finirà per sposare il visconte intero.




SPAZIO: La storia inizialmente è ambientata in Boemia, nell’accampamento cristiano, poi a Terralba, in Liguria. Gli spazi chiusi sono pochissimi, e quasi di nessuna importanza, in questo romanzo: castello di Terralba, casa di Pietrochiodo e casa della balia Sebastiana. Tutte le vicende del romanzo si svolgono invece in luoghi aperti, il campo di battaglia in Boemia, il villaggio di Pratofungo, il bosco di Terralba: questi sono i luoghi che fanno da sfondo ai fatti narrati. Gli spazi aperti hanno anche dei significati: il campo di battaglia e i morti anticipano una disgrazia; il villaggio di Pratofungo, lontano dal paese di Medardo, è il paese dove vivono le persone cacciate da Terralba, come i lebbrosi e la balia Sebastiana; il bosco simboleggia un rifugio per i personaggi, infatti capita spesso che Pamela, il Buono ed altri personaggi si trovino a nascondervi.

TEMPO: La vicenda è ambientata nel Seicento, il periodo in cui i cristiani facevano guerra contro i Turchi. I fatti narrati avvengono nell’arco di alcuni mesi, da quando Medardo arriva all’accampamento cristiano a quando le due metà si riuniscono. Le scene hanno la stessa velocità del lettore mentre le legge, non ci sono sbalzi di ritmi, le vicende si svolgono come nel tempo reale. La fabula corrisponde con l’intreccio e vi è solamente un’analessi (il ricordo delle vicende passate dal Buono prima di arrivare a Terralba).


STILE: La struttura fiabesca permette all’autore di togliere pesantezza ai problemi trattati (anche indirettamente), alludendo soltanto e lasciandoli trasparire sotto una narrazione fantasiosa e coinvolgente. Il linguaggio è semplice e scorrevole, spesso ironico: le cattiverie compiute da Medardo maligno non sono mai riportare con accenti crudeli o macabri, come del resto le buone azioni del Buono sono registrate senza quella vera e propria “generosità”, con cui invece dovrebbe apparire. Non sono state utilizzate parole dialettali o straniere per due principali motivi: facilitare la comprensione del testo; non si adattavano al periodo in cui era ambientata la vicenda.


NARRATORE: Il narratore è interno ed è testimone della vicenda: è’ il nipote di Medardo. Il narratore racconta i fatti maggiormente importanti secondo il suo punto di vista, anche se capita nel romanzo che i pensieri di altri personaggi vengano espressi da lui. È onnisciente e racconta vicende che avvengono anche in sua assenza.


TEMATICHE: In questo romanzo viene presentato il problema dell’uomo “dimezzato”, cioè incompleto, per questo lo scrittore ha dimezzato il suo personaggio. È, inoltre, un esempio di come, per l’uomo, sia così difficile vivere, nel bene e nel male, come una persona intera. Il tema principale, in questo romanzo, è celato dalle vicende insolite dei due mezzi uomini: il sapere cosa si prova ad essere dimezzato e incompleto. Il sapere di essere incompleto fa soffrire, ed è questo che le due metà (soprattutto il Buono) capiscono; la metà malvagia si accorge meno di questo aspetto in cui si viene a trovare, mentre quella buona intuisce cosa può voler dire “essere dimezzato” (non nel vero senso della parola), incompleto anche nell’animo. A questo punto un altro problema sorge nel contesto, infatti, sentendosi incomplete, le due metà cercano ognuna la loro parte mancante, che non è l’altra metà, ma è una donna, che alla fine risolverà tutto e metterà fine a quella insolita avventura. Provocherà la morte dei due mezzi uomini, e la rinascita dell’uomo intero e completo.


COMMENTO: Confesso che è stato difficile arrivare a scoprire i temi che vuole trattare lo scrittore in questo libro; sembra una normalissima storia fantasiosa e umoristica. Solo alla fine si evince che l’uomo è un essere incompleto che deve accettare i propri limiti e difetti perché sono proprio questi, insieme alle virtù, che ci rendono speciali.







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